
Relazione Sociale
2.2. PRIOLO,
FLORIDIA E SOLARINO
3. IL CONTESTO
SOCIO-ECONOMICO
3.5. IL
PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO
4.4. DISABILITA’
- MALATTIA MENTALE – ALZHEIMER
4.8. RESPONSABILITA’
FAMILIARI
4.10. LE
PARI OPPORTUNITA’ - La Violenza di genere
5.2. L’EVOLUZIONE
DEI S.S. IN SICILIA DAL ’70 AD OGGI
5.3. I
SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO
5.4. L’Azienda Ospedaliera “Umberto I”
5.5. I
SERVIZI SOCIALI GESTITI DAGLI ENTI TERZI
5.5.2. Ufficio Territoriale di Governo..
5.5.3. I soggetti del privato sociale.
6.1. I
BISOGNI (Rilevati, Indagati, Stimati)
6.2. ANALISI
DEI DATI PER AREA D’INTERVENTO
6.2.1. Area responsabilità
familiari e diritti dei minori
7. LIVELLI ESSENZIALI DI
ASSISTENZA
8. LIVELLI ASSISTENZIALI
ATTUALI
9. FATTORI CRITICI E STRATEGIE
DI INTERVENTO
10.2. LE
PRIORITA’ DELLE AREE TEMATICHE130
La
legge 328/00, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato dei
servizi sociali”, recepita dalla Regione Siciliana con decreto presidenziale
del 4 novembre 2002 –Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario
della Regione siciliana-, ha sancito il dovere di attuare un sistema integrato
dei servizi socio-sanitari, basato sui principi di uguaglianza, non discriminazione,
libera partecipazione, democraticità, solidarietà e sussidiarietà.
Tali principi, che pongono la persona al centro dell’azione, si esplicitano
nelle finalità determinate dalla legge:
Promuovere
interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non
discriminazione e diritti di cittadinanza;
Prevenire,
individuandone la causa o agendo su di essa, l’inadeguatezza di reddito, le
difficoltà sociali, le condizioni di non autonomia, le forme di disagio sociali-culturali-economiche;
Aiutare la
persona e le famiglie;
Eliminare o
ridurre le condizioni di disabilità, bisogno e disagio sia individuale sia
familiare;
Promuovere
la solidarietà sociale;
Garantire
livelli essenziali di prestazioni prevedendo l’accesso prioritario ai servizi e
alle prestazioni ad alcuni soggetti;
Attuare il
sistema informativo, migliorando la qualità e l’efficienza degli interventi;
Approfondire
i fenomeni sociali più rilevanti, prevedendo al contempo la formazione di base
e il costante aggiornamento.
Il
principio di democrazia e di partecipazione sociale investe i soggetti pubblici
e privati, nonché il cittadino, nel dovere di coinvolgimento e, quindi,
nell’onere di determinazione delle politiche sociali.
In
tal ottica i soggetti coinvolti, le Organizzazioni internazionali ed europee,
lo Stato, gli Enti pubblici nazionali, le Regioni, le Comunità locali, gli Enti
locali, le Imprese, il Terzo settore, le Famiglie, hanno il dovere di attuare,
attraverso le risorse a disposizione e la loro messa in rete, una politica
sociale finalizzata alla valorizzazione della persona e della collettività,
migliorandone al contempo la qualità della vita e lo stato di benessere fisico-psichico-sociale.
La
legge determina i precipui scopi e finalità dei vari soggetti decisori,
presenti all’interno del sistema integrato, che individuano le risorse,
costituendo, di fatto, essi stessi una risorsa. Tra le finalità, primaria è la
garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni, al fine di tutelare la
persona e soprattutto particolari categorie o fasce di cittadini. Per tal
motivo il decreto presidenziale individua le macroaree di intervento su cui
basare la politica sociale regionale e locale, prevedendone il consolidamento
dell’attuale, le priorità, le potenzialità e la progettualità.
In
tal ottica non si può prescindere dall’analisi del contesto di riferimento, la
cui lettura, in termini di bisogni, di domanda, di risorse e di opportunità,
consente ai soggetti coinvolti di pervenire alla organizzazione,
programmazione, coordinamento, concertazione e cooperazione, ed implementazione
delle risorse e degli interventi. L’analisi socio-sanitaria-economica
del territorio, base degli interventi integrati e delle priorità da attuare,
vede nella partecipazione sociale e nell’attività svolta dal tavolo di concertazione,
la sua più alta espressione ed esplicitazione.
Il
territorio del distretto è costituito dal Comune di Siracusa e dai Comuni di
Priolo Gargallo, Floridia, Solarino, Canicattini
Bagni, Sortino, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri, Cassaro, Ferla.
Morfologicamente
presenta delle enormi differenze che certamente hanno influito ed influiscono
sulla struttura sociale, culturale ed economica del distretto. Siracusa è
adagiata sul mare e come tale presenta le caratteristiche delle città marine,
la cui economia è stata basata nel passato sui prodotti ittici ed il commercio.
Floridia,
Solarino e Priolo sono gli unici paesi ubicati in zona pianeggiante poiché
tutti gli altri paesi, a parte Sortino posta in zona collinare, sono ubicati in
un territorio che si inerpica verso la zona montuosa dei monti Iblei. Tale zona, oltre a presentare un fiorente patrimonio
naturalistico e boschivo, comprendente anche le valli dell’Anapo
e del Tellaro, vanta degli insediamenti archeologi
nei comuni di Palazzolo Acreide (insediamento greco) e nei comuni di Cassaro
(necropoli) e Ferla (complesso archeologico di Pantalica),
che negli ultimi anni anche se in nuce si è tentato
di valorizzare. Le effettive potenzialità del patrimonio naturalistico ed
archeologico restano da valutare e da riconsiderare, per uno sviluppo del
distretto in termini di turismo e di economia. Tale sviluppo potrebbe trovare
radici in complessi agrituristici privati che consentano il rifiorire
dell’economia dei paesi montani, supportati dalla previsione di miglioramento
delle infrastrutture che ne favoriscano il raggiungimento e la rete
d’informazione e pubblicizzazione.
Dalla
collocazione geografica deriva la diversa cultura e civiltà che distanzia la
città, posta sul mare e con un riconosciuto a livello mondiale patrimonio
archeologico, dagli altri comuni ove l’economia è stata storicamente basata
sull’agricoltura, sulla pastorizia e sull’artigianato. Unica diversità è
rappresentata dal comune di Priolo, piccolo centro rurale sino agli anni 50,
sviluppatasi a ridosso del boom dell’industria petrolchimica avvenuto tra gli
anni 60-80. Per la sua collocazione geografica ha risentito l’influenza
socio-economica del vicino polo industriale, nel positivo, in termini di sviluppo
economico anche del terziario, e, nel negativo, in termini di inquinamento
atmosferico.
Il distretto, considerate le caratteristiche peculiari e le affinità morfologiche che le accomunano, può suddividersi in 3 macroaree: la città, i tre comuni di Priolo, Floridia, Solarino, ed i comuni montani di Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide, Buscemi, Cassaro, Ferla, Buccheri, e Sortino.
Lo
sviluppo economico e sociale della città ha caratteristiche diverse dal resto
dei comuni, avendo la stessa subito, intorno agli anni 60, un processo di
trasformazione industriale, con l’inserimento del polo petrolchimico di Priolo,
che l’ha costretta ad un ampliamento urbanistico irregolare ed accelerato,
dovuto all’accoglienza delle numerose famiglie che dai comuni si trasferivano
al centro urbano, abbandonando il poco redditizio lavoro delle campagne. Il
problema correlato agli alloggi determina un alto indice di abusivismo
edilizio, soprattutto nelle zone periferiche della città, che sprovviste di
servizi ed infrastrutture, accolgono gruppi familiari eterogenei per tradizioni
e costumi. L’inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro riduce la
capacità di cura della famiglia, richiedendo servizi di supporto che hanno
conosciuto un conseguente sviluppo.
La
famiglia subisce la trasformazione da patriarcale a nucleare, con conseguente
disagio per la fascia degli anziani il cui problema gestionale si modifica da
familiare in sociale. A seguito dell’impiego di nuove tecnologie industriali
che attuano un processo di riduzione delle risorse umane, negli anni ottanta
una nuova trasformazione interessa la città.
Il
fenomeno della cassa integrazione e l’innalzamento dell’indice di
disoccupazione inducono ad una riconversione socio-lavorativa che pone le basi
per l’attuale assetto socio-economico, imperniato, oltre che sul turismo e sui
servizi di supporto, sul terzo settore. Il restauro di una parte considerevole
del patrimonio storico-architettonico, nonché degli
alloggi privati, previsto dal piano Urban, ha permesso
il recupero nel centro storico cittadino, di immobili da destinare alle
attività sociali e culturali. Ha permesso l’insediamento di sedi formative a
livello universitario che, pur dipendenti da atenei di altre città, consentono
ai giovani di studiare ed alle famiglie di non avere il surplus di spese
derivanti dal mantenimento in altre città.
Pur
rilevando l’esiguità delle facoltà presenti e il non insediamento in un unico
complesso edilizio, la città ha iniziato un cammino per troppi anni fermo verso
la cultura universitaria di cui i giovani necessitano. Lo sforzo sarebbe nullo
se, nel prossimo futuro, non si effettuasse una programmazione tale da
collocare la città quale sede universitaria di numerose facoltà, permettendo
ciò un recupero economico di proventi che allo stato attuale sono introiettati da altre città.
Tale
previsione, apportatrice di maggiore benessere per le famiglie, dovrebbe
consentire anche il raccordo con il mondo dell’imprenditoria, sia in termini di
tirocini, di apprendimento di esperienze pratiche, ma soprattutto in termini di
orientamento al possibile inserimento lavorativo nei settori di maggiore
richiesta. La città allo stato attuale è anche sede di tutti i corsi di scuola
media superiore di secondo grado, assenti in molti comuni del distretto,
determinando ciò un grave disagio per le fasce giovanili costretti ai viaggi
giornalieri per la garanzia del diritto allo studio. Infatti, dei comuni della
provincia solo il Comune di Palazzolo è fornito di un polo formativo su cui,
per i corsi scolastici presenti (IPA, Alberghiero, Industriale e Liceo
classico), si riversano i giovani provenienti dai Comuni di Buscemi, Buccheri,
Ferla, Cassaro, ed in parte Canicattini. Floridia e Sortino registrano la
presenza di un solo istituto di scuola superiore di secondo grado per ciascuno.
Gli istituti d’istruzione dei comuni del distretto presentano, quindi, problemi
legati ai costi di trasporto, alle carenze o assenze di mense scolastiche, al
diversificato disagio giovanile, che si esplicita in forme differenti per
coloro che accedono alla città e coloro che accedono agli altri comuni. Il
restauro dei palazzi cittadini nel centro storico, se accoppiato ad una seria
implementazione delle facoltà universitarie e delle manifestazioni culturali,
musicali, artistiche, dovrebbe permettere la vivacizzazione
culturale della città su più fronti. Il patrimonio archeologico, il museo
cittadino (tra i più rilevanti a livello europeo per l’importanza dei suoi
reperti), nonché il santuario della Madonnina delle lacrime, meta di numerosi
visitatori, dovrebbero costituire una fonte di raccordo su cui organizzare lo
sviluppo in termini turistici e culturale della città, che da decenni detiene
la particolarità di spettacoli teatrali, basati sul dramma antico.
L’attività
legata al turismo, infatti, negli ultimi anni si è notevolmente sviluppata con
la nascita di numerose piccole e grandi strutture alberghiere poste sia nel
centro storico di Siracusa sia nei comuni che, diversificandosi da questa,
hanno puntato, dato il contesto geografico e fisico di riferimento, sul turismo
rurale. Il piano Urban, inoltre, ha consentito alla
città, oltre al recupero artistico ed architettonico degli immobili, di avviare
due sperimentazioni: la prima riguardante le attività a sostegno dei minori, la
seconda a sostegno degli anziani.
La
seconda macroarea, costituita da Priolo, Floridia e Solarino, presenta, con
l’eccezione dello sviluppo economico di cui si è detto per Priolo, una sua
caratteristica peculiare, oltre la fisica di cui si è detto, di piccoli centri
che distano pochi chilometri dalla città ed hanno un territorio che si aggira
dai 13,01 Kmq di Solarino ai 26,30 Kmq di Floridia. Quest’ultimo comune,
tradizionalmente di origine contadina così come Solarino, negli ultimi anni ha
subito un incremento edilizio dovuto, oltre che all’apertura del nuovo
complesso penitenziario, al trasferimento di molti residenti della città di
Siracusa che, per effetto dell’innalzamento dei prezzi di acquisto e locazione,
lo hanno preferito come luogo di residenza definitiva. L’afflusso registratosi
ha creato l’esigenza di infrastrutture e di servizi di matrice privatistica.
Più
capacità di riconversione economica si è registrata nel comune di Solarino che,
pur restando legata ai prodotti della terra (cereali, olive, carrube, mandorle,
frutta ed ortaggi), sta tentando uno sviluppo economico in termini di
lavorazione ed esportazione dei prodotti (dolci locali, miele, olio, conserve).
Sul comune converge gran parte della produzione olivicola
della zona per la molitura. Inoltre, l’industria della sgusciatura delle
mandorle, è riuscita a trasformare un lavoro cosiddetto stagionale in stabile
fonte di reddito, grazie all’esportazione su scala internazionale. Si registra
anche la presenza di piccole imprese (infissi, vetri).
Nei
tre comuni si nota una carenza nelle strutture pubbliche e private che possano
garantire un’adeguata assistenza alle fasce in difficoltà. Ad eccezione di
Priolo, gli altri due comuni non presentano patrimoni naturalistici,
archeologici o architettonici su cui poter massicciamente investire; pertanto,
l’economia e lo sviluppo dei predetti paesi deve trovare riscontro
sull’incremento di altre fonti di reddito.
Per
tal motivo, i comuni di Floridia e Solarino, unitisi alla comunità montana,
hanno investito sullo sviluppo del territorio attraverso la programmazione
concertata confluita nei Programmi Integrati Territoriali (PIT Hyblon Tukles), puntando
sull’agricoltura e su un turismo eco-sostenibile.
Priolo,
invece, ha aderito al PIT Tapsos in raccordo con i
comuni di Augusta e Melilli, i quali hanno legato il
loro sviluppo alla riconversione industriale e allo sfruttamento turistico
delle risorse archeologiche presenti nel loro territorio.
La
terza macroarea, il comprensorio della Comunità montana, presenta una
superficie totale di 344 Kmq. Rappresenta pertanto un territorio totale
superiore alla città ed agli altri comuni nel loro insieme. Lo stesso dicasi
per il verde pubblico, valutato intorno ai 101.680 mq, costituente la grande
risorsa su cui investire, essendo un patrimonio naturalistico e boschivo molto
ricco. La diversa ampiezza territoriale, che va dai 15,44 kmq di Cassaro ai
93,21 Kmq di Sortino, connota il primo comune quale piccolo centro, il secondo
quale cittadina, in mezzo tutti gli altri comuni. La densità abitativa connota,
invece, Buccheri, rispetto all’ampiezza del territorio, quale oasi di vivibilità
e Canicattini Bagni quale comune a più alta densità.
Il
valore naturalistico è aumentato dal patrimonio archeologico e/o architettonico
presente in alcuni comuni. Ed in particolare: Palazzolo Acreide che conserva i
resti dell’antica Akrai di origine greca, nonché
alcuni palazzi e chiese barocche, tra cui San Sebastiano e San Paolo, beni
tutelati dall’Unesco quali patrimonio dell’umanità;
Buccheri che conserva una serie di capanni pastorali costruiti con tecnica
megalitica; Buscemi che conserva la Cava di Santa Rosaria interamente scavata
nella pietra in epoca bizantina; Cassaro che conserva una necropoli e delle
chiese e palazzi barocchi; Ferla che conserva il complesso archeologico di Pantalica.
Ad
eccezione di Palazzolo che, dato il patrimonio archeologico ha una parte di
proventi derivanti dal turismo pur certamente insufficienti a determinare
l’economia di una cittadina che presenta un alto tasso di disoccupazione,
l’economia dei predetti comuni è basata sulla produzione agricola, ed in
particolare sull’olivocultura, grazie alle condizioni
pedoclimatiche, fonte di reddito per i comuni quale
Cassaro e Solarino. Il resto dell’economia trova radici nel settore della
pastorizia, dell’artigianato, nella conservazione dei prodotti della terra.
E’
in atto comunque una tendenza associazionistica per la ottimizzazione delle
risorse, dei mezzi e della conseguente commercializzazione dei prodotti,
rilevatasi nell’adesione degli imprenditori dei comuni montani al Consorzio
Vivi Valdanapo. Nel comune di Palazzolo Acreide è,
altresì, in atto un progetto finanziato dalla Provincia per lo sviluppo di
case-albergo. L’agricoltura non ha supporti tecnologici tali da permettere uno
sviluppo ed una esportazione su scala nazionale, per cui è alto l’indice di
disoccupazione. Si registra comunque il tentativo per due comuni (Palazzolo e
Buscemi) di incrementare l’economia cittadina con forme museali
di conservazione delle tradizioni contadine, che permettono, oltre la memoria
storica di un passato vissuto sociale – culturale - economico, lo sviluppo di
forme privatistiche o cooperativistiche certamente da
prendere ad esempio. L’industria è quasi inesistente, l’artigianato non
sviluppato od organizzato.
Le
ovvie conseguenze sono: benessere economico limitato e statico, mobilità
sociale inesistente. La comunità, che precedentemente è stato il contesto
identificativo, contenitivo e protettivo dei suoi
membri, va perdendo queste caratteristiche, ne consegue che aumenta la
richiesta di protezione sociale. Ne consegue, anche, il verificarsi del
fenomeno dell’emigrazione giovanile che, se agli inizi degli anni 50
determinava un’affluenza verso altri paesi europei o continenti, oggi si
manifesta verso la città o altre città d’Italia. Tale fenomeno non si registra
nel comune di Palazzolo per l’investimento del settore turistico di cui si è
detto.
Il
settore delle attività sportive e ricreative si presenta certamente più ricco
per la città con strutture sia private che pubbliche. Una menzione particolare
merita Priolo dove le grandi aziende del petrolchimico nel corso degli anni
hanno investito in strutture sportive all’avanguardia (Palaenichem,
i campi di calcio della Erg, ecc.) che sono diventate patrimonio dell’intera
comunità. Per quanto riguarda la situazione degli altri comuni del Distretto le
strutture sportive sia pubbliche che private sono da incrementare e potenziare.
Il territorio del Distretto, comprendente 11 comuni, è
caratterizzato dal punto di vista insediativo dalla
presenza del capoluogo che presenta una popolazione pari a circa il 63%
dell’intero territorio.
Nell’area
attrezzata industriale Siracusa - Priolo (Augusta) è localizzato uno dei più
grandi agglomerati petrolchimici d’Europa, con oltre l’80% dell’occupazione
manifatturiera della provincia. Una simile forza industriale ha prodotto nel
tempo spostamenti di popolazione verso i comuni della costa e pendolarismo giornaliero. Dal punto di vista produttivo, il
territorio del Distretto D48 individua un comprensorio a vocazione agricola
nell’entroterra dedita alla coltura di agrumi, frutta e olivi (Solarino,
Floridia, Canicattini, Cassaro, Sortino e Palazzolo) con forte propensione allo
sviluppo dell’agriturismo; un comprensorio montano dedito alla cerealicoltura, alla
zootecnia e alla forestazione (Palazzolo, Buscemi,
Buccheri, Ferla, Sortino, Cassaro), ove emergono con forza vocazioni allo
sviluppo del settore artigianale legato alle economie del turismo rurale;
infine un comprensorio agricolo con forte vocazione turistico - culturale e
naturalistico - balneare comprendente il solo comune capoluogo.
Permane,
nonostante la crescita del livello complessivo dell'istruzione, un divario tra
il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo
della produzione sia in termini di discipline in cui si forma il capitale umano
qualificato che in termini di ampiezza e varietà della struttura dell'offerta.
La quota di iscritti e di laureati si concentra in quelle discipline
scarsamente professionalizzanti nei confronti delle quali, peraltro, sono
maggiori le probabilità di abbandono durante il percorso degli studi.
L'avvicinamento delle Università alle necessità socioeconomiche del paese rende
indispensabile una serie di misure che intervengano a favore della dislocazione
equilibrata delle risorse universitarie tra le diverse aree disciplinari, nel
tentativo di potenziare quelle con maggiori possibilità di sbocchi
occupazionali.
Il settore produttivo maggiormente significativo per
l’economia del Distretto D48 è il petrolchimico che rappresenta l’attività industriale prevalente. A partire dagli anni ’70 tale settore è
stato interessato da processi di ristrutturazione che hanno comportato un
notevole ridimensionamento della base occupazionale. Ancor oggi però esso
caratterizza notevolmente le dinamiche socioeconomiche siracusane.
Sono, infatti, numerose le attività economiche che ruotano attorno al polo
petrolchimico, che si sono sviluppate comunque solo molto tempo dopo il suo
insediamento: si tratta di imprese prevalentemente metalmeccaniche operanti nel
settore dell’impiantistica. Il comparto meccanico in particolare ha dimostrato
una forte dinamica di crescita occupazionale.
Al di là del petrolchimico e del settore metalmeccanico, gli
altri settori hanno mostrato uno sviluppo con caratteristiche prevalentemente
artigianali.
Il comparto di maggior rilievo per l’agricoltura locale è l’agrumicoltura (aranci, limoni), con una resa
abbastanza elevata. L’olivicoltura, pur se significativa, è caratterizzata da
un basso livello tecnologico e da un’estrema frammentazione aziendale. Nel
settore terziario va registrata una
minore presenza di unità locali rispetto alla media regionale. Ciò vale sia per
il settore commerciale (soprattutto per le strutture di commercio
all’ingrosso), sia per i servizi di terziario avanzato.
Per
quanto concerne il turismo va
rilevata l’insufficienza dell’offerta di attrezzature e servizi che valorizzino
l’indubbio potenziale delle attrattive naturali e culturali, più che
abbondantemente presenti nel territorio.
I fattori
che da tempo caratterizzano il mercato turistico del territorio distrettuale,
in analogia col Mezzogiorno d’Italia, appaiono i seguenti:
a livello
ambientale, esiste una buona possibilità di sviluppo turistico, tenuto conto
dell’enorme ricchezza del patrimonio archeologico, storico - architettonico,
ambientale e paesaggistico, etno - antropologico e
afferente la cultura cosiddetta “minore” (miti, leggende, tradizioni e
ritualità folcloristiche e religiose); d’altra parte, però, si riscontra un
deterioramento delle risorse naturali, storiche e paesaggistiche (es.: mediocre
fruizione e tutela dei beni culturali, scadente livello dei servizi generali,
ecc.);
a livello
professionale, esiste un gap di
management imprenditoriale (es.: strutture ricettive con personale privo di know-how, mancato assorbimento di nuova
forza lavoro qualificata, ecc.) che risulta dalla rigidità e dalla stagionalità dell’offerta, dal basso standard delle strutture
di accoglienza, dall’insufficienza di fruibilità dei servizi generali
(essenzialmente, infrastrutture e trasporti), e dal basso livello della qualità
della vita; a confronto di ciò, il rapporto qualità/prezzo dell’offerta
esistente risulta non adeguato.
Il
distretto registra un alto indice di soggetti privi di occupazione,
complessivamente si attesta intorno al 20,73% della popolazione attiva (15-64)
che corrisponde a 134.119 unità. Inoltre, i soggetti in part
– time sono 26.174 unità che in proporzione rappresentano il 19,92% della
popolazione attiva.
I dati forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e dalla
Massima Occupazione di Siracusa, nell’anno 2002, registrano quanto segue:
|
Disoccupati |
19.326
|
Maschi |
9.145 |
Femmine |
10.181 |
|
Inoccupati |
7.388 |
Maschi |
4.007 |
Femmine |
3.381 |
|
Part-time |
26.714 |
Maschi |
13.152 |
Femmine |
13.562 |
|
In mobilità |
630 |
Maschi |
548 |
Femmine |
82
|
|
Extracomunitari iscritti |
463 |
Maschi |
285 |
Femmine |
178 |
|
Extracomunitari avviati al
lavoro |
83 |
Maschi |
72 |
Femmine |
11 |
La
crisi occupazionale che ha interessato il polo petrolchimico negli anni
settanta si è aggravata alla fine degli anni novanta, congiuntamente al trend
demografico negativo dei comuni del Distretto.
La
cessazione degli ammortizzatori sociali che hanno riguardato la forza lavoro
espulsa dai processi produttivi non è stata compensata dalla creazione di nuove
opportunità di impiego in quantità sufficiente a bilanciarne l’effetto.
Le
dinamiche fortemente sfavorevoli del mercato del lavoro locale costituiscono
dunque una pesante barriera all’ingresso per tutti i gruppi sociali, a
prescindere dal grado di istruzione, dal sesso, dalla qualifica professionale,
dalla famiglia di appartenenza.
I dati
inerenti l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro evidenziano una
drastica riduzione del numero degli occupati che passa dalle 123.000 unità del
1997 alle 119.000 unità del 2002 (- 4.000 unità pari al 3,25%); al contempo si
registra aumento delle persone in cerca di occupazione (dal 18,1% del 1993 al
22% del 2002).
Esaminando
i settori di attività, gli occupati aumentano nel settore industriale in senso
stretto (da 11.000 unità a 13.000 unità, pari al 18,18% in più), mentre
rimangono stabili nell’agricoltura, nelle costruzioni e nel terziario
(rispettivamente, 17.000 unità, 19.000 unità e 74.000 unità).
Ancora
più gravi appaiono le prospettive occupazionali dei giovani tra i 15 e i 24
anni e delle donne. Sul territorio del distretto la disoccupazione giovanile è
pari al 60% c.a., mentre, per quanto concerne il divario di genere si registra
una disoccupazione femminile maggiore di un terzo rispetto a quella maschile.
Per quanto riguarda la situazione generale
dell’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate nei comuni del Distretto,
non esistendo dati ufficiali, si riportano alcuni dati emersi dall’esperienza
di progetti svolti nel territorio negli anni scorsi. Il primo progetto
riguardava la realizzazione di un servizio per l’incontro domanda/offerta di
lavoro (Progetto Horizon Arcipelago), in cui da una
indagine svolta tra le categorie imprenditoriali di tutti i settori si è
rilevata la presenza di una fortissima resistenza rispetto all’ipotesi di un
inserimento lavorativo di soggetti in condizioni di svantaggio nel circuito
delle imprese profit. L’altro progetto riguardava
giovani a rischio di devianza nel comune di Floridia (progetto Youthstart Pole Position) ed ha incontrato il suo maggior
limite nella indisponibilità del sistema delle imprese all’inserimento
lavorativo dei soggetti presi in carico, al termine del percorso di empowerment personale.
La
regola generale secondo la quale la distanza del mercato del lavoro è
determinata dalla sedimentazione di più fattori di disuguaglianza (sesso, età,
livello di istruzione, ecc.) trova nel
territorio siracusano una evidente dimostrazione.
Questa distanza diventa poi incolmabile laddove ai fattori di disuguaglianza
principali vengano a sommarsi forme di disagio sociale. La presenza di fattori
soggettivi di svantaggio costituisce allora un ulteriore ostacolo rispetto alle
possibilità di trovare un impiego, aggravato talvolta da atteggiamenti
oggettivamente discriminatori fondati su presupposti di natura culturale.
I disabili, i tossicodipendenti, i detenuti, gli immigrati, ma
anche i disoccupati di lunga durata, costituiscono lo "zoccolo duro"
all'interno della complessa galassia accomunata dalla condizione di
disoccupazione. Oltre agli ostacoli di natura oggettiva (età, sesso, ecc.),
alle specificità soggettive (atteggiamenti, disagi...), alle caratteristiche
fondamentali del mercato del lavoro e del tessuto imprenditoriale, occorre
considerare il funzionamento inefficace del sistema dell'istruzione,
dell'orientamento e della formazione professionale con riferimento alle
problematiche dei gruppi maggiormente svantaggiati. Non a caso il rapporto
provinciale Fondi strutturali 2000-2006 segnala un generale "divario tra
il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo
della produzione".
Il settore dell'economia sociale è senza dubbio uno dei più
promettenti per la creazione di nuova occupazione in generale, ma anche tra i
maggiormente indicati a supportare politiche di inclusione sociale e lavorativa
di gruppi sociali deboli.
Le statistiche mostrano comunque una distribuzione ineguale
delle cooperative sociali rispetto al territorio nazionale (44,7% al nord,
19,3% al centro, 36% al sud).
Inoltre, la ricerca "L'impresa
sociale in Sicilia e l'innovazione nei servizi alla persona", svolta
da un Consorzio di imprese sociali di Siracusa nel 2000 nell'ambito di un
progetto di Iniziativa Comunitaria Adapt, ha evidenziato il dato della
consistenza numerica delle cooperative siracusane nel
contesto regionale: solo il 2,2% delle cooperative sociali sono ubicate nel
territorio provinciale, le cooperative A costituiscono il 2,7% sul totale
regionale, mentre le B appena l`1,5%.
La cooperazione sociale in provincia di Siracusa conta il minor
numero di imprese rispetto a qualunque altro territorio provinciale.
Gli ostacoli allo sviluppo delle imprese sociali siracusane possono essere suddivisi in due grandi
categorie: ostacoli di natura interna (relativi alle modalità organizzative e
gestionali); ostacoli di natura esterna (attribuibili ai comportamenti delle
istituzioni e della società nel suo complesso). Per quanto riguarda i primi
possiamo dire che si traducono nella complessiva difficoltà a confrontarsi con
il mercato. Ciò è dovuto ad una serie di problemi:
1.
Insufficiente spirito
imprenditoriale (mancanza di forza lavoro in possesso dei requisiti
professionali e manageriali);
2.
Eccessiva dipendenza dalla
spesa pubblica (bassa qualità dei servizi erogati - scarsa diversificazione dei
servizi offerti - competizione sleale proveniente dall’economia sommersa -
scarsa solvibilità della domanda privata);
3.
Bassa capitalizzazione / crisi
di liquidità (difficoltà di accesso al credito - eccessiva competizione basata
sul prezzo - scarsa propensione degli investitori privati).
Per quanto riguarda i secondi si tratta essenzialmente di
fattori problematici dipendenti dalle politiche pubbliche:
Ostacoli di tipo normativo (regole incerte sulle procedure di
contracting out - mancanza di coordinamento tra le politiche sociali e le
politiche occupazionali);
Mancanza di una cultura dell’economia sociale (scarsa conoscenza
presso il pubblico, giovani e donne in particolare, delle opportunità di
impiego collegate all’economia sociale - mancato riconoscimento della funzione
sociale del terzo settore - scarsa attenzione al tema della qualità / controlli
formali - difficoltà nel valorizzare i casi di successo);
Ostacoli di natura economica (mancato riconoscimento dei costi
di impresa - ritardi nei pagamenti - convenzioni di breve periodo / frequenti
interruzioni dei servizi).
A questo
bisogna però aggiungere lo sforzo che alcuni settori della cooperazione sociale
locale hanno da anni intrapreso per affrancarsi da questo “circolo vizioso”. Meritano di essere menzionate alcune esperienze
che hanno favorito lo sviluppo della cooperazione sociale in Sicilia, in
particolar modo, per la gestione dei servizi socio-assistenziali alla persona e
con la creazione di un consorzio di cooperative sociali che ha favorito la
nascita ed il sostegno di iniziative imprenditoriali che hanno saputo coniugare
i temi della qualità sociale con quelli tipici del marketing.
Per quanto
riguarda la situazione dell'associazionismo di promozione sociale e di
volontariato nel distretto non esistono dati ufficiali che ci permettano di
poter fare un'analisi approfondita del settore.
Alcune
considerazioni possono, però, essere fatte sull'evoluzione del fenomeno
attraverso alcuni parametri nazionali e regionali che rispecchiano l'identità
associativa del territorio distrettuale:
1.
Si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata presente nelle diverse aree del Paese. Se
è vero che il 53,3% delle unità indagate si colloca al Nord (a fronte del 47,9%
della popolazione) - è soprattutto l’esistenza di un tessuto civile ricco e di
politiche sociali forti, più che emergenze sociali non compiutamente affrontate
dallo Stato a sollecitare la crescita del volontariato - si nota tuttavia una
riduzione della forbice tra Nord e Sud per il più recente andamento
incrementale di organizzazioni solidaristiche in
quest’ultima area del Paese negli ultimi 5 anni (1996-2000, +22,3% nel
Mezzogiorno e +17,7% al Nord).
2.
La nascita delle organizzazioni è sempre più
espressione della iniziativa di gruppi
di cittadini rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle
centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Si tratta di
cittadini interessati ad affrontare temi o problemi sociali dando vita a
organismi che nascono su base associativa. Attraverso l’organizzazione essi
intendono rispondere sia alle esigenze di tutela e di partecipazione dei soci
(fondatori e/o iscritti-sostenitori o beneficiari) che della
popolazione-bersaglio che rappresentano per una specifica condizione oppure
affrontano tematiche relative alla qualità della vita e dell’ambiente.
3.
Le associazioni si distinguono meno di un tempo per la
loro identità o matrice culturale.
Rispetto al passato, dove la risposta era forzatamente dicotomica nella scelta
tra l’ispirazione "confessionale" e quella
"aconfessionale", si è aggiunta una terza opzione ("nessuna
matrice esplicita"), indicativa di una pluralità di matrici ideali
all’interno delle organizzazioni. Si intende così rappresentare quelle
associazioni, i cui membri si riconoscono essenzialmente nelle finalità a cui
aderiscono, nel rispetto dei valori di riferimento ideale di ciascuno. Si
ravvisa pertanto un lento declino della componente confessionale che aveva invece
ispirato largamente il movimento alle sue origini, e che tuttora lo anima
dentro le strutture ecclesiali. D’altra parte, la crescita più recente delle
associazioni che sono espressione della volontà di gruppi di cittadini di
partecipare e di tutelarsi, ha largamente rafforzato proprio la componente
aconfessionale - e apartitica - delle compagini solidaristiche.
4.
E’ un fenomeno sempre più strutturato per operare bene
e in modo organizzato. Le organizzazioni di volontariato si rivelano nel tempo realtà più visibili e affidabili, in
quanto operano con continuità, sono sempre più formalizzate e registrate con
atto pubblico
5.
Si conferma anche la preminente collocazione delle
organizzazioni di volontariato nei settori
del Welfare, quelli delle attività socio-assistenziali e sanitarie, dei
settori della protezione civile, dell’educazione (soprattutto permanente) e
della promozione sportiva e ricreativa.
6.
I volontari. A fronte
di una crescita delle organizzazioni negli ultimi 4 anni non si registra una
pari crescita quantitativa dei volontari, almeno di quelli attivi in maniera
assidua, coloro che forniscono un contributo essenziale e/o costante nella
gestione delle attività. Le organizzazioni di volontariato sono piccoli gruppi
di persone piuttosto che grandi compagini; anzi, tendono a crescere
quantitativamente ma ad assottigliarsi quanto a numero medio di persone, come
avviene per le famiglie che aumentano ma si riducono nella dimensione media.
7.
I volontari assidui sono collocati prevalentemente
nella classe anagrafica di mezzo e
si trovano quindi nel pieno della maturità umana e professionale, mentre i
giovani (al di sotto dei 30 anni) risultano prevalenti solo nel 8,3% delle
unità, aspetto che segnala un problema di ricambio ma anche di convivenza
intergenerazionale dentro le associazioni. Non vi è invece uno scarto
percentuale rispetto al genere: le donne costituiscono il 50,8% dei volontari
attivi anche se le associazioni a esclusiva o prevalente presenza femminile
sono in proporzione inferiore rispetto a quelle a dominanza maschile. Ne è
prova anche il fatto che le donne sono all’apice della responsabilità in 3
organizzazioni su 10 e quasi sempre in quelle a prevalente presenza femminile.
8.
Diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari: la crescita degli
organismi di tipo associativo e mutualistico, da una parte, un processo di professionalizzazione in atto del volontariato organizzato
con l’inserimento di operatori remunerati, dall'altra.
9.
Cresce nel tempo anche il rapporto di convenzionamento con il pubblico per la gestione di
specifici interventi o servizi. Il finanziamento
pubblico diventa l’entrata prevalente per una quota sempre più elevata di
organizzazioni
10.
E’ in crescendo tra le associazioni la tendenza a fare rete, a stare dentro
organismi di appartenenza e rappresentanza, a collegarsi sul territorio a
coordinamenti e consulte.
Le
informazioni raccolte presentano una realtà di distretto alquanto variegata: n.
30 sono gli enti iscritti all'albo regionale del volontariato ai sensi
dell'art. 6 L. R. n. 22/94, tra questi sono prevalentemente presenti gruppi di
volontariato che espletano attività nei settori di protezione civile, soccorso,
donazione del sangue.
Moltissime
altre realtà, pur non essendo iscritte ad alcun albo, compiono una lodevole
attività caritativa ed assistenziale, occupandosi dei più deboli ed emarginati,
che non sono raggiunti dai servizi socio-assistenziale e sanitari carenti nel
territorio.
Il
fenomeno della criminalità investe più la città, che presenta dei gruppi
organizzati, ed i paesi limitrofi quali Floridia e Priolo. La concessione delle
misure alternative e sostitutive alla pena dimostra che a fronte di 103
soggetti ammessi nell’anno 2002 per la città di Siracusa, di 14 soggetti per
Floridia e Priolo, nel resto dei comuni (7 soggetti) il dato è irrilevante. Ciò
dimostrerebbe almeno in parte un mantenimento delle regole di adattamento
sociale maggiore nella comunità montana. Gli interventi massicci in termini di
attività svolte per l’osservazione ed il trattamento dei detenuti (195)
all’interno del complesso penitenziario di Siracusa e la numerosità delle
inchieste svolte per l’ammissione alle predette misure da parte del Centro di
servizio sociale adulti dimostra che il carico lavorativo del servizio è in
aumento nella città e nei due comuni di Floridia e Priolo, resta quasi
inalterato per i rimanenti comuni. L’alto tasso di ammessi agli arresti
domiciliari, in base alla cosiddetta legge Simeone, dimostra che la città ed i
comuni limitrofi scontano lo scotto di un disagio sociale che spinge sempre più
a forme di disadattamento e di devianza. Il Centro di servizio sociale Adulti
sottolinea che quest’ultima categoria di condannati sconta la pena senza alcun
supporto da parte delle strutture addette al recupero ed al reinserimento;
vivono quindi la pena con un totale stato di esclusione sociale e psicologica.
I
dati dei minori denunciati e seguiti dall’Ufficio servizio sociale minorenni
dimostrano che anche la predetta fascia di utenza è in incremento nella città
(49 minori e n. 80 denunce) ed è presente nei comuni di Floridia (3 minori e 3
denunce), Solarino (2 minori e 3 denunce), Palazzolo (n. 1 minore e n. 1
denuncia). Per quanto concerne la città di Siracusa il maggior numero di
denunce è così distribuito:
Circoscrizione
Akradina 8 minori e 14 denunce;
Circoscrizione
Grottasanta 13 minori e 16 denunce;
Circoscrizione
S. Lucia 5 minori con 13 denunce;
Circoscrizione
Ortigia 10 minori con 20 denunce.
Ciò
farebbe propendere per la considerazione che ove è più alto l’indice di
criminalità esiste anche un fenomeno di devianza aggregata giovanile. I minori
appartengono generalmente alla fascia del disagio sociale che presenta i
seguenti aspetti problematici emergenti:
nuclei familiari
seriamente gravati da problemi di povertà e marginalità derivanti da
disoccupazione dei capofamiglia o disgregazione del nucleo familiare;
non
possesso della licenza elementare (molti sono analfabeti o semianalfabeti, si
tratta della fascia della dispersione scolastica che confluisce nel Tribunale
per i minori);
i soggetti
in possesso della licenzia media, molto pochi, rilevano notevoli lacune
culturali rispetto al titolo; pochi sono gli occupati, nella maggior parte dei
casi si tratta di occupazioni irregolari o saltuarie;
l’inserimento
in gruppi di criminalità organizzata, ove sono presenti per lo più giovani
adulti, nella città avviene soprattutto nel quartiere S. Lucia.
Il
dato relativo all’uso di sostanze stupefacenti non appare rilevante, ma non è
indicativo del fenomeno, che esiste in grande misura e di cui non è facile
comprendere le ragioni della non afferenza nell’iter penale.
Dai
fattori psico-sociali analizzati scaturisce quanto segue: etichettamento;
interiorizzazione di un’immagine di sé fallimentare; sfiducia nelle proprie
competenze; barriere culturali e pregiudizi sociali; lacune culturali, mancanza
di qualifica professionale, senso di incapacità e sfiducia in se stessi. Ne
consegue la necessità di una politica sociale del territorio rispondente alle
esigenze di recupero sociale, formazione, inserimento lavorativo e sostegno
psicologico.
Ne
consegue, altresì, che sia per gli adulti sia per i minori si debba investire
in termini di prevenzione del disagio, in termini di supporto al reinserimento,
di aggregazione sociale, di formazione lavorativa, nonché per i minori, la
necessità di comunità attrezzate per il recupero di soggetti con patologie
psichiatriche. Il raccordo tra le istituzioni pubbliche e private è l’elemento
su cui puntare, considerato che un’incisiva politica sociale può, per la fascia
degli adulti, ricondurre in un sistema anche di public utilities, come definito
dal Decreto Presidenziale del 4 Novembre 2002.
Nel
distretto sono presenti 18 comprensori (scuola media, elementare e materna) e
11 Istituti di istruzione secondaria superiore.
Gli
iscritti, relativi alla fascia d’età 4-16, sono complessivamente 16.223.
Secondo i dati forniti dal C.S.A. sono presenti 467
portatori H, riconosciuti dall’ASL, così distribuiti: scuola materna n. 42 H;
scuola elementare n. 243 H; scuola media 182 H. Si
rileva che alla voce soggetto H delle griglie compilate dalle scuole,
corrisponde il numero degli insegnanti di sostengo nominati dal C.S.A. e non quello effettivo degli alunni H. Questo fa sì che i dati forniti dalle scuole siano
sensibilmente inferiore rispetto alla segnalazioni del servizio sociale dei
Comuni del Distretto Socio – Sanitario n. 48.
Rispetto
agli iscritti H, dai dati forniti dalle singole scuole risulta che il fenomeno
nel distretto è così distribuito:
|
Aree del distretto |
Scuola materna |
Scuola elementare |
Scuola media |
|
Siracusa |
15 |
149 |
127 |
|
Floridia - Solarino –Priolo |
22 [1] |
91 [2] |
52[3] |
|
Zona montana[4] |
5[5] |
3[6] |
3[7] |
La
dispersione scolastica risulta percentualmente alta nel primo biennio di scuola
media superiore (oggi scuola dell’obbligo). Infatti, su una popolazione
scolastica di 2154 alunni, nell’anno scolastico 2001-2002, hanno abbandonato
gli studi n. 749 alunni su un totale di 81 abbandoni del triennio della scuola
media inferiore.
Nell’anno
scolastico 2001 - 2002 si è rilevata nel Comune di Siracusa la presenza di
alunni stranieri così distribuita:
|
Scuola materna |
5 |
|
Scuola elementare |
13 |
|
|