Casella di testo: Legge 328/2000
“Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”

D.P.R.S. del 4 novembre 2002 
“Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione Siciliana”

GURS n. 15 del 4 aprile 2003 
“Indice Ragionato per la stesura del Piano di Zona”
 

 

 

 

 


Relazione Sociale


 

1.   PREMESSA. 5

2.   IL CONTESTO TERRITORIALE. 7

2.1.     SIRACUSA.. 8

2.2.    PRIOLO, FLORIDIA E SOLARINO.. 10

2.3.    LA ZONA MONTANA (Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Palazzolo Acreide, Sortino) 11

3.  IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO. 13

3.1.     IL SISTEMA INSEDIATIVO.. 13

3.2.    LE RISORSE UMANE. 13

3.3.    IL SISTEMA PRODUTTIVO.. 14

3.4.    IL MERCATO DEL LAVORO.. 15

3.5.    IL PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO.. 17

4.  I FENOMENI SOCIALI 21

4.1.     LA CRIMINALITA’ 21

4.2.    L’ISTRUZIONE. 22

4.3.    LE DIPENDENZE. 25

4.4.    DISABILITA’ - MALATTIA  MENTALE – ALZHEIMER.. 32

4.4.1.     La Disabilità.. 32

4.4.2.    Il Disagio Mentale. 34

4.4.3.    L’Alzheimer.. 36

4.4.4.    L’Aids.. 367

4.5.    L’IMMIGRAZIONE. 38

4.6.    ANZIANI. 433

4.7.    INFANZIA E ADOLOSCENZA.. 46

4.8.    RESPONSABILITA’ FAMILIARI. 47

4.9.    LE NUOVE POVERTA’ 50

4.10.   LE PARI OPPORTUNITA’ - La Violenza di genere. 52

5.  LA SITUAZIONE DEI SERVIZI 55

5.1.     PREMESSA.. 55

5.2.    L’EVOLUZIONE DEI S.S. IN SICILIA DAL ’70 AD OGGI. 56

5.3.    I SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO.. 64

5.4.    L’Azienda Ospedaliera “Umberto I” 70

5.5.    I SERVIZI SOCIALI GESTITI DAGLI ENTI TERZI. 71

5.5.1.     La Scuola.. 71

5.5.2.    Ufficio Territoriale di Governo.. 72

5.5.3.    I soggetti del privato sociale. 73

6.  ANALISI DEI BISOGNI 75

6.1.     I BISOGNI (Rilevati, Indagati, Stimati) 75

6.2.    ANALISI DEI DATI PER AREA D’INTERVENTO.. 76

6.2.1.      Area responsabilità familiari e diritti dei minori. 76

6.2.2.      Area anziani. 79

6.2.3.      Area immigrati. 83

6.2.4.      Area disabilità.. 85

6.2.5.      Area Povertà.. 87

6.2.6.      Area Abuso.. 90

6.2.7.      Area Dipendenze. 92

6.3.    CONCLUSIONI. 94

7.  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. 96

8.  LIVELLI ASSISTENZIALI ATTUALI 102

9.  FATTORI CRITICI E STRATEGIE DI INTERVENTO. 122

10.   LE PRIORITÀ. 129

10.1.   LE PRIORITA’ DI SISTEMA.. 129

10.2.   LE PRIORITA’ DELLE AREE TEMATICHE. 130

 

 


 

1.       PREMESSA

 

La legge 328/00, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali”, recepita dalla Regione Siciliana con decreto presidenziale del 4 novembre 2002 –Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana-, ha sancito il dovere di attuare un sistema integrato dei servizi socio-sanitari, basato sui principi di uguaglianza, non discriminazione, libera partecipazione, democraticità, solidarietà e sussidiarietà. Tali principi, che pongono la persona al centro dell’azione, si esplicitano nelle finalità determinate dalla legge:

*      Promuovere interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza;

*      Prevenire, individuandone la causa o agendo su di essa, l’inadeguatezza di reddito, le difficoltà sociali, le condizioni di non autonomia, le forme di disagio sociali-culturali-economiche;

*      Aiutare la persona e le famiglie;

*      Eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, bisogno e disagio sia individuale sia familiare;

*      Promuovere la solidarietà sociale;

*      Garantire livelli essenziali di prestazioni prevedendo l’accesso prioritario ai servizi e alle prestazioni ad alcuni soggetti;

*      Attuare il sistema informativo, migliorando la qualità e l’efficienza degli interventi;

*      Approfondire i fenomeni sociali più rilevanti, prevedendo al contempo la formazione di base e il costante aggiornamento.

Il principio di democrazia e di partecipazione sociale investe i soggetti pubblici e privati, nonché il cittadino, nel dovere di coinvolgimento e, quindi, nell’onere di determinazione delle politiche sociali.

In tal ottica i soggetti coinvolti, le Organizzazioni internazionali ed europee, lo Stato, gli Enti pubblici nazionali, le Regioni, le Comunità locali, gli Enti locali, le Imprese, il Terzo settore, le Famiglie, hanno il dovere di attuare, attraverso le risorse a disposizione e la loro messa in rete, una politica sociale finalizzata alla valorizzazione della persona e della collettività, migliorandone al contempo la qualità della vita e lo stato di benessere fisico-psichico-sociale.

La legge determina i precipui scopi e finalità dei vari soggetti decisori, presenti all’interno del sistema integrato, che individuano le risorse, costituendo, di fatto, essi stessi una risorsa. Tra le finalità, primaria è la garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni, al fine di tutelare la persona e soprattutto particolari categorie o fasce di cittadini. Per tal motivo il decreto presidenziale individua le macroaree di intervento su cui basare la politica sociale regionale e locale, prevedendone il consolidamento dell’attuale, le priorità, le potenzialità e la progettualità.

In tal ottica non si può prescindere dall’analisi del contesto di riferimento, la cui lettura, in termini di bisogni, di domanda, di risorse e di opportunità, consente ai soggetti coinvolti di pervenire alla organizzazione, programmazione, coordinamento, concertazione e cooperazione, ed implementazione delle risorse e degli interventi. L’analisi socio-sanitaria-economica del territorio, base degli interventi integrati e delle priorità da attuare, vede nella partecipazione sociale e nell’attività svolta dal tavolo di concertazione, la sua più alta espressione ed esplicitazione.   

 

 


 

2.       IL CONTESTO TERRITORIALE

 

Il territorio del distretto è costituito dal Comune di Siracusa e dai Comuni di Priolo Gargallo, Floridia, Solarino, Canicattini Bagni, Sortino, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri, Cassaro, Ferla.

Morfologicamente presenta delle enormi differenze che certamente hanno influito ed influiscono sulla struttura sociale, culturale ed economica del distretto. Siracusa è adagiata sul mare e come tale presenta le caratteristiche delle città marine, la cui economia è stata basata nel passato sui prodotti ittici ed il commercio.

Floridia, Solarino e Priolo sono gli unici paesi ubicati in zona pianeggiante poiché tutti gli altri paesi, a parte Sortino posta in zona collinare, sono ubicati in un territorio che si inerpica verso la zona montuosa dei monti Iblei. Tale zona, oltre a presentare un fiorente patrimonio naturalistico e boschivo, comprendente anche le valli dell’Anapo e del Tellaro, vanta degli insediamenti archeologi nei comuni di Palazzolo Acreide (insediamento greco) e nei comuni di Cassaro (necropoli) e Ferla (complesso archeologico di Pantalica), che negli ultimi anni anche se in nuce si è tentato di valorizzare. Le effettive potenzialità del patrimonio naturalistico ed archeologico restano da valutare e da riconsiderare, per uno sviluppo del distretto in termini di turismo e di economia. Tale sviluppo potrebbe trovare radici in complessi agrituristici privati che consentano il rifiorire dell’economia dei paesi montani, supportati dalla previsione di miglioramento delle infrastrutture che ne favoriscano il raggiungimento e la rete d’informazione e pubblicizzazione.

Dalla collocazione geografica deriva la diversa cultura e civiltà che distanzia la città, posta sul mare e con un riconosciuto a livello mondiale patrimonio archeologico, dagli altri comuni ove l’economia è stata storicamente basata sull’agricoltura, sulla pastorizia e sull’artigianato. Unica diversità è rappresentata dal comune di Priolo, piccolo centro rurale sino agli anni 50, sviluppatasi a ridosso del boom dell’industria petrolchimica avvenuto tra gli anni 60-80. Per la sua collocazione geografica ha risentito l’influenza socio-economica del vicino polo industriale, nel positivo, in termini di sviluppo economico anche del terziario, e, nel negativo, in termini di inquinamento atmosferico.

Il distretto, considerate le caratteristiche peculiari e le affinità morfologiche che le accomunano, può suddividersi in 3 macroaree: la città, i tre comuni di Priolo, Floridia, Solarino, ed i comuni montani di Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide, Buscemi, Cassaro, Ferla, Buccheri, e Sortino.

2.1.                   SIRACUSA

Lo sviluppo economico e sociale della città ha caratteristiche diverse dal resto dei comuni, avendo la stessa subito, intorno agli anni 60, un processo di trasformazione industriale, con l’inserimento del polo petrolchimico di Priolo, che l’ha costretta ad un ampliamento urbanistico irregolare ed accelerato, dovuto all’accoglienza delle numerose famiglie che dai comuni si trasferivano al centro urbano, abbandonando il poco redditizio lavoro delle campagne. Il problema correlato agli alloggi determina un alto indice di abusivismo edilizio, soprattutto nelle zone periferiche della città, che sprovviste di servizi ed infrastrutture, accolgono gruppi familiari eterogenei per tradizioni e costumi. L’inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro riduce la capacità di cura della famiglia, richiedendo servizi di supporto che hanno conosciuto un conseguente sviluppo.

La famiglia subisce la trasformazione da patriarcale a nucleare, con conseguente disagio per la fascia degli anziani il cui problema gestionale si modifica da familiare in sociale. A seguito dell’impiego di nuove tecnologie industriali che attuano un processo di riduzione delle risorse umane, negli anni ottanta una nuova trasformazione interessa la città.

Il fenomeno della cassa integrazione e l’innalzamento dell’indice di disoccupazione inducono ad una riconversione socio-lavorativa che pone le basi per l’attuale assetto socio-economico, imperniato, oltre che sul turismo e sui servizi di supporto, sul terzo settore. Il restauro di una parte considerevole del patrimonio storico-architettonico, nonché degli alloggi privati, previsto dal piano Urban, ha permesso il recupero nel centro storico cittadino, di immobili da destinare alle attività sociali e culturali. Ha permesso l’insediamento di sedi formative a livello universitario che, pur dipendenti da atenei di altre città, consentono ai giovani di studiare ed alle famiglie di non avere il surplus di spese derivanti dal mantenimento in altre città.

Pur rilevando l’esiguità delle facoltà presenti e il non insediamento in un unico complesso edilizio, la città ha iniziato un cammino per troppi anni fermo verso la cultura universitaria di cui i giovani necessitano. Lo sforzo sarebbe nullo se, nel prossimo futuro, non si effettuasse una programmazione tale da collocare la città quale sede universitaria di numerose facoltà, permettendo ciò un recupero economico di proventi che allo stato attuale sono introiettati da altre città.

Tale previsione, apportatrice di maggiore benessere per le famiglie, dovrebbe consentire anche il raccordo con il mondo dell’imprenditoria, sia in termini di tirocini, di apprendimento di esperienze pratiche, ma soprattutto in termini di orientamento al possibile inserimento lavorativo nei settori di maggiore richiesta. La città allo stato attuale è anche sede di tutti i corsi di scuola media superiore di secondo grado, assenti in molti comuni del distretto, determinando ciò un grave disagio per le fasce giovanili costretti ai viaggi giornalieri per la garanzia del diritto allo studio. Infatti, dei comuni della provincia solo il Comune di Palazzolo è fornito di un polo formativo su cui, per i corsi scolastici presenti (IPA, Alberghiero, Industriale e Liceo classico), si riversano i giovani provenienti dai Comuni di Buscemi, Buccheri, Ferla, Cassaro, ed in parte Canicattini. Floridia e Sortino registrano la presenza di un solo istituto di scuola superiore di secondo grado per ciascuno. Gli istituti d’istruzione dei comuni del distretto presentano, quindi, problemi legati ai costi di trasporto, alle carenze o assenze di mense scolastiche, al diversificato disagio giovanile, che si esplicita in forme differenti per coloro che accedono alla città e coloro che accedono agli altri comuni. Il restauro dei palazzi cittadini nel centro storico, se accoppiato ad una seria implementazione delle facoltà universitarie e delle manifestazioni culturali, musicali, artistiche, dovrebbe permettere la vivacizzazione culturale della città su più fronti. Il patrimonio archeologico, il museo cittadino (tra i più rilevanti a livello europeo per l’importanza dei suoi reperti), nonché il santuario della Madonnina delle lacrime, meta di numerosi visitatori, dovrebbero costituire una fonte di raccordo su cui organizzare lo sviluppo in termini turistici e culturale della città, che da decenni detiene la particolarità di spettacoli teatrali, basati sul dramma antico.

L’attività legata al turismo, infatti, negli ultimi anni si è notevolmente sviluppata con la nascita di numerose piccole e grandi strutture alberghiere poste sia nel centro storico di Siracusa sia nei comuni che, diversificandosi da questa, hanno puntato, dato il contesto geografico e fisico di riferimento, sul turismo rurale. Il piano Urban, inoltre, ha consentito alla città, oltre al recupero artistico ed architettonico degli immobili, di avviare due sperimentazioni: la prima riguardante le attività a sostegno dei minori, la seconda a sostegno degli anziani.    

 

2.2.                   PRIOLO, FLORIDIA E SOLARINO

La seconda macroarea, costituita da Priolo, Floridia e Solarino, presenta, con l’eccezione dello sviluppo economico di cui si è detto per Priolo, una sua caratteristica peculiare, oltre la fisica di cui si è detto, di piccoli centri che distano pochi chilometri dalla città ed hanno un territorio che si aggira dai 13,01 Kmq di Solarino ai 26,30 Kmq di Floridia. Quest’ultimo comune, tradizionalmente di origine contadina così come Solarino, negli ultimi anni ha subito un incremento edilizio dovuto, oltre che all’apertura del nuovo complesso penitenziario, al trasferimento di molti residenti della città di Siracusa che, per effetto dell’innalzamento dei prezzi di acquisto e locazione, lo hanno preferito come luogo di residenza definitiva. L’afflusso registratosi ha creato l’esigenza di infrastrutture e di servizi di matrice privatistica.

Più capacità di riconversione economica si è registrata nel comune di Solarino che, pur restando legata ai prodotti della terra (cereali, olive, carrube, mandorle, frutta ed ortaggi), sta tentando uno sviluppo economico in termini di lavorazione ed esportazione dei prodotti (dolci locali, miele, olio, conserve). Sul comune converge gran parte della produzione olivicola della zona per la molitura. Inoltre, l’industria della sgusciatura delle mandorle, è riuscita a trasformare un lavoro cosiddetto stagionale in stabile fonte di reddito, grazie all’esportazione su scala internazionale. Si registra anche la presenza di piccole imprese (infissi, vetri).

Nei tre comuni si nota una carenza nelle strutture pubbliche e private che possano garantire un’adeguata assistenza alle fasce in difficoltà. Ad eccezione di Priolo, gli altri due comuni non presentano patrimoni naturalistici, archeologici o architettonici su cui poter massicciamente investire; pertanto, l’economia e lo sviluppo dei predetti paesi deve trovare riscontro sull’incremento di altre fonti di reddito.

Per tal motivo, i comuni di Floridia e Solarino, unitisi alla comunità montana, hanno investito sullo sviluppo del territorio attraverso la programmazione concertata confluita nei Programmi Integrati Territoriali (PIT Hyblon Tukles), puntando sull’agricoltura e su un turismo eco-sostenibile.

Priolo, invece, ha aderito al PIT Tapsos in raccordo con i comuni di Augusta e Melilli, i quali hanno legato il loro sviluppo alla riconversione industriale e allo sfruttamento turistico delle risorse archeologiche presenti nel loro territorio.

 

 

2.3.                   LA ZONA MONTANA (Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Palazzolo Acreide, Sortino)

La terza macroarea, il comprensorio della Comunità montana, presenta una superficie totale di 344 Kmq. Rappresenta pertanto un territorio totale superiore alla città ed agli altri comuni nel loro insieme. Lo stesso dicasi per il verde pubblico, valutato intorno ai 101.680 mq, costituente la grande risorsa su cui investire, essendo un patrimonio naturalistico e boschivo molto ricco. La diversa ampiezza territoriale, che va dai 15,44 kmq di Cassaro ai 93,21 Kmq di Sortino, connota il primo comune quale piccolo centro, il secondo quale cittadina, in mezzo tutti gli altri comuni. La densità abitativa connota, invece, Buccheri, rispetto all’ampiezza del territorio, quale oasi di vivibilità e Canicattini Bagni quale comune a più alta densità.

Il valore naturalistico è aumentato dal patrimonio archeologico e/o architettonico presente in alcuni comuni. Ed in particolare: Palazzolo Acreide che conserva i resti dell’antica Akrai di origine greca, nonché alcuni palazzi e chiese barocche, tra cui San Sebastiano e San Paolo, beni tutelati dall’Unesco quali patrimonio dell’umanità; Buccheri che conserva una serie di capanni pastorali costruiti con tecnica megalitica; Buscemi che conserva la Cava di Santa Rosaria interamente scavata nella pietra in epoca bizantina; Cassaro che conserva una necropoli e delle chiese e palazzi barocchi; Ferla che conserva il complesso archeologico di Pantalica.

Ad eccezione di Palazzolo che, dato il patrimonio archeologico ha una parte di proventi derivanti dal turismo pur certamente insufficienti a determinare l’economia di una cittadina che presenta un alto tasso di disoccupazione, l’economia dei predetti comuni è basata sulla produzione agricola, ed in particolare sull’olivocultura, grazie alle condizioni pedoclimatiche, fonte di reddito per i comuni quale Cassaro e Solarino. Il resto dell’economia trova radici nel settore della pastorizia, dell’artigianato, nella conservazione dei prodotti della terra.

E’ in atto comunque una tendenza associazionistica per la ottimizzazione delle risorse, dei mezzi e della conseguente commercializzazione dei prodotti, rilevatasi nell’adesione degli imprenditori dei comuni montani al Consorzio Vivi Valdanapo. Nel comune di Palazzolo Acreide è, altresì, in atto un progetto finanziato dalla Provincia per lo sviluppo di case-albergo. L’agricoltura non ha supporti tecnologici tali da permettere uno sviluppo ed una esportazione su scala nazionale, per cui è alto l’indice di disoccupazione. Si registra comunque il tentativo per due comuni (Palazzolo e Buscemi) di incrementare l’economia cittadina con forme museali di conservazione delle tradizioni contadine, che permettono, oltre la memoria storica di un passato vissuto sociale – culturale - economico, lo sviluppo di forme privatistiche o cooperativistiche certamente da prendere ad esempio. L’industria è quasi inesistente, l’artigianato non sviluppato od organizzato.

Le ovvie conseguenze sono: benessere economico limitato e statico, mobilità sociale inesistente. La comunità, che precedentemente è stato il contesto identificativo, contenitivo e protettivo dei suoi membri, va perdendo queste caratteristiche, ne consegue che aumenta la richiesta di protezione sociale. Ne consegue, anche, il verificarsi del fenomeno dell’emigrazione giovanile che, se agli inizi degli anni 50 determinava un’affluenza verso altri paesi europei o continenti, oggi si manifesta verso la città o altre città d’Italia. Tale fenomeno non si registra nel comune di Palazzolo per l’investimento del settore turistico di cui si è detto.

Il settore delle attività sportive e ricreative si presenta certamente più ricco per la città con strutture sia private che pubbliche. Una menzione particolare merita Priolo dove le grandi aziende del petrolchimico nel corso degli anni hanno investito in strutture sportive all’avanguardia (Palaenichem, i campi di calcio della Erg, ecc.) che sono diventate patrimonio dell’intera comunità. Per quanto riguarda la situazione degli altri comuni del Distretto le strutture sportive sia pubbliche che private sono da incrementare e potenziare.

 


 

3.     IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

 

3.1.                   IL SISTEMA INSEDIATIVO

Il territorio del Distretto, comprendente 11 comuni, è caratterizzato dal punto di vista insediativo dalla presenza del capoluogo che presenta una popolazione pari a circa il 63% dell’intero territorio.

Nell’area attrezzata industriale Siracusa - Priolo (Augusta) è localizzato uno dei più grandi agglomerati petrolchimici d’Europa, con oltre l’80% dell’occupazione manifatturiera della provincia. Una simile forza industriale ha prodotto nel tempo spostamenti di popolazione verso i comuni della costa e pendolarismo giornaliero. Dal punto di vista produttivo, il territorio del Distretto D48 individua un comprensorio a vocazione agricola nell’entroterra dedita alla coltura di agrumi, frutta e olivi (Solarino, Floridia, Canicattini, Cassaro, Sortino e Palazzolo) con forte propensione allo sviluppo dell’agriturismo; un comprensorio montano dedito alla cerealicoltura, alla zootecnia e alla forestazione (Palazzolo, Buscemi, Buccheri, Ferla, Sortino, Cassaro), ove emergono con forza vocazioni allo sviluppo del settore artigianale legato alle economie del turismo rurale; infine un comprensorio agricolo con forte vocazione turistico - culturale e naturalistico - balneare comprendente il solo comune capoluogo.

 

3.2.                   LE RISORSE UMANE

Permane, nonostante la crescita del livello complessivo dell'istruzione, un divario tra il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo della produzione sia in termini di discipline in cui si forma il capitale umano qualificato che in termini di ampiezza e varietà della struttura dell'offerta. La quota di iscritti e di laureati si concentra in quelle discipline scarsamente professionalizzanti nei confronti delle quali, peraltro, sono maggiori le probabilità di abbandono durante il percorso degli studi. L'avvicinamento delle Università alle necessità socioeconomiche del paese rende indispensabile una serie di misure che intervengano a favore della dislocazione equilibrata delle risorse universitarie tra le diverse aree disciplinari, nel tentativo di potenziare quelle con maggiori possibilità di sbocchi occupazionali.

 

 

 

3.3.                   IL SISTEMA PRODUTTIVO

Il settore produttivo maggiormente significativo per l’economia del Distretto D48 è il petrolchimico che rappresenta l’attività industriale prevalente. A partire dagli anni ’70 tale settore è stato interessato da processi di ristrutturazione che hanno comportato un notevole ridimensionamento della base occupazionale. Ancor oggi però esso caratterizza notevolmente le dinamiche socioeconomiche siracusane. Sono, infatti, numerose le attività economiche che ruotano attorno al polo petrolchimico, che si sono sviluppate comunque solo molto tempo dopo il suo insediamento: si tratta di imprese prevalentemente metalmeccaniche operanti nel settore dell’impiantistica. Il comparto meccanico in particolare ha dimostrato una forte dinamica di crescita occupazionale.

Al di là del petrolchimico e del settore metalmeccanico, gli altri settori hanno mostrato uno sviluppo con caratteristiche prevalentemente artigianali.

Il comparto di maggior rilievo per l’agricoltura locale è l’agrumicoltura (aranci, limoni), con una resa abbastanza elevata. L’olivicoltura, pur se significativa, è caratterizzata da un basso livello tecnologico e da un’estrema frammentazione aziendale. Nel settore terziario va registrata una minore presenza di unità locali rispetto alla media regionale. Ciò vale sia per il settore commerciale (soprattutto per le strutture di commercio all’ingrosso), sia per i servizi di terziario avanzato.

Per quanto concerne il turismo va rilevata l’insufficienza dell’offerta di attrezzature e servizi che valorizzino l’indubbio potenziale delle attrattive naturali e culturali, più che abbondantemente presenti nel territorio.

I fattori che da tempo caratterizzano il mercato turistico del territorio distrettuale, in analogia col Mezzogiorno d’Italia, appaiono i seguenti:

*      a livello ambientale, esiste una buona possibilità di sviluppo turistico, tenuto conto dell’enorme ricchezza del patrimonio archeologico, storico - architettonico, ambientale e paesaggistico, etno - antropologico e afferente la cultura cosiddetta “minore” (miti, leggende, tradizioni e ritualità folcloristiche e religiose); d’altra parte, però, si riscontra un deterioramento delle risorse naturali, storiche e paesaggistiche (es.: mediocre fruizione e tutela dei beni culturali, scadente livello dei servizi generali, ecc.);

*      a livello professionale, esiste un gap di management imprenditoriale (es.: strutture ricettive con personale privo di know-how, mancato assorbimento di nuova forza lavoro qualificata, ecc.) che risulta dalla rigidità e dalla stagionalità dell’offerta, dal basso standard delle strutture di accoglienza, dall’insufficienza di fruibilità dei servizi generali (essenzialmente, infrastrutture e trasporti), e dal basso livello della qualità della vita; a confronto di ciò, il rapporto qualità/prezzo dell’offerta esistente risulta non adeguato.

 

 

3.4.                   IL MERCATO DEL LAVORO

Il distretto registra un alto indice di soggetti privi di occupazione, complessivamente si attesta intorno al 20,73% della popolazione attiva (15-64) che corrisponde a 134.119 unità. Inoltre, i soggetti in part – time sono 26.174 unità che in proporzione rappresentano il 19,92% della popolazione attiva.

I dati forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e dalla Massima Occupazione di Siracusa, nell’anno 2002, registrano quanto segue:

Disoccupati

19.326                                              

Maschi             

          9.145

Femmine

10.181

Inoccupati  

7.388

Maschi

4.007

Femmine     

3.381

Part-time

26.714  

Maschi

13.152

Femmine

13.562

In mobilità

            630

Maschi 

548

Femmine

82                                                                                 

Extracomunitari  iscritti

463

Maschi

285

Femmine

178

Extracomunitari avviati al lavoro

83

Maschi

72

Femmine

11

 

La crisi occupazionale che ha interessato il polo petrolchimico negli anni settanta si è aggravata alla fine degli anni novanta, congiuntamente al trend demografico negativo dei comuni del Distretto.

La cessazione degli ammortizzatori sociali che hanno riguardato la forza lavoro espulsa dai processi produttivi non è stata compensata dalla creazione di nuove opportunità di impiego in quantità sufficiente a bilanciarne l’effetto.

Le dinamiche fortemente sfavorevoli del mercato del lavoro locale costituiscono dunque una pesante barriera all’ingresso per tutti i gruppi sociali, a prescindere dal grado di istruzione, dal sesso, dalla qualifica professionale, dalla famiglia di appartenenza.

I dati inerenti l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro evidenziano una drastica riduzione del numero degli occupati che passa dalle 123.000 unità del 1997 alle 119.000 unità del 2002 (- 4.000 unità pari al 3,25%); al contempo si registra aumento delle persone in cerca di occupazione (dal 18,1% del 1993 al 22% del 2002).

Esaminando i settori di attività, gli occupati aumentano nel settore industriale in senso stretto (da 11.000 unità a 13.000 unità, pari al 18,18% in più), mentre rimangono stabili nell’agricoltura, nelle costruzioni e nel terziario (rispettivamente, 17.000 unità, 19.000 unità e 74.000 unità).

Ancora più gravi appaiono le prospettive occupazionali dei giovani tra i 15 e i 24 anni e delle donne. Sul territorio del distretto la disoccupazione giovanile è pari al 60% c.a., mentre, per quanto concerne il divario di genere si registra una disoccupazione femminile maggiore di un terzo rispetto a quella maschile.

Per quanto riguarda la situazione generale dell’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate nei comuni del Distretto, non esistendo dati ufficiali, si riportano alcuni dati emersi dall’esperienza di progetti svolti nel territorio negli anni scorsi. Il primo progetto riguardava la realizzazione di un servizio per l’incontro domanda/offerta di lavoro (Progetto Horizon Arcipelago), in cui da una indagine svolta tra le categorie imprenditoriali di tutti i settori si è rilevata la presenza di una fortissima resistenza rispetto all’ipotesi di un inserimento lavorativo di soggetti in condizioni di svantaggio nel circuito delle imprese profit. L’altro progetto riguardava giovani a rischio di devianza nel comune di Floridia (progetto Youthstart Pole Position) ed ha incontrato il suo maggior limite nella indisponibilità del sistema delle imprese all’inserimento lavorativo dei soggetti presi in carico, al termine del percorso di empowerment personale.

La regola generale secondo la quale la distanza del mercato del lavoro è determinata dalla sedimentazione di più fattori di disuguaglianza (sesso, età, livello di istruzione, ecc.) trova nel territorio siracusano una evidente dimostrazione. Questa distanza diventa poi incolmabile laddove ai fattori di disuguaglianza principali vengano a sommarsi forme di disagio sociale. La presenza di fattori soggettivi di svantaggio costituisce allora un ulteriore ostacolo rispetto alle possibilità di trovare un impiego, aggravato talvolta da atteggiamenti oggettivamente discriminatori fondati su presupposti di natura culturale.

I disabili, i tossicodipendenti, i detenuti, gli immigrati, ma anche i disoccupati di lunga durata, costituiscono lo "zoccolo duro" all'interno della complessa galassia accomunata dalla condizione di disoccupazione. Oltre agli ostacoli di natura oggettiva (età, sesso, ecc.), alle specificità soggettive (atteggiamenti, disagi...), alle caratteristiche fondamentali del mercato del lavoro e del tessuto imprenditoriale, occorre considerare il funzionamento inefficace del sistema dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione professionale con riferimento alle problematiche dei gruppi maggiormente svantaggiati. Non a caso il rapporto provinciale Fondi strutturali 2000-2006 segnala un generale "divario tra il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo della produzione".

 

 

3.5.                   IL PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO

Il settore dell'economia sociale è senza dubbio uno dei più promettenti per la creazione di nuova occupazione in generale, ma anche tra i maggiormente indicati a supportare politiche di inclusione sociale e lavorativa di gruppi sociali deboli.

Le statistiche mostrano comunque una distribuzione ineguale delle cooperative sociali rispetto al territorio nazionale (44,7% al nord, 19,3% al centro, 36% al sud).

Inoltre, la ricerca "L'impresa sociale in Sicilia e l'innovazione nei servizi alla persona", svolta da un Consorzio di imprese sociali di Siracusa nel 2000 nell'ambito di un progetto di Iniziativa Comunitaria Adapt, ha evidenziato il dato della consistenza numerica delle cooperative siracusane nel contesto regionale: solo il 2,2% delle cooperative sociali sono ubicate nel territorio provinciale, le cooperative A costituiscono il 2,7% sul totale regionale, mentre le B appena l`1,5%.

La cooperazione sociale in provincia di Siracusa conta il minor numero di imprese rispetto a qualunque altro territorio provinciale.

Gli ostacoli allo sviluppo delle imprese sociali siracusane possono essere suddivisi in due grandi categorie: ostacoli di natura interna (relativi alle modalità organizzative e gestionali); ostacoli di natura esterna (attribuibili ai comportamenti delle istituzioni e della società nel suo complesso). Per quanto riguarda i primi possiamo dire che si traducono nella complessiva difficoltà a confrontarsi con il mercato. Ciò è dovuto ad una serie di problemi:

1.              Insufficiente spirito imprenditoriale (mancanza di forza lavoro in possesso dei requisiti professionali e manageriali);

2.              Eccessiva dipendenza dalla spesa pubblica (bassa qualità dei servizi erogati - scarsa diversificazione dei servizi offerti - competizione sleale proveniente dall’economia sommersa - scarsa solvibilità della domanda privata);

3.              Bassa capitalizzazione / crisi di liquidità (difficoltà di accesso al credito - eccessiva competizione basata sul prezzo - scarsa propensione degli investitori privati).

Per quanto riguarda i secondi si tratta essenzialmente di fattori problematici dipendenti dalle politiche pubbliche:

*      Ostacoli di tipo normativo (regole incerte sulle procedure di contracting out - mancanza di coordinamento tra le politiche sociali e le politiche occupazionali);

*      Mancanza di una cultura dell’economia sociale (scarsa conoscenza presso il pubblico, giovani e donne in particolare, delle opportunità di impiego collegate all’economia sociale - mancato riconoscimento della funzione sociale del terzo settore - scarsa attenzione al tema della qualità / controlli formali - difficoltà nel valorizzare i casi di successo);

*      Ostacoli di natura economica (mancato riconoscimento dei costi di impresa - ritardi nei pagamenti - convenzioni di breve periodo / frequenti interruzioni dei servizi).

A questo bisogna però aggiungere lo sforzo che alcuni settori della cooperazione sociale locale hanno da anni intrapreso per affrancarsi da questo “circolo vizioso”. Meritano di essere menzionate alcune esperienze che hanno favorito lo sviluppo della cooperazione sociale in Sicilia, in particolar modo, per la gestione dei servizi socio-assistenziali alla persona e con la creazione di un consorzio di cooperative sociali che ha favorito la nascita ed il sostegno di iniziative imprenditoriali che hanno saputo coniugare i temi della qualità sociale con quelli tipici del marketing.

Per quanto riguarda la situazione dell'associazionismo di promozione sociale e di volontariato nel distretto non esistono dati ufficiali che ci permettano di poter fare un'analisi approfondita del settore.

Alcune considerazioni possono, però, essere fatte sull'evoluzione del fenomeno attraverso alcuni parametri nazionali e regionali che rispecchiano l'identità associativa del territorio distrettuale:

1.              Si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata presente nelle diverse aree del Paese. Se è vero che il 53,3% delle unità indagate si colloca al Nord (a fronte del 47,9% della popolazione) - è soprattutto l’esistenza di un tessuto civile ricco e di politiche sociali forti, più che emergenze sociali non compiutamente affrontate dallo Stato a sollecitare la crescita del volontariato - si nota tuttavia una riduzione della forbice tra Nord e Sud per il più recente andamento incrementale di organizzazioni solidaristiche in quest’ultima area del Paese negli ultimi 5 anni (1996-2000, +22,3% nel Mezzogiorno e +17,7% al Nord).

2.             La nascita delle organizzazioni è sempre più espressione della iniziativa di gruppi di cittadini rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Si tratta di cittadini interessati ad affrontare temi o problemi sociali dando vita a organismi che nascono su base associativa. Attraverso l’organizzazione essi intendono rispondere sia alle esigenze di tutela e di partecipazione dei soci (fondatori e/o iscritti-sostenitori o beneficiari) che della popolazione-bersaglio che rappresentano per una specifica condizione oppure affrontano tematiche relative alla qualità della vita e dell’ambiente.

3.             Le associazioni si distinguono meno di un tempo per la loro identità o matrice culturale. Rispetto al passato, dove la risposta era forzatamente dicotomica nella scelta tra l’ispirazione "confessionale" e quella "aconfessionale", si è aggiunta una terza opzione ("nessuna matrice esplicita"), indicativa di una pluralità di matrici ideali all’interno delle organizzazioni. Si intende così rappresentare quelle associazioni, i cui membri si riconoscono essenzialmente nelle finalità a cui aderiscono, nel rispetto dei valori di riferimento ideale di ciascuno. Si ravvisa pertanto un lento declino della componente confessionale che aveva invece ispirato largamente il movimento alle sue origini, e che tuttora lo anima dentro le strutture ecclesiali. D’altra parte, la crescita più recente delle associazioni che sono espressione della volontà di gruppi di cittadini di partecipare e di tutelarsi, ha largamente rafforzato proprio la componente aconfessionale - e apartitica - delle compagini solidaristiche.

4.             E’ un fenomeno sempre più strutturato per operare bene e in modo organizzato. Le organizzazioni di volontariato si rivelano nel tempo realtà più visibili e affidabili, in quanto operano con continuità, sono sempre più formalizzate e registrate con atto pubblico

5.             Si conferma anche la preminente collocazione delle organizzazioni di volontariato nei settori del Welfare, quelli delle attività socio-assistenziali e sanitarie, dei settori della protezione civile, dell’educazione (soprattutto permanente) e della promozione sportiva e ricreativa.

6.             I volontari. A fronte di una crescita delle organizzazioni negli ultimi 4 anni non si registra una pari crescita quantitativa dei volontari, almeno di quelli attivi in maniera assidua, coloro che forniscono un contributo essenziale e/o costante nella gestione delle attività. Le organizzazioni di volontariato sono piccoli gruppi di persone piuttosto che grandi compagini; anzi, tendono a crescere quantitativamente ma ad assottigliarsi quanto a numero medio di persone, come avviene per le famiglie che aumentano ma si riducono nella dimensione media.

7.             I volontari assidui sono collocati prevalentemente nella classe anagrafica di mezzo e si trovano quindi nel pieno della maturità umana e professionale, mentre i giovani (al di sotto dei 30 anni) risultano prevalenti solo nel 8,3% delle unità, aspetto che segnala un problema di ricambio ma anche di convivenza intergenerazionale dentro le associazioni. Non vi è invece uno scarto percentuale rispetto al genere: le donne costituiscono il 50,8% dei volontari attivi anche se le associazioni a esclusiva o prevalente presenza femminile sono in proporzione inferiore rispetto a quelle a dominanza maschile. Ne è prova anche il fatto che le donne sono all’apice della responsabilità in 3 organizzazioni su 10 e quasi sempre in quelle a prevalente presenza femminile.

8.             Diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari: la crescita degli organismi di tipo associativo e mutualistico, da una parte, un processo di professionalizzazione in atto del volontariato organizzato con l’inserimento di operatori remunerati, dall'altra.

9.             Cresce nel tempo anche il rapporto di convenzionamento con il pubblico per la gestione di specifici interventi o servizi. Il finanziamento pubblico diventa l’entrata prevalente per una quota sempre più elevata di organizzazioni

10.          E’ in crescendo tra le associazioni la tendenza a fare rete, a stare dentro organismi di appartenenza e rappresentanza, a collegarsi sul territorio a coordinamenti e consulte.

Le informazioni raccolte presentano una realtà di distretto alquanto variegata: n. 30 sono gli enti iscritti all'albo regionale del volontariato ai sensi dell'art. 6 L. R. n. 22/94, tra questi sono prevalentemente presenti gruppi di volontariato che espletano attività nei settori di protezione civile, soccorso, donazione del sangue.

Moltissime altre realtà, pur non essendo iscritte ad alcun albo, compiono una lodevole attività caritativa ed assistenziale, occupandosi dei più deboli ed emarginati, che non sono raggiunti dai servizi socio-assistenziale e sanitari carenti nel territorio.


 

4.     I FENOMENI SOCIALI

4.1.        LA CRIMINALITA’

Il fenomeno della criminalità investe più la città, che presenta dei gruppi organizzati, ed i paesi limitrofi quali Floridia e Priolo. La concessione delle misure alternative e sostitutive alla pena dimostra che a fronte di 103 soggetti ammessi nell’anno 2002 per la città di Siracusa, di 14 soggetti per Floridia e Priolo, nel resto dei comuni (7 soggetti) il dato è irrilevante. Ciò dimostrerebbe almeno in parte un mantenimento delle regole di adattamento sociale maggiore nella comunità montana. Gli interventi massicci in termini di attività svolte per l’osservazione ed il trattamento dei detenuti (195) all’interno del complesso penitenziario di Siracusa e la numerosità delle inchieste svolte per l’ammissione alle predette misure da parte del Centro di servizio sociale adulti dimostra che il carico lavorativo del servizio è in aumento nella città e nei due comuni di Floridia e Priolo, resta quasi inalterato per i rimanenti comuni. L’alto tasso di ammessi agli arresti domiciliari, in base alla cosiddetta legge Simeone, dimostra che la città ed i comuni limitrofi scontano lo scotto di un disagio sociale che spinge sempre più a forme di disadattamento e di devianza. Il Centro di servizio sociale Adulti sottolinea che quest’ultima categoria di condannati sconta la pena senza alcun supporto da parte delle strutture addette al recupero ed al reinserimento; vivono quindi la pena con un totale stato di esclusione sociale e psicologica.

I dati dei minori denunciati e seguiti dall’Ufficio servizio sociale minorenni dimostrano che anche la predetta fascia di utenza è in incremento nella città (49 minori e n. 80 denunce) ed è presente nei comuni di Floridia (3 minori e 3 denunce), Solarino (2 minori e 3 denunce), Palazzolo (n. 1 minore e n. 1 denuncia). Per quanto concerne la città di Siracusa il maggior numero di denunce è così distribuito:

*      Circoscrizione Akradina 8 minori e 14 denunce;

*      Circoscrizione Grottasanta 13 minori e 16 denunce;

*      Circoscrizione S. Lucia 5 minori con 13 denunce;

*      Circoscrizione Ortigia 10 minori con 20 denunce.

Ciò farebbe propendere per la considerazione che ove è più alto l’indice di criminalità esiste anche un fenomeno di devianza aggregata giovanile. I minori appartengono generalmente alla fascia del disagio sociale che presenta i seguenti aspetti problematici emergenti:

*      nuclei familiari seriamente gravati da problemi di povertà e marginalità derivanti da disoccupazione dei capofamiglia o disgregazione del nucleo familiare;

*      non possesso della licenza elementare (molti sono analfabeti o semianalfabeti, si tratta della fascia della dispersione scolastica che confluisce nel Tribunale per i minori);

*      i soggetti in possesso della licenzia media, molto pochi, rilevano notevoli lacune culturali rispetto al titolo; pochi sono gli occupati, nella maggior parte dei casi si tratta di occupazioni irregolari o saltuarie;

*      l’inserimento in gruppi di criminalità organizzata, ove sono presenti per lo più giovani adulti, nella città avviene soprattutto nel quartiere S. Lucia.

Il dato relativo all’uso di sostanze stupefacenti non appare rilevante, ma non è indicativo del fenomeno, che esiste in grande misura e di cui non è facile comprendere le ragioni della non afferenza nell’iter penale.

Dai fattori psico-sociali analizzati scaturisce quanto segue: etichettamento; interiorizzazione di un’immagine di sé fallimentare; sfiducia nelle proprie competenze; barriere culturali e pregiudizi sociali; lacune culturali, mancanza di qualifica professionale, senso di incapacità e sfiducia in se stessi. Ne consegue la necessità di una politica sociale del territorio rispondente alle esigenze di recupero sociale, formazione, inserimento lavorativo e sostegno psicologico.

Ne consegue, altresì, che sia per gli adulti sia per i minori si debba investire in termini di prevenzione del disagio, in termini di supporto al reinserimento, di aggregazione sociale, di formazione lavorativa, nonché per i minori, la necessità di comunità attrezzate per il recupero di soggetti con patologie psichiatriche. Il raccordo tra le istituzioni pubbliche e private è l’elemento su cui puntare, considerato che un’incisiva politica sociale può, per la fascia degli adulti, ricondurre in un sistema anche di public utilities, come definito dal Decreto Presidenziale del 4 Novembre 2002.

 

 

4.2.         L’ISTRUZIONE

Nel distretto sono presenti 18 comprensori (scuola media, elementare e materna) e 11 Istituti di istruzione secondaria superiore.

Gli iscritti, relativi alla fascia d’età 4-16, sono complessivamente 16.223. Secondo i dati forniti dal C.S.A. sono presenti 467 portatori H, riconosciuti dall’ASL, così distribuiti: scuola materna n. 42 H; scuola elementare n. 243 H; scuola media 182 H. Si rileva che alla voce soggetto H delle griglie compilate dalle scuole, corrisponde il numero degli insegnanti di sostengo nominati dal C.S.A. e non quello effettivo degli alunni H. Questo fa sì che i dati forniti dalle scuole siano sensibilmente inferiore rispetto alla segnalazioni del servizio sociale dei Comuni del Distretto Socio – Sanitario n. 48.

Rispetto agli iscritti H, dai dati forniti dalle singole scuole risulta che il fenomeno nel distretto è così distribuito:

Aree del distretto

Scuola materna

Scuola elementare

Scuola media

Siracusa

15

149

127

Floridia - Solarino –Priolo

22 [1]

91 [2]

52[3]

Zona montana[4]                    

5[5]

3[6]

3[7]

 

La dispersione scolastica risulta percentualmente alta nel primo biennio di scuola media superiore (oggi scuola dell’obbligo). Infatti, su una popolazione scolastica di 2154 alunni, nell’anno scolastico 2001-2002, hanno abbandonato gli studi n. 749 alunni su un totale di 81 abbandoni del triennio della scuola media inferiore.

Nell’anno scolastico 2001 - 2002 si è rilevata nel Comune di Siracusa la presenza di alunni stranieri così distribuita:

   

Scuola materna

5

Scuola elementare                       

13

Scuola media                         

17

Biennio scuola media superiore       

5

Inoltre, si registra una presenza numerosa di minori, che in atto non frequentano la scuola pubblica e svolgono attività extrascolastiche presso l’Istituto S. Cuore di Siracusa per attività sportive, attività ludico - ricreative e acquisizione di competenze linguistiche finalizzate alla socializzazione ed integrazione.

Complessivamente, la presenza di minori stranieri rappresenta il 5% circa della popolazione scolastica della città.

Si prevede un forte aumento dell’incidenza nei prossimi anni.

Si rende quindi necessaria una integrazione tra la scuola e le politiche per la multietnicità al fine di promuovere uno scambio positivo tra culture differenti, e non solo la semplice convivenza di esse. Sarebbe augurabile la costituzione di uno osservatorio permanente sulla società multietnica.

Dal quadro sopraesposto emergono due dati rilevanti: l’inquietante incidenza degli alunni H nella zona industriale, e la dispersione scolastica nel biennio obbligatorio della scuola superiore di II° grado.

Tutto ciò chiama in causa vari organismi ed istituzioni con competenze diverse, spesso non sufficientemente definite, di conseguenza vengono evidenziati in chiave prioritaria alcuni bisogni:

1.              La necessità di definire modelli di intesa per realizzare un sistema integrato di interventi tra scuola ed extrascuola;

2.             L’attivazione di un approccio integrato al fenomeno della dispersione per l’elaborazione di progetti di area tra le istituzioni (scuola, regioni, comuni, provincia, ASL) allo scopo di avviare esperienze pilota in alcune aree prioritarie e configurare metodologie e modelli operativi;

3.             Promozione della costituzione di uno osservatorio permanente a livello di area tra scuola, regione, comune, ASL, per:

a.              generalizzare ed aggiornare l’anagrafe scolastica al momento dell’ingresso in  I elementare ed al passaggio alla scuole superiori;

b.             individuare tempestivamente casi e situazioni a rischio, contestualizzando osservazioni ed intervento;

c.              finalizzare anche su progetti i fondi e gli interventi per realizzare il diritto allo studio;

d.             attivare servizi psico-sociosanitari, per interventi sia di recupero che di prevenzione, con modalità integrate con la scuola. Fondamentale è il raccordo con il coordinamento degli interventi comuni nell’area “esterna” per l’integrazione qualitativa di dati nell’osservatorio permanente (segnalazione di minori ai servizi competenti: tribunale-servizio sociale); per rendere omogenei le modalità degli interventi di recupero e prevenzione nell’ambito dei servizi sociali e psico-sanitari di base; per la formulazione di progetti unitari di prevenzione nell’ambito delle politiche giovanili; per la strategia delle connessioni tra scuola e extra-scuola.

La criticità più evidente è comunque la difficoltà nell’integrazione tra i sistemi con la mancanza di un raccordo sistematico tra le politiche sociali, le politiche formative, e le molteplici iniziative di educazione non formale.

Bisogni comuni a tutte le scuole di ogni ordine e grado sono:

*      Le mense scolastiche attualmente esistenti quasi esclusivamente presso le scuole materne.

*      Trasporti extra-urbani per l’utenza studenti anche in ore tardo pomeridiane.

La mancanza di queste due realtà incide fortemente sull’organizzazione dell’orario scolastico e della didattica. Il 37% degli studenti del biennio obbligatorio della scuola secondaria superiore è pendolare, questo fa registrare un alto tasso di assenteismo nelle attività scolastiche che si svolgono nelle ore pomeridiane.

 

 

4.3.         LE DIPENDENZE

Il fenomeno della dipendenza da sostanze psicoattive, patologie correlate o altre situazioni comportamentali in grado di creare dipendenze patologiche esiste ed è stato rilevato in maniera differente negli 11 Comuni del distretto.

Fatta eccezione per il Comune di Ferla, dove nel 1989 è stato condotto uno studio che censì 11 soggetti dipendenti da oppiacei, in merito non esiste un’analisi specifica sulla condizione del bisogno, piuttosto singole richieste di aiuto.

A livello sociale, il rischio, l’uso o la dipendenza da sostanze psicoattive così come le altre forme di dipendenza non sono tuttavia riconducibili alle sole unità che si sono rivolte ai Servizi e/o all’uso di droghe pesanti.

I Servizi Sociali territoriali segnalano, infatti, un uso diffuso di alcool, droghe leggere e soprattutto di nuove droghe tra i giovanissimi.

Delle azioni in merito sono state attivate nei soli Comuni di Floridia con un intervento di prevenzione terziaria: “Progetto prevenzione tossicodipendenza”, nei confronti di 4 giovani in trattamento riabilitativo presso il Ser.T di Siracusa, mediante l’inserimento degli stessi in attività lavorative e Sortino con l’apertura di un “Centro Ascolto” e con un progetto di Inserimento lavorativo per un tossicodipendente.

Per fornire una lettura incrociata del fenomeno si riporta di seguito la relazione del dirigente del Ser.T di Siracusa, dalla quale emerge una concentrazione del fenomeno nella città di Siracusa e nei due paesi di Priolo e Floridia. Tuttavia, è da segnalare che da questi dati sfuggono i tossicodipendenti residenti prevalentemente nella zona montana, che si rivolgono al Ser.T di Noto.

Il fenomeno[8] delle dipendenze patologiche si diffonde gradualmente sempre di più nella popolazione, interessando diversi strati sociali e diverse fasce d’età. Oggi le dipendenze non si manifestano soltanto nei confronti delle sostanze d’abuso e nei confronti dell’alcool, ma anche nei confronti di determinate situazioni o condizioni.

Tra queste forme di dipendenze si evidenzia:

*      Il gioco d’azzardo patologico (gambling)

*      Dipendenza da internet e/o videogiochi (internet addiction)

*      Disturbi alimentari psicogeni

*      Dipendenza da steroidi ed anabolizzanti

*      Shopping patologico

Il loro meccanismo etiopatogenetico e psicologico è assolutamente sovrapponibile a quello da dipendenza da sostanze d’abuso e da alcool.

Analoghi sono anche i disturbi del comportamento, i deficit relazionali, l’incapacità lavorativa, le conseguenti difficoltà economiche e, nelle forme più gravi, l’invalidità sociale.

Tuttavia, la domanda espressa di intervento terapeutico che perviene ai servizi per le tossicodipendenze, rimane ancora prevalentemente caratterizzata da disturbi da sostanze d’abuso e da alcool.

Prevale ancora, come sostanza principale d’abuso, l’eroina; seguono la cocaina ed i cannabinoidi.

Aumentano gradualmente le richieste terapeutiche nei confronti di problematiche connesse all’abuso di alcool, a conferma della notevole diffusione che questa sostanza ha assunto anche nella popolazione delle regioni del sud.

La fascia d’età più colpita dal fenomeno è quella compresa tra i 14 ed 44 anni.

Negli ultimi anni si assiste ad un incremento d’uso delle cosiddette “nuove droghe”.

Sostanze sintetiche, a carattere prevalentemente stimolante, di basso costo, preferite dalle giovani generazioni.

Si abbassa sempre più l’età di prima assunzione di sostanze psicotrope ed aumenta il fenomeno della cosiddetta “poliassunzione”; si assumono contemporaneamente più sostanze tra le quali vi è sempre l’alcool.

Per motivazioni connesse a quanto sopra accennato, presenta un incremento la domanda di intervento nei confronti di soggetti in cui coesistono contemporaneamente il disturbo da sostanze d’abuso accanto a disturbi psichiatrici.

Tende a definirsi un nuovo quadro clinico, che la letteratura scientifica definisce “doppia diagnosi”.

La nostra azienda accoglie la proposta del Servizio Tossicodipendenza e del Servizio di Psichiatria ed approva un progetto per lo studio ed il trattamento della doppia diagnosi, che in atto opera in tutti i SERT aziendali.

I servizi sanitari pubblici si misurano con il numero crescente di richieste terapeutiche a fronte di organici ancora ridotti rispetto agli standard previsti.

Accanto ai tradizionali interventi terapeutici, di fronte alla consapevolezza di una patologia cronica e recidivante, si rende necessario lavorare sempre più sul versante della prevenzione.

Si elaborano interventi sempre più complessi all’interno delle scuole e delle realtà territoriali, al fine di segnare un intervento significativo sulla “riduzione della domanda di droga”.

I risultati sarà possibile valutarli ed apprezzarli dopo un lavoro necessariamente pluriennale.

 


TABELLE DATI FORNITI DAL SERT

DESCRIZIONE

 

V.A.

N. soggetti trattati nell’anno 2002

425

N. soggetti in carico al Ser.T. al 31/12/2001

348

N. soggetti con problemi di alcool 

42

N. soggetti in trattamento solo psico-sociale     

171

N. soggetti in trattamento farmacologico-integrato

219

N. nuovi casi nell’anno         

70

N. soggetti rientrati in trattamento nell’anno    

125

N. soggetti con doppia diagnosi (comorbilità psichiatrica)       

45

N. soggetti minori in trattamento 

3

N. soggetti immigrati in trattamento

3

N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002

30

N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 intra AUSL

3

N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 fuori AUSL

18

N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 fuori Regione

9

N. soggetti che hanno completato il programma in CT

4

N. soggetti che hanno interrotto programma in CT        

24

N. soggetti TD in carcere

60

N. soggetti inseriti in programmi di inserimento lavorativo

20

N. interventi di prevenzione primaria (informazione e formazione)

25

N. casi HIV positiva

10

N. casi di HIV conclamato

1

N. casi di HCV

46

N. casi di HBV

52

N. progetti sperimentali avviati (specificare)     

2

N. strutture accreditate residenziali e semiresidenziali per TD

1

N. strutture non accreditate residenziali e semiresidenziali per TD  

1

N. organizzazioni del terzo settore che operano nella TD

10

N. centri di auto-mutuo-aiuto       

1

 

SUDDIVISIONE PER SESSO

 

MASCHI

FEMMINE

V.A.

390

35

%

92%

8%

 

 

CLASSE DI ETA’

 

V.A.

%

< 15 Anni

0

0

15-19

4

1

20-24

66

16

25-29

135

32

30-34      

121

28

35-39      

68

16

>39           

31

7

                                              

COMUNE DI RESIDENZA

 

V.A.

%

Siracusa

285

67

Buccheri

1

0

Buscami

0

0

Canicattini B.

3

1

Cassaro

0

0

Ferla  

1

0

Floridia

30

7

Palazzolo A.

4

1

Priolo G.

40

9

Solarino

6

1

Sortino

11

3

Fuori distretto

44

10

 

STATO CIVILE

 

V.A.

%

Celibe/nubile

213

50

Coniugato/a  

79

19

Separato/a   

30

7

Convivente

61

14

Vedovo/a

3

1

Divorziato/a 

3

1

non rilevato

36

8

 

 

SCOLARITA’

 

 

V.A.

%

Nessuno

7

2

Elementare

97

23

Media inferiore       

43

10

Lic.media inf.

160

38

Media sup.

43

10

Lic.Media sup.

35

8

Università

4

1

Laurea

0

0

Altro/non ril.

35

8

TOTALE           

425

100

 


CONDIZIONE LAVORATIVA

 

V.A.

%

Stabile-occupato

122

29

Saltuaria

55

13

Disoccupato 

201

47

non professionale

1

0

ricerca 1^ occupazione

3

1

Studente

6

1

militare di leva

0

0

Casalinga       

0

0

altro (specificare)  

37

9

TOTALE

425

91

 

SOSTANZA D’ABUSO PRIMARIA

 

V.A.

%

Allucinogeni

0

0

Anfetamine

0

0

Ecstasy ed analoghi

3

1

Barbiturici    

0

0

Benzodiazepine        

8

2

Cannabinoidi 

12

3

Cocaina

7

2

Crak

0

0

Eroina

387

91

Metadone

0

0

Morfina

0

0

Altri oppiacei

2

0

Inalanti

1

0

Alcool

1

0

Altro (specificare)

4

1

TOTALE   

425

100

 

 

INFEZIONI HIV

 

V.A.

%

Positivo

10

2

Negativo

135

32

non seguito

280

66

TOTALE           

425

100

                                                                      

 

INFEZIONI EPATITE B

 

V.A.

%

Positivo

6

1

Negativo

123

29

non seguito

296

70

TOTALE

425

100

 

INFEZIONE EPATITE C

 

V.A.

%

Positivo

96

23

Negativo

32

8

non seguito

297

70

TOTALE

425

100

 

Dai dati, che è possibile analizzare consultando le tabelle allegate, emerge sinteticamente quanto segue:

*      Aumentano gli utenti con patologia cronica e recidivante

*      Aumenta il tasso di incidenza del fenomeno (numero dei nuovi casi rispetto alla popolazione fra i 14 ed i 44 anni)

*      Aumenta il tasso di prevalenza del fenomeno (numero degli utenti in carico rispetto alla popolazione fra i 14 ed i 44 anni)

*      Aumentano i casi di soggetti con doppia diagnosi

*      Aumentano i soggetti TD detenuti in carcere

*      Il modello costituito dalle Comunità terapeutiche presenta alcuni limiti di efficacia dell’intervento e si rende necessario una riformulazione del modello terapeutico

*      Le patologie correlate ad HIV presentano una riduzione

*      Aumentano le patologie correlate ad epatiti di tipo B e di tipo C

*      Si manifesta sempre più un bisogno di intervento economico per gli utenti che hanno ridotte possibilità produttive e lavorative

*      Aumenta la domanda di assistenza abitativa nei confronti di utenti senza casa

*      Aumenta la necessità di organizzare strategie significative di inserimento lavorativo nei confronti di soggetti che a causa della patologia, delle cure e spesso a causa di detenzione, sono usciti dai circuiti occupazionali

*      Necessita sempre più una progettualità integrata con organizzazioni del terzo settore specializzate nel settore delle dipendenze

Emerge ancora la difficoltà di realizzare una vera integrazione ed è ancora notevole la tendenza autoreferenziale del lavoro nelle diverse istituzioni.

Per l’organizzazione di un’azione realmente integrata sarebbe opportuno, già nella fase della rilevazione dei bisogni, preliminare per una precisa e finalizzata progettualità, che la stessa raccolta dei dati sia effettuata con metodo integrato ed incrociando le significatività.

Solo così possono essere evidenziati i veri bisogni, sia quelli espressi che, soprattutto, quelli inespressi.

Nello specifico delle dipendenze, sarebbe molto utile che altri soggetti sociali ed istituzionali potessero condividere i dati in loro possesso.

 

4.4.         DISABILITA’ - MALATTIA  MENTALE – ALZHEIMER - AIDS

4.4.1.                   La Disabilità

La disabilità nel distretto presenta caratteristiche non sempre omogenee tra il comune capofila e gli altri comuni.

I comuni di Sortino (27 soggetti utenti di n. 2 servizi) e Siracusa (217 soggetti utenti di n. 5 servizi) nonostante difficoltà di carattere organizzativo - strutturale, negli anni 90 hanno avviato una serie di interventi e servizi territoriali per l’handicap e la salute mentale, affidati alla gestione del privato sociale che, inevitabilmente, ha prodotto la crescita di consapevolezza rispetto al fenomeno.

In particolare, nel capoluogo si è determinato un pullulare di iniziative anche di tipo privatistico e di volontariato che, tese ad un approccio collettivo del problema, ha generato, in molti casi, la consapevolezza del diritto di cittadinanza, superando stati di emarginazione e di esclusione sociale, anche se non in modo esaustivo per tutti.

In altri comuni del distretto si assiste ad una mancanza di servizi aperti istituzionalizzati per la disabilità, nonostante la presenza di recente attivazione di interventi, limitati alla realizzazione di azioni a tempo determinato. Sono stati avviati progetti, ai sensi della L.104/92 che in deroga al dettato della stessa norma sopperiscono alle carenze istituzionali, presso i Comuni di: Solarino, Buscemi, Ferla, Buccheri, Cassaro e Palazzolo Acreide[9].

Negli altri si registra: una totale mancanza di servizi aperti (Floridia ha sperimentato solo per sei mesi l’assistenza domiciliare); una marginalità di interventi che affrontano solo alcuni aspetti della disabilità (Priolo, 7 soggetti utenti per il trasporto e l’assistenza tecnica nelle scuole); l’esclusiva presenza di interventi relativi a servizi chiusi. Comunque, emerge che il target di età attenzionato risulta essere quello della fascia medio-alta, trascurando l’età evolutiva e la fascia giovanile.

In tutto il distretto non vi sono dati certi sulla consistenza del fenomeno e la disabilità, nella maggior parte dei comuni, appare come una realtà di bisogni ancora del tutto inespressi.

A fronte di un’autonomia residua del soggetto disabile, per intero garantita dal supporto della famiglia che si fa carico, da sola, del soddisfacimento dei bisogni primari, dall’altro lato c’è un quadro di relazioni e rapporti sociali del tutto mortificati.

   L’immagine che emerge, quindi, nel distretto, è quella di una qualità della vita che rimane appiattita tra le mura domestiche, priva di tutti quegli aspetti relativi alla vita di relazione che sono fondamentali per ogni persona, a prescindere dalla presenza di un handicap.

   La famiglia, che ridisegna la propria vita intorno all’handicap, gioca un ruolo dettato implicitamente da una serie di regole sociali tacitamente condivise, a dispetto dell’infelicità, sempre più evidente, del proprio congiunto, e dell’enorme dispendio di energie che comporta l’azione di cura, energie assorbite totalmente da “quel pozzo senza fondo” che sono i bisogni negati, ma ciò non di meno sempre presenti nel disabile.

La situazione comincia, comunque, a rivelare la sua insostenibilità e la famiglia rivolge già il suo appello all’esterno in quanto:

*      alcuni nodi problematici del disabile si sono ormai irrigiditi strutturalmente, lasciando tracce sulla sua personalità sempre più difficilmente recuperabili man mano che l’età anagrafica si eleva;

*      il mondo esterno tende a negare i bisogni; la famiglia non trova strutture deputate a sostenerla e ripete all’infinito il suo gioco di autarchia, anche quando sarebbe pronta ad interromperlo.

*      l’associazionismo locale, non strutturato, nonostante tenti di mettere in campo azioni collettive, rimane molto spesso circoscritto e interessato in maniera esclusiva al proprio disagio e non riesce ad attivare reti sociali finalizzate all’esigibilità del diritto di cittadinanza e quindi alle pari opportunità.

Ne viene fuori un quadro generale davvero inaccettabile, che chiama la comunità tutta, e in primo luogo gli amministratori, ad un forte impegno etico e sociale.


 

4.4.2.                   Il Disagio Mentale

Sebbene sino ad oggi non siano stati condotti nel distretto studi di prevalenza su campioni di popolazione rappresentativi, le ricerche condotte in altri contesti consentono di valutare attorno al 15-25% della popolazione adulta l'incidenza dei disturbi psichiatrici (compreso l'abuso di alcool e di sostanze).

Una fonte autorevole ed attendibile per l'Italia è rappresentata dal rapporto conclusivo del Progetto Nazionale Salute Mentale (promosso e coordinato tra il 1997 e il 2001 dall'Istituto Superiore della Sanità).

Vi si può leggere che "solo una proporzione molto limitata della popolazione che presenta uno o più disturbi riceve un trattamento specialistico" e "la percentuale della popolazione adulta in contatto attivo con i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) è circa dell’ 1,2%".

Inoltre: "sebbene molte persone ricevano un qualche trattamento dal loro medico di medicina generale, da professionisti privati o nell'ambito di settori non-sanitari, è fondato supporre che un gran numero di persone sofferenti di disturbi mentali non ricevano trattamenti efficaci disponibili".

Considerato che a livello locale non sono state effettuate ricerche quantitative sul fenomeno e che l’unico dato disponibile, al momento, è quello fornito dall’AUSL n.8 che nel distretto registra n.2000 utenti che manifestano tipologie diverse di disagio mentale, é legittimo ritenere che nell’ambito territoriale l’andamento del fenomeno si configuri in modo analogo a quello nazionale.

Per la loro frequenza, la loro durata e le loro conseguenze negative, i disturbi psichiatrici figurano tra le maggiori cause di sofferenza (burden of disease) e disabilità nel mondo e comportano costi molto elevati sia in termini diretti (maggiore utilizzo dei servizi sanitari anche non psichiatrici, dei servizi sociali e giudiziari) sia in termini indiretti, associati in gran parte al mancato lavoro del paziente ed alle limitazioni nelle attività quotidiane dei familiari.

Oltre all’insufficienza della rete dei servizi psichiatrici, occorre rilevare che nel distretto si registra la "carenza di valutazioni sistematiche in ordine all'efficienza delle risorse impiegate ed all'efficacia degli interventi attuati".

A fronte del medesimo quadro clinico vengono fornite spesso risposte disomogenee all’interno dello stesso DSM, sia in termini organizzativi che dei modelli tecnico-culturali sottostanti.

L'approccio prevalente è comunque quello clinico e farmacologico, mentre stenta ancora ad affermarsi la cultura del ricorso ad interventi territoriali e domiciliari a carattere socio-sanitario in grado di migliorare l'assistenza e contenere la spesa sanitaria, nonché supportare la famiglia con azioni di sollievo, quindi recuperare la vita di relazione sia del soggetto che della famiglia.

Un segno evidente di questa crisi è costituito dal fenomeno delle riammissioni (revolving door) presso le strutture di ricovero, con particolare riguardo ai SPDC che sembrano essere utilizzati come luoghi in cui accedono ripetutamente pazienti non psicotici, meno gravi dal punto di vista psichiatrico, ma con problemi di tipo relazionale e assistenziale così importanti che richiederebbero una più attenta gestione a livello territoriale.

Per questo, da parte di chi lavora nei servizi pubblici di salute mentale e nei servizi territoriali, viene avvertita l'esigenza di modalità di intervento sui pazienti che superino la tradizionale dicotomia tra interventi psicoterapici ed interventi farmacologici, salvaguardando il patrimonio di conoscenze pratiche accumulato sul campo in questi anni di applicazione della legge 180.

Nella cura delle malattie mentali ha assunto importanza decisiva la capacità di collegare pratica socio-assistenziale e pratica clinica in una strategia unitaria di trattamento terapeutico-riabilitativo.

Al tempo stesso il collegamento con il territorio ha comportato l'allargamento del problema alla famiglia, al tessuto sociale circostante, ad una rete complessa di relazioni tra soggetti istituzionali e informali interessati al problema.

 I familiari sono i più diretti interessati alla cura del paziente, in quanto sono quelli che spendono in sua compagnia la maggior parte del tempo.

Purtroppo sono spesso logorati dalle richieste e dalle esigenze del loro congiunto e tendono a mettere in atto modalità espulsive nei suoi confronti. Convivere con un malato psichiatrico è infatti una grossa fonte di stress mentre, opportunamente stimolati ed educati, potrebbero diventare una preziosa fonte di informazioni sulle tecniche più utili da adottare per fronteggiare i problemi di quel particolare paziente.

Conclusivamente, i problemi individuati nel settore della salute mentale relativamente al territorio del distretto d 48 possono essere esposti schematicamente come segue:

-          Scarsa conoscenza dei bisogni di assistenza nel campo della salute mentale

-          Carenza di integrazione tra i servizi sociali e sanitari

===> producono

-          Un approccio medicalizzante, curativo, riparatorio

===> causa

-          La mancanza di figure di sostegno alle famiglie e

-          Una centratura sulla "clinica" (ricoveri, terapie farmacologiche)

===> consentono

-          Il permanere di difficoltà multifattoriali in ambito familiare

===> ha come risultato

-          Il fenomeno dei ricoveri ripetuti

===> si traduce in

CRONICITA'

SPESA SANITARIA ELEVATA

SOTTODIMENSIONAMENTO DEI SERVIZI TERRITORIALI

 

4.4.3.                   L’Alzheimer

I dati dell’A.U.S.L. riferiscono di oltre 2000 soggetti con patologia conclamata presenti nel territorio del distretto.

Il fenomeno non è mai stato studiato da approfondite ricerche né indagini conoscitive per cui non si hanno dati ufficiali circa i problemi correlati.

Un’Associazione locale di famiglie ritiene che, tra le maggiori problematiche che si registrano nel contesto, particolare rilevanza assuma la carenza di servizi di cura e di supporto alle famiglie, la scarsa informazione che causa inutile dispersione di risorse familiari, l’ aumento dell’uso di farmaci e dei ricoveri impropri, l’inadeguatezza del servizio di assistenza domiciliare rispetto alla domanda e la mancanza di personale specializzato per l’assistenza all’interno delle case protette.

 

 

 

 

4.4.4        L ‘Aids

      Fra tutte le malattie infettive quella che desta maggiore scalpore data la gravita’ e le categorie a rischio che comprende (TD, OMOSESSUALI, ETEROSESSUALI, PROSTITUTE, CARCERATI,POLITRASFUSI,DIALIZZATI) e’ l’AIDS.

Tale malattia si trasmette per via ematica,parenterale, sessuale.La Nostra AZIENDA OSPEDALIERA PROVINCIALE (l’unica ad avere il DH AIDS) conta oggi in totale 200 pazienti per tutta la provincia dei quali 142 nel distretto di Siracusa  cosi’ distribuiti:

Siracusa:95 

Priolo:20

Floridia:15

Sortino:5

Solarino:2

Palazzolo: 5

Buscemi:0

Buccheri:0

Ferla :0

Cassaro:0

Canicattini:0

Circa la meta’ dei 142 sono in Aids conclamato e il rimanente sono solo in stato di Sieropositivita’.

Si precisa che per Aids conclamato si intende lo stato avanzato della malattia ,nel senso che il paziente non e’ in grado(per la presenza di Infezioni Opportuniste legate alla malattia) di compiere gli atti quotidiani della vita. Questa e’ la fase nella quale il paziente necessita oltre che dell’assistenza ospedaliera  di interventi da parte dei servizi sociali territoriali nonchè  economici  perche’ provengono da fasce sociali deboli. Il 75% usufruisce dell’assegno di invalidita’ civile (insufficiente per far fronte ai loro bisogni.

Sin dall’inizio la problematica emergente nella vita del paziente hiv positivo  e’ l’emarginazione ,perche’ la paura del contagio e della convivenza con una persona sieropositiva,sia da parte dei familiari che da tutta la societa’ circostante , per effetto del persistere del pregiudizio e del basso livello informativo.(a proposito del virus) li porta ad abbandonare il malato a se stesso,senza tenere conto che il soggetto in primo luogo e’ una persona.Il senso dei servizi per il malato di Aids è quello di dare un significato alla loro vita ridonandogli la dignità e la capacità di tirare fuori le risorse residue dei soggetti.Visto che la mortalità  si e’ notevolmente ridotta grazie al progresso farmacologico,assumendo la malattia un andamento cronico,si evidenzia che se prima la lotta era per la sopravvivenza, oggi lo sguardo si rivolge a nuove problematiche quali:l’affettività, integrazione sociale ,familiare e lavorativa etc.

I bisogni rilevati sono:

_Assistenza domiciliare(medica ,infermieristica ,sociale e domestica)

_Case alloggio:dove il paziente convivendo con altri soggetti che hanno la stessa patologia e con l’aiuto degli operatori ed il coinvolgimento del volontariato possono riabilitare le loro capacita’ residue.

_centri di accoglienza

_Gruppi di auto- aiuto

_ formazione rivolta agli operatori .

_ prevenzione nelle scuole ,carceri, luoghi di lavoro ,a tutti coloro che hanno interesse alla patologia, ai centri sociali(parrocchie ,palestre,circoli).

L’equipe dell’Az. Osp.della Divisione di Malattie Infettive si è adoperata svariate volte per trovare una collocazione per alcuni ragazzi presso case alloggio site in altre regioni visto che la regione Sicilia non ha sufficienti posti letto e  non sono mai state attuate misure assistenziali

 

 

4.5.         L’IMMIGRAZIONE

Il territorio della provincia di Siracusa è stato fra le prime zone della Sicilia coinvolte dal fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria.

 I primi lavoratori extracomunitari, provenienti prevalentemente dal Marocco, sono arrivati nella provincia di Siracusa a partire dalla fine degli anni '70, e si sono insediati nel comune di Rosolini e nella frazione di Cassibile di Siracusa.

Inoltre, la provincia, per la posizione geografica e per la struttura morfologica delle coste, è diventata nel corso di questi anni la meta più facile per l'ingresso clandestino in Italia.Questo comporta una peculiarità che differenzia la provincia di Siracusa da altre realtà, in quanto, accanto all’immigrazione stabile nel territorio, si ha una immigrazione di transito, che soprattutto nei periodi estivi, resta il tempo necessario per il trasferimento in altre zone del paese.

La struttura produttiva locale è stata in grado di assorbire manodopera proveniente da paesi extracomunitari, anche se in attività marginali e per i lavori più faticosi e nocivi.

Evidentemente, l'apporto di questa forza lavoro è in questa provincia una parte indispensabile per mantenere i livelli di produttività richieste dal mercato, nel momento in cui la popolazione non solo in parte rifiuta condizioni di lavoro particolarmente sgradevoli, ma è anche investita da un processo di invecchiamento che vede decrescere la percentuale di forza lavoro disponibile nei settori tradizionali.

Il territorio del Distretto, così come del resto tutto il territorio nazionale, sta vivendo il passaggio irreversibile dalla prima alla seconda fase del fenomeno migratorio:

*      la prima è caratterizzata da una prevalente presenza di adulti di sesso maschile, con moglie e figli lasciati nel paese di origine alla ricerca solo di un posto di lavoro e disponibili a sopportare sacrifici;

*      la seconda fase, invece, si caratterizza nella stabilizzazione in un luogo, nella ricerca di un lavoro stabile e regolare, nel ricongiungimento con l'intera famiglia e conseguentemente in una maggiore domanda di servizi e di nuove prestazioni sociali.

Bisogna quindi rendersi conto che questi nuovi movimenti migratori rappresentano un più generale riassetto demografico e gli immigrati vanno quanto prima considerati parte della popolazione del nostro paese, non tante per astratte considerazioni ideologiche, quanto per la lucida presa d'atto dell'irreversibilità di fenomeni storici di tale portata.

Gli interventi a favore dei cittadini extracomunitari presenti nel territorio distrettuale, devono sempre più caratterizzarsi in direzione del superamento dell'assistenzialismo, garantendo e realizzando, invece, un "percorso di cittadinanza", intendendo con questo termine l'inserimento a tutti i livelli nelle città dell'immigrato straniero.

Pur accettando la necessità di affrontare anche gli aspetti emergenziali del fenomeno, gli interventi devono essere rivolti a favore di una seria politica di integrazione tra cittadini con storie, culture, religioni diverse.

Statistiche del Ministero degli Interni quantificano in 2.805 gli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno residenti nel territorio provinciale alla fine del 2002.

A questi bisogna aggiungere 1.313 domande di regolarizzazione presentate nel 2002 ai sensi della legge Bossi-Fini (Elaborazioni Caritas – Dossier statistico Immigrazione su dati del Ministero dell’interno).

Il dato diffuso dall’ISTAT per l’anno 2000 sulla base di una rilevazione (modello Istat/P3), presso tutti i Comuni, sugli stranieri iscritti in Anagrafe, gli immigrati extracomunitari in Provincia di Siracusa sono 2.610.

Le nazionalità più rappresentate sono quella marocchina (602, 23,1%), tunisina (558, 21,4%), cingalese (276, 10,6%), polacca e albanese (entrambi 117, 4,5%).

Seguono con presenze inferiori alle 100 unità statunitensi, rumeni, filippini, cinesi e maltesi. Tutte le altre nazionalità assommano ad ulteriori 601 unità (figura 1).


L’entità del loro insediamento è differente tra i vari distretti della provincia. A Siracusa si concentra il 48% degli immigrati, segue la zona sud con il 26% delle presenze (prevalentemente attratte dalle occasioni di lavoro nel settore dell’agricoltura), la zona nord (18%) e la zona montana (8%).

Quindi nel territorio del distretto D48 sono presenti il 56% (1463) degli extracomunitari dell’intera provincia.

 Allo stesso modo le differenti nazionalità si sono insediate nel territorio provinciale concentrandosi in alcune zone piuttosto che in altre.

Per quanto riguarda il Distretto D48, vediamo infatti che le tre nazionalità maggiormente presenti a Siracusa sono la marocchina, la tunisina e la cingalese, tutte attestate attorno le 250 unità (Figura 2).


Il territorio della zona montana, invece, pur in presenza di una maggioranza di tunisini (33), è maggiormente interessato di immigrati provenienti dall’Europa dell’Est (albanesi: 27, polacchi: 27 e rumeni: 20) (Figura 3).

Sempre basandosi sui dati forniti dall’ISTAT è possibile incrociare la variabile sesso, con quelle riferite alla nazionalità ed ai distretti di insediamento.

 

Si evidenza una netta prevalenza della popolazione maschile fra gli immigrati di origine tunisina e marocchina (quelli maggiormente rappresentati), un sostanziale equilibrio tra gli immigrati di origine cingalese, albanese e cinese, mentre tutte le altre nazionalità (polacchi, statunitensi, rumeni, filippini, maltesi nonché il vasto insieme degli “altri”) vedono una prevalenza più o meno netta della componente femminile (Figura 4).


Per quanto riguarda il Distretto D48 abbiamo che a Siracusa prevalgono i maschi (744 contro 517 femmine), nei comuni della zona montana, invece le femmine sono la maggioranza (128 contro 74 maschi).

Gli inserimenti lavorativi degli immigrati in provincia di Siracusa sono stati per l’anno 2001 1.764 e riguardavano in prevalenza il settore dell’agricoltura (22%), dell’edilizia (10%), del commercio (8%), della metallurgica e meccanica (5%) e dei servizi (4%) (Elaborazioni Caritas – Dossier statistico Immigrazione su dati del Ministero dell’interno).

Infine, per tracciare l’identikit dell'immigrato tipo residente nel Distretto D48, possiamo utilizzare una ricerca sociologica, anche se non recente, proposta dall'INAS CISL, dall'INCA CGIL e dall'ITAL UIL intitolata "Il fenomeno dell'emigrazione extracomunitaria nella provincia di Siracusa attraverso i risultati di un'indagine campionaria” realizzata, negli anni compresi tra il '92 e il '93.

Gli immigrati del distretto D48:          

*      sono giovani con meno di 40 anni di sesso maschile (anche se esistono delle differenze tra le varie comunità, per esempio la comunità asiatica è composta principalmente da donne);

*      hanno lasciato il loro paese per motivi economici;

*      hanno una scolarizzazione medio-alta;

*      parlano abbastanza bene la lingua italiana;

*      sono prevalentemente di religione islamica e frequentano un luogo di culto (la moschea di Cassibile);

*      vivono in Italia da almeno tre anni e prevedono di fermarsi a lungo;

*      condividono l'alloggio con altre persone, connazionali e familiari, in abitazioni con un massimo di due stanze, senza servizi igienici;

*      sono sposati con figli e quest'ultimi vivono con il coniuge nel paese di origine,anche se hanno intenzione di farsi raggiungere dal resto del nucleo familiare;

*      i figli che vivono in Italia frequentano una scuola oppure lavorano;

*      solo la metà usufruisce dell'assistenza sanitaria (dai dati forniti dall’ASL 8 solo 564 immigrati sono in possesso del Libretto Sanitario;

*      sono occupati nei settori dell'agricoltura, del commercio, dei servizi alberghieri e ristorativi, dei servizi domestici e dell'edilizia con qualifiche basse che non corrispondono al lavoro che svolgevano nel loro paese;

*      nel tempo libero frequentano solo connazionali, non aderiscono ad alcuna associazione;

*      vorrebbero partecipare a corsi di lingua e cultura italiana e a corsi professionali;

*      conoscono poco le leggi che regolano il fenomeno migratorio e per niente le leggi italiane.

Questi i dati salienti dell'indagine, anche se nel corso degli ultimi anni, il fenomeno ha subito delle modifiche soprattutto in termini di presenze femminili e di minori che sono nettamente aumentate e di nuove nazionalità che si sono insediate nel territorio, come quelle provenienti dall’est europeo.

 

4.6.         ANZIANI

Nel 2002, nel distretto risultano residenti N° 32.362 anziani (di età superiore a 65 anni), così distribuiti:

*      Siracusa: n° 18.679

*      Priolo, Floridia e Solarino: n° 6.419

*      Zona montana[10]: n° 7.264

I mutamenti relativi alla struttura demografica nazionale e l’invecchiamento della popolazione hanno inciso sulla programmazione delle politiche sociali del territorio.

Il modo in cui si sono considerati gli anziani –soggetti a rischio, destinatari di politiche di sostegno e di cura, membri della comunità, cittadini– ha orientato inevitabilmente le scelte nel campo delle politiche sociali.

 Il tema dell’esclusione sociale è uno dei fattori che ha concorso alla necessità di rafforzare i diritti di cittadinanza attiva.

Negli anni ’80, le leggi di settore (quali L.R. 87/’81, 14/’87 ecc.), indirizzate esclusivamente agli anziani ed improntate alla promozione e al mantenimento dell’autonomia, hanno consentito l’ implementazione e la sperimentazione di servizi utili al miglioramento delle condizioni di vita di soggetti deboli e svantaggiati quali erano gli anziani, aprendo un vasto terreno in cui spendere e sperimentare un nuovo tipo di welfare di politiche sociali.

In questa ottica, occorre riconoscere come “il terzo settore” abbia dato l’input necessario all’Ente Locale affinché realizzasse servizi alla persona, sempre più adeguati promuovendo innovazione e diversificazione dell’offerta.

Dalla rilevazione effettuata tutti i comuni del distretto (fatta eccezione per il Comune di Cassaro per ciò che concerne il servizio ADA) hanno attivato i servizi per gli anziani, con le varie tipologie che oggi ritroviamo presenti nei diversi comuni (vedi il comune di Sortino dal 1983, Palazzolo 1986 e Ferla dal 1988).

 Dai dati quantitativi in possesso presso gli uffici per le politiche sociali del distretto, si possono così distinguere le tipologie di servizi e attività offerte agli anziani e riferite all’anno 2002:

*      ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI

*      RESIDENZA ASSISTITA

*      ATTIVITA’ LAVORATIVA ANZIANI

*      TRASPORTO SOCIALE ANZIANI

*      TRASPORTO URBANO ANZIANI

*      SOGGIORNI CLIMATICI PER ANZIANI

*      CENTRI DIURNI ANZIANI

Dall’analisi dei bisogni primari e secondari, di cura, socializzazione, psicologici, affettivi, si riscontra, come di fatto in tutte le realtà territoriali i livelli essenziali siano stati soddisfatti e garantiti nella varie le tipologie di servizi e attività che i comuni attivano annualmente.

Ci si riferisce maggiormente alla richiesta di servizio di assistenza domiciliare la cui domanda distrettuale evasa è di 1.335 soggetti assistiti (1.856 i richiedenti) che rappresentano il 4,20% della popolazione anziana.

Altro dato significativo, che denota nel tempo l’evoluzione o mutamento della richiesta di servizi alternativi, viene ampiamente dimostrato dai dati quantitativi di utenza che fa richiesta di servizi che trovano connotazione in occasioni di svago, vedasi numericamente l’incremento Centri Diurni di Aggregazione presenti in tutto il distretto (sei a Siracusa) uno o più di uno anche nei piccoli centri a cui si aggiungono gite e i diversi soggiorni climatici effettuati di norma ogni anno.

Certamente si può affermare che, pur essendo ancora per certi versi necessario per talune fasce di anziani il supporto dell’assistenza domestica, gli anziani dimostrano di avere bisogno di relazione, di comunicazione, di scambio di esperienze.

Dalla rilevazione dei dati effettuati sulla percentuale di anziani dai 65 e oltre appare evidente che essi si trovino posizionati maggiormente in percentuale nella zona montana, il picco massimo nel Comune di Buccheri con il 31,50 %.

Nel capoluogo Siracusa e comuni ad esso limitrofi la percentuale si attesta tra il 15,19 %, con la punta minima nel Comune di Priolo (13,49 %).

La chiave di lettura del fenomeno può essere cosi sintetizzata:

*      Il cambiamento del contesto socio-familiare, l’affermarsi del modello nucleare e il cambiamento nei compiti di cura oggi più che mai influiscono a determinare nell’anziano l’isolamento e la povertà di relazioni sociali, la scarsa tenuta dei legami sociali o addirittura la disgregazione sociale. Ancora oggi a circa un ventennio dalla emanazione delle leggi riferite agli anziani, si rileva che l’anziano solo ha il bisogno di essere assistito, ma che le prestazioni devono essere erogate con rigore e con criteri di efficacia ed efficienza, su un progetto individualizzato, verificato nel tempo con valutazioni del raggiungimento degli obiettivi prefissati a monte dell’intervento.

*      La necessità di promuovere e sostenere interventi mirati che favoriscono la vita di relazione, organizzando luoghi e centri d’incontro ove gli anziani contrastino la solitudine, il senso di svuotamento e la perdita di stimoli.Vedere gli anziani, oltre che consumatori di un determinato servizio, quali soggetti attivi che concorrono alla soddisfazione dei bisogni della comunità, a tal fine promuovendo forme di volontariato, vicinato attivo, ecc..

 

4.7.                         INFANZIA E ADOLOSCENZA

La popolazione minorile residente nel distretto  al 31.12.2002 è di 39.899 unità.

Per quanto riguarda la fascia dei minori in età scolare in genere frequentano la scuola fino al conseguimento della licenza della scuola dell’obbligo.

Nel corso dell’anno scolastico 2001-2002 si sono registrati casi di evasione scolastica: i dati quantitativi in nostro possesso non evidenziano, però, il fenomeno, che è in aumento, di alunni con problemi di ritardo scolastico, casi di bocciature e casi di frequenza irregolare.

Le cause principali del fenomeno della dispersione scolastica sono da ricercare nelle condizioni socio-economiche, ambientali e culturali delle famiglie.

L’evasione scolastica, l’abbandono, il disadattamento in qualche modo sono connessi con fenomeni di devianza, ma ciò non va inteso come un mero rapporto di causa-effetto anche se certamente l’abbandono scolastico costituisce una delle cause concomitanti dell’emarginazione e del disagio giovanile.

Dai dati esistenti presso gli uffici di servizio sociale del distretto relativamente all’anno 2002 risulta che n. 501 minori sono in carico al servizio sociale comunale con provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Catania.

Quasi tutti i suddetti minori provengono da nuclei familiari che vivono in condizioni di marginalità con problematiche legate a povertà economica, sociale e relazionale, a problemi di carattere interattivo e di comunicazione.

Spesso le difficoltà dei minori sono riconducibili a problematiche che implicano il fallimento della famiglia rispetto al proprio ruolo educativo e alla carenza di istituzioni sociali di supporto quali: la famiglia allargata, il vicinato, il gruppo.

Per quanto riguarda i minori emerge un fenomeno preoccupante legato ad abusi intrafamiliari, violenza e casi di abbandono materiale e morale.

In quasi tutti i comuni del distretto si registra un crescente aumento dei casi di affidamento di minori ai servizi sociali da parte delle autorità giudiziarie minorili.

Di tutti i comuni del distretto, inoltre, Solarino è il comune che ha il maggior numero di casi di violenza e abuso sessuale sui minori.

Per quanto riguarda le strutture ed i servizi a favore dei minori si registrano carenze in tutto l’ambito del distretto.

Non sono presenti servizi per la prima infanzia, quali asili nido, assenti in quasi tutti i comuni della zona montana ad eccezione dei comuni di Canicattini e Sortino, e se anche presenti, come ad esempio a Siracusa, sono insufficienti e/o inadeguati alle esigenze dell’utenza.

Non sono presenti, in tutto il territorio del Distretto, Centri di Pronto Intervento,vi è scarsa attenzione per l’affidamento familiare, e per le coppie adottive. 

La legge 285/97, a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, ha avuto certamente il merito di avere richiamato l’attenzione sui minori e di avere sensibilizzato le pubbliche amministrazioni ma molti servizi devono ancora essere conclusi e verificati.

Dall’incontro con tutte le parti sociali del distretto tenutosi in data 26.05.2003, è emerso che con i fondi della legge 285/97, nel distretto sono stati realizzati solo due progetti di educativa domiciliare, servizio ritenuto essenziale per prevenire e rimuovere situazioni di disagio e favorire il mantenimento del minore nella sua famiglia

E’ emerso inoltre che le maggiori difficoltà incontrate dagli operatori, in tutti gli ambiti sono quelle legate all’inserimento lavorativo dei minori, in particolare di coloro che già sono entrati nel circuito penale. Da qui la necessità di creare collegamenti e sinergie con il mondo del lavoro.

Se la legge 285/97 ha avuto il merito di avere posto le basi per la realizzazione di un lavoro in rete ed avviato metodologie operative volte all’integrazione dei servizi e strutture è anche vero che a tutt’oggi vi è scarsa integrazione fra tutti i progetti e soprattutto si assiste alla crescita della deresponsabilizzazione nell’ambito della famiglia e ad una scarsa valorizzazione e messa in rete delle realtà esistenti (scuola, parrocchia, associazioni servizi territoriali) a favore di politiche di sostegno per il minore a rischio e la sua famiglia.

 

 

4.8.                         RESPONSABILITA’ FAMILIARI

Dai dati esistenti presso gli uffici di servizio sociale si può affermare che vi è rispetto al passato un numero sempre maggiore di nuclei familiari disgregati e di minori che vivono in condizioni di disagio e trascuratezza.

Emerge, inoltre, che le situazioni di disagio, oltre a problematiche socio-culturali ed ambientali, sono riconducibili spesso a problemi di relazione di coppia, crisi familiari, separazione o divorzio.

Molto spesso, le coppie in crisi, non riescono autonomamente a separare le funzioni genitoriali da quelle coniugali e la carenza, se non addirittura l’assenza di servizi a sostegno delle famiglie determinano situazioni di conflitto con gravi difficoltà per la crescita per i figli.

Inoltre, molte giovani coppie, prive di un adeguato supporto della rete familiare e/o provenienti da ambienti socio-culturali arretrati, vivono gravi disagi alla nascita del primo figlio.

Si registra, inoltre, a causa dell’aumento dell’inflazione reale e del tasso di disoccupazione del distretto, un aumento di famiglie che vivono in condizioni di grave disagio economico per le quali sono necessari supporti per garantire il diritto alla casa, all’occupazione e alla sicurezza economica essenziale. 

Inoltre, le trasformazioni demografiche dovute al costante invecchiamento della popolazione e alla crescente instabilità dei legami matrimoniali  hanno modificato il modello tradizionale di famiglia determinando la presenza di numerose famiglie monoparentali.

Oltre ai suddetti problemi, le famiglie manifestano bisogni legati alla cura di soggetti deboli: anziani, minori, disabili, malati.

Infine, si registrano bisogni latenti di carattere relazionale che neppure i soggetti che ne sono portatori riescono a riconoscere.

Ad oggi i comuni del Distretto non hanno avuto una politica articolata a sostegno della famiglia attivando in maniera disomogenea interventi disorganici e frammentati di natura economica, quali:

*      Assistenza economica continuativa

*      Assegno di servizio civico

*      Assistenza economica a famiglie di detenuti e vittime del delitto

*      Assistenza economica in forma straordinaria

*      Interventi economici urgenti

Questi interventi, oltre a non essere attivati in tutti i comuni del Distretto, sono inadeguati e irrisori rispetto ai bisogni rilevati.

Inoltre, l’attuale organizzazione dei servizi sociali rappresenta un elemento critico in tutto il distretto per l’ assenza e/o insufficiente presenza di servizi quali il servizio sociale professionale e il servizio di segretariato sociale nonché per  la mancata integrazione socio-sanitaria.

Nei paesi della zona montana il Consultorio familiare è un servizio di riferimento per la famiglia ma occorre far rilevare che da oltre un anno è sprovvisto della figura dello psicologo creando notevoli disagi a numerosi utenti.


 

4.9.                         LE NUOVE POVERTA’

Il fenomeno della povertà nel Distretto è sempre più presente e sta diventando sempre più evidente ed allarmante.

Ai poveri definiti in base all’accezione “economicistica” del termine e che appartengono a famiglie che da generazioni vivono ai margini della società, che hanno assunto come modus vivendi il continuo ricorso all’assistenza comunale, all’aiuto della parrocchia, o delle associazioni di volontariato, si aggiungono i nuovi poveri. Alla base dell’accezione più recente del concetto di povertà vi è il concetto di “esclusione” sociale.

Il “nuovo povero” è pertanto, quell’attore sociale che non riesce ad entrare nel meccanismo di possibilità di scelta e, più è stretto il ventaglio, più il soggetto è povero. Conseguentemente il riferimento all’esclusione viene ad articolarsi in funzione di questi meccanismi di possibilità, ed a partire da questi si possono certamente delineare almeno tre nuclei distinti di altre definizioni, ovvero:

a)            l’essere estranei, nel senso che la presenza di un determinato attore è definita e/o rappresentata come irrilevante rispetto a un dato sistema di relazioni sociali. E’ il caso dello zingaro, ma anche quello dell’anziano rispetto al sistema della produzione della ricchezza;

b)            la condizione di subalternità, nel senso che non è negato il ruolo dell’attore in questione, ma esso è secondario rispetto ad altri ruoli che sono presenti. E’ il caso, per esempio, del malato rispetto al professionista medico, o quello dell’utente rispetto all’apparato dei servizi sociali. La circostanza che ciò riguardi tutte le modalità di rapporto con un “tecnico” e tutto il processo di differenziazione sociale testimonia della sua pervasività e della necessità di un attento esame conoscitivo per venire a capo, caso per caso, di tutte le connessioni e dissimulazioni che sono possibili;

c)            infine la condizione di disagio, ovvero quell’insieme di squilibri più generali della capacità di agire che possono caratterizzare una persona rispetto ad un’altra. E’ il caso dell’anziano non autosufficiente o del soggetto con un percorso in atto –ma spesso anche alle spalle- di tossicodipendenza.

I nuovi poveri diventano:

*      gli espulsi dall’attività produttiva,

*      i professionisti in cerca di occupazione,

*      i lavoratori in cassa integrazione/ in mobilità,

*      i precari ed il personale addetto ai LSU,

*      le famiglie monoreddito,

*      le ragazze madri,

*      i separati,

*      i neopensionati al minimo, provenienti da inattività produttiva,

*      le vedove economicamente non autonome,

*      i giovani in cerca di occupazione, provenienti da famiglie monoreddito,

*      il giovane disoccupato che diventa orfano,

*      i minori sottoposti all’assistenza giuridica quando diventano maggiorenni,

*      i malati,

*      i tossicodipendenti, come fattore d’impoverimento per la famiglia,

*      i dipendenti dal gioco,

*      i dipendenti dall’usura,

*      la famiglia in cui il produttore di reddito sia detenuto o sia un ex detenuto, a causa della difficoltà di reinserimento.

Quando la Commissione d’indagine sulla povertà e sulla emarginazione stima in quasi 7.423.000 gli italiani poveri (pari al 13% della popolazione), difficilmente si può sostenere che si tratti solo di immigrati, barboni, persone con problemi psichici, o anche semplici “sfigati”, cioè gente che vive alla giornata come scelta personale. A quei circa 7 milioni e mezzo di persone di cui parla la commissione si arriva soltanto se si includono le famiglie con un ammontare complessivo di risorse insufficienti a soddisfare i bisogni di tutti i componenti (soprattutto se si tratta di anziani o di bambini). Il nuovo povero potrebbe essere il signore anziano che abita accanto a noi che vive con una pensione di 350 Euro al mese e che ogni giorno verso l’una, vestito comunque dignitosamente, esce per quella che per noi è la consueta passeggiata quotidiana ma che, probabilmente, è per lui il quotidiano recarsi presso la mensa della Caritas, che costituisce l’unica possibilità che ha di avere un pasto caldo decente.

Siracusa e provincia presentano numerosissime famiglie in cui tutte queste forme di povertà coesistono. Vi sono migliaia di anziani destinati alla solitudine e all’abbandono, bambini e ragazzi che hanno davanti a loro un avvenire fatto soltanto di stenti. Che dire poi dei tanti giovani che trovano conforto nell’alcool e nella droga e di cui la comunità civile si accorge solo per considerarli una piaga inquinante per i giovani cosiddetti “sani”, ma anch’essi senza lavoro. Che dire delle tantissime famiglie che hanno vissuto da sempre decorosamente ma che si ritrovano improvvisamente povere per il licenziamento del capofamiglia?

Il disagio sociale ha ormai raggiunto livelli insopportabili; nel comune capofila la situazione è particolarmente allarmante in Ortigia, alla Mazzarona ed in tutti i quartieri periferici dei paesi della provincia.

Che l’aumento della povertà sia frutto anche della disoccupazione non dà alcun dubbio. I dati forniti dalla Camera di Commercio e dall’Ufficio Provinciale del Lavoro sono terribilmente chiari: non si trova occupazione e si perdono i vecchi posti di lavoro. Sono cifre allarmanti. Basta osservare il numero di famiglie che negli ultimi anni ha fatto richiesta dell’Assegno Civico o assistenza economica presso i vari Comuni della provincia[11]. Nel contesto innanzi descritto un fattore determinante dell’autoalimentarsi del disagio è costituito dalla scarsa presenza nel territorio di servizi sociali a contrasto dei vari fenomeni, per cui la multiproblematicità di molte famiglie è un dato facilmente riscontrabile nelle domande poste ai servizi. 

 

 

4.10.  LE PARI OPPORTUNITA’ - La Violenza di genere

I dati statistici forniti dall’ONU dimostrano che la violenza domestica, maltrattamenti e abusi sono la prima causa di mortalità femminile nel mondo e riguarda tutte le culture del pianeta senza distinzione di fasce sociali, con scarti non rilevanti tra un paese e l’altro.

   Maltrattamenti e abusi intrafamiliari colpiscono donne e bambine/i nel 95% dei casi. Ne sono vittime circa il 60% della popolazione femminile mondiale, metà delle quali in forma abituale.

   Nulla lascia supporre che la percentuale delle vittime, nel nostro territorio, sia diversa da quella nazionale e planetaria

   Nel territorio del distretto il fenomeno non è mai stato indagato, e solo il comune capofila, nell’ambito del progetto “Rete antiviolenza delle città Urban Italia”, sta per avviare una ricerca per fare una stima del fenomeno nel territorio della città di Siracusa.

    La mancanza di dati oggettivi contribuisce ad una scarsa consapevolezza da parte di quanti impegnati nelle istituzioni, dovrebbero invece essere pronti a cogliere i sintomi del disagio.

   Tutto ciò causa la totale assenza di interventi istituzionali tesi a superarne le problematiche correlate, mentre il terzo settore, da sempre precursore, rispetto all’ente pubblico, nella lettura dei bisogni sommersi, ha cominciato ad avviare azioni esplorative e di sostegno, pur consapevole dei propri limiti di conoscenza e di competenza rispetto al problema.

   Un’associazione di volontariato locale riferisce che un campione di 38 donne, accolte negli ultimi sei mesi presso il loro Centro, ha denunciato ogni genere di violenza: fisica, psicologica, economica, morale, sociale.

    La stessa associazione riferisce che il dato viene ulteriormente confermato dalle locali forze dell’ordine e dagli operatori ospedalieri con cui la stessa collabora.

   Le testimonianze dirette delle utenti consentono di affermare che esiste una rilevante domanda latente di aiuto, caratteristica riscontrabile nel distretto come nel resto del mondo.

   La violenza domestica, infatti, è un fenomeno poco denunciato e solo il 15-20% dei soggetti abusati raggiunge i luoghi della giustizia, per l’inadeguatezza delle risposte istituzionali che generano nelle vittime scarsa fiducia.

   Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi, la domanda rimane inevasa per: la scarsa competenza specifica riconosciuta, del resto, dagli stessi operatori delle istituzioni, l’assenza di legali adeguatamente formati all’uopo, e soprattutto un pesante e generalizzato retaggio culturale che tende a sottostimare la gravità dei reati di maltrattamenti e abusi e la gravità del danno biologico riportato dalle vittime.

    Si riportano di seguito i dati forniti dall’associazione:

Numero contatti telefonici per richieste varie: 60

Numero utenti accolte: 38

Motivo della richiesta di sostegno:

*      violenza fisica: 80% (pestaggi, segregazione, isolamento, privazioni...)

*      violenza psicologica: 90% (insulti, umiliazioni, minacce, terrorismo, ricatti...)

*      violenza economica: 50%

*      ricerca di occupazione: 60%

Nota: si tenga presente che spesso l’utente presenta varie forme di violenza combinate:

 

Età delle utenti: compresa fra i 24 e i 70 anni

Fascia prevalente: 35/45 anni

Scolarità e ceto sociale:

*      medio‑basso: 90%

*      medio-alto: 10%

Condizione lavorativa:

*      inoccupate - occupate in nero: 80%

*      occupate con reddito fisso: 20%

Carico familiare:

*      Con figli minori: 80%

*      Con figli maggiorenni: 10%

*      Nubili - nessun figlio: 10%

Soggetto maltrattatore:

*      ex-marito 30%

*      marito: 30%

*      convivente: 20%

*      ex‑ convivente: 10%

*      altro: 10%

Interventi del Centro:

*      Legali: 60% dei casi

*      Psicoterapeutici: 20% dei casi

*      Aiuto nella ricerca di occupazione: 30% dei casi

*      Rifugio per rischio di letalità: 3 casi

 


 

5.     LA SITUAZIONE DEI SERVIZI

 

5.1.           PREMESSA

   La Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali n..328 dell’8 novembre 2000 nonché le linee guida regionali e l’indice ragionato per la stesura dei Piani di Zona rappresentano un traguardo importante che conclude una lunghissima attesa cominciata circa trenta anni fa con la Riforma del sistema sanitario nazionale, cui la legge avrebbe dovuto affiancarsi.

L’eccessivo ritardo, con cui la normativa è stata emanata, ha reso impossibile costruire un sistema di sicurezza sociale capace di garantire alle persone e alle famiglie diritti sociali minimi esigibili.

Infatti, la carenza di riferimenti legislativi unitari ha sollecitato molte Regioni, tra cui la Sicilia, ad emanare provvedimenti legislativi per il riordino dei servizi socio-assistenziali che hanno prodotto lo sviluppo disomogeneo di servizi socio-assistenziali, creando una situazione di difformità tra territori per tipologie, contenuti, prestazioni, modalità di accesso e qualità dei servizi.

Il tutto, inoltre è avvenuto, in un contesto storico, di grande crisi politica, economica, istituzionale e sociale, in cui sia la struttura della società sia la struttura della famiglia hanno registrato profonde trasformazioni, che hanno generato la crescita di desideri privati e nuovi bisogni individuali e collettivi, sempre più complessi e marcatamente soggettivi, a cui lo Stato sociale non ha saputo dare risposte differenziate e integrate.

 Interventi burocratizzati, inefficacia delle prestazioni, crisi di solidarietà e di integrazione sociale, esplosione dell’azione volontaria, ma soprattutto la caduta dell’ illusione statalista hanno imposto il ripensamento dei modelli, delle strategie e degli orientamenti di politica sociale.

La Legge 328/2000 - che promuove il benessere individuale e collettivo attraverso un complesso sistema di “care”, risultato dell’agire integrato di tutti i soggetti istituzionali e informali che si riconoscono, reciprocamente, sulla base di una diversa e specifica competenza - segna il passaggio dal Welfare State al Welfare Society, cioè da una società basata su una logica di sostituzione a una società basata su quella di potenziamento e compenetrazione.

Per il territorio nasce l’esigenza di cercare nuovi assetti organizzativi e relazionali, se vuole maturare una politica locale attiva per la promozione della persona e per l’esigibilità dei diritti di cittadinanza per tutti, poiché lo Stato sociale rischia di frantumarsi se non può contare su comunità locali, capaci di realizzare una rete di relazioni formali e informali che permettano alla persona e alla famiglia di partecipare alla vita sociale e politica.

Le comunità locali sono chiamate a realizzare modelli di protezione sociale, finalizzati alla scoperta, allo sviluppo e alla crescita dell’ umano e non soltanto alla tutela.

In tal senso la legge ha messo in campo una strategia “chiave”, che è quella di organizzare un servizio sociale professionale che, orientato al sistema persona, famiglia e comunità, sia finalizzato alla lettura e decodificazione della domanda, alla presa in carico della persona, della famiglia e/o del gruppo sociale, all’attivazione ed integrazione dei servizi e delle risorse a rete, all’accompagnamento e all’aiuto nel processo di promozione ed emancipazione in riferimento all’art 22 della legge 328/2000.

In una società come quella contemporanea, caratterizzata da grandi cambiamenti, da crisi e che ha visto crollare molti miti, infatti, c’è bisogno di una comunità locale in cui la fiducia, il sentimento di “essere con”, la mutualità, la partecipazione e l’integrazione siano presenti e valori al tempo stesso e che il servizio sociale professionale, individuato dalla legge può essere in tal senso una vera strategia di management.

I profondi mutamenti anche di tipo normativo, stanno ponendo le fondamenta per una nuova organizzazione sociale che tende a superare il problema secondo un’ottica di coesione sociale. 

 

 

5.2.           L’EVOLUZIONE DEI S.S. IN SICILIA DAL ’70 AD OGGI

   La Sicilia, nonostante, goda di condizioni e forme particolari di autonomia[12] secondo lo Statuto speciale, adottato nel 1948 dalla Costituente e malgrado i nuovi principi ispiratori della Legge Costituzionale, in materia socio-assistenziale, non esprime iniziative significative e l’ambito si caratterizza per una sostanziale continuità con le politiche nazionali del passato.

L’assetto delle politiche socio-assistenziali rispecchia, sostanzialmente, quello generale dello Stato per cui i servizi sono organizzati ed erogati sulla base di competenze ministeriali e di enti periferici senza particolari interventi regionali di decentramento e contestualizzazione, talché la logica sottesa risulta essere quella riparativa o “tampone” che si traduce in una serie residuale di interventi settoriali, diretta a precise e differenziate categorie di bisogni.

La Sicilia per dare inizio al decentramento agli Enti locali delle funzioni regionali, attinenti alla beneficenza e assistenza pubblica, a seguito del D.P.R. 616 del 1977 emana la legge n.1 del 2 gennaio 1979 che trasferisce funzioni regionali ai Comuni..

In base alla norma[13] i Comuni diventano titolari in materia di assistenza e beneficenza pubblica, del ricovero di minori ed anziani indigenti presso istituti educativi e socio-assistenziali, dell’erogazione di prestazioni assistenziali in natura, degli interventi in favore dei profughi italiani, dell’assistenza estiva ed invernale dei minori, dell’erogazione dell’assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei detenuti, delle vittime del delitto e post-penitenziaria, di interventi in favore di minorenni soggetti a provvedimenti amministrativi e civili dell’autorità giudiziaria minorile e dell’erogazione di interventi assistenziali in favore dei non vedenti.

Un aspetto importante della legge è l’affermazione del principio della programmazione comunale[14]che assieme all’istituzione di un Fondo per gli investimenti, destinato all’attivazione di strutture comunali, valorizza il ruolo degli Enti locali e apre una via nuova per la gestione e la politica locale dei servizi socio-assistenziali[15].

Questa impostazione raggiunge la massima espressione soprattutto nei recenti Consigli di Circoscrizione[16] la cui azione propulsiva, di coinvolgimento della base e di stimolo alla partecipazione, che questi organismi devono esercitare, è ancora irrilevante e il loro ruolo politico ininfluente[17].

Un altro provvedimento emanato dalla Regione Siciliana che incide nell’ambito delle politiche sociali è quello del 1980[18]  che sana situazioni di precariato venutasi a creare precedentemente.

I Comuni si ritrovano così ad avere in forza, anche nell’ambito dei servizi socio-assistenziali, un certo numero di giovani più o meno e diversamente qualificati.

Le norme [19]di attuazione dello Statuto in materia di beneficenza pubblica ed opere pie forniscono alla Regione un’altra buona occasione per avviare la riforma dei servizi socio-assistenziali in Sicilia.

In tal senso, accanto alle importanti iniziative legislative dei settori anziani[20], handicap[21], tossicodipendenza[22], asili nido[23], consultori familiari[24], salute mentale[25], sanità [26]ecc. fioriscono proposte legislative di iniziativa governativa e parlamentare finalizzate al riordino dei servizi socio-assistenziali, puntualmente presentate ad ogni nuova legislatura e regolarmente disattese.

Nel maggio 1986, la Riforma siciliana procede al riordino dei servizi e delle attività socio-assistenziali[27]che vede come protagonista del nuovo assetto istituzionale il Comune a cui fanno capo anche i controlli sulla gestione privata dei servizi[28].

L’obiettivo è quello di riorganizzare le attività socio-assistenziali, attraverso un sistema universalistico di servizi (art.1) diretti a:

*      prevenire e rimuovere le cause dei bisogni e l’emarginazione sociale;

*      assicurare il mantenimento o il reinserimento dei soggetti nel proprio contesto di vita;

*      garantire ai cittadini la libera scelta fra servizi diversi;

*      promuovere una rete di servizi accessibili, superando la frammentarietà o la precarietà;

*      assicurare l’effettiva partecipazione dei cittadini alla politica dei servizi (art.2).

La legge, che privatizza le IPAB e abolisce l’elenco dei poveri, prevede un ventaglio di modalità di interventi[29], attuabili nel territorio attraverso una rete di servizi prevalentemente aperti, domiciliari, residenziali e di prestazioni economiche.

Per realizzare questi interventi, l’art. 5 del dettato legislativo stabilisce che i Comuni dell’isola, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, sono tenuti ad istituire, nell’ambito della propria struttura organizzativa, apposito ufficio per il servizio sociale, dotato di adeguati operatori[30], che la legge identifica quale struttura organizzativa preposta alla programmazione, organizzazione, gestione e controllo degli interventi e di tutti i servizi e le iniziative di carattere socio-assistenziale previsti dalla stessa legge.

L’ufficio, che ha il compito di svolgere anche attività di informazione, indagini, documentazione dei problemi sociali e dei servizi presenti nel territorio, con i quali si collega, ha l’obbligo di aver in organico almeno un assistente sociale ogni cinquemila abitanti.

Inoltre, al fine di realizzare l’integrazione socio-sanitaria, già annunciata dalla riforma sanitaria del ’78, la norma prevede che gli interventi socio-assistenziali siano coordinati con i servizi dell’unità sanitaria locale, prioritariamente a livello di distretto (art 17).

I servizi socio-assistenziali, così ipoteticamente organizzati, possono essere attuati dai Comuni dell’isola sia in forma diretta che tramite convenzione con il terzo settore o mediante delega ai Consigli di Circoscrizione per quanto riguarda il segretariato sociale, il servizio sociale professionale, l’assistenza economica, l’assistenza domiciliare e i centri diurni di assistenza e di incontro per minori, inabili ed anziani (art.3).

La legge però, nonostante abbia il merito di introdurre nell’ambito dei servizi una grande innovazione culturale e nonostante la validità dei suoi principi ispiratori, presenta limiti soprattutto sul piano finanziario, che sostanzialmente impediscono la sua attuazione, riassumibili in:

*      mancata unificazione degli interventi di settori disciplinati da diverse altre leggi regionali che, nonostante il principio di integrazione dichiarato dal nuovo riordino e mai, sostanzialmente applicato, continuano ad operare scollegate e con propri finanziamenti[31];

*      assenza di un fondo regionale unico per la gestione dei servizi e degli interventi socio-assistenziali, che attingono invece ad un fondo costituito da assegnazioni e finanziamenti dello Stato, da uno stanziamento la cui determinazione e rimandata ad una successiva legge[32] della Regione, da una quota dei fondi per i servizi e per gli investimenti, di cui alla L.R. n.1 del 2 gennaio del 1979 e infine dagli stanziamenti settoriali pertinenti ai servizi socio-assistenziali riguardanti le materie della tossicodipendenza, materno-infantile, tutela della salute mentale, anziani e portatori di handicap (art.44).

Inoltre prevede che:

*      le Province, sostanzialmente, mantengono la gestione dei servizi e degli interventi di loro competenza[33] in favore di minori, gestanti e madri (art.49) che continuano cosi ad essere non solo frantumati ma anche organizzati secondo il criterio obsoleto delle categorie;

*      il personale del disciolto comitato provinciale dell’Opera nazionale maternità ed infanzia continua a svolgere presso la Provincia i compiti da questa assorbiti (art. 62) e li realizza, senza particolari note di innovazione, con la stessa specificità dell’impostazione predente;

*      l’istituzione dei servizi previsti dalla legge da parte dei Comuni ha luogo compatibilmente alle risorse finanziarie di cui questi enti possono disporre e nel rispetto delle norme di legge in materia di finanza locale (art.71), aspetto deterrente per una sostanziale ed equilibrata politica dei servizi stessi.

Dall’esame della L.R. n.22/86, precedentemente esposto, emerge chiaramente lo squilibrio degli elementi costitutivi della legge che risultando sbilanciata sul piano delle risorse rispetto a valori, fini e soggetti, non è nelle condizioni di realizzare i suoi scopi e quindi di modificare, sostanzialmente, l’assetto dei servizi socio.assistenziali nella Regione.

La Regione, inoltre, continua ad emanare norme parallele differenziate per singoli settori:

1.       La L.R.87 del 12 agosto 1980, che recepisce la riforma del Servizio Sanitario Nazionale, istituendo nel territorio regionale le unità sanitarie locali;

2.      Il Decreto 8.7.81[34], che prevede la realizzazione del servizio territoriale di tutela della salute mentale, organizzato dal settore pubblico;

3.      Il Decreto Assessoriale del 5 agosto 1991, che istituisce nella Unità sanitarie locali i Dipartimenti di salute mentale;

4.      Il Decreto Assessoriale n.26781 del 7 ottobre 1981, che individua per l’assistenza ai tossicodipendenti con metadone, 23 presidi ospedalieri di competenza[35] territoriale delle UU.SS.LL..

La Sicilia, in linea con la riforma nazionale delle autonomie locali, introduce le innovazioni istituzionali[36]tenendo conto da un lato dei principi della riforma nazionale e dall’altro delle prerogative riconosciute dal suo Statuto speciale[37].

L’ordinamento locale regionale si caratterizza anche per l’introduzione degli statuti di Comuni e Province che costituiscono la loro legge[38] e la normativa sugli Enti locali viene completata da nuove norme per il controllo degli atti che questi emanano.

La regione si adegua[39] all’attuazione della trasparenza degli atti amministrativi della Pubblica amministrazione ed invia circolari esplicative a tutti i rami dell’amministrazione.

Nel 1990[40], ad integrazione di ulteriori disposizioni per l’attuazione di interventi e servizi a favore degli anziani, si apportano parziali modifiche alla legge di riordino che, nonostante il suo esiguo finanziamento con la legge del 1988, stenta a decollare.

L’unificazione dell’intervento avviene soltanto nel 1997[41], a distanza di undici anni dalla emanazione del riordino socio-assistenziale, quando i tagli alla spesa sociale regionale, divenuta insostenibile, raggiungono livelli talmente bassi da cancellare quasi dalla scena dei servizi socio-assistenziali quelli tradizionali non riconducibili a specifiche leggi di settore e per i quali non è possibile attivare servizi alternativi.

La residuale applicazione della legge impedisce infatti, sostanzialmente, nella Regione l’evoluzione dei servizi socio- assistenziali territoriali in quanto la mancata organizzazione tecnica dei servizi preposti, prevista dalla stessa norma, ha “ burocratizzato” fortemente il settore impedendo così ai Comuni di realizzare i servizi integrati a cui sono chiamati per legge[42];

la qualità dei servizi socio- assistenziali resta affidata alla volontà di operatori che credono nei valori della professione e nel diritto di cittadinanza.

L’azione della Regione è stata poco incisiva anche quando forze sociali di qualche Comune hanno rilevato la mancata istituzione e/o la pseudo-istituzione dell’Ufficio di Servizio Sociale[43], anche laddove è già presente personale adeguato, così che  ancor oggi la metà dei Comuni siciliani non ha provveduto ad istituire nell’ambito della propria struttura organizzativa l’Ufficio di Servizio Sociale. In molti Comuni non riconoscono alla professione[44] la titolarità di programmazione, organizzazione e gestione per cui al servizio sociale professionale è riservato soltanto il compito residuale di svolgere attività di informazione, di indagine e documentazione dei problemi sociali e dei servizi diretti alla persona, presenti nel territorio.

Inoltre da una recente indagine[45] condotta dall’Assessorato regionale EE..LL. sullo stato degli uffici di servizio sociale dei Comuni dell’isola, che hanno provveduto all’istituzione, emerge che solo nel 33-34% dei casi la figura professionale dell’assistente sociale è presente nella Pianta Organica dell’ente, mentre nella maggior parte dei casi si ricorre all’utilizzo della figura professionale tramite contratti in convenzione a tempo determinato, eventualmente rinnovabili.

Dalla stessa indagine emerge ulteriormente che il 60% degli assistenti sociali, che, attualmente, lavorano nella pubblica amministrazione siciliana, vengono utilizzati per fini amministrativi.

Tra le conseguenze che tale assetto gerarchico, fortemente burocratizzato, ha prodotto nell’organizzazione dei servizi socio-assistenziali siciliani si evidenziano:

*      forte connotazione burocratica dei servizi;

*      statica osservanza delle leggi che impedisce l’innovazione di servizi obsoleti;

*      risposte a problemi contingenti e/o basati sull’emergenza e non sulla programmazione;

*      organizzazione di lavoro per compiti quasi sempre non attinenti alle caratteristiche professionali dei soggetti cui sono assegnati;

*      inefficace programmazione degli interventi e delle risorse;

*      fallimento e/o non esecuzione di progetti con conseguente sperpero o perdita di finanziamenti ministeriali;

*      mancanza di verifica sistematica dei risultati di qualità ed efficacia delle prestazioni;

*      isolamento operativo;

*      inefficacia ed inefficienza dei servizi.

L’indifferenza istituzionale nei confronti dei servizi socio-assistenziali non ha risparmiato neanche il servizio sociale della sanità che, oltre alle difficoltà incontrate dal servizio sociale professionale nell’ente comunale, ha conosciuto la non considerazione da parte delle Regione[46] e a livello locale la continua delegittimazione della professione da parte di un’organizzazione fortemente sanitarizzata che nonostante l’evoluzione della professione sociale ne impedisce sostanzialmente, ancora oggi[47], l’esercizio.

Nell’ambito dei servizi sociali siciliani, l’isola felice può essere considerata quella dei servizi sociali della Giustizia che, per ovvie ragioni, gode di un riconoscimento istituzionale maggiore.

 

 

5.3.           I SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO

Dall’analisi dei dati emerge che nell’ambito territoriale del distretto D48 i LEAS (Livelli Essenziali di Assistenza) non sono presenti in maniera omogenea e comunque in alcun caso i servizi raggiungono i livelli minimi, considerato che quasi tutti i servizi hanno liste di attesa[48] per l’accesso ai servizi.

In particolare emerge che negli 11 comuni:

*      il segretariato sociale è presente solo su 4 comuni;

*      il servizio sociale professionale è presente solo su 9 comuni;

*      i servizi a sostegno della genitorialità e la famiglia sono presenti ma in maniera molto disomogenea su tutti i comuni;

*      i servizi domiciliari sono presenti in maniera disomogenea in 9 comuni;

*      i servizi residenziali sono presenti in 6 comuni;

*      l’integrazione socio-sanitaria è presente, per un solo servizio, in 1 comune.

Pertanto, nell’ambito territoriale del distretto i servizi, presenti nel territorio a “macchia di leopardo”, non raggiungono i LEAS e dove esistono non sono adeguati alla domanda sociale espressa, nonché a quella stimata che è di gran lunga superiore.

Si riportano qui di seguito le tabelle riassuntive, riferite all’anno 2002, dei servizi sociali, distinti per aree tematiche, presenti nei singoli comuni del distretto, che evidenziano l’andamento dei servizi:

 

Nell’ambito territoriale, inoltre, non si è ancora realizzata, a livello istituzionale, l’integrazione socio-sanitaria.

 

 

 

 

 

 

 

5.4.                         L’AZIENDA OSPEDALIERA “UMBERTO I”

Relazione sull’attività di day hospital di AIDS.

La divisione di malattie infettive si occupa di AIDS. dal 1993 epoca in cui si formava un organico costituito da Aiuti, Assistenti, Infermieri, Ausiliari e Assistenti.sociali con concorso specifico per l’AIDS. Si è osservato in questi dieci anni un incremento di attività del numero di pazienti affetti da codesta patologia registrando ogni anno in media 10 nuovi casi,come risulta dal prospetto sotto descritto.

Tutti i pazienti affetti da HIV hanno libero accesso presso il D.H.,senza transitare dal medico curante per la legge 135/90 sulla privacy; ciò ha determinato un incremento del numero di accessi in D.H. che nell’anno 2002 ha registrato n.1211 accessi anche perché, grazie all’intervento dei farmaci antiretrovirali, è aumentata la quantità e migliorata la qualità di vita riducendosi nettamente la mortalità. Si precisa altresì che in base al numero di pazienti la nostra provincia oggi risulta la quarta a livello regionale dopo Palermo, Catania, Messina.

 

ANNO

N° PAZIENTI

DECESSI

NUOVI CASI

ACCESSI IN  DH

      1993

9

6

9

0

1994

51

17

42

200

1995

96

9

45

458

1996

129

2

33

567

1997

150

4

21

567

1998

167

2

17

880

1999

189

1

22

880

2000

202

7

22

845

2001

220

8

18

1055

2002

234

0

14

1211

 

Del totale dei pazienti dell’anno 2002,circa 20 soggetti sono in A.I.D.S. conclamata e, pertanto, necessitano di servizi di aiuto domiciliari.

 

5.5.                         I SERVIZI SOCIALI GESTITI DAGLI ENTI TERZI

 

5.5.1.        La Scuola

La direttiva N. 487 del 6/8/1997 con la quale il Ministero P.I. invita gli Istituti di ogni ordine e grado a formare adeguatamente i docenti sui temi dell’orientamento e a fornire agli studenti e alle loro famiglie le giuste informazioni sui percorsi formativi e sulle opportunità professionali, se da una parte ha sicuramente regolamentato gli interventi di orientamento scolastico e professionale, dall’altra non è riuscita ad incentivare almeno nella provincia di Siracusa, un’adeguata cultura dell’orientamento.

Sulla base di questa esigenza, ma soprattutto sulla base dei bisogni sempre più emergenti dei nostri giovani, gli Istituti del Distretto n. 48 nell’anno 2002 hanno privilegiato l’attuazione di progetti finalizzati a sviluppare nell’utente competenze di auto orientamento e di autonomia di scelta, oltre che conoscenze appropriate dei meccanismi determinanti la realtà circostante.

Le finalità dei progetti sono state quelle di rimotivare gli studenti con frequenza irregolare e/o ripetenti, assistendoli, in particolar modo, nelle scelte che fanno riferimento al passaggio dalla scuola media inferiore alla scuola media superiore.

Tali progetti hanno avviato una sperimentazione di nuove strategie e strumenti di rimotivazione basati sul protagonismo e coinvolgimento degli alunni stessi. Si riporta di seguito una breve elencazione di progetti realizzati nell’anno 2002 i cui obiettivi e finalità sono stati oggetto di sviluppo in altre sperimentazioni:

Mis. 1.1.A        L’informatica per l’Europa

Mis. 1. 2           NetWorking

Mis. 1. 2          Utilizzo delle tecnologie informatiche nell’imprenditoria

Mis. 1. 3          L’informatica per la didattica

Mis. 1. 3          Progettare e amministrare un sito web

Mis. 3. 2          Simulazione di processi produttivi

Mis. 3. 2          Ambiente: sociale, artistico, culturale, tecnologico

Mis. 3. 2          Alimentazione e doping nella pratica sportiva

Mis. 3. 2          Laboratorio di attività creative (musica, teatro, cinematografia)

Nel distretto n. 48 opera il Centro risorse contro la dispersione scolastica realizzato con il contributo dell’Unione Europea.

Il Centro è nato dall’esigenza di intervenire in maniera concreta, qualificante e duratura su un territorio in cui l’abbandono scolastico, la disoccupazione giovanile e l’aumento dell’attività della criminalità organizzata hanno raggiunto, già da diversi anni, livelli di guardia.

Attualmente il Centro offre ai giovani nuove opportunità di formazione e procura loro, attraverso attività di orientamento, educazione alla salute, le necessarie competenze civili e professionali per il perfetto inserimento nella società.

Il centro offre le seguenti strutture:

*      Area polivalente per la simulazione dei servizi offerti dalle agenzie turistiche e dei servizi front-office offerti dai grandi alberghi

*      Serra ad attività computerizzata per la produzione di piante e fiori

*      Impianto per il rilevamento e l’elaborazione dei dati ambientali

*      Isola di lavoro con operazioni di presa, movimentazione, carico e scarico su pallet

*      Laboratorio di arti grafiche e visive e di produzione multimediale

*      Laboratorio linguistico interattivo

*      Biblioteca ed emeroteca multimediale

*      Campo di calcetto e di tennis

*      Campo di basket completo di attrezzature

*      Campo da tennis in erba sintetica comprensivo di recinzione

*      Geodetica con fondamenta.

Il Centro risorse ha stilato protocolli di intesa con la Provincia Regionale di Siracusa, il Comune di Siracusa, la ASL di Siracusa, associazioni del terzo settore, società di ricerche e analisi sui minori.

Nell’anno 2004 sarà realizzato il progetto “Orienta Creando” Mis. 3 Az. 3.2b su finanziamento F.S.E.

 

 

5.5.2.     Ufficio Territoriale di Governo

L’U.T.G., ufficio periferico del Ministero degli Interni, ha nella sua struttura organizzativa l’area sociale, che afferendo all’area di Gabinetto, è l’ufficio preposto a mediare su tutte le problematiche sociali con i diversi rappresentanti istituzionali presenti sul territorio.

 

I servizi svolti dall’ ufficio sociale dell’U.T.G. sono le seguenti:

*      Conduzione e coordinamento dell’Ufficio N.O.T. ai sensi dell’art. 75 D.P.R. 309/90.Il N.OT. (nucleo operativo tossicodipendenze) esplica interventi diretti alla prevenzione e recupero delle tossicodipendenze attraverso l’ accertamento da parte delle forze dell’ordine dell’illecito amministrativo. Gli interventi sono attivati dal servizio sociale professionale (nello specifico 2 assistenti sociali) inserito all’interno della ex prefettura per la prima volta in seguito al suddetto decreto presidenziale;

*      attività di verifica, istruttoria e valutazione demandate alle Prefetture ai sensi della L. 216/91 “Primi interventi in favore di soggetti a rischio di attività criminose” con convocazione e partecipazione all’attività del C.P.P.A;

*      Attività di verifica, istruttoria e valutazione demandate alle Prefetture ai sensi della legge 75/58 “Provvidenze assistenziali per gli interventi di protezione sociale. Nello specifico il servizio eroga contributi economici per progetti e/o attività connesse alla prevenzione della prostituzione;

*      Attività di verifica, istruttoria e valutazione demandate alle prefetture ai sensi del D.P.C.M. 20 ottobre 94 N° 755 “ Riserva Fondo Lire UNRRA”.

*      Rilevazioni annuali e trimestrali sull’ “Andamento Fenomeno Droga”;

*      Rilevazioni sulle “ Problematiche connesse al fenomeno dell’Immigrazione extracomunitaria”. Il servizio inoltre eroga contributi economici per interventi di prima assistenza a profughi coordinando anche l’inserimento in progetti P.N.A;

*      Rilevazioni biennali sulle “problematiche e le iniziative inerenti la popolazione anziana in Italia”;

*      Rilevazioni semestrali per quanto attiene le problematiche sociali emergenti nel territorio della Provincia.

 

 

5.5.3.     I soggetti del privato sociale

I soggetti del privato sociale rappresentano, soprattutto nella città capoluogo, un interlocutore nella gestione dei servizi alle persone e alle famiglie.

La collaborazione e lo scambio con le cooperative sociali, le associazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le O.N.L.U.S. nella trattazione di specifici problemi socio-sanitari e territoriali è una realtà che via via và definendosi, ma sulla quale, soprattutto nei piccoli comuni occorrerebbe mirare più incisivamente.

 

Tali soggetti in sintesi gestiscono:

*      servizi in convenzione con le Amministrazioni Comunali ai sensi della L.R. 22/86;

*       progetti con finanziamenti nazionali: L. 286/96 - Immigrazione, L. 285/97 – Infanzia e adolescenza; L. 309/91 – Tossicodipendenza; L.104/92 - Handicap;

*      progetti di contrasto all’esclusione sociale con finanziamenti europei (Urban, Occupazione e Adapt, Equal), ed altri ad erogazione diretta delle Commissioni Europee;

*      progetti di orientamento, formazione ed inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati finanziati attraverso il P.O.R. Sicilia 2000/2006 – Fondo Sociale Europeo prevalentemente con l’Asse 3 Risorse Umane e l’Asse 6 - Mis. 6.08 Iniziative per la legalità e la sicurezza.

Residuali sono invece le attività svolte dalle Cooperative Sociali di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (di tipo B ai sensi della L. 381/91) che nel Distretto si occupano prevalentemente della gestione di servizi nel settore del verde pubblico, dell’edilizia, della pulizia, della produzione di artigianato tipico e recentemente anche di turismo sociale.

 

 

 

 


 

6.     ANALISI DEI BISOGNI

 

6.1.   I BISOGNI (Rilevati, Indagati, Stimati)

 

Premessa

La nuova connotazione di Welfare, sempre più vicina alle esigenze reali di porzioni di territorio più particolari e di rappresentazioni di comunità più immediate e dirette, presuppone il superamento delle antiche logiche su cui si è diretta l’azione delle istituzioni pubbliche. Rinvia,quindi, alla necessità di individuare nuovi modelli gestionali capaci di rispondere meglio alla struttura, più ampia e variegata, dei bisogni sociali.

La realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si propone, in tal senso, di promuovere la partecipazione attiva di tutte le persone, incoraggiare le esperienze aggregative, assicurare i livelli essenziali di assistenza in tutte le realtà territoriali, favorire la diversificazione e la personalizzazione degli interventi, valorizzare le esperienze e le risorse esistenti.

Nell’ambito della complessa interazione tra tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, il Comune ha il compito del raccordo delle azioni dei differenti attori sociali, secondo un’ottica di coordinamento, condivisione degli obiettivi e di verifica dei risultati.

Le politiche attinenti al sistema integrato di interventi e servizi sono politiche universalistiche che mirano ad accompagnare gli individui e le famiglie lungo l’intero percorso della vita, sostenendo le fragilità e rispondendo agli eventuali bisogni, promuovendo e valorizzando le capacità individuali e di rete. Esse tendono a comunità sociali orientate a favorire l’incontro tra la domanda sociale e l’offerta dei servizi, promuovendo interventi e modelli che garantiscono la libertà di scelta, la cittadinanza attiva e le iniziative di auto e mutuo-aiuto.

Per l’attivazione e l’attuazione del sistema integrato di interventi e servizi è necessario la raccolta delle informazioni relative alle risorse esistenti, ai fabbisogni dei servizi socio-sanitari ed assistenziali del territorio, l’individuazione dei bisogni che restano senza risposta, tenendo da conto che la domanda sociale è condizionata da una serie di specificità improntate sia alla dimensione locale sia ai bisogni dei soggetti a rischio di esclusione.

Per tal motivo occorre andare oltre e verificare anche la domanda latente. Nell’ottica di costruzione di un modello sociale rispondente alle effettive necessità, anche prospettiche, dei cittadini e non, la rilevazione dei servizi presenti, della domanda, della richiesta evasa e non, nonché la rilevazione dei servizi da potenziare o da attivare per garantire i LEAS, costituisce lo strumento necessario per un’effettiva analisi dei bisogni, rispondente soprattutto, oltre che alla domanda espressa, alla domanda latente, che rappresenta le opportunità da offrire alla persona nel quadro avanzato della prevenzione, promozione sociale e crescita individuale.

Il metodo prescelto per l’analisi dei bisogni è basato primariamente sulla valutazione quantitativa della domanda espressa, della domanda evasa e non. Si è, quindi, privilegiata una lettura quantitativa della risposta al bisogno soddisfatto per pervenire successivamente, alla luce del contributo rilevato nei laboratori tematici ad una rilevazione sociale dei bisogni emergenti o latenti.

 

 

6.2.                         ANALISI DEI DATI PER AREA D’INTERVENTO

6.2.1.        Area responsabilità familiari e diritti dei minori

L’individuazione dei bisogni relativi all’area d’intervento e dei servizi sulle responsabilità familiari e diritti dei minori presuppone una riflessione sulle trasformazioni socio-economiche, di cui si è detto nell’analisi del contesto, e sulle demografiche.

Le trasformazioni economiche che la città di Siracusa ha subito dagli anni 60 in poi, la conseguente emigrazione dai comuni alla città, hanno modificato il contesto socio-familiare del distretto.

   La famiglia ha subito un primo passaggio da patriarcale a nucleare ed una secondo da nucleare a monoparentale.

L’inserimento nel mondo del lavoro della donna, determinato sia dalla necessità di evolversi e di contribuire all’economia familiare sia dal soddisfacimento dei crescenti bisogni dell’intero nucleo, ha creato una modifica del tradizionale modello gestionale familiare.

Ne è derivata una trasformazione dell’economia e dell’organizzazione familiare che, nel rendere più debole la coppia, determinando altresì un aumento nel distretto dei casi di divorzio e la presenza di famiglie disgregate, ha creato di fatto problemi nella cura dei figli.

   L’incremento delle famiglie multiproblematiche per fattori diversi, quali la presenza di soggetti con disagio fisico o psichico, persone anziane, povertà economiche, culturali, occupazionali sono la testimonianza di una caduta del tradizionale modello familiare basato sulla solidarietà dei membri e sulla gestione femminile dei bisogni familiari.

I minori sono divenuti i soggetti deboli che, pur avendo stimoli visivi e tecnologici, talvolta anche in eccesso, risentono di un indebolimento educativo sia familiare sia scolastico, presentando anche questo settore problematiche di tipo didattiche, strumentali, organizzative ed economiche.

La scarsa motivazione allo studio, la ricerca di gruppi trasgressivi, il bullismo, l’intolleranza alle regole, il turpiloquio, il tabagismo o l’uso di sostanze dipendenti, la ricerca ossessiva di forme di divertimento o l’abulia sono tutti fenomeni che si riscontrano nell’età adolescenziale, sintomatici di una difficoltà a confrontarsi con il processo di crescita e con modelli di riferimento certi.

L’alto tasso nel distretto di minori ricoverati in istituto (143), Comunità alloggio (46), Comunità di tipo familiare (14), in Affido familiare (62) di illegittimi, presenti nelle famiglie sostenute per assistenza economica (106), è dimostrativo di uno stato di difficoltà della famiglia.

L’alto indice presente nella città di Siracusa, rispetto ai comuni, dimostra, che il centro urbano risente maggiormente delle difficoltà dei genitori nell’educazione ed assistenza dei figli.

E’ indicativo anche che il fenomeno si verifichi maggiormente nell’area limitrofa alla città, nella macroarea costituita dai comuni di Priolo - Floridia - Solarino.

Inoltre, il basso livello degli affidi familiari a fronte delle numerose istituzionalizzazioni dimostra che molto si deve ancora operare per la tutela dei diritti dei minori, promuovendo campagne di sensibilizzazione e promozione culturale per l’ampliamento della disponibilità ad ospitare i minori.

L’alto tasso di domande inevase (397) per l’accesso agli asili nido, dato per altro relativo a 4 comuni[49], dimostra che a fronte di una richiesta familiare di supporto nella gestione di minori della primissima fascia d’età i servizi non riescono a soddisfare la richiesta ed a supportare le famiglie in un momento di maggiore bisogno.

La presenza in tre soli comuni[50] di centri aggregazionali per minori, ove confluiscono 218 minori, rappresenta un dato significativo per l’individuazione di strutture di riferimento che, nel supportare la famiglia, effettuino prevenzione al disagio.

L’assoluta assenza di case d’accoglienza[51] dimostra che le famiglie in difficoltà, ed in particolare le donne, sono scarsamente supportate.

La stessa evasione della richiesta è subordinata alla logica dei fondi in bilancio che, essendo quantitativamente diversi per ogni comune, determinano una diversa erogazione e prestazione.

Si evidenzia nel distretto un incremento della povertà materiale e di quelle forme che possiamo definire “povertà di relazioni umane”.

Il sistema familiare ed informale spesso non è in grado di reggere il sovraccarico ed il disagio, l’insufficienza dei fondi di cui le strutture pubbliche dispongono non permette di attuare interventi radicali a favore delle nuove povertà.

In sintesi, i bisogni che le famiglie del Distretto esprimono sono:

*      attivazione di reti sociali per il sostegno delle forme di povertà culturali ed economiche

*      sostegno alla genitorialità responsabile

*      equipe multidisciplinare per interventi domiciliari di sostegno alla famiglia

*      mediazione familiare e sociale per il superamento dei momenti di crisi o delle situazioni conflittuali

*      gruppi ed associazioni di auto o mutuo aiuto

*      sostegno e supporto alle famiglie per la gestione degli anziani, soggetti non autosufficienti, disabili fisici e psichici, soggetti dipendenti, minori a rischio.

Relativamente ai minori i loro bisogni sono:

*      tutela al diritto di crescita ed allo sviluppo armonico del sé bio-psichico-sociale

*      figure genitoriali capaci, competenti ed adeguate

*      asili nido con funzioni socio-educative

*      sviluppo della cultura, sensibilizzazione e censimento nel distretto delle famiglie disponibili all’affido familiare

*      punti di riferimento extrafamiliari credibili, adeguati, ed organizzati con cui interrelazionarsi, costituendo essi un supporto ed un “alter” alla famiglia

*      centri aggregazionali, comunità del tempo libero, centri per attività sportive, ludiche, musicali

*      spazi verdi

*      centri di ascolto e di orientamento, dove gli adulti, piuttosto che esprimere la loro protettiva autorevolezza, possano recuperare la funzione educativa, che garantisca la trasmissione di valori e di esperienze tra generazioni; dove la comunità territoriale riconosca che il suo ruolo pedagogico e il diritto del minore ad essere tutelato ed accompagnato nel processo di crescita.

Infine, un problema da affrontare riguarda il fatto che i servizi erogati sinora in favore dell’infanzia e dell’adolescenza non sono stati in grado di coinvolgere una fascia giovanile (15-18 anni) che vive fenomeni di forte disagio le cui manifestazioni più eclatanti riguardano la diffusione delle “droghe ricreazionali” e l’abuso di bevande alcoliche, quest’ultima, particolarmente presente nella zona montana del distretto; ciò impone che gli interventi devono muovere nella direzione della prevenzione primaria con la creazione di luoghi che i giovani riconoscano come propri ambienti di riferimento e dove si identifichino con i servizi offerti in alternativa a quelli già esistenti, come i centri di aggregazione giovanile, i centri sociali  o gli Informagiovani

6.2.2.     Area anziani

La popolazione anziana del distretto, ossia coloro che sono nella fascia d’età di oltre i 65 anni, è costituita da 32.362 soggetti, di cui 14.444 oltre i 75 anni.

Essa è pari al 16,68% (1/6) dell’intera popolazione residente del distretto (197.559), che rapportato alla popolazione infra 14 anni presenta un indice di vecchiaia pari all’ 1,07%.

L’invecchiamento generale della popolazione è un fenomeno analogamente riscontrabile tanto su scala regionale quanto su scala nazionale, sebbene nell’ambito dei contesti territoriali di riferimento l’indice raggiunge in Sicilia, livelli più bassi[52].

Il progressivo e costante invecchiamento demografico genera crescenti bisogni in termini di prestazioni assistenziali e spinge verso un’adeguata innovazione e diversificazione dell’offerta dei servizi e degli interventi sociali, anche in considerazione del “logoramento” delle tradizionali reti di solidarietà familiare, basata sulla disponibilità e l’opportunità della famiglia a sostenere gli anziani al suo interno e fuori dalle mura domestiche.

E’ pur vero che al fine di un’attenta programmazione delle politiche sociali l’indice di vecchiaia e l’indice di dipendenza vanno anche confrontati con i valori relativi all’incidenza della popolazione inferiore fino a 4 anni, fino ai 14 anni e fino ai 18 sul totale degli abitanti del distretto.

 

 La rilevazione dei dati permette di avere elementi di valutazione utile alla predisposizione di strategie funzionali, di consolidare le risposte mirate ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza e, al contempo, di rimodulare, in una logica di rafforzamento dei diritti dei minori, interventi ed iniziative diretti verso una fascia di età particolarmente esposta ai rapidi mutamenti della struttura familiare (aumento del tasso di occupazione femminile, crescita dei casi di crisi nei rapporti coniugali, riduzione del numero medio di componenti per famiglia, ecc.).

Nel distretto si è rilevato, infatti, che il progressivo e costante invecchiamento demografico[53], nonché la pressante domanda, ha sino ad oggi generato e spinto le politiche sociali verso un maggiore interesse per gli anziani con una incidente sul bilancio offerta di servizi.

Il fenomeno consequenziale è stato che troppi giovani, soprattutto nei comuni del distretto che presentano problematiche legati a spazi e risorse per le nuove generazioni, manifestano insofferenze e disagio cercando di evadere verso luoghi più attrezzati ed adeguati alle loro esigenze.

L’analisi numerica dei servizi erogati (v. scheda) dimostra che la percentuale degli interventi è alta su tutti i comuni del distretto.

Ciò in netta differenziazione con le prestazioni erogate in tutte le altre aree d’intervento, in cui solo la città ed i comuni di Priolo e Floridia presentavano un’incidenza più alta.

Il predetto quadro è sintomatico di quanto precedentemente detto, ossia, la maggiore incidenza di servizi, prestazioni e risorse dedicata agli anziani ed alla domanda presentata.

La percentuale numerica nei vari settori d’intervento, assistenza domiciliare, strutture residenziali, trasporto sociale e centri diurni, di soggetti assistiti si presenta alta in tutti i comuni del distretto.

Una differenziazione nelle politiche d’intervento si evidenzia alle voci attività lavorativa, gite, assistenza economica, trasporto urbano e telesoccorso.

L’inserimento lavorativo è attuato solo nella città e nei comuni di Floridia e Priolo. La possibilità d’inserimento in gite è offerta solo dai comuni di Canicattini Bagni, Buccheri e Solarino, che ha anche organizzato un servizio di telesoccorso, fornendo agli anziani degli apparecchi idonei al collegamento con il servizio telefonico di aiuto.

Il trasporto urbano è fornito solo dal comune di Priolo, la cui relativa distanza dalla città giustifica la prestazione.

Gli interventi effettuati per gli anziani confermano, non solo la diversa distribuzione economica delle risorse a disposizione nei bilanci dei vari comuni, ma anche la diversa politica sociale attuata, orientata, in alcuni di essi, alla risposta al bisogno di inclusione sociale, mediante attività lavorativa, collegamento con la città e gite. Nel caso del servizio di telesoccorso la risposta al bisogno è invece orientata al mantenimento del soggetto all’interno del suo ambiente di vita.

Si è rilevato, inoltre, che nel distretto la percentuale di risorse economiche (149 richieste di cui 144 evase) per il ricovero degli anziani non autosufficienti in strutture residenziali, in compartecipazione economica con l’A.S.L. n.8, ha tempi di recupero del credito molto alti.

Ciò comporta l’esigenza di un’interrelazione ed integrazione dei servizi avvertita quale primaria. La domanda di servizi verso gli anziani è alta anche in funzione, oltre alle esigenze di assistenza socio-sanitaria di cui sono portatori, della complessiva trasformazione sociale della famiglia. Infatti, vivendo sempre più l’anziano da solo, venendo meno la disponibilità del nucleo all’assistenza per diversificati motivi, in carenza o assenza di valide reti di solidarietà sociale, la domanda è costantemente rivolta alle strutture pubbliche.

In tal senso i bisogni emersi sono: 

*      Assistenza domiciliare

*      Ricovero in strutture residenziali

*      Centri diurni

*      Contributi per il servizio di trasporto

*      Centri d’incontro per attività di aggregazione, tempo libero

*      Inserimento in attività lavorativa

 

I bisogni latenti sono:

*      Richiesta di qualificazione dell’anziano quale portatore di plusvalore sociale

*      Privilegio del criterio di domiciliarietà per il mantenimento nel proprio ambiente di vita

*      Sostegno alla vita relazionale

*      Valorizzazione delle potenzialità residue, mediante inserimento lavorativo, sviluppo e mantenimento di relazioni, socializzazione, attività di svago, intrattenimento, gite sociali, attività che contribuiscono al superamento della solitudine e dell’esclusione sociale

*      Miglioramento della qualità della vita, diritto a sentirsi vitali ed utili

*      Supporto nelle spese economiche ed organizzazione della vita quotidiana.

 

 

6.2.3.     Area immigrati

Abbiamo già avuto modo nell’analisi di contesto di accennare al fenomeno migratorio e ad alcuni dei suoi riflessi sociali.

La crescita di questo fenomeno ha portato a spostare l’attenzione dagli interventi di prima accoglienza a misure più radicali quali quelle relative all’aumento del livello culturale e di istruzione di queste persone.

Quasi tutti gli operatori, che si occupano di questo delicato settore, hanno ravvisato l’utilità della figura del mediatore culturale al fine di favorire un migliore rapporto tra immigrati, operatori ed istituzioni pubbliche.

Inoltre, la questione degli extracomunitari tende ad assumere una connotazione in parte trasversale rispetto alle altre aree di intervento. Si pensi al fenomeno del disagio psichico che è in aumento fra i cittadini immigrati. Oppure a quello dei detenuti extracomunitari che sono sempre di più, e sono anche quelli maggiormente esclusi dalla possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione perché spesso mancano di fissa dimora, non hanno famiglie a cui fare riferimento. Tutte condizioni, che non permettono al magistrato di sorveglianza di proporre misure alternative alla detenzione.

Un altro aspetto dell’immigrazione spesso sottovalutato attiene alla qualità della salute degli extracomunitari.

Sotto il punto di vista sanitario, i problemi maggiori che investono gli immigrati sono l’abitazione, la nutrizione, le condizioni di vita delle loro famiglie. Questo ultimo aspetto  è forse quello più innovativo, poiché gli immigrati dell’ultima “generazione” vengono sempre meno da soli ma con le loro famiglie il che amplifica i bisogni e i tipi di interventi richiesti.

In particolare, le condizioni igienico-sanitarie in cui oggi vivono gli immigrati sono scarse. Le stesse malattie che in questi gruppi si riscontrano sono associate alle condizioni di povertà in cui vivono.

Pertanto, i principali obiettivi da perseguire sono la tutela della "integrità della persona" e la costituzione di una "integrazione a basso conflitto" tra immigrati e cittadini.

Le politiche di integrazione devono essere dirette ad assicurare agli immigrati un più agevole accesso ai beni e servizi e, più in generale, condizioni di vita decorose.

Si rende necessario:

*      dare priorità all'obiettivo di eliminare o quanto meno ridurre le barriere linguistiche e o culturali che ostacolano la fruibilità dei servizi da parte degli immigrati;

*      diffondere corsi di lingue e cultura italiana a tutti i livelli;

*      promuovere la diffusione delle informazioni sui diritti di cittadinanza e sui doveri;

*      rimuovere con opportune campagne di sensibilizzazione anche a livello locale ogni forma di intolleranza e discriminazione sostenendo le rappresentanze delle comunità degli stranieri al fine di favorire la partecipazione alla realtà locale;

*      creare alloggi sociali per offrire ospitalità ai lavoratori immigrati con partecipazione alle spese;

*      promuovere la creazione di agenzie di intermediazione e di garanzia per favorire l'accesso degli immigrati al mercato delle abitazioni e o agli alloggi di edilizia residenziale pubblica;

*      tutelare le donne ed i minori attraverso la presenza di mediatori interculturali all'interno dei consultori familiari.

*      Assistenza sanitaria, con particolare attenzione per le donne e bambini

Infine, la complessità del fenomeno, i numerosi bisogni espressi e latenti, la soluzione delle relative problematiche presuppongono la realizzazione, con la partecipazione di tutti gli enti pubblici e privati che a diverso titolo sono coinvolti nella gestione degli immigrati, di un Osservatorio Permanente di rilevazione e studio del fenomeno, nonché valorizzare le sinergie fra i fondi e le politiche destinate agli immigrati attraverso una programmazione concertata di interventi con le istituzioni pubbliche e con gli altri enti del privato sociale.

 

6.2.4.     Area disabilità

I dati del distretto, relativi sia agli alunni portatori di H  sia all’assistenza domiciliare (193), assistenza scolastica (119), trasporto (95), trasporto sociale (1098), strutture residenziali (140), assistenza economica (10), Centri di aggregazione (35), integrati dalle considerazioni già espresse nell’analisi del contesto, dimostrano che occorre prospettare interventi e soluzioni integrate a favore di questa tipologia d’utenza, portatrice di problematiche complesse dovute alla diversa tipologia di H e di gravità dello stesso.

Occorre, inoltre, prevedere risposte diversificate rispetto alle diverse fasce d’età. La prima ovvia considerazione a cui si è pervenuti è che, a fronte di una domanda di servizi che nelle sue voci sembra quasi del tutto soddisfatta[54], vi è una insufficiente integrazione dei servizi che condiziona il sistema di assistenza al disabile ed il sistema di supporto delle famiglie.

La carenza dell’integrazione in rete dei servizi, dai comuni all’A.U.S.L.. a tutti gli altri enti pubblici e privati, trova origine nella molteplicità dei bisogni (sanitari, riabilitativi, sociali, culturali, lavorativi) che i soggetti esprimono. Inoltre, il disagio non coinvolge il soggetto ma anche il suo nucleo di appartenenza.

La domanda espressa, in termini di scolarizzazione adeguata per i minori, assistenza domiciliare, strutture residenziali ed assistenza economica, trova nella mancata integrazione dei servizi sanitari e riabilitativi, interazione con il privato sociale e gli altri Enti una risposta parziale o settoriale al bisogno.

La carenza di seri studi sulla domanda latente trova origini più profonde: lo stato di malessere, oltre che fisico, sociale del disabile, i cui bisogni, espressi e latenti, rappresentano la sommatoria sia del suo bisogno sia del nucleo di appartenenza.

Si assiste infatti ad una nuova consapevolezza, la famiglia richiede interventi, oltre che rispondenti alle reali esigenze del familiare disabile, tendenti alla garanzia dei diritti di socializzazione e migliore qualità di vita dell’intero nucleo familiare, chiedendo l’attivazione dei servizi primari da parte delle strutture preposte.

Dall’analisi dei bisogni si è rilevato che molti comuni hanno usufruito dell’apporto dei servizi erogati dal Terzo settore, che talvolta ha assunto il ruolo di supplente delle carenze degli altri Enti.

Complessivamente le politiche attivate in favore dei disabili, in ragione dell’incertezza e della frammentarietà che le ha contraddistinte, non hanno garantito i livelli essenziali di assistenza in termini di misure assistenziali educative, riabilitative, lavorative, di integrazione sociale, così come non hanno valorizzato la partecipazione dei singoli, delle famiglie e dei soggetti sociali alla progettazione ed attuazione degli interventi realizzati.

La formazione e l’inserimento lavorativo rappresentano la “sfida” che la comunità dovrebbe accettare, considerando il lavoro (percorsi on the job), un mezzo per l’autonomia personale, economica e sociale, del disabile, nonché per l’attivazione di piani individualizzati di trattamento.

Bisogni espressi: 

*      Assistenza sanitaria e tecnico-riabilitativa

*      Assistenza domiciliare

*      Trasporto:servizi di accompagnamento non solo per i centri terapeutici ma anche per altre attività di socializzazione

*      Centri residenziali per i soggetti più gravi (.R.S.A., C.T.A., Case Protette, Dopo di noi, ecc.)

*      Sostegno economico

*      Centri di aggregazione sociale

*      Servizi di supporto alla famiglia in modo da consentire ai membri la normale vita di relazione

*      Centri di ascolto

*      Centri culturali, ricreativi, musicali.

*      Bisogni latenti:

*      Diritto alla qualità della vita relazionale del soggetto

*      Diritto all’integrazione sociale e culturale

*      Diritto alla formazione ed all’integrazione lavorativa

*      Diritto alla sessualità

*      Diritto all’espressione e realizzazione del sé

*      Diritto dei familiari ai propri spazi di vita sociale e relazionali

 

6.2.5.     Area Povertà

L’analisi dei bisogni dell’area d’interventi delle povertà va affrontata disgiunta da quella che può essere la domanda espressa ed evasa, costituendo solo un indicatore della rilevazione del bisogno, anche se è evidente che la domanda espressa ed evasa, in riferimento ai tre settori d’intervento delle agevolazione per l’affitto, degli interventi abitativi di emergenza e dell’assistenza economica, pone per la numerosità delle richieste i Comuni di Siracusa, Priolo e Floridia in netta differenziazione dai rimanenti del distretto.

Tale diversità in termini di analisi del bisogno pone l’attenzione sul fatto che la città ed i comuni limitrofi risentono maggiormente del fenomeno sociale ed economico di presenza di ampie fasce di povertà che si registra in tutto il resto del paese.

Questi comuni vivono e scontano la presenza di una maggiore crisi economica ed occupazionale, manifestando fenomeni di emarginazione[55] ed esclusione sociale.

Da dire che il soddisfacimento del bisogno è inoltre legato alla diversa gestione di politica economica che ciascun comune attua.

Infatti, a fronte della quantità di richiesta evasa, esiste una diversificata potenzialità di risposta vincolata alla cospicuità dei fondi in bilancio.

Indicatore, quindi, delle nuove povertà, dello stato di emarginazione e di esclusione sociale diventa il mercato del lavoro, essendo la richiesta di assistenza economica nei vari settori d’intervento nella stragrande maggioranza dei casi motivata dalla perdita o mancanza di lavoro.

Spesso inoltre tale bisogno, soprattutto nelle fasce deboli (famiglie multiproblematiche, giovani a rischio, tossicodipendenti, disabili, condannati in esecuzione pena) è accompagnato da una carenza o assenza di formazione professionale e/o di titoli professionali spendibili per l’inserimento nel mercato del lavoro, divenuto al contempo più competitivo, specialistico, specializzato.

Tale mercato, che nel distretto risente di tutte le tradizionali forme di disoccupazione (per età, cronica, frizionale, volontaria, tecnologica), determina un fenomeno di disagio economico e sociale che colpisce trasversalmente tutte le categorie sociali, ponendole a rischio.

Certamente le fasce deboli presentano la cronicizzazione del rischio ed aumentano la domanda assistenziale, ma in un prossimo futuro non si può non soffermare l’attenzione sul fatto che occorre studiare e gestire in modo adeguato la potenzialità d’inserimento lavorativo che il distretto può offrire per far sì che non si allarghino con fenomeni di grave disoccupazione le fasce a rischio di esclusione.

I dati, infatti, forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione, registrano il dato allarmante di 54.521 soggetti con problematiche lavorative[56]. Inoltre, comuni quali Floridia denunciano l’allarmante tasso di disoccupazione del 34,8%. Nel 2001, secondo i dati dell’Ufficio Regionale Istat per la Sicilia, il tasso di disoccupazione (rapporto tra le persone in cerca di occupazione, che hanno svolto azioni di ricerca nei 30 giorni antecedenti alla rilevazione, e le forze lavoro) nella provincia di Siracusa risultava pari al 14,7%.

Si tratta di un valore decisamente negativo, che raggiunge livelli ancora più preoccupanti disaggregando i dati per genere e classi d’età ed osservando gli alti tassi di disoccupazione femminile e giovanile.

Ciò in assoluta discrasia con quanto evidenziato dall’analisi del contesto da cui si evince nel Terzo settore una minore presenza di unità rispetto alla media nazionale e nel settore turistico una potenzialità occupazionale allo stato inficiata dall’insufficienza di attrezzature e servizi.

Politiche sociali di studio della richiesta del mercato del lavoro, formazione professionale, accompagnamento nell’inserimento lavorativo diventano non più procrastinabili.

Altro indicatore per una puntuale analisi del bisogno è costituito dai dati forniti dalla Caritas, che ha attivato numerosi servizi, dai Centri sociali, dalle associazioni di volontariato che denunciano l’incremento delle persone e dei nuclei familiari che richiedono generi di prima necessità (cibo, vestiti), sostegno economico, centri di accoglienza.

Si registra una percentuale considerevole di famiglie multiproblematiche che presentano precise caratteristiche: la durata del bisogno, la molteplicità dei disagi e delle loro cause, l’elevato numero dei componenti che formulano la richiesta d’aiuto.

Si ha la netta percezione e consapevolezza che nelle famiglie a rischio avvenga la trasmissione del disagio, del degrado sociale, dell’incapacità di attivare consoni comportamenti e risorse, dell’incapacità di provvedere all’educazione dei figli ed allo svolgimento di un corretto ruolo genitoriale.

La famiglia, i giovani e le fasce deboli rappresentano l’anello fragile di un diffuso disagio, caratterizzato da carenza di stimoli culturali, opportunità di socializzazione, di supporti scolastici e d’inserimento lavorativo, di sostegno alle difficoltà.

Premesso che sussiste uno stretto legame, come facilmente desumibile, tra mancanza di lavoro della persona di riferimento e povertà della famiglia, appare, opportuno ricordare che vi sono nuclei familiari poveri anche laddove la persona di riferimento è lavoratore dipendente o autonomo (casi di scarso reddito rispetto alle esigenze familiari, presenza di problematiche di tipo sanitario, di dipendenza da sostanze, dipendenza dal gioco, dall’usura, etc.).

Alla luce di quanto detto, nella constatazione che sino adesso non si è avviata una efficace politica di contenimento e di contrasto delle situazioni di povertà emergenti, che devono essere sicuramente attenzionate, i bisogni rilevati sono:  

*      Necessità di sinergia e raccordo con il mercato del lavoro, gli Enti di formazione, con agenzie dell’impiego, punti formativi esistenti

*      servizio di segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo ed alle famiglie

*      servizio di pronto intervento per le situazioni di emergenza personale e familiare

*      centri di accoglienza e di aggregazione sociale

*      centri di sostegno

*      strutture residenziali per soggetti con fragilità sociali,organizzati nella forma di strutture comunitarie di tipo familiare

*      assistenza economica, scolastica, sanitaria

*      informazione e formazione al lavoro

*      osservatorio permanente per la classificazione e quantificazione delle diverse forme di disagio.

 

 

 

6.2.6.     Area Abuso

L’assenza di fondi di bilancio ad hoc e di interventi specifici operati verso coloro che subiscono violenze e maltrattamenti è indicativa del fatto che i Comuni del distretto non hanno sinora attuato mirate politiche economiche e sociali di prevenzione e protezione di tale tipologia di soggetti.

Solo nel Comune Capofila si registra il tentativo di avviare una ricerca sul fenomeno.

Si ha, quindi, coscienza che, nell’assenza di una precisa rilevazione in termini quantitativi e qualitativi del fenomeno, si è proceduto al trattamento dei singoli casi conclamati, limitando gli interventi alla normale prassi amministrativa di raccordo tra Enti[57], ed operativa per la soluzione della domanda espressa o degli interventi disposti dall’autorità giudiziaria.

Pertanto, gli interventi economici, di ricovero e di sostegno effettuati sono rientrati nelle politiche gestionali a favore dei minori e delle famiglie.

L’assoluta mancanza di dati inerenti il distretto fa sì che, oltre a non aversi esatta contezza quantitativa del fenomeno, si sconosce la classificazione della tipologia di abusi presente e la reale percentuale di suddivisione tra quelli operati nei confronti delle donne e dei minori.

Gli unici dati in possesso, inerenti l’abuso sulle donne, dimostrano che l’abuso è perpetrato su una fascia d’età ampia e che una percentuale ampia di persone chiedono aiuto ritenendo di aver subito un danno fisico e psicologico.

La percentuale più alta di domanda espressa per violenza psicologica può essere indicativa per due ordini di fattori:

*      la presenza in qualsivoglia tipo di violenza del danno psicologico

*      la tipologia di abuso della violenza psicologica è più diffusa in quanto più subdola, poiché, se scevra dalla fisica, potrebbe essere più subita nel tempo.

Il ceto sociale e la scolarità medio-bassa dimostra che ancora molto si deve operare sui ceti culturali e sociali meno abbienti per far sì che le donne, soprattutto con prole[58], si fortifichino nel loro ruolo e nella loro identità, e siano sostenute nelle pari opportunità di inserimento sociale e lavorativo.

L’identikit del maltrattatore è importante per capire come orientare gli interventi di sostegno, considerando che nel 90% dei casi le donne subiscono violenza per rapporti di coppia e/o relazionali umilianti e patologici.

La carenza di rilevazione del fenomeno dell’abuso sui minori subenti è indicativa del fatto che il distretto, pur avendo effettuato un’attenta programmazione sulle altre aree d’intervento, non ha attivato specifiche ed incisive politiche di tutela dei diritti dei minori, la cui denuncia di abuso e maltrattamenti è rimessa, data l’età e la condizione psicologica che determina, all’attenzione, percezione e formazione nello specifico di tutte le agenzie pubbliche e private.

Il controllo sociale a tutela dei minori, attuato in tutti i suoi ambienti di vita dovrebbe divenire la costante per l’individuazione, oltre che dell’armonico processo di crescita, sviluppo e corretta socializzazione dei minori, dei casi di violenza e di pedofilia.

Nel distretto è emersa la difficoltà di rilevazione del problema, dovute alle incertezze di percezione degli operatori per carenza formativa nel settore specifico, alla individuazione e conoscenza dei giusti canali giuridici ed istituzionali da attivare, alla messa in rete delle esperienze ed interventi, alla carenza di raccordo tra gli enti territoriali.

Inoltre, la problematica relativa ai sex offenders merita una riflessione sia sulla prevenzione primaria da attivare, sia sulla possibilità di recidiva e sul raccordo tra gli enti per il trattamento di tale tipologia d’utenza.

Un’attenta e mirata programmazione e pianificazione delle politiche sociali dovrebbe innanzitutto passare attraverso un osservatorio del fenomeno, al fine di mirare gli interventi coinvolgenti oltretutto fasce d’età diverse: adulti e minori.

Dai dati rilevati e dai laboratori tematici sono emersi i seguenti bisogni:

*      Implementazione delle politiche di pari opportunità, facilitanti l’inserimento sociale culturale e lavorativo delle donne

*      Prevenzione primaria e secondaria

*      Consulenza legale e sostegno psicologico

*      Campagna informativa e di sensibilizzazione per la conoscenza e consapevolezza del problema

*      Formazione integrata degli operatori dipendenti dai vari Enti

*      Centri di valutazione psico-diagnostica dei casi sui minori e Consultori familiari per le relazioni di coppia

*      Centri di accoglienza per donne e minori

*      Mediazione penale ed agenzia di riabilitazione delle vittime

*      Centri di ascolto ed ascolto telefonico per le segnalazioni anonime dei cittadini e per le richieste di aiuto

*      Messa in rete di tutte le strutture territoriali per l’attivazione di un sistema di rilevazione dei dati

*      Trattamento socio-psicologico e riabilitativo dei sexoffenders.

 

 

6.2.7.     Area Dipendenze

La rilevazione sui soggetti dipendenti, effettuata dal Ser.T. di Siracusa, è relativa agli assistiti dal predetto ente nell’anno 2001.

Ciò è posto in evidenza in quanto si ritiene che il fenomeno delle dipendenze sia molto più esteso e, quindi, non riconducibile ai soli soggetti posti in trattamento.

Dal tavolo di concertazione è emerso che la dipendenza interessa in percentuale maggiore a quelle riportate sia la città che tutti i comuni ed è palese la presenza di casi sempre più diffusi relativi alle dipendenze, oltre che da sostanze, da situazioni o condizioni.

La carenza di integrazione dei servizi pone in difficoltà il sistema d’intervento, che spesso si riduce al trattamento sanitario e riabilitativo, senza una programmazione e pianificazione del processo di reinserimento attuato mediante piano individualizzato di trattamento predisposto dall’equipe integrata.

L’analisi dei dati trasmessi dal Ser.T. evidenzia che gran parte degli assistiti sono residenti nella città e nei comuni di Priolo G., Floridia e Sortino; che il 51% di essi è in possesso di un titolo di studio basso, che il 50% dei soggetti si trova nella fascia d’età dai 25 ai 34 anni.

Inoltre, dalla relazione si evidenzia che è aumentato il tasso di incidenza del fenomeno, il tasso di casi con doppia diagnosi, nonché la necessità di interventi economici, considerato che i soggetti seguiti presentano ridotte possibilità produttive e lavorative.

Dal contributo del C.S.S.A. di Siracusa, che segue i casi di soggetti dipendenti ammessi alle misure alternative e sostitutive, si è rilevato che gli stessi presentano i sottoelencati bisogni:

 

Bisogni rilevati

Bisogni indagati

Domanda espressa

Domanda Latente

Comunità terapeutiche

Opportunità percorsi di inserimento alternativi

(associativi, del tempo libero, culturali…)

Qualità dei servizi vista in termini di: accoglienza; presa in carico rispetto ai bisogni; sostegno e potenziamento delle risorse personali

Comunità diversificate in termini quantitativi e qualitativi

Lavoro

Inserimento in attività lavorativa

Lavoro

Capacità di autonomia economica

Accettazione ed integrazione sociale

 

Opportunità di inserimento alternativi

(associativi, del tempo libero, culturali…)

Qualità dei servizi vista in termini di: accoglienza; presa in carico rispetto ai bisogni; sostegno e potenziamento delle risorse personali

Comunità e gruppi di aiuto

Problematiche sanitarie

Necessità di controlli ed accertamenti clinici

Assistenza sanitaria anche per i familiari

Integrazione sociale

 

Inoltre, dalle relazioni sociali trasmesse dai comuni si evince che, oltre ad essere stati avviati alcuni progetti di recupero per questa categoria di utenza, le domande sociali espresse vanno dall’informazione alla necessità di consulenza psico-sociale al soggetto ed alla famiglia, dalla necessità di prevenzione all’esigenza di raccordo tra gli enti.

I bisogni espressi sono:

*      Lavoro

*      Centri di ascolto e consulenza psico-sociale

*      Centri di informazione

*      Prevenzione primaria e secondaria

*      Piano integrato degli interventi

*      Recupero scolastico e formazione per l’inserimento lavorativo

*      Centri di accoglienza

*      Piani sanitari-riabilitativi

*      Osservatorio per la rilevazione quantitativa e qualitativa del vecchio e nuovo fenomeno

 

6.3.                        CONCLUSIONI

Il monitoraggio dei bisogni sociali e dei servizi socio-sanitari del territorio, ponendosi l’obiettivo primario di contribuire alla costruzione e allo sviluppo del Sistema Integrato per la Cooperazione Sociale, da una parte, ha inteso tracciare un quadro di riferimento certo sulla popolazione e le categorie del disagio, nonché sulle risorse e i fabbisogni, e, dall’altra parte, individuare le principali linee direttrici per l’innovazione.

Avendo già evidenziato nel corso dei precedenti paragrafi le potenzialità e i fattori di rischio presenti nel territorio in ambito di politiche sociali, in questa sede appare più opportuno soffermare l’attenzione sulle indicazioni che provengono dalla lettura dei dati, nella prospettiva di delineare possibili criteri progettuali, di organizzazione e di funzionamento della rete degli interventi e dei servizi.

La complessità dei fenomeni legati ai mutamenti sociali richiede, infatti, una forte innovazione nella definizione delle politiche sociali che, oltre a garantire i livelli essenziali di servizi e prestazioni per il ben-essere sociale e il sostegno alla piena realizzazione della persona, tenga conto dei principi ispiratori e delle direttive contenute dalla Legge 328/00.

Le principali linee direttrici per l’innovazione che le politiche sociali locali devono consolidare, o verso le quali devono indirizzarsi, per la definizione degli obiettivi strategici, degli strumenti realizzativi e delle risorse da attivare, possono essere così sintetizzate:

*      promozione e sostegno alla partecipazione attiva delle persone nella definizione delle politiche che le riguardano;

*      integrazione degli interventi nell’insieme delle politiche sociali, mobilitando a tal fine tutti gli attori interessati e prevedendo una strategia unitaria per l’integrazione sociosanitaria;

*      promozione del dialogo sociale, della concertazione e della collaborazione tra tutti gli attori pubblici e privati, in particolare coinvolgendo i soggetti non lucrativi, le parti sociali, incoraggiando l’azione di tutti i cittadini e favorendo la responsabilità sociale delle imprese;

*      sviluppo delle azioni e degli interventi per la diversificazione e la personalizzazione dei servizi e delle prestazioni sociali;

*      potenziamento delle azioni che consentano ai cittadini di avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi sociali e che, in definitiva, possano risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita;

*      maggiori opportunità di formazione e aggiornamento professionale per gli operatori del sociale, coerentemente alla condivisione del principio di “apprendimento lungo tutto l’arco della vita”;

*      adozione di modelli organizzativi e di gestione orientati ai risultati, così da rendere possibile la gestione per processi, con le relative fasi di controllo e di valutazione;

*      introduzione di strumenti per la diffusione e lo scambio delle “buone pratiche”, utilizzabili nella logica “dell’apprendimento continuo” e dei modelli premianti.

Lo strumento fondamentale attraverso il quale i Comuni, nel contesto dell’ambito distrettuale e con il concorso di tutti i soggetti attivi della progettazione, possono disegnare il sistema integrato di interventi e servizi sociali, tenendo anche conto delle linee direttrici appena menzionate, è costituito dal Piano di Zona.

Il processo di pianificazione del Piano di Zona assume quindi un significato strategico ai fini della precisazione delle condizioni da garantire su tutto il territorio e, pertanto, non deve essere visto in termini meramente amministrativi (e di adempimento formale), ma deve prevedere l’attivazione di azioni responsabilizzanti, concertative e comunicative.

Vale la pena ricordare che l’attenzione va concentrata, innanzitutto, sui bisogni e le opportunità da garantire e, solo in secondo luogo perché parametrati ai primi, sul sistema di interventi e servizi da porre in essere.

Allo steso modo, devono essere necessariamente valorizzate le risorse e i fattori specifici della comunità locale; ciò al fine non solo di aumentare l’efficacia e l’efficienza degli interventi, ma anche di favorire la crescita quali-quantitativa delle medesime risorse.

Si tratta, in sostanza, di costruire, parallelamente al Sistema Integrato per la Cooperazione Sociale, un “Sistema qualità sociale”, inteso come insieme di regole, procedure, incentivi e controlli atti a garantire che gli interventi e i servizi siano orientati alla qualità, in termini di adeguatezza ai bisogni, efficacia dei metodi e delle iniziative, uso ottimale delle risorse impiegate, sinergie con servizi e risorse del territorio, valutazione dei risultati, apprendimento e miglioramento continuo.


 

7.     LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA

Livelli essenziali

Azioni da  compiere

Presenza nel distretto

Azioni che compie

Cosa manca

Segretariato sociale

Informazione

Lettura del bisogno

Raccolta dati e inform.

Promozione reti solid.li

 

Attraverso:

*       Osservatori

*       Segret. Sociale

Banche del tempo

 

È presente a:

- Siracusa

- Palazzolo

- Sortino

 Non è presente in tutti gli altri comuni

Informazione

I°Lettura del bisogno

 

 

 

Attraverso:

*       Segret. Sociale

 

     20 unità

 

   

 

 

 

*       Osservatori

*       Banche del tempo

*       Segr. sociale

Servizio Sociale Professionale

Sostegno e accompagnamento al singolo e alla famiglia;

 

Sostegno alle responsabilità genitoriali;

Mediazione familiare e sociale;

 

Consulenza e sostegno ai Procedimenti di affido/adozione;

Rapporti con A.G.;

Sostegno socio-educativo per disagio sociale e popolazione a rischio;

 

Rapporti con le associazioni formative e occupazionali;

Promozioni reti solid.li;

 

 

 

Definizioni piani socio-Riabilitativi.

 

Attraverso:      

 

*       Affido/Adozioni;

 

*       Consultori privati e attività sociali nei Consultori pubblici

 

*       Mediazione culturale

 

*       Interventi di sostegno per minori e famiglie;

 

*       Interventi per gestanti e minori ex OMNI;

 

*       Interventi di sostegno economico;

 

*       Assistenza minori illegittimi;

 

*       Prevenzione, inserimento sociale per soggetti dipendenti

 

È presente in tutti i comuni dell’ambito  tranne nei comuni di Buscemi e Cassaro mentre nei comuni di Buccheri e Ferla la presenza è di appena un operatore in convenzione  per 10 ore settimanali.

Sostegno al singolo e alla famiglia;

 

Sostegno alle responsabilità familiari;

 

Consulenza e sostegno affido/adozione;

Rapporti con A.G.;

 

Sostegno socio-educ. per disagio sociale e popolazione a rischio;

 

Definizione piani socio-riabilitativi;

 

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso:

 

*    Affido/Adozioni

 

*    Interventi di sostegno per minori e famiglie

 

*    Interventi per gestanti e minori ex OMNI

 

*    Interventi di sostegno economico

 

*    Assistenza minori illegittimi

 

 

 

     32 unità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*       Consultori privati e attività sociali nei Consultori pubblici;

*       Mediazione culturale;

 

 

*       Prevenzione, inserimento sociale per soggetti dipendenti

 

*       Assistenza minori illegittimi

 

*       Interventi per gestanti e minori ex ONMI

 

*       Interventi di sostegno per minori

 

*       Intervento di sostegno alle responsabili genitoriali

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio di pronto intervento sociale per emergenze personali e familiari

Accoglienza e cura della persona( collegamenti con prestazioni sanitarie);

 

Prestazioni economiche;

 

Ripristino delle possibili  relazioni familiari e sociali;

 

Sistemi di teleassistenza.

 

Attraverso:

*  Reinserimento lavorativo per detenuti;

*  Interventi di informazione accompagnamento al lavoro e formazione detenuti;

*  Inserimento lavorativo;

*  Servizi di formazione lavoro;

*  Acquisto strumenti tecnologici avanzati;

*  Reddito minimo di inserimento;

*  Contributi per la vita indipendente;

 

 

È presente

in tutti comuni in forma parziale con esclusione di Buscemi

Prestazioni economiche;

 

Ripristino delle possibili relazioni familiari e sociali

nei comuni di

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso:

 

1. Pronto intervento economico;

 

2. Assegno di servizio Civico;

3. Assistenza malati oncologici terminali;

4. Interventi informazione accompagnamento al lavoro detenuti;

5. Contributi per la vita indipendente;

 

N.B. punto 1° tutti i comuni dell’ambito tranne Buscemi

 

punto 2°Siracusa Solarino Palazzolo A. Sortino,

 

punto 3° Solo Siracusa

 

punto 4°/5° solo Floridia

Potenziamento di tutti i servizi già presenti ed inoltre:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*       Reinserimento lavorativo per detenuti;

 

*       Interventi di informazione accompagnamento al lavoro e formazione detenuti;

*       Inserimento lavorativo;

*       Servizi di formazione lavoro;

*       Acquisto strumenti tecnologici avanzati;

*       Reddito Minimo di inserimento;

*       Contributi per la vita indipendente;

 

Assistenza domiciliare

 

Assistenza e cura della persona;

Governo della casa e miglioramento condizioni abitative;

Aiuto per il soddisfacimento di esigenze individuali e per favorire l’autosufficienza nelle attività quotidiane;

Promozione e mantenimento dei legami sociali e familiari;
Sostegno socio-educativo a minori e disabili;

Sostengo e consulenza al care giver

Attraverso:

 

*       Assistenza domiciliare minori;

 

*       Assistenza domiciliare anziani e disabili;

*       Assistenza domiciliare disabili gravi;

*       Assistenza domiciliare dipendenze

 

 

È presente

Assistenza e cura della persona;

 

Governo della casa e miglioramento condizioni abitative;

 

Aiuto per il soddisfacimento di esigenze individuali e per favorire l’autosufficienza nelle attività quotidiane;

 

Sostegno socio-educatvco a minori e disabili:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso:

 

*    Assistenza domiciliare minori     ( prog.. L.285/97);

 

 

*    Assistenza domiciliare anziani e disabili;

 

Potenziamento di tutti i servizi presenti ed inoltre:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*  Assistenza domiciliare disabili gravi;

 

*  Assistenza domiciliare dipendenze

 

 

Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali

Accoglienza, assistenza e cura alla persona;

Attività di ristorazione;

Attività di socializzazione;

Attività di stimolo dei rapporti interpersonali;

Attività di integrazione con il contesto sociale;

Attività di stimolo per lo sviluppo e mantenimento dei livelli cognitivi;

Sostegno e consulenza ai familiari;

Sostegno socio-educativo collegato al disagio sociale e alle fasce di popolazione a rischio;

Sostegno psicologico a minori e alle donne minacciate o vittime di violenza.

 

Attraverso:

* Centri di accoglienza per donne immigrate, sole o con bambini;

 

* Centri di accoglienza per donne vittime di tratta;

* Strutture e centri di pronto intervento per minori;

* Strutture e centri di Pronto intervento ex ONMI

* Centri di accoglienza per immigrati;

* Strutture per disabili;

* Strutture e centri di pronto intervento per H;

* Strutture per soggetti dipendenti;

* Centri diurni integrati;

* Centri socio-educativi;

* Interventi di riabilitazione psicoergoterapica

Strutture per anziani ( ad esclusione di quelle finanziate col fondo sanitario:

Presenti

Accoglienza, assistenza e cura alla persona;

 

Attività di socializzazione;

 

Attività di stimolo dei rapporti interpersonali;

 

Attività di integrazione col contesto sociale;

 

Sostegno socio-educativo collegato al disagio sociale e alle fasce di popolazione a rischio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso:

 

*    Strutture per disabili:

*       Comunità alloggio dimessi ONP;

*       Case Protette per disabili;

 

*    Strutture per anziani:

*       Casa Protetta per donne Anziane autosuf.;

 

 

*       Case di riposo per anziani;

 

*       Centro di accoglienza per donne vittime di tratta;

 

*       Struttura per soggetti dipendenti;

 

*       Comunità alloggio per minori;

 

*       Comunità alloggio per ragazze madri e/o donne in difficoltà;

 

 

 

 

Potenziamento dei servizi esistenti ed inoltre:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*  Centri di accoglienza per donne immigrate sole o con bambini;

*  Strutture e centri di pronto intervento per minori;

 

 

 

*  Centri di accoglienza per immigrati;

*  Strutture e centri di pronto intervento per H;

*  Strutture per soggetti dipendenti;

*  Centri diurni integrati;

*  Centri socio-educativi;

*  Interventi di riabilitazione psicoergoterapia

 

Centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario

Accoglienza assistenza e cura alla persona;

Attività di ristorazione;

Attività di socializzazione;

Attività di stimolo dei rapporti interpersonali;
Attività di integrazione col contesto sociale;

Sostegno psicosociale collegato al disagio personale e sociale;

Mediazione interculturale per le popolazioni immigrate;

Attività formative e socio-educative.

 

Attraverso:

* Asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia;

* Centri di aggregazione giovanile;

* Centri ricreativi diurni;

* Centri diurni per anziani;

* Soggiorni di vacanza per anziani, disabili e minori;

* Attività di promozione per i giovani

 

È presente

Accoglienza, assistenza e cura della persona;

Attività di ristorazione;

Attività di socializzazione;

Attività di stimolo dei rapporti  interpersonali;

Attività di integrazione col contesto sociale;

Sostegno psicosociale collegato al disagio personale e sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso:

 

*       Asili nido;

*       Centri diurni anziani;

*       Soggiorni di vacanza per anziani;

 

 

Potenziamento dei servizi esistenti ed inoltre:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*       Servizi integrativi per la prima infanzia;

*       Centri di aggregazione giovanile;

*       Centri ricreativi diurni;

*       Soggiorni di vacanza per disabili e minori;

*       Attività di promozione per i giovani:

 

 

 

 

 


8.     LIVELLI ASSISTENZIALI ATTUALI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

9.     FATTORI CRITICI E STRATEGIE DI INTERVENTO

 

L'individuazione dei fattori critici e delle strategie è stata effettuata prendendo in esame i dati emersi da ogni area di intervento e i dati relativi alla misurazione  dei livelli essenziali di assistenza del distretto.

Dall’analisi delle aree tematiche sono stati individuati le criticità trasversali ad ogni area e successivamente,  per  facilitare la lettura sono state esaminati la comunità, i sistemi organizzativi e gli utenti quali nodi di potenziali fattori di criticità.

Sono da ritenersi fattori critici trasversali alle aree di intervento imputabili alla comunità:

*      Carenza di una cultura dell’auto-organizzazione dei cittadini

*      Tendenza alla non assunzione di responsabilità per l’esercizio del controllo sociale

*      Scarsa consapevolezza che la comunità è soggetto attivo di politiche sociali e di cittadinanza attiva

*      Carenza di una cultura dell'inclusione sociale e difficoltà a riconoscere il diritto di cittadinanza al disagio

In riferimento alle organizzazioni  e alle risorse umane deputate ad assolvere compiti istituzionali per il raggiungimento del benessere sociale garanti dell'esigibilità del diritto, i fattori trasversali sono i seguenti:

*      Mancanza di sinergia e di coordinamento dei servizi

*      Rapporto operatore/utente inadeguato per difetto

*      Mancanza di figure professionali specialistiche

*      Formazione inadeguata degli operatori nell’ottica della formazione permanente

*      La precarietà dei rapporti contrattuali fra pubblico e privato sociale

*      Forme di aggiudicazione delle gare d'appalto dei servizi sociali che non garantiscono la qualità sociale delle imprese (democraticità e trasparenza, correttezza gestionale, parametri misurabili della qualità, ecc.)

*      Resistenza culturale al lavoro di rete

*      Tendenza a lavorare per emergenze e non per programmazione e pianificazione

*      Carenza di azioni di monitoraggio e valutazione del servizio in base alla soddisfazione dei requisiti del cliente/utente

*      Difficoltà a realizzare integrazione fra i diversi settori (sociale, formazione professionale, istruzione, sviluppo territoriale, ecc.)

*      Difficoltà a realizzare l’integrazione fra le istituzioni pubbliche e private e fra i soggetti stessi del privato sociale

Per quanto riguarda, invece, i fattori critici trasversali relativi agli utenti dei servizi socio-assistenziali, essi sono i seguenti:

*      Tendenza a delegare le istituzioni per soddisfare i bisogni

*      Tendenza a percepire i servizi come “favori” e non come “diritti”

*      Distorta percezione dei diritti di cittadinanza

 

Si riportano di seguito le criticità e le strategie per ogni livello essenziale e per ogni livello assistenziale .

 

 

 

 

 

 

LIVELLI ESSENZIALE

LIVELLI ASSISTENZIALI

CRITICITA’

STRATEGIE

 

 

 

 

 

Segretariato sociale

Segretariato sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservatori sociali

 

 

 

 

 

 

Banca del tempo

*      Il servizio è presente solo a Siracusa ed in maniera parziale rispetto alle esigenze del territorio

*      Non è applicabile lo standard previsto dalla L.R. 22/86 che prevede 1 operatore ogni 30.000 abitanti in quanto dall’emanazione della legge ad oggi i servizi e le competenze dell’operatore sono aumentate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*      Assenza degli Osservatori in tutti i comuni del Distretto

 

 

 

 

 

 

*      Assenza della Banca del Tempo in tutti i comuni del Distretto

*      Estendere il servizio a tutto il territorio distrettuale utilizzando lo standard 1 operatore ogni 10.000 abitanti (tale standard appare più adeguato ai bisogni del contesto)

*      Strutturare il servizio secondo il modello reticolare interconnesso da un focal point che garantisca l’omogeneità delle azioni e della metodologia utilizzata

*      Individuare e formare adeguatamente personale dipendente dei Comuni in possesso almeno del Diploma SMS

*      Utilizzare come supporto agli operatori volontari del Servizio Civile

 

*      Creare un Osservatorio Polifunzionale a supporto del Gruppo Piano che, attraverso il focal point, rilevi nel distretto i fenomeni sociali

 

Verificare durante questo primo triennio la disponibilità della cittadinanza all’attivazione di banche del tempo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio Sociale Professionale

Servizio Sociale Professionale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affido e adozioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Interventi di sostegno economico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assistenza minori illegittimi

*      Lo standard previsto dalla L.R. 22/86 di un A.S. per ogni 5.000 abitanti non viene rispettato

*      È presente in maniera parziale in 9 comuni su 11 con enormi carichi di lavoro che determinano gravi conseguenze all’utenza

*      È assente in due comuni che non usufruiscono del servizio

*      Gli interventi si realizzano in emergenza e non con la dovuta programmazione

*      Alcuni comuni del Distretto non provvedono a coprire i posti previsti nelle Piante Organiche

 

*      Assenza di affidi familiari in 6 comuni su 11

*      L’ufficio affidi è presente a Siracusa e a Floridia con progetti della L.285/97

 

 

*      Gli interventi sono disomogenei fra comune e comune sia dal punto di vista dei criteri di accesso al servizio, sia per l’entità delle somme assegnate, sia per le modalità di erogazione basata su logiche di emergenza e non per obiettivi generando assistenzialismo

*      In molti comuni del Distretto manca un regolamento attuativo del servizio e la diversificazione degli interventi secondo i bisogni degli utenti

*      L’esiguità dei fondi comunali non permette, quasi sempre, l’erogazione del minimo vitale

 

*      Gli interventi sono disomogenei fra comune e comune sia dal punto di vista dei criteri di accesso al servizio, sia per l’entità delle somme assegnate, sia per le modalità di erogazione

*      Assenza di informazioni rispetto ai requisiti di accesso al servizio

*      Utilizzo di risorse del servizio sociale professionale dell’ASL per gli interventi assistenziali previsti dalla 328/2000

*      Integrare le risorse professionali dell’ASL con quelle dei comuni per la realizzazione degli interventi previsti dal PdZ

*      Assicurare la copertura dei posti previsti nelle Piante Organiche

*      Eventuale incremento delle figure professionali di Servizio Sociale mancanti rispetto allo standard

 

 

 

*      Promuovere attraverso campagne informative e di sensibilizzazioni il servizio

*      Creare la banca dati delle famiglie affidatarie del distretto

*      Formazione delle famiglie affidatarie

 

 

*      Ridefinizione dei criteri di accesso unico per il distretto

*      Diversificazione degli interventi omogenei in tutto il distretto

*      Individualizzazione degli interventi per obiettivo

*      Potenziamento di alcuni interventi nel distretto

*      Programmazione economica dell’intervento adeguata agli obiettivi da raggiungere definendo il numero dei destinatari

 

 

 

 

 

 

 

*      Ridefinizione dei criteri di accesso unico per il distretto

*      Riequilibrio delle somme desinate dai singoli comuni al servizio

 

 

 

 

 

 

Servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personale e familiare

Reinserimento lavorativo ex detenuti

 

Interventi di informazione, accompagnamento al lavoro e formazione detenuti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Interventi di informazione, accompagnamento al lavoro e formazione immigrati

 

Inserimento lavorativo

 

Servizi di formazione e lavoro

 

*      Assenza di qualsiasi servizio di inclusione socio-lavorativa

*      Assenza di integrazione fra servizi socio-assistenziali, penitenziari, formativi e di politiche attive del lavoro

*      I percorsi formativi in carcere non sono finalizzati all’inserimento lavorativo a fine pena

 

 

 

 

 

 

*      Mancanza di integrazione fra le politiche sociali e le politiche attive del lavoro

*      Assenza di figure professionali in grado di orientare le fasce svantaggiate in  funzione dell’empowerment individuale

*      Assenza di reti di servizi appropriati ai percorsi di inclusione sociale

 

*      Assenza di servizi di pronto accoglienza in grado di accompagnare il soggetto e/o la famiglia ai servizi della rete adeguati al bisogno

 

*      Programmare gli interventi formativi in carcere con i percorsi di reinserimento socio-lavorativo da attivare a fine pena

*      Attivare intese interistituzionali e non per definire i piani individuali di inclusione sociale

*      Attivare un progetto di pronto intervento detenuti che integri le risorse presenti nel territorio in funzione dell’accompagnamento e del tutoring dei detenuti in fase di dimissioni dagli istituti penitenziari

 

*      Attivazione di una agenzia distrettuale di inclusione sociale in grado di promuovere condizioni di benessere e creare percorsi di inclusione sociale attraverso l’inserimento occupazionale delle persone appartenenti alle fasce deboli della società e del mercato del lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assistenza domiciliare

 

Assistenza domiciliare minori

 

 

 

 

 

 

 

Assistenza domiciliare anziani e disabile

 

*      È presente solo in 2 comuni (Siracusa e Buscemi); a Siracusa è finanziato dalla L.285/97 solo per  18 mesi  ed è diretto a minori e minori disabili

 

*      I criteri di accesso al servizio sono disomogenei nei comuni del distretto

*      La risposta istituzionale alla domanda è diversificata tra comune e comune determinando la disomogeneità del livello assistenziale

*      Le modalità di gestione del servizio sono difformi nei comuni del distretto e quindi è difficilmente applicabile un comune standard qualitativo

*      Assenza di integrazione socio-sanitaria

*      Assenza di assistenza domiciliare integrata a tutela dei soggetti non autosufficienti

*      I fondi comunali destinati al servizio sono inadeguati alla domanda espressa

 

*      La percentuale della domanda inevasa dei disabili è il doppio di quella degli anziani nonostante in alcuni comuni del distretto siano stati avviati interventi ai sensi della L.104

 

 

*      Dare continuità ai progetti esistenti ed estendere il servizio di sostegno socio-educativo a minori e minori disabili a tutto il distretto

 

 

*      Ridefinizione dei criteri di accesso unico per il distretto

*      Istituzione del sistema di accreditamento delle imprese sociali per la gestione del servizio attraverso la libera scelta del cittadino

*      Omogeneizzare fra tutti i comuni il livello assistenziale

*      L’integrazione socio-sanitaria attraverso l’avvio dell’ADI per i casi gravi con il conseguente risparmio assistenziale da reinvestire per lo scorrimento delle liste d’attesa

*      Potenziamento del servizio domiciliare a favore dei disabili

 

 

 

 

 

 

Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali

 

Centri di accoglienza per donne immigrate sole e/o con bambini

 

Centri di accoglienza per donne vittime di tratta

 

Strutture e centri di pronto intervento per minori

 

Centri di accoglienza per immigrati

 

Strutture per disabili

 

Strutture e centri di pronto intervento per H

 

Strutture per soggetti dipendenti

 

Centri diurni integrati

 

Centri socio-educativi

 

Interventi di riabilitazione psico ergoterapia

 

Strutture per anziani ad esclusione di quelle finanziate dal Fondo sanitario

 

 

*      Assenza di strutture di accoglienza e di pronto intervento per tutte le tipologie di utenza, fatta eccezione per un progetto finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità per le donne vittime di tratta al comune di Siracusa

*      Le strutture per disabili sono insufficienti rispetto alla domanda

*      Assenza nel distretto di RSA (residenza sanitaria assistita) e di CTA (comunità terapeutica assistita) con conseguente aggravio della spesa assistenziale per i comuni

*      Assenza di strutture e servizi a sostegno di minori e donne minacciate o vittime di violenza

*      Le strutture per soggetti dipendenti risultano insufficienti rispetto alla domanda

*      Assenza di centri diurni integrati; solo nei comuni di Siracusa e Palazzolo si stanno attivando dei centri diurni per disabili

*      Assenza di centri socio-educativi

 

*      Individuare altre fonti di finanziamento più consistenti per attivare strutture di accoglienza per tutte le tipologie di utenza

*      Attivazione di una struttura polifunzionale di pronto intervento ad alta integrazione socio-sanitaria per soggetti con fragilità sociali

*      Attivazione di un equipe multidisciplinare (integrazione socio-sanitaria) di pronto intervento sociale

*      Attivazione nel distretto di RSA e CTA

*      Potenziamento dei due centri diurni per disabili ed attivazione di un terzo per la zona intermedia fra il capoluogo e la zona montana

*      Attivazione di servizi integrati socio-sanitari a supporto delle famiglie di soggetti a rischio di dipendenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Centri di accoglienza residenziali o diurni di tipo comunitario

 

Asili nido

 

Servizi integrativi per la prima infanzia

 

Centri di aggregazione giovanile

 

Centri ricreativi diurni

 

Centri diurni per anziani

 

Soggiorni di vacanza per anziani, disabili, minori

 

 

Attività di promozione per i giovani

*      Alto tasso di domanda inevasa rispetto al servizio di asilo nido e assenza del servizio in 7 comuni su 11

*      Assenza di servizi integrativi rivolti alla prima infanzia ad eccezione di iniziative private

*      I centri di aggregazione giovanile sono presenti solo in 2 comuni (Sortino e Ferla)

*      Assenza di spazi che i giovani riconoscono come propri ambienti di riferimento

*      Carenza di centri ricreativi diurni (solo 7 su 11)

*      I centri diurni per anziani sono presenti solo a Siracusa e Sortino

*      Il servizio di soggiorni di vacanza per anziani è attivo solo in 4 comuni

*      Il servizio di soggiorni di vacanza per disabili è assente in tutti i comuni

*      Il servizio di soggiorni di vacanza per minori è attivo solo in 4 comuni

*      Le attività di promozione per le fasce giovanili sono assenti nei comuni del distretto

*      Attivazione di bonus economici da destinare alle famiglie per la fruizione di servizi tipo micro asili, tane familiari, mamme di giorno ecc.

*      Attivazione di bonus economici da destinare alle famiglie per la fruizione di servizi integrativi per la primissima infanzia (ludoteca)

*      Attivazione di centri di aggregazione giovanile con attività articolate in diverse zone del distretto in grado di potenziare le risorse presenti nel territorio

*      Attivazione di un Atelier di progettazione partecipata in cui i giovani del distretto possano ideare attività socio-ricreative e culturali

*      Messa in rete dei servizi di informazione e di orientamento lavorativo e scolastico presenti nel distretto

 

 

10.        LE PRIORITÀ

 

10.1                         LE PRIORITA’ DI SISTEMA

Area

Priorità

Comunità

*      Attività di promozione e di accompagnamento alla costituzione di gruppi di auto-aiuto

*      Costituzione di una struttura O.N.L.U.S rappresentativa di tutti gli enti privati e pubblici del Distretto con la finalità di diventare il centro di reperimento fonti di finanziamento aggiuntive solidali, anche attraverso il coinvolgimento di sponsor e/o donatori del Mercato, Terzo Settore, Privato ecc.

*      Campagne informative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza per la partecipazione al sistema di welfare community

Organizzazioni e risorse umane

*   Accordi di programma per l’integrazione socio-sanitaria per i servizi assistenziali esistenti nel territorio

*   Accordi di programma interistituzionali per la definizione del sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali

*   Costituzione di un gruppo di lavoro per la definizione dei fabbisogni formativi del distretto

*   Attivazione di un unico progetto distrettuale per l’utilizzo dei volontari del servizio civile da destinare al supporto dei servizi e degli interventi sociali

*   Avvio del sistema di accreditamento distrettuale per la gestione dei servizi

*   Attività di monitoraggio e di valutazione degli interventi previsti dal PdZ e accompagnamento al Sistema Distrettuale di Accreditamento

Utenti

*   Attività di sensibilizzazione ai cittadini per la partecipazione attiva alla progettazione degli Uffici di cittadinanza e creazione della Carta dei Servizi di distretto

Segretariato sociale

*   Attivazione dei percorsi in tutti i comuni del distretto per la realizzazione degli Uffici di Cittadinanza attraverso dei focus group rappresentativi degli interessi della collettività (Stakeholders)

*   Individuazione e formazione di personale dipendente dei comuni da utilizzare come operatori addetti al segretariato sociale degli uffici di cittadinanza utilizzando lo standard massimo 1 operatore ogni 10.000 abitanti

*   Attivazione di un focal point distrettuale che funga da coordinamento e da nodo reticolare per gli Uffici di cittadinanza periferici

*   Azioni di verifica delle condizioni di fattibilità per la realizzazione di banche del tempo all’interno degli Uffici di cittadinanza

Servizio Sociale Professionale

*      Integrazione del servizio sociale professionale dei comuni con quello dell’ASL per gestire i servizi assistenziali

*      Integrazione delle altre risorse professionali dell’ASL con quelle comunali per realizzare  servizi integrati

*      Incremento delle unità  SSP mancanti nel distretto per assicurare lo standard regionale

 

 

 

 

10.2                 LE PRIORITA’ DELLE AREE TEMATICHE

 

Aree tematiche

Priorità

Anziani

*      Avvio di interventi integrati ( Comuni-ASL) per l’attivazione dell’A.D.I. in tutto il distretto per soggetti privi di supporto familiare, affetti da alzaimher non deambulanti

*       Integrazione Socio-Sanitaria per i servizi domiciliari gestiti dai comuni (personale A.S.L. infermieri, terapisti, geriatra, gerontologo ecc.) e potenziamento

*      Uniformare in tutto il Distretto i criteri di accesso ai servizi

*      Attivazione gruppi appartamento

Disabilità e salute mentale

*      Integrazione Socio-Sanitaria (integrazione degli interventi) e potenziamento del servizio domiciliare a favore di disabili

*       Attivazione nel Distretto di una R.S.A.  ad alta integrazione Socio-Sanitaria

*      Attivazione gruppi appartamento

*      Progetto di potenziamento dei centri diurni (Siracusa e Palazzolo) ed istituzione di un terzo centro nella zona intermedia

*      Attivazione del servizio di trasporto in tutto il Distretto

Politiche per l’infanzia e l’adolescenza

*      Equipe multidisciplinare integrata con l’A.S.L. per il trattamento specialistico di minori sottoposti a provvedimenti dell’A.G.

*      Dare continuità ai progetti esistenti (L. 285/97) estendendo a tutto il distretto, salvo finanziamenti diversi ( es. APQ):

*      Istituzionalizzazione  del progetto “Affido”   (L. 285/97)

*      Istituzionalizzazione del progetto di Educativa Domiciliare Integrata (L. 285/97)

*      Istituzionalizzazione del progetto di Educativa Domiciliare Integrata per minori disabili (L. 285/97)

*      Istituzionalizzazione del Centro analisi e documentazione ( L.285/97)

*      Istituzionalizzazione (solo nel Comune di Siracusa) del Progetto Diritti e Partecipazione ( già inserito nella misura “A” APQ)

*      Istituzionalizzazione ( solo nel Comune di Siracusa) del Progetto I Colori della Vita ( già inserito nella misura “A” dell’APQ)

*      Attivazione di un centro diurno polifunzionale giovanile, con attività ed azioni articolate nelle diverse zone del Distretto, in grado di valorizzare le risorse presenti nel territorio e attivare quelle attivabili, quale l’implementazione di un Atelier di Progettazione partecipata, in cui i giovani del Distretto possono ideare attività ludiche, ricreative e culturali

*      Creazione della rete integrata dei servizi scolastici con quelli di informazione e  orientamento

*      Definizione dello standard economico unico nel distretto per l’assistenza ai minori illegittimi

Responsabilità familiari

*      Attivazione di un’equipe multidisciplinare integrata con l’A.S.L. di pronto intervento sociale

*      Attivazione di un’equipe multiprofessionale integrata con l’A.S.L. per l’adozione

*      Attivazione di una struttura integrata di pronta accoglienza per tutte le tipologie di utenza

*      Attivazione di bonus economici per l’uso di servizi accreditati ( micro asili, tane familiari, mamme di giorno ecc. )

Immigrazione

*      Attivazione di una Agenzia distrettuale di inclusione sociale e lavorativa in grado di promuovere   percorsi di inclusione sociale di inserimento e/reinserimento formativo e/o lavorativo delle fasce più deboli della popolazione nonché  capace di affrontare le emergenze abitative attraverso l’erogazione di bonus economici e il rilascio di garanzie per la stipula di contratti di locazione e assicurare un servizio di mediazione culturale a disposizione di tutti gli enti che si occupano dei soggetti deboli  ( progetto innovativo)

*      Attivazione di una rete polifunzionale di pronto intervento ad alta integrazione socio-sanitaria per soggetti con fragilità sociali

*      Dare continuità ai progetti esistenti finanziati da altre leggi di Settore salvo altri finanziamenti ( es. misure comunitarie, ministeriali o regionali per l’inclusione)

 

Povertà

*      Attivazione di interventi formativi in carcere e in esterno, con i percorsi di reinserimento socio-lavorativo

*      Attivazione di un’equipe multidisciplinare integrata con l’A.S.L. per il pronto intervento sociale

*      Attivazione di intese interistituzionali per realizzare interventi integrati  nell’ambito di  piani individuali finalizzati all’inclusione sociale

*      Attivazione di un progetto di pronto intervento detenuti e/o condannati con problemi abitativi che integri le risorse presenti nel territorio in funzione dell’accompagnamento e del tutoring dei soggetti in fase di predimissioni

*      Sostegno ed accompagnamento delle famiglie dei detenuti e/o condannati Attivazione di una

*      Agenzia distrettuale di inclusione sociale e lavorativa in grado di promuovere   percorsi di inclusione sociale di inserimento e/reinserimento formativo e/o lavorativo delle fasce più deboli della popolazione nonché  capace di affrontare le emergenze abitative attraverso l’erogazione di bonus economici e il rilascio di garanzie per la stipula di contratti di locazione e assicurare un servizio di mediazione culturale a disposizione di tutti gli enti che si occupano dei soggetti deboli  ( progetto innovativo)

*      Estensione del servizio civico a tutto il distretto e definizione di  unici criteri di accesso

 

 

Dipendenze

*      Progetto interistituzionale per lo studio e la prevenzione primaria delle dipendenze ( L.309/91)

*      Attivazione di servizi ed interventi socio-sanitatari integrati a supporto delle famiglie di soggetti a rischio di dipendenze

*      Agenzia distrettuale di inclusione sociale e lavorativa in grado di promuovere   percorsi di inclusione sociale di inserimento e/reinserimento formativo e/o lavorativo delle fasce più deboli della popolazione nonché  capace di affrontare le emergenze abitative attraverso l’erogazione di bonus economici e il rilascio di garanzie per la stipula di contratti di locazione e assicurare un servizio di mediazione culturale a disposizione di tutti gli enti che si occupano dei soggetti deboli  (progetto innovativo)

 

Interventi contro l’abuso

*      Agenzia distrettuale di inclusione sociale e lavorativa in grado di promuovere   percorsi di inclusione sociale di inserimento e/reinserimento formativo e/o lavorativo delle fasce più deboli della popolazione nonché  capace di affrontare le emergenze abitative attraverso l’erogazione di bonus economici e il rilascio di garanzie per la stipula di contratti di locazione e assicurare un servizio di mediazione culturale a disposizione di tutti gli enti che si occupano dei soggetti deboli  ( progetto innovativo)

*      Attivazione di  strutture ed interventi integrati con l’A.S.L. a sostegno di minori e donne minacciate e/ o vittime di violenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Il dato è allarmante perché i fenomeno è concentrato nel solo comune di Priolo

[2] Il dato è così distribuito: n.3 a Floridia e n.86  a Priolo che presenta anche qui una fortissima incidenza alunni H

[3] Il dato è così distribuito: n. 4 a Floridia  e n.48 a Priolo che continua a mantenere altissima l’incidenza del fenomeno

[4] la Zona montana comprende Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide,Ferla, Cassaro, Buccheri, Buscami e Sortino

[5] Il dato è così distribuito: n.4 a Sortino e 1 a Canicattini

[6] Il dato è concentrato nel solo comune di Sortino

[7] Anche questo dato ricade nel solo comune di Sortino

[8] I dati e la relazione che seguono sono stati forniti dal Ser.T di Siracusa

[9] Solarino (27  soggetti utenti, di cui 10 con la L.104/92,);Buscemi (8 utenti di cui 7 con la L.104/92); Ferla ( 4 soggetti utenti di cui 3 con la L.104/92); Buccheri (7 soggetti  utenti di cui 4 con la L.104/92); Cassaro ( 13 utenti con L.104/92): Palazzolo (  15 utenti di cui 10 con la L.104/92).

 

[10] Comuni di Canicattini, Palazzolo, Ferla, Cassaro, Buccheri, Buscemi, Sortino.

[11] Vedi griglia relativa ai dati sui servizi.

[12] La Sicilia, nei limiti delle leggi costituzionali, ha la legislazione esclusiva su “beneficenza pubblica ed opere pie… ordinamento e controllo degli Enti Locali”, ha il potere di emanare leggi anche relative all’organizzazione dei servizi su: assistenza sanitaria e legislazione sociale (rapporti di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, osservando i minimi stabiliti dalle leggi dello Stato. Centro Studi Storico-Sociali Siciliani, Statuto della Regione Siciliana, R.D. N. 455 DEL 15.5.46 convertito nella legge costituzionale n. 2 del 26.2.48.

[13] L.R. n. 1 del 2. gennaio 1979 che  in previsione della riforma dell’organizzazione amministrativa regionale e del riordinamento degli Enti locali attribuisce ai Comuni siciliani, che sono tenuti ad adempirle, le funzioni amministrative di interesse locale di competenza regionale. (art.1)

[14] L’art.19 penultimo comma afferma il principio della programmazione comunale  per  l’utilizzo del Fondo, istituito con lo stesso articolo, secondo un programma deliberato dal Consiglio Comunale.

[15] G. Crescimanno, Il ruolo degli Enti locali nel nuovo assetto dei servizi, con riferimento alla legislazione regionale, in Esperienze Sociali n.2, Scuola di Servizio Sociale “S.Silvia”, Palermo, 1986 pp.49-63

[16] I Consigli di Circoscrizione sono stati istituiti in Sicilia con la legge n. 84 dell’11 dicembre 1976, che recepisce la legge nazionale n.278 dell’8 aprile 1976.

[17] Il ruolo dei Consigli di Circoscrizione è principalmente consultivo perché i poteri delegati, che la norma prevede per la gestione dei servizi socio-assistenziali, sono stati attribuiti solo in ridottissima parte e in alcune realtà mai realmente delegati. Vedi M. Asciutto, Legislazione sanitaria e socio-assistenziale- Evoluzione storica e normativa nazionale e siciliana a confronto, Flaccovio, Palermo, 1994 pp 53-54

[18] La  Regione emana la L.R.n.125 del 1980, “Provvedimenti per l’inserimento delle giovani Leve del lavoro nella Pubblica Amministrazione e nelle attività produttive e sociali”, che  attraverso modalità concorsuali sana definitivamente il precariato giovanile della L.285/77 e della L.R. 37/78.

[19] D.P.R. n.636 del 30 agosto 1975, entrato in vigore l’1.1.76

[20] L.R. n.87 del6 maggio 1981 “interventi e servizi a favore degli anziani”

[21] L.R. n. 68 del 18 aprile 1981 che, unificando tutta la legislazione regionale in materia di “Istituzione e gestione di servizi per i soggetti portatori di  handicap”, anticipa ampiamente l’intervento statale (L. 104 del 1992)

[22] L.R. n. 64 del 21 agosto 1984 - “Piano contro l’uso non terapeutico delle sostanze stupefacenti o psicotrope”, che, unificando tutte le precedenti norme frammentarie e settoriali, rappresenta uno dei momenti più significativi dell’impegno della Regione nella lotta alla tossicodipendenza che è di interesse sociale oltre che sanitario.

[23] L.R. n.214  del 14.Settembre 1979, che disciplina gli asili nido in Sicilia

[24] L.R. n.21 del 24.luglio 1978 che, recependo la L. n.405/75, istituisce i consultori familiari.

[25] L.R. n.215 del 14 settembre 1979, che  recepisce i principi (della L. n .180 del 13 maggio 1878) fissati dalla L.833/78  in tema di salute mentale.

[26] L.R. n. 87 del 12.8.80 che, recependo la L. n.833/78, istituisce le Unità Sanitarie Locali.

[27] L. R. n. 22 del 9 maggio 1986 che riconduce al Comune la titolarità delle funzioni assistenziali e della programmazione locale.

[28] Ai privati non è interdetta la libertà di iniziativa, ma sono obbligati ad iscriversi ad un albo comunale (art.27), mentre alle istituzioni, che intendono stipulare convenzioni con il Comune, è fatto obbligo di iscriversi ad apposito albo regionale (art.26).

[29] La legge all’art.3 prevede: segretariato sociale; servizio sociale professionale;assistenza economica; assistenza domiciliare; centri diurni di assistenza e di incontro per minori,inabili ed anziani; comunità alloggio, case albergo, case protette per minori, anziani, inabili ed altri soggetti privi di assistenza familiare;centri di accoglienza per ospitalità diurna o residenziale temporanea; soggiorni di vacanza; assistenza abitativa; affidamento familiare e sostegno economico agli affidatari; interventi a favore di minori nei rapporti con l’autorità giudiziaria; interventi di ricovero per persone non autosufficienti; assegni personali in caso di preaffidamento in conseguenza di dimissioni di minori, anziani ed inabili già ricoverati; assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei detenuti e delle vittime del delitto; assistenza post-penitenziaria; iniziative volte alla prevenzione del disadattamento e della criminalità minorile.  

[30] L’ ufficio, che in relazione alla grandezza del Comune può essere una struttura unitaria o articolata e decentrata, deve avvalersi del servizio sociale professionale con compiti anche di coordinamento dell’ufficio, di operatori qualificati per il segretariato sociale, di personale amministrativo, di ulteriori competenze statistico informative, urbanistiche, pedagogico-educative.

[31] Ci si riferisce alle leggi di settore richiamati dall’art 17 della L.R.22/86.

[32] Lo stanziamento della lettera b dell’art. 44 avviene con la legge n.33 dell’8 novembre 1988. che non contribuisce certo ad unificare gli interventi socio-assistenziali previsti dalla L.R.n.22/86.

[33] Le competenze della Provincia sono quelle previste dal regio decreto n.798 dell’8 maggio 1927, convertito nella legge n. 2838 del 6 dicembre 1928 e successive modifiche ed integrazioni e dalla   L. n.698 del 22 dicembre 1975.

[34] Il Piano Regionale detta norme riguardanti la tipologia di servizi da realizzare a livello di U.S.L.:

1) Centro extraospedaliero,sede del coordinamento operativo che costituisce il nucleo del servizio territoriale dove viene organizzato il lavoro delle equipes multidisciplinare;

2) Servizio ospedaliero di diagnosi e cura, attivabile al bisogno,nell’ambito dell’Ospedale generale per ricoveri volontari o Trattamento Sanitario Obbligatorio, ai sensi dell’art.34 della L.833/78; 3)Ambulatori integrati da servizi quali: case famiglia, centri residenziali, centri di attività protetta, circoli o club, case albergo, comunità terapeutiche assistite

[35] Riconfermata con il Decreto del 26 giugno 1992

[36] L.R. n. 48 dell’11 dicembre 1991- Provvedimenti in tema di autonomie locali-

[37] Prerogative che la Regione esplica dalla Costituzione in poi e che recentemente hanno determinato, con la L.R.n.9 del 6 marzo 86, l’istituzione della Provincia  regionale che completa l’assetto istituzionale locale.

[38] Vedi circolare regionale n.2 dell’11 aprile 1992.

[39] La regione recepisce la L. 241 del 90 con la L.R. n.10 del 30 aprile 1992

[40] La legge 22/86 è integrata dalla L.R.n.27 del 7 agosto 1990

[41] Ci si riferisce alla L.R.n.6 del 7 marzo 1997-Programmazione delle risorse e degli impieghi. Contenimento e razionalizzazione della spesa e altri disposizioni aventi riflessi finanziari sul bilancio della regione.

[42] Ci si riferisce alla nuova procedura penale per i minorenni n. 448 del 22.settembre 1998, che chiama espressamente i servizi dell’Ente locale a dare un contributo sostanziale all’opera di recupero dei minori. L’inesistenza o la mancata organizzazione dei servizi  rasenta, una giustizia impari se non il fallimento della stessa riforma giudiziaria e se ciò non avviene è solo merito degli operatori che da un lato con grande spirito di responsabilità interagiscono a livello informale con i servizi della giustizia e dall’altro con creatività  si inventano spesso le risposte che una mancata e /o inadeguata programmazione non riesce a dare.

[43] La legge assegna all’Ufficio di servizio sociale comunale compiti di programmazione, organizzazione e controllo che sono irrinunciabili per realizzare servizi ed interventi rispondenti alle esigenze dei contesti ove  questi si situano.

[44] Circolare n.2 della Regione Sicilia, emanata l’8 aprile 1999.

[45] Ci si riferisce all’indagine del Febbraio 2000 i cui dati qui riportati sono stati diffusi dal Dott. Panebianco, consulente del Dipartimento regionale EE.LL., nell’ambito del Seminario di studi, promosso dall’Istituto di Sociologia Luigi Sturzo, sul tema:”La riforma dell’assistenza, il nuovo Welfare in Sicilia”, Caltagirone, 8 ottobre 2001

[46]      La Regione, nell’ambito della prima stesura della legge che recepisce la L.502 del 30 dicembre 1992, ha dimenticato di menzionare tra i servizi del distretto Sanitario quello sociale, che è stato, successivamente, inserito nella stesura definitiva, solo dopo le accese proteste dei professionisti del settore e l’intervento dell’ordine professionale della regione Sicilia, la cui  recente azione ha dovuto anche aggiustare il tiro dell’ultimo piano sanitario regionale che ha inizialmente collocato il servizio sociale ospedaliero alle dipendenze del servizio infermieristico..

[47] Il decreto Assessoriale del 14 luglio del 1998 approva le linee guida per l’istituzione del servizio sociale delle Aziende sanitarie.

[48] Le liste d’attesa risultano,tra l’altro, falsate da due fattori: la non attivazione di servizi o l’esiguità delle somme, previste nei bilanci comunali, per quelli attivati che inducono il cittadino a on esprimere la domanda

[49] Siracusa, Canicattini Bagni, Floridia e Sortino.

[50] Ferla, Palazzolo Acreide e Sortino.

[51] Solo 9 casi di assistenza a Siracusa ed 1 a Solarino.

[52] Indice di vecchiaia del distretto 1,01, indice di vecchiaia in Sicilia, indice di vecchiaia in Italia.

[53] Si è rilevata comunque una netta controtendenza a tale fenomeno in due comuni del distretto: Floridia e Solarino. Infatti a Floridia nel 2002 i minori residenti rappresentavano il 24,11% della popolazione, dato che dimostra un’incidenza sulla popolazione complessiva di quasi 3 punti percentuali in più rispetto al valore regionale (21,6%) e quasi 7 rispetto al valore nazionale (17,4%). A Solarino nel 2002 i minori residenti rappresentavano il 22,47% della popolazione, dato che dimostra un’incidenza sulla popolazione complessiva di 1 punto percentuale in più rispetto al valore regionale e 5 rispetto al valore nazionale.

[54] Si discostano solo i dati forniti dal comune di Siracusa e Solarino  la cui evasione della domanda è totale solo per il trasporto sociale e l’assistenza economica.

[55] Si è già, nella trattazione della criminalità, segnalata una maggiore incidenza di soggetti devianti sottoposti a misure alternative nei predetti comuni.

[56] Il dato rappresenta la somma delle fasce di: disoccupati, inoccupati, part-time, in mobilità, extracomunitari iscritti.

[57] Comuni, Consultori, UDSSM, Tribunale per i minorenni, Procure.

[58] Dalla rilevazione si evince che l’80% delle subenti ha figli minori.