
Relazione Sociale
2.2. PRIOLO,
FLORIDIA E SOLARINO
3. IL CONTESTO
SOCIO-ECONOMICO
3.5. IL
PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO
4.4. DISABILITA’
- MALATTIA MENTALE – ALZHEIMER
4.8. RESPONSABILITA’
FAMILIARI
4.10. LE
PARI OPPORTUNITA’ - La Violenza di genere
5.2. L’EVOLUZIONE
DEI S.S. IN SICILIA DAL ’70 AD OGGI
5.3. I
SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO
5.4. L’Azienda Ospedaliera “Umberto I”
5.5. I
SERVIZI SOCIALI GESTITI DAGLI ENTI TERZI
5.5.2. Ufficio Territoriale di Governo..
5.5.3. I soggetti del privato sociale.
6.1. I
BISOGNI (Rilevati, Indagati, Stimati)
6.2. ANALISI
DEI DATI PER AREA D’INTERVENTO
6.2.1. Area responsabilità
familiari e diritti dei minori
7. LIVELLI ESSENZIALI DI
ASSISTENZA
8. LIVELLI ASSISTENZIALI
ATTUALI
9. FATTORI CRITICI E STRATEGIE
DI INTERVENTO
10.2. LE
PRIORITA’ DELLE AREE TEMATICHE130
La
legge 328/00, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato dei
servizi sociali”, recepita dalla Regione Siciliana con decreto presidenziale
del 4 novembre 2002 –Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario
della Regione siciliana-, ha sancito il dovere di attuare un sistema integrato
dei servizi socio-sanitari, basato sui principi di uguaglianza, non discriminazione,
libera partecipazione, democraticità, solidarietà e sussidiarietà.
Tali principi, che pongono la persona al centro dell’azione, si esplicitano
nelle finalità determinate dalla legge:
Promuovere
interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non
discriminazione e diritti di cittadinanza;
Prevenire,
individuandone la causa o agendo su di essa, l’inadeguatezza di reddito, le
difficoltà sociali, le condizioni di non autonomia, le forme di disagio sociali-culturali-economiche;
Aiutare la
persona e le famiglie;
Eliminare o
ridurre le condizioni di disabilità, bisogno e disagio sia individuale sia
familiare;
Promuovere
la solidarietà sociale;
Garantire
livelli essenziali di prestazioni prevedendo l’accesso prioritario ai servizi e
alle prestazioni ad alcuni soggetti;
Attuare il
sistema informativo, migliorando la qualità e l’efficienza degli interventi;
Approfondire
i fenomeni sociali più rilevanti, prevedendo al contempo la formazione di base
e il costante aggiornamento.
Il
principio di democrazia e di partecipazione sociale investe i soggetti pubblici
e privati, nonché il cittadino, nel dovere di coinvolgimento e, quindi,
nell’onere di determinazione delle politiche sociali.
In
tal ottica i soggetti coinvolti, le Organizzazioni internazionali ed europee,
lo Stato, gli Enti pubblici nazionali, le Regioni, le Comunità locali, gli Enti
locali, le Imprese, il Terzo settore, le Famiglie, hanno il dovere di attuare,
attraverso le risorse a disposizione e la loro messa in rete, una politica
sociale finalizzata alla valorizzazione della persona e della collettività,
migliorandone al contempo la qualità della vita e lo stato di benessere fisico-psichico-sociale.
La
legge determina i precipui scopi e finalità dei vari soggetti decisori,
presenti all’interno del sistema integrato, che individuano le risorse,
costituendo, di fatto, essi stessi una risorsa. Tra le finalità, primaria è la
garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni, al fine di tutelare la
persona e soprattutto particolari categorie o fasce di cittadini. Per tal
motivo il decreto presidenziale individua le macroaree di intervento su cui
basare la politica sociale regionale e locale, prevedendone il consolidamento
dell’attuale, le priorità, le potenzialità e la progettualità.
In
tal ottica non si può prescindere dall’analisi del contesto di riferimento, la
cui lettura, in termini di bisogni, di domanda, di risorse e di opportunità,
consente ai soggetti coinvolti di pervenire alla organizzazione,
programmazione, coordinamento, concertazione e cooperazione, ed implementazione
delle risorse e degli interventi. L’analisi socio-sanitaria-economica
del territorio, base degli interventi integrati e delle priorità da attuare,
vede nella partecipazione sociale e nell’attività svolta dal tavolo di concertazione,
la sua più alta espressione ed esplicitazione.
Il
territorio del distretto è costituito dal Comune di Siracusa e dai Comuni di
Priolo Gargallo, Floridia, Solarino, Canicattini
Bagni, Sortino, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri, Cassaro, Ferla.
Morfologicamente
presenta delle enormi differenze che certamente hanno influito ed influiscono
sulla struttura sociale, culturale ed economica del distretto. Siracusa è
adagiata sul mare e come tale presenta le caratteristiche delle città marine,
la cui economia è stata basata nel passato sui prodotti ittici ed il commercio.
Floridia,
Solarino e Priolo sono gli unici paesi ubicati in zona pianeggiante poiché
tutti gli altri paesi, a parte Sortino posta in zona collinare, sono ubicati in
un territorio che si inerpica verso la zona montuosa dei monti Iblei. Tale zona, oltre a presentare un fiorente patrimonio
naturalistico e boschivo, comprendente anche le valli dell’Anapo
e del Tellaro, vanta degli insediamenti archeologi
nei comuni di Palazzolo Acreide (insediamento greco) e nei comuni di Cassaro
(necropoli) e Ferla (complesso archeologico di Pantalica),
che negli ultimi anni anche se in nuce si è tentato
di valorizzare. Le effettive potenzialità del patrimonio naturalistico ed
archeologico restano da valutare e da riconsiderare, per uno sviluppo del
distretto in termini di turismo e di economia. Tale sviluppo potrebbe trovare
radici in complessi agrituristici privati che consentano il rifiorire
dell’economia dei paesi montani, supportati dalla previsione di miglioramento
delle infrastrutture che ne favoriscano il raggiungimento e la rete
d’informazione e pubblicizzazione.
Dalla
collocazione geografica deriva la diversa cultura e civiltà che distanzia la
città, posta sul mare e con un riconosciuto a livello mondiale patrimonio
archeologico, dagli altri comuni ove l’economia è stata storicamente basata
sull’agricoltura, sulla pastorizia e sull’artigianato. Unica diversità è
rappresentata dal comune di Priolo, piccolo centro rurale sino agli anni 50,
sviluppatasi a ridosso del boom dell’industria petrolchimica avvenuto tra gli
anni 60-80. Per la sua collocazione geografica ha risentito l’influenza
socio-economica del vicino polo industriale, nel positivo, in termini di sviluppo
economico anche del terziario, e, nel negativo, in termini di inquinamento
atmosferico.
Il distretto, considerate le caratteristiche peculiari e le affinità morfologiche che le accomunano, può suddividersi in 3 macroaree: la città, i tre comuni di Priolo, Floridia, Solarino, ed i comuni montani di Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide, Buscemi, Cassaro, Ferla, Buccheri, e Sortino.
Lo
sviluppo economico e sociale della città ha caratteristiche diverse dal resto
dei comuni, avendo la stessa subito, intorno agli anni 60, un processo di
trasformazione industriale, con l’inserimento del polo petrolchimico di Priolo,
che l’ha costretta ad un ampliamento urbanistico irregolare ed accelerato,
dovuto all’accoglienza delle numerose famiglie che dai comuni si trasferivano
al centro urbano, abbandonando il poco redditizio lavoro delle campagne. Il
problema correlato agli alloggi determina un alto indice di abusivismo
edilizio, soprattutto nelle zone periferiche della città, che sprovviste di
servizi ed infrastrutture, accolgono gruppi familiari eterogenei per tradizioni
e costumi. L’inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro riduce la
capacità di cura della famiglia, richiedendo servizi di supporto che hanno
conosciuto un conseguente sviluppo.
La
famiglia subisce la trasformazione da patriarcale a nucleare, con conseguente
disagio per la fascia degli anziani il cui problema gestionale si modifica da
familiare in sociale. A seguito dell’impiego di nuove tecnologie industriali
che attuano un processo di riduzione delle risorse umane, negli anni ottanta
una nuova trasformazione interessa la città.
Il
fenomeno della cassa integrazione e l’innalzamento dell’indice di
disoccupazione inducono ad una riconversione socio-lavorativa che pone le basi
per l’attuale assetto socio-economico, imperniato, oltre che sul turismo e sui
servizi di supporto, sul terzo settore. Il restauro di una parte considerevole
del patrimonio storico-architettonico, nonché degli
alloggi privati, previsto dal piano Urban, ha permesso
il recupero nel centro storico cittadino, di immobili da destinare alle
attività sociali e culturali. Ha permesso l’insediamento di sedi formative a
livello universitario che, pur dipendenti da atenei di altre città, consentono
ai giovani di studiare ed alle famiglie di non avere il surplus di spese
derivanti dal mantenimento in altre città.
Pur
rilevando l’esiguità delle facoltà presenti e il non insediamento in un unico
complesso edilizio, la città ha iniziato un cammino per troppi anni fermo verso
la cultura universitaria di cui i giovani necessitano. Lo sforzo sarebbe nullo
se, nel prossimo futuro, non si effettuasse una programmazione tale da
collocare la città quale sede universitaria di numerose facoltà, permettendo
ciò un recupero economico di proventi che allo stato attuale sono introiettati da altre città.
Tale
previsione, apportatrice di maggiore benessere per le famiglie, dovrebbe
consentire anche il raccordo con il mondo dell’imprenditoria, sia in termini di
tirocini, di apprendimento di esperienze pratiche, ma soprattutto in termini di
orientamento al possibile inserimento lavorativo nei settori di maggiore
richiesta. La città allo stato attuale è anche sede di tutti i corsi di scuola
media superiore di secondo grado, assenti in molti comuni del distretto,
determinando ciò un grave disagio per le fasce giovanili costretti ai viaggi
giornalieri per la garanzia del diritto allo studio. Infatti, dei comuni della
provincia solo il Comune di Palazzolo è fornito di un polo formativo su cui,
per i corsi scolastici presenti (IPA, Alberghiero, Industriale e Liceo
classico), si riversano i giovani provenienti dai Comuni di Buscemi, Buccheri,
Ferla, Cassaro, ed in parte Canicattini. Floridia e Sortino registrano la
presenza di un solo istituto di scuola superiore di secondo grado per ciascuno.
Gli istituti d’istruzione dei comuni del distretto presentano, quindi, problemi
legati ai costi di trasporto, alle carenze o assenze di mense scolastiche, al
diversificato disagio giovanile, che si esplicita in forme differenti per
coloro che accedono alla città e coloro che accedono agli altri comuni. Il
restauro dei palazzi cittadini nel centro storico, se accoppiato ad una seria
implementazione delle facoltà universitarie e delle manifestazioni culturali,
musicali, artistiche, dovrebbe permettere la vivacizzazione
culturale della città su più fronti. Il patrimonio archeologico, il museo
cittadino (tra i più rilevanti a livello europeo per l’importanza dei suoi
reperti), nonché il santuario della Madonnina delle lacrime, meta di numerosi
visitatori, dovrebbero costituire una fonte di raccordo su cui organizzare lo
sviluppo in termini turistici e culturale della città, che da decenni detiene
la particolarità di spettacoli teatrali, basati sul dramma antico.
L’attività
legata al turismo, infatti, negli ultimi anni si è notevolmente sviluppata con
la nascita di numerose piccole e grandi strutture alberghiere poste sia nel
centro storico di Siracusa sia nei comuni che, diversificandosi da questa,
hanno puntato, dato il contesto geografico e fisico di riferimento, sul turismo
rurale. Il piano Urban, inoltre, ha consentito alla
città, oltre al recupero artistico ed architettonico degli immobili, di avviare
due sperimentazioni: la prima riguardante le attività a sostegno dei minori, la
seconda a sostegno degli anziani.
La
seconda macroarea, costituita da Priolo, Floridia e Solarino, presenta, con
l’eccezione dello sviluppo economico di cui si è detto per Priolo, una sua
caratteristica peculiare, oltre la fisica di cui si è detto, di piccoli centri
che distano pochi chilometri dalla città ed hanno un territorio che si aggira
dai 13,01 Kmq di Solarino ai 26,30 Kmq di Floridia. Quest’ultimo comune,
tradizionalmente di origine contadina così come Solarino, negli ultimi anni ha
subito un incremento edilizio dovuto, oltre che all’apertura del nuovo
complesso penitenziario, al trasferimento di molti residenti della città di
Siracusa che, per effetto dell’innalzamento dei prezzi di acquisto e locazione,
lo hanno preferito come luogo di residenza definitiva. L’afflusso registratosi
ha creato l’esigenza di infrastrutture e di servizi di matrice privatistica.
Più
capacità di riconversione economica si è registrata nel comune di Solarino che,
pur restando legata ai prodotti della terra (cereali, olive, carrube, mandorle,
frutta ed ortaggi), sta tentando uno sviluppo economico in termini di
lavorazione ed esportazione dei prodotti (dolci locali, miele, olio, conserve).
Sul comune converge gran parte della produzione olivicola
della zona per la molitura. Inoltre, l’industria della sgusciatura delle
mandorle, è riuscita a trasformare un lavoro cosiddetto stagionale in stabile
fonte di reddito, grazie all’esportazione su scala internazionale. Si registra
anche la presenza di piccole imprese (infissi, vetri).
Nei
tre comuni si nota una carenza nelle strutture pubbliche e private che possano
garantire un’adeguata assistenza alle fasce in difficoltà. Ad eccezione di
Priolo, gli altri due comuni non presentano patrimoni naturalistici,
archeologici o architettonici su cui poter massicciamente investire; pertanto,
l’economia e lo sviluppo dei predetti paesi deve trovare riscontro
sull’incremento di altre fonti di reddito.
Per
tal motivo, i comuni di Floridia e Solarino, unitisi alla comunità montana,
hanno investito sullo sviluppo del territorio attraverso la programmazione
concertata confluita nei Programmi Integrati Territoriali (PIT Hyblon Tukles), puntando
sull’agricoltura e su un turismo eco-sostenibile.
Priolo,
invece, ha aderito al PIT Tapsos in raccordo con i
comuni di Augusta e Melilli, i quali hanno legato il
loro sviluppo alla riconversione industriale e allo sfruttamento turistico
delle risorse archeologiche presenti nel loro territorio.
La
terza macroarea, il comprensorio della Comunità montana, presenta una
superficie totale di 344 Kmq. Rappresenta pertanto un territorio totale
superiore alla città ed agli altri comuni nel loro insieme. Lo stesso dicasi
per il verde pubblico, valutato intorno ai 101.680 mq, costituente la grande
risorsa su cui investire, essendo un patrimonio naturalistico e boschivo molto
ricco. La diversa ampiezza territoriale, che va dai 15,44 kmq di Cassaro ai
93,21 Kmq di Sortino, connota il primo comune quale piccolo centro, il secondo
quale cittadina, in mezzo tutti gli altri comuni. La densità abitativa connota,
invece, Buccheri, rispetto all’ampiezza del territorio, quale oasi di vivibilità
e Canicattini Bagni quale comune a più alta densità.
Il
valore naturalistico è aumentato dal patrimonio archeologico e/o architettonico
presente in alcuni comuni. Ed in particolare: Palazzolo Acreide che conserva i
resti dell’antica Akrai di origine greca, nonché
alcuni palazzi e chiese barocche, tra cui San Sebastiano e San Paolo, beni
tutelati dall’Unesco quali patrimonio dell’umanità;
Buccheri che conserva una serie di capanni pastorali costruiti con tecnica
megalitica; Buscemi che conserva la Cava di Santa Rosaria interamente scavata
nella pietra in epoca bizantina; Cassaro che conserva una necropoli e delle
chiese e palazzi barocchi; Ferla che conserva il complesso archeologico di Pantalica.
Ad
eccezione di Palazzolo che, dato il patrimonio archeologico ha una parte di
proventi derivanti dal turismo pur certamente insufficienti a determinare
l’economia di una cittadina che presenta un alto tasso di disoccupazione,
l’economia dei predetti comuni è basata sulla produzione agricola, ed in
particolare sull’olivocultura, grazie alle condizioni
pedoclimatiche, fonte di reddito per i comuni quale
Cassaro e Solarino. Il resto dell’economia trova radici nel settore della
pastorizia, dell’artigianato, nella conservazione dei prodotti della terra.
E’
in atto comunque una tendenza associazionistica per la ottimizzazione delle
risorse, dei mezzi e della conseguente commercializzazione dei prodotti,
rilevatasi nell’adesione degli imprenditori dei comuni montani al Consorzio
Vivi Valdanapo. Nel comune di Palazzolo Acreide è,
altresì, in atto un progetto finanziato dalla Provincia per lo sviluppo di
case-albergo. L’agricoltura non ha supporti tecnologici tali da permettere uno
sviluppo ed una esportazione su scala nazionale, per cui è alto l’indice di
disoccupazione. Si registra comunque il tentativo per due comuni (Palazzolo e
Buscemi) di incrementare l’economia cittadina con forme museali
di conservazione delle tradizioni contadine, che permettono, oltre la memoria
storica di un passato vissuto sociale – culturale - economico, lo sviluppo di
forme privatistiche o cooperativistiche certamente da
prendere ad esempio. L’industria è quasi inesistente, l’artigianato non
sviluppato od organizzato.
Le
ovvie conseguenze sono: benessere economico limitato e statico, mobilità
sociale inesistente. La comunità, che precedentemente è stato il contesto
identificativo, contenitivo e protettivo dei suoi
membri, va perdendo queste caratteristiche, ne consegue che aumenta la
richiesta di protezione sociale. Ne consegue, anche, il verificarsi del
fenomeno dell’emigrazione giovanile che, se agli inizi degli anni 50
determinava un’affluenza verso altri paesi europei o continenti, oggi si
manifesta verso la città o altre città d’Italia. Tale fenomeno non si registra
nel comune di Palazzolo per l’investimento del settore turistico di cui si è
detto.
Il
settore delle attività sportive e ricreative si presenta certamente più ricco
per la città con strutture sia private che pubbliche. Una menzione particolare
merita Priolo dove le grandi aziende del petrolchimico nel corso degli anni
hanno investito in strutture sportive all’avanguardia (Palaenichem,
i campi di calcio della Erg, ecc.) che sono diventate patrimonio dell’intera
comunità. Per quanto riguarda la situazione degli altri comuni del Distretto le
strutture sportive sia pubbliche che private sono da incrementare e potenziare.
Il territorio del Distretto, comprendente 11 comuni, è
caratterizzato dal punto di vista insediativo dalla
presenza del capoluogo che presenta una popolazione pari a circa il 63%
dell’intero territorio.
Nell’area
attrezzata industriale Siracusa - Priolo (Augusta) è localizzato uno dei più
grandi agglomerati petrolchimici d’Europa, con oltre l’80% dell’occupazione
manifatturiera della provincia. Una simile forza industriale ha prodotto nel
tempo spostamenti di popolazione verso i comuni della costa e pendolarismo giornaliero. Dal punto di vista produttivo, il
territorio del Distretto D48 individua un comprensorio a vocazione agricola
nell’entroterra dedita alla coltura di agrumi, frutta e olivi (Solarino,
Floridia, Canicattini, Cassaro, Sortino e Palazzolo) con forte propensione allo
sviluppo dell’agriturismo; un comprensorio montano dedito alla cerealicoltura, alla
zootecnia e alla forestazione (Palazzolo, Buscemi,
Buccheri, Ferla, Sortino, Cassaro), ove emergono con forza vocazioni allo
sviluppo del settore artigianale legato alle economie del turismo rurale;
infine un comprensorio agricolo con forte vocazione turistico - culturale e
naturalistico - balneare comprendente il solo comune capoluogo.
Permane,
nonostante la crescita del livello complessivo dell'istruzione, un divario tra
il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo
della produzione sia in termini di discipline in cui si forma il capitale umano
qualificato che in termini di ampiezza e varietà della struttura dell'offerta.
La quota di iscritti e di laureati si concentra in quelle discipline
scarsamente professionalizzanti nei confronti delle quali, peraltro, sono
maggiori le probabilità di abbandono durante il percorso degli studi.
L'avvicinamento delle Università alle necessità socioeconomiche del paese rende
indispensabile una serie di misure che intervengano a favore della dislocazione
equilibrata delle risorse universitarie tra le diverse aree disciplinari, nel
tentativo di potenziare quelle con maggiori possibilità di sbocchi
occupazionali.
Il settore produttivo maggiormente significativo per
l’economia del Distretto D48 è il petrolchimico che rappresenta l’attività industriale prevalente. A partire dagli anni ’70 tale settore è
stato interessato da processi di ristrutturazione che hanno comportato un
notevole ridimensionamento della base occupazionale. Ancor oggi però esso
caratterizza notevolmente le dinamiche socioeconomiche siracusane.
Sono, infatti, numerose le attività economiche che ruotano attorno al polo
petrolchimico, che si sono sviluppate comunque solo molto tempo dopo il suo
insediamento: si tratta di imprese prevalentemente metalmeccaniche operanti nel
settore dell’impiantistica. Il comparto meccanico in particolare ha dimostrato
una forte dinamica di crescita occupazionale.
Al di là del petrolchimico e del settore metalmeccanico, gli
altri settori hanno mostrato uno sviluppo con caratteristiche prevalentemente
artigianali.
Il comparto di maggior rilievo per l’agricoltura locale è l’agrumicoltura (aranci, limoni), con una resa
abbastanza elevata. L’olivicoltura, pur se significativa, è caratterizzata da
un basso livello tecnologico e da un’estrema frammentazione aziendale. Nel
settore terziario va registrata una
minore presenza di unità locali rispetto alla media regionale. Ciò vale sia per
il settore commerciale (soprattutto per le strutture di commercio
all’ingrosso), sia per i servizi di terziario avanzato.
Per
quanto concerne il turismo va
rilevata l’insufficienza dell’offerta di attrezzature e servizi che valorizzino
l’indubbio potenziale delle attrattive naturali e culturali, più che
abbondantemente presenti nel territorio.
I fattori
che da tempo caratterizzano il mercato turistico del territorio distrettuale,
in analogia col Mezzogiorno d’Italia, appaiono i seguenti:
a livello
ambientale, esiste una buona possibilità di sviluppo turistico, tenuto conto
dell’enorme ricchezza del patrimonio archeologico, storico - architettonico,
ambientale e paesaggistico, etno - antropologico e
afferente la cultura cosiddetta “minore” (miti, leggende, tradizioni e
ritualità folcloristiche e religiose); d’altra parte, però, si riscontra un
deterioramento delle risorse naturali, storiche e paesaggistiche (es.: mediocre
fruizione e tutela dei beni culturali, scadente livello dei servizi generali,
ecc.);
a livello
professionale, esiste un gap di
management imprenditoriale (es.: strutture ricettive con personale privo di know-how, mancato assorbimento di nuova
forza lavoro qualificata, ecc.) che risulta dalla rigidità e dalla stagionalità dell’offerta, dal basso standard delle strutture
di accoglienza, dall’insufficienza di fruibilità dei servizi generali
(essenzialmente, infrastrutture e trasporti), e dal basso livello della qualità
della vita; a confronto di ciò, il rapporto qualità/prezzo dell’offerta
esistente risulta non adeguato.
Il
distretto registra un alto indice di soggetti privi di occupazione,
complessivamente si attesta intorno al 20,73% della popolazione attiva (15-64)
che corrisponde a 134.119 unità. Inoltre, i soggetti in part
– time sono 26.174 unità che in proporzione rappresentano il 19,92% della
popolazione attiva.
I dati forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e dalla
Massima Occupazione di Siracusa, nell’anno 2002, registrano quanto segue:
|
Disoccupati |
19.326
|
Maschi |
9.145 |
Femmine |
10.181 |
|
Inoccupati |
7.388 |
Maschi |
4.007 |
Femmine |
3.381 |
|
Part-time |
26.714 |
Maschi |
13.152 |
Femmine |
13.562 |
|
In mobilità |
630 |
Maschi |
548 |
Femmine |
82
|
|
Extracomunitari iscritti |
463 |
Maschi |
285 |
Femmine |
178 |
|
Extracomunitari avviati al
lavoro |
83 |
Maschi |
72 |
Femmine |
11 |
La
crisi occupazionale che ha interessato il polo petrolchimico negli anni
settanta si è aggravata alla fine degli anni novanta, congiuntamente al trend
demografico negativo dei comuni del Distretto.
La
cessazione degli ammortizzatori sociali che hanno riguardato la forza lavoro
espulsa dai processi produttivi non è stata compensata dalla creazione di nuove
opportunità di impiego in quantità sufficiente a bilanciarne l’effetto.
Le
dinamiche fortemente sfavorevoli del mercato del lavoro locale costituiscono
dunque una pesante barriera all’ingresso per tutti i gruppi sociali, a
prescindere dal grado di istruzione, dal sesso, dalla qualifica professionale,
dalla famiglia di appartenenza.
I dati
inerenti l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro evidenziano una
drastica riduzione del numero degli occupati che passa dalle 123.000 unità del
1997 alle 119.000 unità del 2002 (- 4.000 unità pari al 3,25%); al contempo si
registra aumento delle persone in cerca di occupazione (dal 18,1% del 1993 al
22% del 2002).
Esaminando
i settori di attività, gli occupati aumentano nel settore industriale in senso
stretto (da 11.000 unità a 13.000 unità, pari al 18,18% in più), mentre
rimangono stabili nell’agricoltura, nelle costruzioni e nel terziario
(rispettivamente, 17.000 unità, 19.000 unità e 74.000 unità).
Ancora
più gravi appaiono le prospettive occupazionali dei giovani tra i 15 e i 24
anni e delle donne. Sul territorio del distretto la disoccupazione giovanile è
pari al 60% c.a., mentre, per quanto concerne il divario di genere si registra
una disoccupazione femminile maggiore di un terzo rispetto a quella maschile.
Per quanto riguarda la situazione generale
dell’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate nei comuni del Distretto,
non esistendo dati ufficiali, si riportano alcuni dati emersi dall’esperienza
di progetti svolti nel territorio negli anni scorsi. Il primo progetto
riguardava la realizzazione di un servizio per l’incontro domanda/offerta di
lavoro (Progetto Horizon Arcipelago), in cui da una
indagine svolta tra le categorie imprenditoriali di tutti i settori si è
rilevata la presenza di una fortissima resistenza rispetto all’ipotesi di un
inserimento lavorativo di soggetti in condizioni di svantaggio nel circuito
delle imprese profit. L’altro progetto riguardava
giovani a rischio di devianza nel comune di Floridia (progetto Youthstart Pole Position) ed ha incontrato il suo maggior
limite nella indisponibilità del sistema delle imprese all’inserimento
lavorativo dei soggetti presi in carico, al termine del percorso di empowerment personale.
La
regola generale secondo la quale la distanza del mercato del lavoro è
determinata dalla sedimentazione di più fattori di disuguaglianza (sesso, età,
livello di istruzione, ecc.) trova nel
territorio siracusano una evidente dimostrazione.
Questa distanza diventa poi incolmabile laddove ai fattori di disuguaglianza
principali vengano a sommarsi forme di disagio sociale. La presenza di fattori
soggettivi di svantaggio costituisce allora un ulteriore ostacolo rispetto alle
possibilità di trovare un impiego, aggravato talvolta da atteggiamenti
oggettivamente discriminatori fondati su presupposti di natura culturale.
I disabili, i tossicodipendenti, i detenuti, gli immigrati, ma
anche i disoccupati di lunga durata, costituiscono lo "zoccolo duro"
all'interno della complessa galassia accomunata dalla condizione di
disoccupazione. Oltre agli ostacoli di natura oggettiva (età, sesso, ecc.),
alle specificità soggettive (atteggiamenti, disagi...), alle caratteristiche
fondamentali del mercato del lavoro e del tessuto imprenditoriale, occorre
considerare il funzionamento inefficace del sistema dell'istruzione,
dell'orientamento e della formazione professionale con riferimento alle
problematiche dei gruppi maggiormente svantaggiati. Non a caso il rapporto
provinciale Fondi strutturali 2000-2006 segnala un generale "divario tra
il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo
della produzione".
Il settore dell'economia sociale è senza dubbio uno dei più
promettenti per la creazione di nuova occupazione in generale, ma anche tra i
maggiormente indicati a supportare politiche di inclusione sociale e lavorativa
di gruppi sociali deboli.
Le statistiche mostrano comunque una distribuzione ineguale
delle cooperative sociali rispetto al territorio nazionale (44,7% al nord,
19,3% al centro, 36% al sud).
Inoltre, la ricerca "L'impresa
sociale in Sicilia e l'innovazione nei servizi alla persona", svolta
da un Consorzio di imprese sociali di Siracusa nel 2000 nell'ambito di un
progetto di Iniziativa Comunitaria Adapt, ha evidenziato il dato della
consistenza numerica delle cooperative siracusane nel
contesto regionale: solo il 2,2% delle cooperative sociali sono ubicate nel
territorio provinciale, le cooperative A costituiscono il 2,7% sul totale
regionale, mentre le B appena l`1,5%.
La cooperazione sociale in provincia di Siracusa conta il minor
numero di imprese rispetto a qualunque altro territorio provinciale.
Gli ostacoli allo sviluppo delle imprese sociali siracusane possono essere suddivisi in due grandi
categorie: ostacoli di natura interna (relativi alle modalità organizzative e
gestionali); ostacoli di natura esterna (attribuibili ai comportamenti delle
istituzioni e della società nel suo complesso). Per quanto riguarda i primi
possiamo dire che si traducono nella complessiva difficoltà a confrontarsi con
il mercato. Ciò è dovuto ad una serie di problemi:
1.
Insufficiente spirito
imprenditoriale (mancanza di forza lavoro in possesso dei requisiti
professionali e manageriali);
2.
Eccessiva dipendenza dalla
spesa pubblica (bassa qualità dei servizi erogati - scarsa diversificazione dei
servizi offerti - competizione sleale proveniente dall’economia sommersa -
scarsa solvibilità della domanda privata);
3.
Bassa capitalizzazione / crisi
di liquidità (difficoltà di accesso al credito - eccessiva competizione basata
sul prezzo - scarsa propensione degli investitori privati).
Per quanto riguarda i secondi si tratta essenzialmente di
fattori problematici dipendenti dalle politiche pubbliche:
Ostacoli di tipo normativo (regole incerte sulle procedure di
contracting out - mancanza di coordinamento tra le politiche sociali e le
politiche occupazionali);
Mancanza di una cultura dell’economia sociale (scarsa conoscenza
presso il pubblico, giovani e donne in particolare, delle opportunità di
impiego collegate all’economia sociale - mancato riconoscimento della funzione
sociale del terzo settore - scarsa attenzione al tema della qualità / controlli
formali - difficoltà nel valorizzare i casi di successo);
Ostacoli di natura economica (mancato riconoscimento dei costi
di impresa - ritardi nei pagamenti - convenzioni di breve periodo / frequenti
interruzioni dei servizi).
A questo
bisogna però aggiungere lo sforzo che alcuni settori della cooperazione sociale
locale hanno da anni intrapreso per affrancarsi da questo “circolo vizioso”. Meritano di essere menzionate alcune esperienze
che hanno favorito lo sviluppo della cooperazione sociale in Sicilia, in
particolar modo, per la gestione dei servizi socio-assistenziali alla persona e
con la creazione di un consorzio di cooperative sociali che ha favorito la
nascita ed il sostegno di iniziative imprenditoriali che hanno saputo coniugare
i temi della qualità sociale con quelli tipici del marketing.
Per quanto
riguarda la situazione dell'associazionismo di promozione sociale e di
volontariato nel distretto non esistono dati ufficiali che ci permettano di
poter fare un'analisi approfondita del settore.
Alcune
considerazioni possono, però, essere fatte sull'evoluzione del fenomeno
attraverso alcuni parametri nazionali e regionali che rispecchiano l'identità
associativa del territorio distrettuale:
1.
Si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata presente nelle diverse aree del Paese. Se
è vero che il 53,3% delle unità indagate si colloca al Nord (a fronte del 47,9%
della popolazione) - è soprattutto l’esistenza di un tessuto civile ricco e di
politiche sociali forti, più che emergenze sociali non compiutamente affrontate
dallo Stato a sollecitare la crescita del volontariato - si nota tuttavia una
riduzione della forbice tra Nord e Sud per il più recente andamento
incrementale di organizzazioni solidaristiche in
quest’ultima area del Paese negli ultimi 5 anni (1996-2000, +22,3% nel
Mezzogiorno e +17,7% al Nord).
2.
La nascita delle organizzazioni è sempre più
espressione della iniziativa di gruppi
di cittadini rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle
centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Si tratta di
cittadini interessati ad affrontare temi o problemi sociali dando vita a
organismi che nascono su base associativa. Attraverso l’organizzazione essi
intendono rispondere sia alle esigenze di tutela e di partecipazione dei soci
(fondatori e/o iscritti-sostenitori o beneficiari) che della
popolazione-bersaglio che rappresentano per una specifica condizione oppure
affrontano tematiche relative alla qualità della vita e dell’ambiente.
3.
Le associazioni si distinguono meno di un tempo per la
loro identità o matrice culturale.
Rispetto al passato, dove la risposta era forzatamente dicotomica nella scelta
tra l’ispirazione "confessionale" e quella
"aconfessionale", si è aggiunta una terza opzione ("nessuna
matrice esplicita"), indicativa di una pluralità di matrici ideali
all’interno delle organizzazioni. Si intende così rappresentare quelle
associazioni, i cui membri si riconoscono essenzialmente nelle finalità a cui
aderiscono, nel rispetto dei valori di riferimento ideale di ciascuno. Si
ravvisa pertanto un lento declino della componente confessionale che aveva invece
ispirato largamente il movimento alle sue origini, e che tuttora lo anima
dentro le strutture ecclesiali. D’altra parte, la crescita più recente delle
associazioni che sono espressione della volontà di gruppi di cittadini di
partecipare e di tutelarsi, ha largamente rafforzato proprio la componente
aconfessionale - e apartitica - delle compagini solidaristiche.
4.
E’ un fenomeno sempre più strutturato per operare bene
e in modo organizzato. Le organizzazioni di volontariato si rivelano nel tempo realtà più visibili e affidabili, in
quanto operano con continuità, sono sempre più formalizzate e registrate con
atto pubblico
5.
Si conferma anche la preminente collocazione delle
organizzazioni di volontariato nei settori
del Welfare, quelli delle attività socio-assistenziali e sanitarie, dei
settori della protezione civile, dell’educazione (soprattutto permanente) e
della promozione sportiva e ricreativa.
6.
I volontari. A fronte
di una crescita delle organizzazioni negli ultimi 4 anni non si registra una
pari crescita quantitativa dei volontari, almeno di quelli attivi in maniera
assidua, coloro che forniscono un contributo essenziale e/o costante nella
gestione delle attività. Le organizzazioni di volontariato sono piccoli gruppi
di persone piuttosto che grandi compagini; anzi, tendono a crescere
quantitativamente ma ad assottigliarsi quanto a numero medio di persone, come
avviene per le famiglie che aumentano ma si riducono nella dimensione media.
7.
I volontari assidui sono collocati prevalentemente
nella classe anagrafica di mezzo e
si trovano quindi nel pieno della maturità umana e professionale, mentre i
giovani (al di sotto dei 30 anni) risultano prevalenti solo nel 8,3% delle
unità, aspetto che segnala un problema di ricambio ma anche di convivenza
intergenerazionale dentro le associazioni. Non vi è invece uno scarto
percentuale rispetto al genere: le donne costituiscono il 50,8% dei volontari
attivi anche se le associazioni a esclusiva o prevalente presenza femminile
sono in proporzione inferiore rispetto a quelle a dominanza maschile. Ne è
prova anche il fatto che le donne sono all’apice della responsabilità in 3
organizzazioni su 10 e quasi sempre in quelle a prevalente presenza femminile.
8.
Diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari: la crescita degli
organismi di tipo associativo e mutualistico, da una parte, un processo di professionalizzazione in atto del volontariato organizzato
con l’inserimento di operatori remunerati, dall'altra.
9.
Cresce nel tempo anche il rapporto di convenzionamento con il pubblico per la gestione di
specifici interventi o servizi. Il finanziamento
pubblico diventa l’entrata prevalente per una quota sempre più elevata di
organizzazioni
10.
E’ in crescendo tra le associazioni la tendenza a fare rete, a stare dentro
organismi di appartenenza e rappresentanza, a collegarsi sul territorio a
coordinamenti e consulte.
Le
informazioni raccolte presentano una realtà di distretto alquanto variegata: n.
30 sono gli enti iscritti all'albo regionale del volontariato ai sensi
dell'art. 6 L. R. n. 22/94, tra questi sono prevalentemente presenti gruppi di
volontariato che espletano attività nei settori di protezione civile, soccorso,
donazione del sangue.
Moltissime
altre realtà, pur non essendo iscritte ad alcun albo, compiono una lodevole
attività caritativa ed assistenziale, occupandosi dei più deboli ed emarginati,
che non sono raggiunti dai servizi socio-assistenziale e sanitari carenti nel
territorio.
Il
fenomeno della criminalità investe più la città, che presenta dei gruppi
organizzati, ed i paesi limitrofi quali Floridia e Priolo. La concessione delle
misure alternative e sostitutive alla pena dimostra che a fronte di 103
soggetti ammessi nell’anno 2002 per la città di Siracusa, di 14 soggetti per
Floridia e Priolo, nel resto dei comuni (7 soggetti) il dato è irrilevante. Ciò
dimostrerebbe almeno in parte un mantenimento delle regole di adattamento
sociale maggiore nella comunità montana. Gli interventi massicci in termini di
attività svolte per l’osservazione ed il trattamento dei detenuti (195)
all’interno del complesso penitenziario di Siracusa e la numerosità delle
inchieste svolte per l’ammissione alle predette misure da parte del Centro di
servizio sociale adulti dimostra che il carico lavorativo del servizio è in
aumento nella città e nei due comuni di Floridia e Priolo, resta quasi
inalterato per i rimanenti comuni. L’alto tasso di ammessi agli arresti
domiciliari, in base alla cosiddetta legge Simeone, dimostra che la città ed i
comuni limitrofi scontano lo scotto di un disagio sociale che spinge sempre più
a forme di disadattamento e di devianza. Il Centro di servizio sociale Adulti
sottolinea che quest’ultima categoria di condannati sconta la pena senza alcun
supporto da parte delle strutture addette al recupero ed al reinserimento;
vivono quindi la pena con un totale stato di esclusione sociale e psicologica.
I
dati dei minori denunciati e seguiti dall’Ufficio servizio sociale minorenni
dimostrano che anche la predetta fascia di utenza è in incremento nella città
(49 minori e n. 80 denunce) ed è presente nei comuni di Floridia (3 minori e 3
denunce), Solarino (2 minori e 3 denunce), Palazzolo (n. 1 minore e n. 1
denuncia). Per quanto concerne la città di Siracusa il maggior numero di
denunce è così distribuito:
Circoscrizione
Akradina 8 minori e 14 denunce;
Circoscrizione
Grottasanta 13 minori e 16 denunce;
Circoscrizione
S. Lucia 5 minori con 13 denunce;
Circoscrizione
Ortigia 10 minori con 20 denunce.
Ciò
farebbe propendere per la considerazione che ove è più alto l’indice di
criminalità esiste anche un fenomeno di devianza aggregata giovanile. I minori
appartengono generalmente alla fascia del disagio sociale che presenta i
seguenti aspetti problematici emergenti:
nuclei familiari
seriamente gravati da problemi di povertà e marginalità derivanti da
disoccupazione dei capofamiglia o disgregazione del nucleo familiare;
non
possesso della licenza elementare (molti sono analfabeti o semianalfabeti, si
tratta della fascia della dispersione scolastica che confluisce nel Tribunale
per i minori);
i soggetti
in possesso della licenzia media, molto pochi, rilevano notevoli lacune
culturali rispetto al titolo; pochi sono gli occupati, nella maggior parte dei
casi si tratta di occupazioni irregolari o saltuarie;
l’inserimento
in gruppi di criminalità organizzata, ove sono presenti per lo più giovani
adulti, nella città avviene soprattutto nel quartiere S. Lucia.
Il
dato relativo all’uso di sostanze stupefacenti non appare rilevante, ma non è
indicativo del fenomeno, che esiste in grande misura e di cui non è facile
comprendere le ragioni della non afferenza nell’iter penale.
Dai
fattori psico-sociali analizzati scaturisce quanto segue: etichettamento;
interiorizzazione di un’immagine di sé fallimentare; sfiducia nelle proprie
competenze; barriere culturali e pregiudizi sociali; lacune culturali, mancanza
di qualifica professionale, senso di incapacità e sfiducia in se stessi. Ne
consegue la necessità di una politica sociale del territorio rispondente alle
esigenze di recupero sociale, formazione, inserimento lavorativo e sostegno
psicologico.
Ne
consegue, altresì, che sia per gli adulti sia per i minori si debba investire
in termini di prevenzione del disagio, in termini di supporto al reinserimento,
di aggregazione sociale, di formazione lavorativa, nonché per i minori, la
necessità di comunità attrezzate per il recupero di soggetti con patologie
psichiatriche. Il raccordo tra le istituzioni pubbliche e private è l’elemento
su cui puntare, considerato che un’incisiva politica sociale può, per la fascia
degli adulti, ricondurre in un sistema anche di public utilities, come definito
dal Decreto Presidenziale del 4 Novembre 2002.
Nel
distretto sono presenti 18 comprensori (scuola media, elementare e materna) e
11 Istituti di istruzione secondaria superiore.
Gli
iscritti, relativi alla fascia d’età 4-16, sono complessivamente 16.223.
Secondo i dati forniti dal C.S.A. sono presenti 467
portatori H, riconosciuti dall’ASL, così distribuiti: scuola materna n. 42 H;
scuola elementare n. 243 H; scuola media 182 H. Si
rileva che alla voce soggetto H delle griglie compilate dalle scuole,
corrisponde il numero degli insegnanti di sostengo nominati dal C.S.A. e non quello effettivo degli alunni H. Questo fa sì che i dati forniti dalle scuole siano
sensibilmente inferiore rispetto alla segnalazioni del servizio sociale dei
Comuni del Distretto Socio – Sanitario n. 48.
Rispetto
agli iscritti H, dai dati forniti dalle singole scuole risulta che il fenomeno
nel distretto è così distribuito:
|
Aree del distretto |
Scuola materna |
Scuola elementare |
Scuola media |
|
Siracusa |
15 |
149 |
127 |
|
Floridia - Solarino –Priolo |
22 [1] |
91 [2] |
52[3] |
|
Zona montana[4] |
5[5] |
3[6] |
3[7] |
La
dispersione scolastica risulta percentualmente alta nel primo biennio di scuola
media superiore (oggi scuola dell’obbligo). Infatti, su una popolazione
scolastica di 2154 alunni, nell’anno scolastico 2001-2002, hanno abbandonato
gli studi n. 749 alunni su un totale di 81 abbandoni del triennio della scuola
media inferiore.
Nell’anno
scolastico 2001 - 2002 si è rilevata nel Comune di Siracusa la presenza di
alunni stranieri così distribuita:
|
Scuola materna |
5 |
|
Scuola elementare |
13 |
|
Scuola media |
17 |
|
Biennio scuola media
superiore |
5 |
Inoltre,
si registra una presenza numerosa di minori, che in atto non frequentano la
scuola pubblica e svolgono attività extrascolastiche presso l’Istituto S. Cuore
di Siracusa per attività sportive, attività ludico - ricreative e acquisizione
di competenze linguistiche finalizzate alla socializzazione ed integrazione.
Complessivamente,
la presenza di minori stranieri rappresenta il 5% circa della popolazione
scolastica della città.
Si
prevede un forte aumento dell’incidenza nei prossimi anni.
Si
rende quindi necessaria una integrazione tra la scuola e le politiche per la
multietnicità al fine di promuovere uno scambio positivo tra culture
differenti, e non solo la semplice convivenza di esse. Sarebbe augurabile la
costituzione di uno osservatorio permanente sulla società multietnica.
Dal
quadro sopraesposto emergono due dati rilevanti: l’inquietante incidenza degli
alunni H nella zona industriale, e la dispersione scolastica nel biennio
obbligatorio della scuola superiore di II° grado.
Tutto
ciò chiama in causa vari organismi ed istituzioni con competenze diverse,
spesso non sufficientemente definite, di conseguenza vengono evidenziati in
chiave prioritaria alcuni bisogni:
1.
La necessità di definire modelli di intesa per
realizzare un sistema integrato di interventi tra scuola ed extrascuola;
2.
L’attivazione di un approccio integrato al fenomeno
della dispersione per l’elaborazione di progetti di area tra le istituzioni
(scuola, regioni, comuni, provincia, ASL) allo scopo di avviare esperienze
pilota in alcune aree prioritarie e configurare metodologie e modelli
operativi;
3.
Promozione della costituzione di uno osservatorio
permanente a livello di area tra scuola, regione, comune, ASL, per:
a.
generalizzare ed aggiornare l’anagrafe scolastica al
momento dell’ingresso in I elementare ed
al passaggio alla scuole superiori;
b.
individuare tempestivamente casi e situazioni a
rischio, contestualizzando osservazioni ed intervento;
c.
finalizzare anche su progetti i fondi e gli interventi
per realizzare il diritto allo studio;
d. attivare servizi psico-sociosanitari, per interventi sia di recupero che di prevenzione, con modalità integrate con la scuola. Fondamentale è il raccordo con il coordinamento degli interventi comuni nell’area “esterna” per l’integrazione qualitativa di dati nell’osservatorio permanente (segnalazione di minori ai servizi competenti: tribunale-servizio sociale); per rendere omogenei le modalità degli interventi di recupero e prevenzione nell’ambito dei servizi sociali e psico-sanitari di base; per la formulazione di progetti unitari di prevenzione nell’ambito delle politiche giovanili; per la strategia delle connessioni tra scuola e extra-scuola.
La
criticità più evidente è comunque la difficoltà nell’integrazione tra i sistemi
con la mancanza di un raccordo sistematico tra le politiche sociali, le
politiche formative, e le molteplici iniziative di educazione non formale.
Bisogni
comuni a tutte le scuole di ogni ordine e grado sono:
Le mense
scolastiche attualmente esistenti quasi esclusivamente presso le scuole
materne.
Trasporti
extra-urbani per l’utenza studenti anche in ore tardo pomeridiane.
La
mancanza di queste due realtà incide fortemente sull’organizzazione dell’orario
scolastico e della didattica. Il 37% degli studenti del biennio obbligatorio
della scuola secondaria superiore è pendolare, questo fa registrare un alto
tasso di assenteismo nelle attività scolastiche che si svolgono nelle ore
pomeridiane.
Il fenomeno
della dipendenza da sostanze psicoattive, patologie
correlate o altre situazioni comportamentali in grado di creare dipendenze
patologiche esiste ed è stato rilevato in maniera differente negli 11 Comuni
del distretto.
Fatta
eccezione per il Comune di Ferla, dove nel 1989 è stato condotto uno studio che
censì 11 soggetti dipendenti da oppiacei, in merito non esiste un’analisi
specifica sulla condizione del bisogno, piuttosto singole richieste di aiuto.
A livello
sociale, il rischio, l’uso o la dipendenza da sostanze psicoattive
così come le altre forme di dipendenza non sono tuttavia riconducibili alle
sole unità che si sono rivolte ai Servizi e/o all’uso di droghe pesanti.
I Servizi
Sociali territoriali segnalano, infatti, un uso diffuso di alcool, droghe leggere e soprattutto di nuove droghe tra i giovanissimi.
Delle
azioni in merito sono state attivate nei soli Comuni di Floridia con un
intervento di prevenzione terziaria: “Progetto prevenzione tossicodipendenza”,
nei confronti di 4 giovani in trattamento riabilitativo presso il Ser.T di
Siracusa, mediante l’inserimento degli stessi in attività lavorative e Sortino
con l’apertura di un “Centro Ascolto” e con un progetto di Inserimento
lavorativo per un tossicodipendente.
Per fornire
una lettura incrociata del fenomeno si riporta di seguito la relazione del
dirigente del Ser.T di Siracusa, dalla quale emerge una concentrazione del
fenomeno nella città di Siracusa e nei due paesi di Priolo e Floridia.
Tuttavia, è da segnalare che da questi dati sfuggono i tossicodipendenti residenti
prevalentemente nella zona montana, che si rivolgono al Ser.T di Noto.
Il fenomeno[8]
delle dipendenze patologiche si diffonde gradualmente sempre di più nella
popolazione, interessando diversi strati sociali e diverse fasce d’età. Oggi le
dipendenze non si manifestano soltanto nei confronti delle sostanze d’abuso e
nei confronti dell’alcool, ma anche nei confronti di determinate situazioni o
condizioni.
Tra
queste forme di dipendenze si evidenzia:
Il gioco
d’azzardo patologico (gambling)
Dipendenza
da internet e/o videogiochi (internet addiction)
Disturbi
alimentari psicogeni
Dipendenza
da steroidi ed anabolizzanti
Shopping
patologico
Il loro meccanismo etiopatogenetico e psicologico è
assolutamente sovrapponibile a quello da dipendenza da sostanze d’abuso e da
alcool.
Analoghi
sono anche i disturbi del comportamento, i deficit relazionali, l’incapacità
lavorativa, le conseguenti difficoltà economiche e, nelle forme più gravi,
l’invalidità sociale.
Tuttavia,
la domanda espressa di intervento terapeutico che perviene ai servizi per le
tossicodipendenze, rimane ancora prevalentemente caratterizzata da disturbi da
sostanze d’abuso e da alcool.
Prevale
ancora, come sostanza principale d’abuso, l’eroina; seguono la cocaina ed i
cannabinoidi.
Aumentano
gradualmente le richieste terapeutiche nei confronti di problematiche connesse
all’abuso di alcool, a conferma della notevole diffusione che questa sostanza
ha assunto anche nella popolazione delle regioni del sud.
La fascia
d’età più colpita dal fenomeno è quella compresa tra i 14 ed 44 anni.
Negli
ultimi anni si assiste ad un incremento d’uso delle cosiddette “nuove droghe”.
Sostanze
sintetiche, a carattere prevalentemente stimolante, di basso costo, preferite
dalle giovani generazioni.
Si abbassa
sempre più l’età di prima assunzione di sostanze psicotrope ed aumenta il
fenomeno della cosiddetta “poliassunzione”; si assumono contemporaneamente più
sostanze tra le quali vi è sempre l’alcool.
Per
motivazioni connesse a quanto sopra accennato, presenta un incremento la
domanda di intervento nei confronti di soggetti in cui coesistono
contemporaneamente il disturbo da sostanze d’abuso accanto a disturbi
psichiatrici.
Tende
a definirsi un nuovo quadro clinico, che la letteratura scientifica definisce
“doppia diagnosi”.
La
nostra azienda accoglie la proposta del Servizio Tossicodipendenza e del
Servizio di Psichiatria ed approva un progetto per lo studio ed il trattamento
della doppia diagnosi, che in atto opera in tutti i SERT aziendali.
I servizi
sanitari pubblici si misurano con il numero crescente di richieste terapeutiche
a fronte di organici ancora ridotti rispetto agli standard previsti.
Accanto ai
tradizionali interventi terapeutici, di fronte alla consapevolezza di una
patologia cronica e recidivante, si rende necessario lavorare sempre più sul
versante della prevenzione.
Si
elaborano interventi sempre più complessi all’interno delle scuole e delle
realtà territoriali, al fine di segnare un intervento significativo sulla
“riduzione della domanda di droga”.
I risultati
sarà possibile valutarli ed apprezzarli dopo un lavoro necessariamente
pluriennale.
TABELLE DATI FORNITI DAL SERT
|
DESCRIZIONE |
V.A. |
|
N. soggetti trattati nell’anno 2002 |
425 |
|
N. soggetti in carico al Ser.T. al 31/12/2001 |
348 |
|
N. soggetti con problemi di alcool |
42 |
|
N. soggetti in trattamento solo psico-sociale |
171 |
|
N. soggetti in trattamento farmacologico-integrato |
219 |
|
N. nuovi casi nell’anno |
70 |
|
N. soggetti rientrati in trattamento nell’anno |
125 |
|
N. soggetti con doppia diagnosi (comorbilità
psichiatrica) |
45 |
|
N. soggetti minori in trattamento |
3 |
|
N. soggetti immigrati in trattamento |
3 |
|
N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 |
30 |
|
N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 intra AUSL |
3 |
|
N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 fuori AUSL |
18 |
|
N. soggetti inviati in Comunità Terapeutica nel 2002 fuori Regione |
9 |
|
N. soggetti che hanno completato il programma in CT |
4 |
|
N. soggetti che hanno interrotto programma in CT |
24 |
|
N. soggetti TD in carcere |
60 |
|
N. soggetti inseriti in programmi di inserimento lavorativo |
20 |
|
N. interventi di prevenzione primaria (informazione e formazione) |
25 |
|
N. casi HIV positiva |
10 |
|
N. casi di HIV conclamato |
1 |
|
N. casi di HCV |
46 |
|
N. casi di HBV |
52 |
|
N. progetti sperimentali avviati (specificare) |
2 |
|
N. strutture accreditate residenziali e semiresidenziali per TD |
1 |
|
N. strutture non accreditate residenziali e semiresidenziali per TD |
1 |
|
N. organizzazioni del terzo settore che operano nella TD |
10 |
|
N. centri di auto-mutuo-aiuto |
1 |
SUDDIVISIONE PER SESSO
|
|
MASCHI |
FEMMINE |
|
V.A. |
390 |
35 |
|
% |
92% |
8% |
CLASSE DI ETA’
|
|
V.A. |
% |
|
< 15 Anni |
0 |
0 |
|
15-19 |
4 |
1 |
|
20-24 |
66 |
16 |
|
25-29 |
135 |
32 |
|
30-34 |
121 |
28 |
|
35-39 |
68 |
16 |
|
>39 |
31 |
7 |
COMUNE DI RESIDENZA
|
|
V.A. |
% |
|
Siracusa |
285 |
67 |
|
Buccheri |
1 |
0 |
|
Buscami |
0 |
0 |
|
Canicattini B. |
3 |
1 |
|
Cassaro |
0 |
0 |
|
Ferla |
1 |
0 |
|
Floridia |
30 |
7 |
|
Palazzolo A. |
4 |
1 |
|
Priolo G. |
40 |
9 |
|
Solarino |
6 |
1 |
|
Sortino |
11 |
3 |
|
Fuori distretto |
44 |
10 |
STATO CIVILE
|
|
V.A. |
% |
|
Celibe/nubile |
213 |
50 |
|
Coniugato/a |
79 |
19 |
|
Separato/a |
30 |
7 |
|
Convivente |
61 |
14 |
|
Vedovo/a |
3 |
1 |
|
Divorziato/a |
3 |
1 |
|
non rilevato |
36 |
8 |
SCOLARITA’
|
|
V.A. |
% |
|
Nessuno |
7 |
2 |
|
Elementare |
97 |
23 |
|
Media inferiore |
43 |
10 |
|
Lic.media inf. |
160 |
38 |
|
Media sup. |
43 |
10 |
|
Lic.Media sup. |
35 |
8 |
|
Università |
4 |
1 |
|
Laurea |
0 |
0 |
|
Altro/non ril. |
35 |
8 |
|
TOTALE |
425 |
100 |
CONDIZIONE LAVORATIVA
|
|
V.A. |
% |
|
Stabile-occupato |
122 |
29 |
|
Saltuaria |
55 |
13 |
|
Disoccupato |
201 |
47 |
|
non professionale |
1 |
0 |
|
ricerca 1^ occupazione |
3 |
1 |
|
Studente |
6 |
1 |
|
militare di leva |
0 |
0 |
|
Casalinga |
0 |
0 |
|
altro (specificare) |
37 |
9 |
|
TOTALE |
425 |
91 |
SOSTANZA D’ABUSO PRIMARIA
|
|
V.A. |
% |
|
Allucinogeni |
0 |
0 |
|
Anfetamine |
0 |
0 |
|
Ecstasy ed analoghi |
3 |
1 |
|
Barbiturici |
0 |
0 |
|
Benzodiazepine |
8 |
2 |
|
Cannabinoidi |
12 |
3 |
|
Cocaina |
7 |
2 |
|
Crak |
0 |
0 |
|
Eroina |
387 |
91 |
|
Metadone |
0 |
0 |
|
Morfina |
0 |
0 |
|
Altri oppiacei |
2 |
0 |
|
Inalanti |
1 |
0 |
|
Alcool |
1 |
0 |
|
Altro (specificare) |
4 |
1 |
|
TOTALE |
425 |
100 |
INFEZIONI HIV
|
|
V.A. |
% |
|
Positivo |
10 |
2 |
|
Negativo |
135 |
32 |
|
non seguito |
280 |
66 |
|
TOTALE |
425 |
100 |
INFEZIONI EPATITE B
|
|
V.A. |
% |
|
Positivo |
6 |
1 |
|
Negativo |
123 |
29 |
|
non seguito |
296 |
70 |
|
TOTALE |
425 |
100 |
INFEZIONE EPATITE C
|
|
V.A. |
% |
|
Positivo |
96 |
23 |
|
Negativo |
32 |
8 |
|
non seguito |
297 |
70 |
|
TOTALE |
425 |
100 |
Dai dati, che è possibile
analizzare consultando le tabelle allegate, emerge sinteticamente quanto segue:
Aumentano
gli utenti con patologia cronica e recidivante
Aumenta il
tasso di incidenza del fenomeno (numero dei nuovi casi rispetto alla
popolazione fra i 14 ed i 44 anni)
Aumenta il
tasso di prevalenza del fenomeno (numero degli utenti in carico rispetto alla
popolazione fra i 14 ed i 44 anni)
Aumentano i
casi di soggetti con doppia diagnosi
Aumentano i
soggetti TD detenuti in carcere
Il modello
costituito dalle Comunità terapeutiche presenta alcuni limiti di efficacia
dell’intervento e si rende necessario una riformulazione del modello
terapeutico
Le
patologie correlate ad HIV presentano una riduzione
Aumentano
le patologie correlate ad epatiti di tipo B e di tipo C
Si
manifesta sempre più un bisogno di intervento economico per gli utenti che
hanno ridotte possibilità produttive e lavorative
Aumenta la
domanda di assistenza abitativa nei confronti di utenti senza casa
Aumenta la
necessità di organizzare strategie significative di inserimento lavorativo nei
confronti di soggetti che a causa della patologia, delle cure e spesso a causa
di detenzione, sono usciti dai circuiti occupazionali
Necessita
sempre più una progettualità integrata con
organizzazioni del terzo settore specializzate nel settore delle dipendenze
Emerge
ancora la difficoltà di realizzare una vera integrazione ed è ancora notevole
la tendenza autoreferenziale del lavoro nelle diverse istituzioni.
Per
l’organizzazione di un’azione realmente integrata sarebbe opportuno, già nella
fase della rilevazione dei bisogni, preliminare per una precisa e finalizzata progettualità, che la stessa raccolta dei dati sia
effettuata con metodo integrato ed incrociando le significatività.
Solo
così possono essere evidenziati i veri bisogni, sia quelli espressi che,
soprattutto, quelli inespressi.
Nello
specifico delle dipendenze, sarebbe molto utile che altri soggetti sociali ed
istituzionali potessero condividere i dati in loro possesso.
La
disabilità nel distretto presenta caratteristiche non sempre omogenee tra il
comune capofila e gli altri comuni.
I
comuni di Sortino (27 soggetti utenti di n. 2 servizi) e Siracusa (217 soggetti
utenti di n. 5 servizi) nonostante difficoltà di carattere organizzativo -
strutturale, negli anni 90 hanno avviato una serie di interventi e servizi
territoriali per l’handicap e la salute mentale, affidati alla gestione del
privato sociale che, inevitabilmente, ha prodotto la crescita di consapevolezza
rispetto al fenomeno.
In
particolare, nel capoluogo si è determinato un pullulare di iniziative anche di
tipo privatistico e di volontariato che, tese ad un
approccio collettivo del problema, ha generato, in molti casi, la
consapevolezza del diritto di cittadinanza, superando stati di emarginazione e
di esclusione sociale, anche se non in modo esaustivo per tutti.
In
altri comuni del distretto si assiste ad una mancanza di servizi aperti
istituzionalizzati per la disabilità, nonostante la presenza di recente
attivazione di interventi, limitati alla realizzazione di azioni a tempo
determinato. Sono stati avviati progetti, ai sensi della L.104/92 che in deroga
al dettato della stessa norma sopperiscono alle carenze istituzionali, presso i
Comuni di: Solarino, Buscemi, Ferla, Buccheri, Cassaro e Palazzolo Acreide[9].
Negli
altri si registra: una totale mancanza di servizi aperti (Floridia ha
sperimentato solo per sei mesi l’assistenza domiciliare); una marginalità di
interventi che affrontano solo alcuni aspetti della disabilità (Priolo, 7
soggetti utenti per il trasporto e l’assistenza tecnica nelle scuole);
l’esclusiva presenza di interventi relativi a servizi chiusi. Comunque, emerge
che il target di età attenzionato risulta essere quello della fascia
medio-alta, trascurando l’età evolutiva e la fascia giovanile.
In tutto il
distretto non vi sono dati certi sulla consistenza del fenomeno e la disabilità,
nella maggior parte dei comuni, appare come una realtà di bisogni ancora del
tutto inespressi.
A fronte di
un’autonomia residua del soggetto disabile, per intero garantita dal supporto
della famiglia che si fa carico, da sola, del soddisfacimento dei bisogni
primari, dall’altro lato c’è un quadro di relazioni e rapporti sociali del
tutto mortificati.
L’immagine
che emerge, quindi, nel distretto, è quella di una qualità della vita che
rimane appiattita tra le mura domestiche, priva di tutti quegli aspetti
relativi alla vita di relazione che sono fondamentali per ogni persona, a
prescindere dalla presenza di un handicap.
La
famiglia, che ridisegna la propria vita intorno all’handicap, gioca un ruolo
dettato implicitamente da una serie di regole sociali tacitamente condivise, a
dispetto dell’infelicità, sempre più evidente, del proprio congiunto, e
dell’enorme dispendio di energie che comporta l’azione di cura, energie
assorbite totalmente da “quel pozzo senza fondo” che sono i bisogni negati, ma
ciò non di meno sempre presenti nel disabile.
La
situazione comincia, comunque, a rivelare la sua insostenibilità e la famiglia
rivolge già il suo appello all’esterno in quanto:
alcuni nodi
problematici del disabile si sono ormai irrigiditi strutturalmente, lasciando
tracce sulla sua personalità sempre più difficilmente recuperabili man mano che
l’età anagrafica si eleva;
il mondo
esterno tende a negare i bisogni; la famiglia non trova strutture deputate a
sostenerla e ripete all’infinito il suo gioco di autarchia, anche quando
sarebbe pronta ad interromperlo.
l’associazionismo
locale, non strutturato, nonostante tenti di mettere in campo azioni
collettive, rimane molto spesso circoscritto e interessato in maniera esclusiva
al proprio disagio e non riesce ad attivare reti sociali finalizzate
all’esigibilità del diritto di cittadinanza e quindi alle pari opportunità.
Ne
viene fuori un quadro generale davvero inaccettabile, che chiama la comunità
tutta, e in primo luogo gli amministratori, ad un forte impegno etico e sociale.
Sebbene
sino ad oggi non siano stati condotti nel distretto studi di prevalenza su
campioni di popolazione rappresentativi, le ricerche condotte in altri contesti
consentono di valutare attorno al 15-25% della popolazione adulta l'incidenza
dei disturbi psichiatrici (compreso l'abuso di alcool e di sostanze).
Una
fonte autorevole ed attendibile per l'Italia è rappresentata dal rapporto
conclusivo del Progetto Nazionale Salute Mentale (promosso e coordinato tra il
1997 e il 2001 dall'Istituto Superiore della Sanità).
Vi
si può leggere che "solo una proporzione molto limitata della popolazione
che presenta uno o più disturbi riceve un trattamento specialistico" e
"la percentuale della popolazione adulta in contatto attivo con i Dipartimenti
di Salute Mentale (DSM) è circa dell’ 1,2%".
Inoltre:
"sebbene molte persone ricevano un qualche trattamento dal loro medico di
medicina generale, da professionisti privati o nell'ambito di settori
non-sanitari, è fondato supporre che un gran numero di persone sofferenti di
disturbi mentali non ricevano trattamenti efficaci disponibili".
Considerato
che a livello locale non sono state effettuate ricerche quantitative sul
fenomeno e che l’unico dato disponibile, al momento, è quello fornito dall’AUSL
n.8 che nel distretto registra n.2000 utenti che manifestano tipologie diverse
di disagio mentale, é legittimo ritenere che nell’ambito territoriale
l’andamento del fenomeno si configuri in modo analogo a quello nazionale.
Per
la loro frequenza, la loro durata e le loro conseguenze negative, i disturbi
psichiatrici figurano tra le maggiori cause di sofferenza (burden
of disease) e disabilità nel mondo e comportano costi
molto elevati sia in termini diretti (maggiore utilizzo dei servizi sanitari
anche non psichiatrici, dei servizi sociali e giudiziari) sia in termini
indiretti, associati in gran parte al mancato lavoro del paziente ed alle
limitazioni nelle attività quotidiane dei familiari.
Oltre
all’insufficienza della rete dei servizi psichiatrici, occorre rilevare che nel
distretto si registra la "carenza di valutazioni sistematiche in ordine
all'efficienza delle risorse impiegate ed all'efficacia degli interventi
attuati".
A
fronte del medesimo quadro clinico vengono fornite spesso risposte disomogenee
all’interno dello stesso DSM, sia in termini organizzativi che dei modelli
tecnico-culturali sottostanti.
L'approccio
prevalente è comunque quello clinico e farmacologico,
mentre stenta ancora ad affermarsi la cultura del ricorso ad interventi
territoriali e domiciliari a carattere socio-sanitario in grado di migliorare
l'assistenza e contenere la spesa sanitaria, nonché supportare la famiglia con
azioni di sollievo, quindi recuperare la vita di relazione sia del soggetto che
della famiglia.
Un
segno evidente di questa crisi è costituito dal fenomeno delle riammissioni (revolving door) presso le
strutture di ricovero, con particolare riguardo ai SPDC che sembrano essere
utilizzati come luoghi in cui accedono ripetutamente pazienti non psicotici,
meno gravi dal punto di vista psichiatrico, ma con problemi di tipo relazionale
e assistenziale così importanti che richiederebbero una più attenta gestione a
livello territoriale.
Per
questo, da parte di chi lavora nei servizi pubblici di salute mentale e nei servizi
territoriali, viene avvertita l'esigenza di modalità di intervento sui pazienti
che superino la tradizionale dicotomia tra interventi psicoterapici ed
interventi farmacologici, salvaguardando il
patrimonio di conoscenze pratiche accumulato sul campo in questi anni di
applicazione della legge 180.
Nella
cura delle malattie mentali ha assunto importanza decisiva la capacità di
collegare pratica socio-assistenziale e pratica clinica in una strategia
unitaria di trattamento terapeutico-riabilitativo.
Al
tempo stesso il collegamento con il territorio ha comportato l'allargamento del
problema alla famiglia, al tessuto sociale circostante, ad una rete complessa
di relazioni tra soggetti istituzionali e informali interessati al problema.
I familiari sono i più diretti interessati
alla cura del paziente, in quanto sono quelli che spendono in sua compagnia la
maggior parte del tempo.
Purtroppo
sono spesso logorati dalle richieste e dalle esigenze del loro congiunto e
tendono a mettere in atto modalità espulsive nei suoi confronti. Convivere con
un malato psichiatrico è infatti una grossa fonte di stress mentre,
opportunamente stimolati ed educati, potrebbero diventare una preziosa fonte di
informazioni sulle tecniche più utili da adottare per fronteggiare i problemi
di quel particolare paziente.
Conclusivamente,
i problemi individuati nel settore della salute mentale relativamente al
territorio del distretto d 48 possono essere esposti schematicamente come
segue:
- Scarsa
conoscenza dei bisogni di assistenza nel campo della salute mentale
- Carenza
di integrazione tra i servizi sociali e sanitari
===> producono
- Un
approccio medicalizzante, curativo, riparatorio
===> causa
- La
mancanza di figure di sostegno alle famiglie e
- Una
centratura sulla "clinica" (ricoveri, terapie farmacologiche)
===> consentono
- Il
permanere di difficoltà multifattoriali in ambito familiare
===> ha come risultato
- Il
fenomeno dei ricoveri ripetuti
===> si traduce in
CRONICITA'
SPESA SANITARIA ELEVATA
SOTTODIMENSIONAMENTO DEI SERVIZI TERRITORIALI
I
dati dell’A.U.S.L. riferiscono di oltre 2000 soggetti con patologia conclamata
presenti nel territorio del distretto.
Il
fenomeno non è mai stato studiato da approfondite ricerche né indagini
conoscitive per cui non si hanno dati ufficiali circa i problemi correlati.
Un’Associazione
locale di famiglie ritiene che, tra le maggiori problematiche che si registrano
nel contesto, particolare rilevanza assuma la carenza di servizi di cura e di
supporto alle famiglie, la scarsa informazione che causa inutile dispersione di
risorse familiari, l’ aumento dell’uso di farmaci e dei ricoveri impropri,
l’inadeguatezza del servizio di assistenza domiciliare rispetto alla domanda e
la mancanza di personale specializzato per l’assistenza all’interno delle case
protette.
4.4.4
L ‘Aids
Fra tutte le malattie infettive quella
che desta maggiore scalpore data la gravita’ e le
categorie a rischio che comprende (TD, OMOSESSUALI, ETEROSESSUALI, PROSTITUTE,
CARCERATI,POLITRASFUSI,DIALIZZATI) e’ l’AIDS.
Tale malattia si trasmette per via ematica,parenterale, sessuale.La
Nostra AZIENDA OSPEDALIERA PROVINCIALE (l’unica ad avere il DH AIDS) conta oggi
in totale 200 pazienti per tutta la provincia dei quali 142 nel distretto di
Siracusa cosi’
distribuiti:
Siracusa:95
Priolo:20
Floridia:15
Sortino:5
Solarino:2
Palazzolo: 5
Buscemi:0
Buccheri:0
Ferla :0
Cassaro:0
Canicattini:0
Circa la meta’ dei 142 sono in Aids
conclamato e il rimanente sono solo in stato di Sieropositivita’.
Si precisa che per Aids conclamato si intende lo stato avanzato della
malattia ,nel senso che il paziente non e’ in grado(per la presenza di
Infezioni Opportuniste legate alla malattia) di compiere gli atti quotidiani
della vita. Questa e’ la fase nella quale il paziente necessita oltre che
dell’assistenza ospedaliera di
interventi da parte dei servizi sociali territoriali nonchè economici
perche’ provengono da fasce sociali deboli. Il
75% usufruisce dell’assegno di invalidita’ civile
(insufficiente per far fronte ai loro bisogni.
Sin dall’inizio la problematica emergente nella vita del paziente hiv positivo e’ l’emarginazione
,perche’ la paura del contagio e della convivenza
con una persona sieropositiva,sia da parte dei familiari che da tutta la societa’ circostante , per effetto del persistere del
pregiudizio e del basso livello informativo.(a proposito del virus) li porta ad
abbandonare il malato a se stesso,senza tenere conto che il soggetto in primo
luogo e’ una persona.Il senso dei servizi per il malato di Aids è quello di dare
un significato alla loro vita ridonandogli la dignità e la capacità di tirare
fuori le risorse residue dei soggetti.Visto che la mortalità si e’ notevolmente ridotta grazie al
progresso farmacologico,assumendo la malattia un
andamento cronico,si evidenzia che se prima la lotta era per la sopravvivenza,
oggi lo sguardo si rivolge a nuove problematiche quali:l’affettività,
integrazione sociale ,familiare e lavorativa etc.
I bisogni rilevati sono:
_Assistenza domiciliare(medica ,infermieristica ,sociale e
domestica)
_Case alloggio:dove il paziente convivendo con altri soggetti
che hanno la stessa patologia e con l’aiuto degli operatori ed il
coinvolgimento del volontariato possono riabilitare le loro capacita’
residue.
_centri di accoglienza
_Gruppi di auto- aiuto
_ formazione rivolta agli operatori .
_ prevenzione nelle scuole ,carceri, luoghi di lavoro ,a tutti
coloro che hanno interesse alla patologia, ai centri sociali(parrocchie
,palestre,circoli).
L’equipe dell’Az. Osp.della Divisione di
Malattie Infettive si è adoperata svariate volte per trovare una
collocazione per alcuni ragazzi presso case alloggio site in altre regioni
visto che la regione Sicilia non ha sufficienti posti letto e non sono mai state attuate misure
assistenziali
Il territorio della
provincia di Siracusa è stato fra le prime zone della Sicilia coinvolte dal
fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria.
I primi lavoratori extracomunitari,
provenienti prevalentemente dal Marocco, sono arrivati nella provincia di Siracusa
a partire dalla fine degli anni '70, e si sono insediati nel comune di Rosolini
e nella frazione di Cassibile di Siracusa.
Inoltre, la provincia, per
la posizione geografica e per la struttura morfologica delle coste, è diventata
nel corso di questi anni la meta più facile per l'ingresso clandestino in
Italia.Questo comporta una peculiarità che differenzia la provincia di Siracusa
da altre realtà, in quanto, accanto all’immigrazione stabile nel territorio, si
ha una immigrazione di transito, che soprattutto nei periodi estivi, resta il
tempo necessario per il trasferimento in altre zone del paese.
La struttura produttiva
locale è stata in grado di assorbire manodopera proveniente da paesi
extracomunitari, anche se in attività marginali e per i lavori più faticosi e
nocivi.
Evidentemente,
l'apporto di questa forza lavoro è in questa provincia una parte indispensabile
per mantenere i livelli di produttività richieste dal mercato, nel momento in
cui la popolazione non solo in parte rifiuta condizioni di lavoro
particolarmente sgradevoli, ma è anche investita da un processo di
invecchiamento che vede decrescere la percentuale di forza lavoro disponibile
nei settori tradizionali.
Il
territorio del Distretto, così come del resto tutto il territorio nazionale,
sta vivendo il passaggio irreversibile dalla prima alla seconda fase del
fenomeno migratorio:
la prima è
caratterizzata da una prevalente presenza di adulti di sesso maschile, con
moglie e figli lasciati nel paese di origine alla ricerca solo di un posto di
lavoro e disponibili a sopportare sacrifici;
la seconda
fase, invece, si caratterizza nella stabilizzazione in un luogo, nella ricerca
di un lavoro stabile e regolare, nel ricongiungimento con l'intera famiglia e
conseguentemente in una maggiore domanda di servizi e di nuove prestazioni
sociali.
Bisogna
quindi rendersi conto che questi nuovi movimenti migratori rappresentano un più
generale riassetto demografico e gli immigrati vanno quanto prima considerati
parte della popolazione del nostro paese, non tante per astratte considerazioni
ideologiche, quanto per la lucida presa d'atto dell'irreversibilità di fenomeni
storici di tale portata.
Gli
interventi a favore dei cittadini extracomunitari presenti nel territorio
distrettuale, devono sempre più caratterizzarsi in direzione del superamento
dell'assistenzialismo, garantendo e realizzando, invece, un "percorso di cittadinanza",
intendendo con questo termine l'inserimento a tutti i livelli nelle città
dell'immigrato straniero.
Pur
accettando la necessità di affrontare anche gli aspetti emergenziali del
fenomeno, gli interventi devono essere rivolti a favore di una seria politica
di integrazione tra cittadini con storie, culture, religioni diverse.
Statistiche
del Ministero degli Interni quantificano in 2.805 gli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno
residenti nel territorio provinciale alla fine del 2002.
A
questi bisogna aggiungere 1.313
domande di regolarizzazione presentate nel 2002 ai sensi della legge
Bossi-Fini (Elaborazioni Caritas – Dossier statistico Immigrazione su dati del
Ministero dell’interno).
Il
dato diffuso dall’ISTAT per l’anno 2000 sulla base di una rilevazione (modello
Istat/P3), presso tutti i Comuni, sugli stranieri iscritti in Anagrafe, gli immigrati extracomunitari in
Provincia di Siracusa sono 2.610.
Le nazionalità più rappresentate sono quella
marocchina (602, 23,1%), tunisina (558, 21,4%), cingalese (276, 10,6%), polacca
e albanese (entrambi 117, 4,5%).
Seguono con presenze inferiori alle 100 unità
statunitensi, rumeni, filippini, cinesi e maltesi. Tutte le altre nazionalità
assommano ad ulteriori 601 unità (figura 1).

L’entità del loro
insediamento è differente tra i vari distretti della provincia. A Siracusa si
concentra il 48% degli immigrati, segue la zona sud con il 26% delle presenze
(prevalentemente attratte dalle occasioni di lavoro nel settore
dell’agricoltura), la zona nord (18%) e la zona montana (8%).
Quindi nel territorio del distretto D48 sono
presenti il 56% (1463) degli extracomunitari dell’intera provincia.
Allo stesso
modo le differenti nazionalità si sono insediate nel territorio provinciale
concentrandosi in alcune zone piuttosto che in altre.
Per quanto riguarda il Distretto D48, vediamo
infatti che le tre nazionalità maggiormente presenti a Siracusa sono la
marocchina, la tunisina e la cingalese, tutte attestate attorno le 250 unità
(Figura 2).

Il territorio della
zona montana, invece, pur in presenza di una maggioranza di tunisini (33), è
maggiormente interessato di immigrati provenienti dall’Europa dell’Est
(albanesi: 27, polacchi: 27 e rumeni: 20) (Figura 3).
Sempre basandosi sui dati
forniti dall’ISTAT è possibile incrociare la variabile sesso, con quelle
riferite alla nazionalità ed ai distretti di insediamento.
Si evidenza una netta prevalenza
della popolazione maschile fra gli immigrati di origine tunisina e marocchina
(quelli maggiormente rappresentati), un sostanziale equilibrio tra gli
immigrati di origine cingalese, albanese e cinese, mentre tutte le altre
nazionalità (polacchi, statunitensi, rumeni, filippini, maltesi nonché il vasto
insieme degli “altri”) vedono una prevalenza più o meno netta della componente
femminile (Figura 4).

Per quanto riguarda il Distretto D48 abbiamo che a
Siracusa prevalgono i maschi (744 contro 517 femmine), nei comuni della zona
montana, invece le femmine sono la maggioranza (128 contro 74 maschi).
Gli inserimenti lavorativi degli immigrati in
provincia di Siracusa sono stati per l’anno 2001 1.764 e riguardavano in prevalenza il settore dell’agricoltura
(22%), dell’edilizia (10%), del commercio (8%), della metallurgica e meccanica
(5%) e dei servizi (4%) (Elaborazioni Caritas – Dossier statistico Immigrazione
su dati del Ministero dell’interno).
Infine, per tracciare l’identikit dell'immigrato tipo
residente nel Distretto D48, possiamo utilizzare una ricerca sociologica, anche
se non recente, proposta dall'INAS CISL, dall'INCA CGIL e dall'ITAL UIL
intitolata "Il fenomeno dell'emigrazione extracomunitaria nella provincia di
Siracusa attraverso i risultati di un'indagine campionaria” realizzata,
negli anni compresi tra il '92 e il '93.
Gli immigrati del distretto D48:
sono
giovani con meno di 40 anni di sesso maschile (anche se esistono delle
differenze tra le varie comunità, per esempio la comunità asiatica è composta
principalmente da donne);
hanno
lasciato il loro paese per motivi economici;
hanno una
scolarizzazione medio-alta;
parlano
abbastanza bene la lingua italiana;
sono
prevalentemente di religione islamica e frequentano un luogo di culto (la moschea
di Cassibile);
vivono in
Italia da almeno tre anni e prevedono di fermarsi a lungo;
condividono
l'alloggio con altre persone, connazionali e familiari, in abitazioni con un
massimo di due stanze, senza servizi igienici;
sono
sposati con figli e quest'ultimi vivono con il coniuge nel paese di
origine,anche se hanno intenzione di farsi raggiungere dal resto del nucleo
familiare;
i figli che
vivono in Italia frequentano una scuola oppure lavorano;
solo la
metà usufruisce dell'assistenza sanitaria (dai dati forniti dall’ASL 8 solo 564
immigrati sono in possesso del Libretto Sanitario;
sono
occupati nei settori dell'agricoltura, del commercio, dei servizi alberghieri e
ristorativi, dei servizi domestici e dell'edilizia con qualifiche basse che non
corrispondono al lavoro che svolgevano nel loro paese;
nel tempo
libero frequentano solo connazionali, non aderiscono ad alcuna associazione;
vorrebbero
partecipare a corsi di lingua e cultura italiana e a corsi professionali;
conoscono
poco le leggi che regolano il fenomeno migratorio e per niente le leggi
italiane.
Questi i dati salienti dell'indagine, anche se nel
corso degli ultimi anni, il fenomeno ha subito delle modifiche soprattutto in
termini di presenze femminili e di minori che sono nettamente aumentate e di
nuove nazionalità che si sono insediate nel territorio, come quelle provenienti
dall’est europeo.
Nel 2002,
nel distretto risultano residenti N° 32.362 anziani (di età superiore a 65
anni), così distribuiti:
Siracusa: n° 18.679
Priolo, Floridia e Solarino: n° 6.419
Zona montana[10]: n° 7.264
I
mutamenti relativi alla struttura demografica nazionale e l’invecchiamento
della popolazione hanno inciso sulla programmazione delle politiche sociali del
territorio.
Il modo in cui si sono considerati
gli anziani –soggetti a rischio, destinatari di politiche di sostegno e di
cura, membri della comunità, cittadini– ha orientato inevitabilmente le scelte
nel campo delle politiche sociali.
Il tema dell’esclusione sociale è uno dei
fattori che ha concorso alla necessità di rafforzare i diritti di cittadinanza
attiva.
Negli anni ’80, le leggi di settore
(quali L.R. 87/’81, 14/’87 ecc.), indirizzate esclusivamente agli anziani ed
improntate alla promozione e al mantenimento dell’autonomia, hanno consentito l’
implementazione e la sperimentazione di servizi utili al miglioramento delle
condizioni di vita di soggetti deboli e svantaggiati quali erano gli anziani,
aprendo un vasto terreno in cui spendere e sperimentare un nuovo tipo di
welfare di politiche sociali.
In
questa ottica, occorre riconoscere come “il terzo settore” abbia dato l’input
necessario all’Ente Locale affinché realizzasse servizi alla persona, sempre
più adeguati promuovendo innovazione e diversificazione dell’offerta.
Dalla
rilevazione effettuata tutti i comuni del distretto (fatta eccezione per il
Comune di Cassaro per ciò che concerne il servizio ADA) hanno attivato i
servizi per gli anziani, con le varie tipologie che oggi ritroviamo presenti
nei diversi comuni (vedi il comune di Sortino dal 1983, Palazzolo 1986 e Ferla
dal 1988).
Dai dati quantitativi in possesso
presso gli uffici per le politiche sociali del distretto, si possono così
distinguere le tipologie di servizi e attività offerte agli anziani e riferite
all’anno 2002:
ASSISTENZA
DOMICILIARE ANZIANI
RESIDENZA
ASSISTITA
ATTIVITA’
LAVORATIVA ANZIANI
TRASPORTO
SOCIALE ANZIANI
TRASPORTO
URBANO ANZIANI
SOGGIORNI
CLIMATICI PER ANZIANI
CENTRI
DIURNI ANZIANI
Dall’analisi dei bisogni primari e secondari, di cura, socializzazione, psicologici, affettivi, si riscontra, come di fatto in tutte le realtà territoriali i livelli essenziali siano stati soddisfatti e garantiti nella varie le tipologie di servizi e attività che i comuni attivano annualmente.
Ci si riferisce maggiormente alla richiesta di servizio di assistenza domiciliare la cui domanda distrettuale evasa è di 1.335 soggetti assistiti (1.856 i richiedenti) che rappresentano il 4,20% della popolazione anziana.
Altro dato significativo, che denota nel tempo l’evoluzione o mutamento della richiesta di servizi alternativi, viene ampiamente dimostrato dai dati quantitativi di utenza che fa richiesta di servizi che trovano connotazione in occasioni di svago, vedasi numericamente l’incremento Centri Diurni di Aggregazione presenti in tutto il distretto (sei a Siracusa) uno o più di uno anche nei piccoli centri a cui si aggiungono gite e i diversi soggiorni climatici effettuati di norma ogni anno.
Certamente si può affermare che, pur essendo ancora per certi versi necessario per talune fasce di anziani il supporto dell’assistenza domestica, gli anziani dimostrano di avere bisogno di relazione, di comunicazione, di scambio di esperienze.
Dalla rilevazione dei dati effettuati sulla percentuale di anziani dai 65 e oltre appare evidente che essi si trovino posizionati maggiormente in percentuale nella zona montana, il picco massimo nel Comune di Buccheri con il 31,50 %.
Nel
capoluogo Siracusa e comuni ad esso limitrofi la percentuale si attesta tra il
15,19 %, con la punta minima nel Comune di Priolo (13,49 %).
La chiave
di lettura del fenomeno può essere cosi sintetizzata:
Il
cambiamento del contesto socio-familiare, l’affermarsi del modello nucleare e
il cambiamento nei compiti di cura oggi più che mai influiscono a determinare
nell’anziano l’isolamento e la povertà di relazioni sociali, la scarsa tenuta
dei legami sociali o addirittura la disgregazione sociale. Ancora oggi a circa
un ventennio dalla emanazione delle leggi riferite agli anziani, si rileva che
l’anziano solo ha il bisogno di essere assistito, ma che le prestazioni devono
essere erogate con rigore e con criteri di efficacia ed efficienza, su un
progetto individualizzato, verificato nel tempo con valutazioni del
raggiungimento degli obiettivi prefissati a monte dell’intervento.
La
necessità di promuovere e sostenere interventi mirati che favoriscono la vita
di relazione, organizzando luoghi e centri d’incontro ove gli anziani
contrastino la solitudine, il senso di svuotamento e la perdita di
stimoli.Vedere gli anziani, oltre che consumatori di un determinato servizio,
quali soggetti attivi che concorrono alla soddisfazione dei bisogni della
comunità, a tal fine promuovendo forme di volontariato, vicinato attivo, ecc..
La
popolazione minorile residente nel distretto
al 31.12.2002 è di 39.899 unità.
Per
quanto riguarda la fascia dei minori in età scolare in genere frequentano la
scuola fino al conseguimento della licenza della scuola dell’obbligo.
Nel
corso dell’anno scolastico 2001-2002 si sono registrati casi di evasione
scolastica: i dati quantitativi in nostro possesso non evidenziano, però, il
fenomeno, che è in aumento, di alunni con problemi di ritardo scolastico, casi
di bocciature e casi di frequenza irregolare.
Le
cause principali del fenomeno della dispersione scolastica sono da ricercare
nelle condizioni socio-economiche, ambientali e culturali delle famiglie.
L’evasione
scolastica, l’abbandono, il disadattamento in qualche modo sono connessi con
fenomeni di devianza, ma ciò non va inteso come un mero rapporto di
causa-effetto anche se certamente l’abbandono scolastico costituisce una delle
cause concomitanti dell’emarginazione e del disagio giovanile.
Dai
dati esistenti presso gli uffici di servizio sociale del distretto
relativamente all’anno 2002 risulta che n. 501 minori sono in carico al
servizio sociale comunale con provvedimento del Tribunale per i Minorenni di
Catania.
Quasi
tutti i suddetti minori provengono da nuclei familiari che vivono in condizioni
di marginalità con problematiche legate a povertà economica, sociale e
relazionale, a problemi di carattere interattivo e di comunicazione.
Spesso
le difficoltà dei minori sono riconducibili a problematiche che implicano il
fallimento della famiglia rispetto al proprio ruolo educativo e alla carenza di
istituzioni sociali di supporto quali: la famiglia allargata, il vicinato, il
gruppo.
Per
quanto riguarda i minori emerge un fenomeno preoccupante legato ad abusi
intrafamiliari, violenza e casi di abbandono materiale e morale.
In
quasi tutti i comuni del distretto si registra un crescente aumento dei casi di
affidamento di minori ai servizi sociali da parte delle autorità giudiziarie
minorili.
Di
tutti i comuni del distretto, inoltre, Solarino è il comune che ha il maggior
numero di casi di violenza e abuso sessuale sui minori.
Per
quanto riguarda le strutture ed i servizi a favore dei minori si registrano
carenze in tutto l’ambito del distretto.
Non
sono presenti servizi per la prima infanzia, quali asili nido, assenti in quasi
tutti i comuni della zona montana ad eccezione dei comuni di Canicattini e
Sortino, e se anche presenti, come ad esempio a Siracusa, sono insufficienti
e/o inadeguati alle esigenze dell’utenza.
Non
sono presenti, in tutto il territorio del Distretto, Centri di Pronto Intervento,vi
è scarsa attenzione per l’affidamento familiare, e per le coppie adottive.
La
legge 285/97, a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, ha avuto certamente il
merito di avere richiamato l’attenzione sui minori e di avere sensibilizzato le
pubbliche amministrazioni ma molti servizi devono ancora essere conclusi e
verificati.
Dall’incontro
con tutte le parti sociali del distretto tenutosi in data 26.05.2003, è emerso
che con i fondi della legge 285/97, nel distretto sono stati realizzati solo
due progetti di educativa domiciliare, servizio ritenuto essenziale per
prevenire e rimuovere situazioni di disagio e favorire il mantenimento del
minore nella sua famiglia
E’ emerso
inoltre che le maggiori difficoltà incontrate dagli operatori, in tutti gli ambiti
sono quelle legate all’inserimento lavorativo dei minori, in particolare di
coloro che già sono entrati nel circuito penale. Da qui la necessità di creare
collegamenti e sinergie con il mondo del lavoro.
Se
la legge 285/97 ha avuto il merito di avere posto le basi per la realizzazione
di un lavoro in rete ed avviato metodologie operative volte all’integrazione
dei servizi e strutture è anche vero che a tutt’oggi vi è scarsa integrazione
fra tutti i progetti e soprattutto si assiste alla crescita della
deresponsabilizzazione nell’ambito della famiglia e ad una scarsa valorizzazione e messa in rete delle realtà esistenti
(scuola, parrocchia, associazioni servizi territoriali) a favore di politiche
di sostegno per il minore a rischio e la sua famiglia.
Dai
dati esistenti presso gli uffici di servizio sociale si può affermare che vi è
rispetto al passato un numero sempre maggiore di nuclei familiari disgregati e
di minori che vivono in condizioni di disagio e trascuratezza.
Emerge,
inoltre, che le situazioni di disagio, oltre a problematiche socio-culturali ed
ambientali, sono riconducibili spesso a problemi di relazione di coppia, crisi
familiari, separazione o divorzio.
Molto
spesso, le coppie in crisi, non riescono autonomamente a separare le funzioni
genitoriali da quelle coniugali e la carenza, se non addirittura l’assenza di
servizi a sostegno delle famiglie determinano situazioni di conflitto con gravi
difficoltà per la crescita per i figli.
Inoltre,
molte giovani coppie, prive di un adeguato supporto della rete familiare e/o
provenienti da ambienti socio-culturali arretrati, vivono gravi disagi alla
nascita del primo figlio.
Si
registra, inoltre, a causa dell’aumento dell’inflazione reale e del tasso di
disoccupazione del distretto, un aumento di famiglie che vivono in condizioni
di grave disagio economico per le quali sono necessari supporti per garantire
il diritto alla casa, all’occupazione e alla sicurezza economica
essenziale.
Inoltre,
le trasformazioni demografiche dovute al costante invecchiamento della
popolazione e alla crescente instabilità dei legami matrimoniali hanno modificato il modello tradizionale di
famiglia determinando la presenza di numerose famiglie monoparentali.
Oltre
ai suddetti problemi, le famiglie manifestano bisogni legati alla cura di
soggetti deboli: anziani, minori, disabili, malati.
Infine,
si registrano bisogni latenti di carattere relazionale che neppure i soggetti
che ne sono portatori riescono a riconoscere.
Ad
oggi i comuni del Distretto non hanno avuto una politica articolata a sostegno
della famiglia attivando in maniera disomogenea interventi disorganici e
frammentati di natura economica, quali:
Assistenza
economica continuativa
Assegno di
servizio civico
Assistenza
economica a famiglie di detenuti e vittime del delitto
Assistenza
economica in forma straordinaria
Interventi
economici urgenti
Questi
interventi, oltre a non essere attivati in tutti i comuni del Distretto, sono
inadeguati e irrisori rispetto ai bisogni rilevati.
Inoltre,
l’attuale organizzazione dei servizi sociali rappresenta un elemento critico in
tutto il distretto per l’ assenza e/o insufficiente presenza di servizi quali
il servizio sociale professionale e il servizio di segretariato sociale nonché
per la mancata integrazione
socio-sanitaria.
Nei
paesi della zona montana il Consultorio familiare è un servizio di riferimento
per la famiglia ma occorre far rilevare che da oltre un anno è sprovvisto della
figura dello psicologo creando notevoli disagi a numerosi utenti.
Il fenomeno
della povertà nel Distretto è sempre più presente e sta diventando sempre più
evidente ed allarmante.
Ai
poveri definiti in base all’accezione “economicistica” del termine e che
appartengono a famiglie che da generazioni vivono ai margini della società, che
hanno assunto come modus vivendi il
continuo ricorso all’assistenza comunale, all’aiuto della parrocchia, o delle
associazioni di volontariato, si aggiungono i nuovi poveri. Alla base
dell’accezione più recente del concetto di povertà vi è il concetto di
“esclusione” sociale.
Il
“nuovo povero” è pertanto, quell’attore sociale che non riesce ad entrare nel
meccanismo di possibilità di scelta e, più è stretto il ventaglio, più il
soggetto è povero. Conseguentemente il riferimento all’esclusione viene ad
articolarsi in funzione di questi meccanismi di possibilità, ed a partire da
questi si possono certamente delineare almeno tre nuclei distinti di altre
definizioni, ovvero:
a)
l’essere estranei,
nel senso che la presenza di un determinato attore è definita e/o rappresentata
come irrilevante rispetto a un dato sistema di relazioni sociali. E’ il caso
dello zingaro, ma anche quello dell’anziano rispetto al sistema della
produzione della ricchezza;
b)
la condizione di subalternità,
nel senso che non è negato il ruolo dell’attore in questione, ma esso è
secondario rispetto ad altri ruoli che sono presenti. E’ il caso, per esempio,
del malato rispetto al professionista medico, o quello dell’utente rispetto
all’apparato dei servizi sociali. La circostanza che ciò riguardi tutte le
modalità di rapporto con un “tecnico” e tutto il processo di differenziazione
sociale testimonia della sua pervasività e della necessità di un attento esame
conoscitivo per venire a capo, caso per caso, di tutte le connessioni e
dissimulazioni che sono possibili;
c)
infine la condizione di disagio, ovvero quell’insieme di squilibri più generali della
capacità di agire che possono caratterizzare una persona rispetto ad un’altra.
E’ il caso dell’anziano non autosufficiente o del soggetto con un percorso in
atto –ma spesso anche alle spalle- di tossicodipendenza.
I nuovi
poveri diventano:
gli espulsi
dall’attività produttiva,
i
professionisti in cerca di occupazione,
i
lavoratori in cassa integrazione/ in mobilità,
i precari
ed il personale addetto ai LSU,
le famiglie
monoreddito,
le ragazze
madri,
i separati,
i
neopensionati al minimo, provenienti da inattività produttiva,
le vedove
economicamente non autonome,
i giovani
in cerca di occupazione, provenienti da famiglie monoreddito,
il giovane
disoccupato che diventa orfano,
i minori
sottoposti all’assistenza giuridica quando diventano maggiorenni,
i malati,
i
tossicodipendenti, come fattore d’impoverimento per la famiglia,
i
dipendenti dal gioco,
i
dipendenti dall’usura,
la famiglia
in cui il produttore di reddito sia detenuto o sia un ex detenuto, a causa
della difficoltà di reinserimento.
Quando la
Commissione d’indagine sulla povertà e sulla emarginazione stima in quasi
7.423.000 gli italiani poveri (pari al 13% della popolazione), difficilmente si
può sostenere che si tratti solo di immigrati, barboni, persone con problemi
psichici, o anche semplici “sfigati”, cioè gente che vive alla giornata come
scelta personale. A quei circa 7 milioni e mezzo di persone di cui parla la
commissione si arriva soltanto se si includono le famiglie con un ammontare
complessivo di risorse insufficienti a soddisfare i bisogni di tutti i
componenti (soprattutto se si tratta di anziani o di bambini). Il nuovo povero
potrebbe essere il signore anziano che abita accanto a noi che vive con una
pensione di 350 Euro al mese e che ogni giorno verso l’una, vestito comunque
dignitosamente, esce per quella che per noi è la consueta passeggiata
quotidiana ma che, probabilmente, è per lui il quotidiano recarsi presso la
mensa della Caritas, che costituisce l’unica possibilità che ha di avere un
pasto caldo decente.
Siracusa
e provincia presentano numerosissime famiglie in cui tutte queste forme di
povertà coesistono. Vi sono migliaia di anziani destinati alla solitudine e
all’abbandono, bambini e ragazzi che hanno davanti a loro un avvenire fatto
soltanto di stenti. Che dire poi dei tanti giovani che trovano conforto
nell’alcool e nella droga e di cui la comunità civile si accorge solo per
considerarli una piaga inquinante per i giovani cosiddetti “sani”, ma anch’essi
senza lavoro. Che dire delle tantissime famiglie che hanno vissuto da sempre
decorosamente ma che si ritrovano improvvisamente povere per il licenziamento
del capofamiglia?
Il
disagio sociale ha ormai raggiunto livelli insopportabili; nel comune capofila
la situazione è particolarmente allarmante in Ortigia, alla Mazzarona ed in
tutti i quartieri periferici dei paesi della provincia.
Che
l’aumento della povertà sia frutto anche della disoccupazione non dà alcun
dubbio. I dati forniti dalla Camera di Commercio e dall’Ufficio Provinciale del
Lavoro sono terribilmente chiari: non si trova occupazione e si perdono i
vecchi posti di lavoro. Sono cifre allarmanti. Basta osservare il numero di
famiglie che negli ultimi anni ha fatto richiesta dell’Assegno Civico o
assistenza economica presso i vari Comuni della provincia[11].
Nel contesto innanzi descritto un fattore determinante dell’autoalimentarsi del
disagio è costituito dalla scarsa presenza nel territorio di servizi sociali a
contrasto dei vari fenomeni, per cui la multiproblematicità di molte famiglie è
un dato facilmente riscontrabile nelle domande poste ai servizi.
I dati statistici forniti dall’ONU dimostrano che la violenza
domestica, maltrattamenti e abusi sono la prima causa di mortalità femminile
nel mondo e riguarda tutte le culture del pianeta senza distinzione di fasce
sociali, con scarti non rilevanti tra un paese e l’altro.
Maltrattamenti e abusi intrafamiliari
colpiscono donne e bambine/i nel 95% dei casi. Ne sono vittime circa il 60%
della popolazione femminile mondiale, metà delle quali in forma abituale.
Nulla lascia supporre che la percentuale
delle vittime, nel nostro territorio, sia diversa da quella nazionale e
planetaria
Nel territorio del distretto il fenomeno non
è mai stato indagato, e solo il comune capofila, nell’ambito del progetto “Rete
antiviolenza delle città Urban Italia”, sta per
avviare una ricerca per fare una stima del fenomeno nel territorio della città
di Siracusa.
La
mancanza di dati oggettivi contribuisce ad una scarsa consapevolezza da parte
di quanti impegnati nelle istituzioni, dovrebbero invece essere pronti a
cogliere i sintomi del disagio.
Tutto ciò causa la totale assenza di
interventi istituzionali tesi a superarne le problematiche correlate, mentre il
terzo settore, da sempre precursore, rispetto all’ente pubblico, nella lettura
dei bisogni sommersi, ha cominciato ad avviare azioni esplorative e di sostegno,
pur consapevole dei propri limiti di conoscenza e di competenza rispetto al
problema.
Un’associazione
di volontariato locale riferisce che un campione di 38 donne, accolte negli
ultimi sei mesi presso il loro Centro, ha denunciato ogni genere di violenza:
fisica, psicologica, economica, morale, sociale.
La
stessa associazione riferisce che il dato viene ulteriormente confermato dalle
locali forze dell’ordine e dagli operatori ospedalieri con cui la stessa
collabora.
Le
testimonianze dirette delle utenti consentono di affermare che esiste una
rilevante domanda latente di aiuto, caratteristica riscontrabile nel distretto
come nel resto del mondo.
La
violenza domestica, infatti, è un fenomeno poco denunciato e solo il 15-20% dei
soggetti abusati raggiunge i luoghi della giustizia, per l’inadeguatezza delle
risposte istituzionali che generano nelle vittime scarsa fiducia.
Inoltre, nella stragrande maggioranza dei
casi, la domanda rimane inevasa per: la scarsa competenza specifica
riconosciuta, del resto, dagli stessi operatori delle istituzioni, l’assenza di
legali adeguatamente formati all’uopo, e soprattutto un pesante e generalizzato
retaggio culturale che tende a sottostimare la gravità dei reati di
maltrattamenti e abusi e la gravità del danno biologico riportato dalle
vittime.
Si
riportano di seguito i dati forniti dall’associazione:
Numero
contatti telefonici per richieste varie: 60
Numero
utenti accolte: 38
Motivo
della richiesta di sostegno:
violenza
fisica: 80% (pestaggi, segregazione, isolamento, privazioni...)
violenza
psicologica: 90% (insulti, umiliazioni, minacce, terrorismo, ricatti...)
violenza
economica: 50%
ricerca di
occupazione: 60%
Nota: si tenga
presente che spesso l’utente presenta varie forme di violenza combinate:
Età delle
utenti: compresa fra i 24 e i 70 anni
Fascia
prevalente: 35/45 anni
Scolarità e
ceto sociale:
medio‑basso: 90%
medio-alto:
10%
Condizione
lavorativa:
inoccupate
- occupate in nero: 80%
occupate
con reddito fisso: 20%
Carico
familiare:
Con figli
minori: 80%
Con figli
maggiorenni: 10%
Nubili -
nessun figlio: 10%
Soggetto
maltrattatore:
ex-marito
30%
marito: 30%
convivente:
20%
ex‑
convivente: 10%
altro: 10%
Interventi
del Centro:
Legali: 60%
dei casi
Psicoterapeutici:
20% dei casi
Aiuto nella
ricerca di occupazione: 30% dei casi
Rifugio per
rischio di letalità: 3 casi
La Legge quadro per la realizzazione del
sistema integrato di interventi e servizi sociali n..328 dell’8 novembre 2000
nonché le linee guida regionali e l’indice ragionato per la stesura dei Piani
di Zona rappresentano un traguardo importante che conclude una lunghissima
attesa cominciata circa trenta anni fa con la Riforma del sistema sanitario
nazionale, cui la legge avrebbe dovuto affiancarsi.
L’eccessivo
ritardo, con cui la normativa è stata emanata, ha reso impossibile costruire un
sistema di sicurezza sociale capace di garantire alle persone e alle famiglie
diritti sociali minimi esigibili.
Infatti,
la carenza di riferimenti legislativi unitari ha sollecitato molte Regioni, tra
cui la Sicilia, ad emanare provvedimenti legislativi per il riordino dei
servizi socio-assistenziali che hanno prodotto lo sviluppo disomogeneo di
servizi socio-assistenziali, creando una situazione di difformità tra territori
per tipologie, contenuti, prestazioni, modalità di accesso e qualità dei
servizi.
Il
tutto, inoltre è avvenuto, in un contesto storico, di grande crisi politica,
economica, istituzionale e sociale, in cui sia la struttura della società sia
la struttura della famiglia hanno registrato profonde trasformazioni, che hanno
generato la crescita di desideri privati e nuovi bisogni individuali e
collettivi, sempre più complessi e marcatamente soggettivi, a cui lo Stato
sociale non ha saputo dare risposte differenziate e integrate.
Interventi burocratizzati, inefficacia delle
prestazioni, crisi di solidarietà e di integrazione sociale, esplosione
dell’azione volontaria, ma soprattutto la caduta dell’ illusione statalista hanno imposto il ripensamento dei modelli,
delle strategie e degli orientamenti di politica sociale.
La
Legge 328/2000 - che promuove il benessere individuale e collettivo attraverso
un complesso sistema di “care”, risultato dell’agire integrato di tutti i
soggetti istituzionali e informali che si riconoscono, reciprocamente, sulla
base di una diversa e specifica competenza - segna il passaggio dal Welfare
State al Welfare Society, cioè da una società basata su una logica di
sostituzione a una società basata su quella di potenziamento e compenetrazione.
Per
il territorio nasce l’esigenza di cercare nuovi assetti organizzativi e
relazionali, se vuole maturare una politica locale attiva per la promozione
della persona e per l’esigibilità dei diritti di cittadinanza per tutti, poiché
lo Stato sociale rischia di frantumarsi se non può contare su comunità locali,
capaci di realizzare una rete di relazioni formali e informali che permettano
alla persona e alla famiglia di partecipare alla vita sociale e politica.
Le
comunità locali sono chiamate a realizzare modelli di protezione sociale,
finalizzati alla scoperta, allo sviluppo e alla crescita dell’ umano e non
soltanto alla tutela.
In
tal senso la legge ha messo in campo una strategia “chiave”, che è quella di
organizzare un servizio sociale professionale che, orientato al sistema
persona, famiglia e comunità, sia finalizzato alla lettura e decodificazione
della domanda, alla presa in carico della persona, della famiglia e/o del
gruppo sociale, all’attivazione ed integrazione dei servizi e delle risorse a
rete, all’accompagnamento e all’aiuto nel processo di promozione ed
emancipazione in riferimento all’art 22 della legge 328/2000.
In
una società come quella contemporanea, caratterizzata da grandi cambiamenti, da
crisi e che ha visto crollare molti miti, infatti, c’è bisogno di una comunità
locale in cui la fiducia, il sentimento di “essere con”, la mutualità, la
partecipazione e l’integrazione siano presenti e valori al tempo stesso e che
il servizio sociale professionale, individuato dalla legge può essere in tal
senso una vera strategia di management.
I
profondi mutamenti anche di tipo normativo, stanno ponendo le fondamenta per
una nuova organizzazione sociale che tende a superare il problema secondo
un’ottica di coesione sociale.
La Sicilia, nonostante, goda di condizioni e
forme particolari di autonomia[12]
secondo lo Statuto speciale, adottato nel 1948 dalla Costituente e malgrado i
nuovi principi ispiratori della Legge Costituzionale, in materia
socio-assistenziale, non esprime iniziative significative e l’ambito si
caratterizza per una sostanziale continuità con le politiche nazionali del
passato.
L’assetto
delle politiche socio-assistenziali rispecchia, sostanzialmente, quello
generale dello Stato per cui i servizi sono organizzati ed erogati sulla base
di competenze ministeriali e di enti periferici senza particolari interventi
regionali di decentramento e contestualizzazione,
talché la logica sottesa risulta essere quella riparativa o “tampone” che si
traduce in una serie residuale di interventi settoriali, diretta a precise e
differenziate categorie di bisogni.
La
Sicilia per dare inizio al decentramento agli Enti locali delle funzioni
regionali, attinenti alla beneficenza e assistenza pubblica, a seguito del
D.P.R. 616 del 1977 emana la legge n.1 del 2 gennaio 1979 che trasferisce
funzioni regionali ai Comuni..
In
base alla norma[13] i Comuni diventano
titolari in materia di assistenza e beneficenza pubblica, del ricovero di
minori ed anziani indigenti presso istituti educativi e socio-assistenziali,
dell’erogazione di prestazioni assistenziali in natura, degli interventi in
favore dei profughi italiani, dell’assistenza estiva ed invernale dei minori,
dell’erogazione dell’assistenza economica in favore delle famiglie bisognose
dei detenuti, delle vittime del delitto e post-penitenziaria, di interventi in
favore di minorenni soggetti a provvedimenti amministrativi e civili
dell’autorità giudiziaria minorile e dell’erogazione di interventi assistenziali
in favore dei non vedenti.
Un
aspetto importante della legge è l’affermazione del principio della
programmazione comunale[14]che
assieme all’istituzione di un Fondo per gli investimenti, destinato
all’attivazione di strutture comunali, valorizza il ruolo degli Enti locali e
apre una via nuova per la gestione e la politica locale dei servizi
socio-assistenziali[15].
Questa
impostazione raggiunge la massima espressione soprattutto nei recenti Consigli
di Circoscrizione[16]
la cui azione propulsiva, di coinvolgimento della base e di stimolo alla
partecipazione, che questi organismi devono esercitare, è ancora irrilevante e
il loro ruolo politico ininfluente[17].
Un
altro provvedimento emanato dalla Regione Siciliana che incide nell’ambito
delle politiche sociali è quello del 1980[18] che sana situazioni di precariato venutasi a
creare precedentemente.
I
Comuni si ritrovano così ad avere in forza, anche nell’ambito dei servizi
socio-assistenziali, un certo numero di giovani più o meno e diversamente
qualificati.
Le
norme [19]di
attuazione dello Statuto in materia di beneficenza pubblica ed opere pie
forniscono alla Regione un’altra buona occasione per avviare la riforma dei
servizi socio-assistenziali in Sicilia.
In
tal senso, accanto alle importanti iniziative legislative dei settori anziani[20],
handicap[21], tossicodipendenza[22],
asili nido[23], consultori familiari[24],
salute mentale[25], sanità [26]ecc.
fioriscono proposte legislative di iniziativa governativa e parlamentare
finalizzate al riordino dei servizi socio-assistenziali, puntualmente
presentate ad ogni nuova legislatura e regolarmente disattese.
Nel
maggio 1986, la Riforma siciliana procede al riordino dei servizi e delle
attività socio-assistenziali[27]che
vede come protagonista del nuovo assetto istituzionale il Comune a cui fanno
capo anche i controlli sulla gestione privata dei servizi[28].
L’obiettivo
è quello di riorganizzare le attività socio-assistenziali, attraverso un
sistema universalistico di servizi (art.1) diretti a:
prevenire e
rimuovere le cause dei bisogni e l’emarginazione sociale;
assicurare
il mantenimento o il reinserimento dei soggetti nel proprio contesto di vita;
garantire
ai cittadini la libera scelta fra servizi diversi;
promuovere
una rete di servizi accessibili, superando la frammentarietà o la precarietà;
assicurare
l’effettiva partecipazione dei cittadini alla politica dei servizi (art.2).
La
legge, che privatizza le IPAB e abolisce l’elenco dei poveri, prevede un
ventaglio di modalità di interventi[29],
attuabili nel territorio attraverso una rete di servizi prevalentemente aperti,
domiciliari, residenziali e di prestazioni economiche.
Per
realizzare questi interventi, l’art. 5 del dettato legislativo stabilisce che i
Comuni dell’isola, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, sono tenuti ad
istituire, nell’ambito della propria struttura organizzativa, apposito ufficio
per il servizio sociale, dotato di adeguati operatori[30],
che la legge identifica quale struttura organizzativa preposta alla
programmazione, organizzazione, gestione e controllo degli interventi e di
tutti i servizi e le iniziative di carattere socio-assistenziale previsti dalla
stessa legge.
L’ufficio,
che ha il compito di svolgere anche attività di informazione, indagini,
documentazione dei problemi sociali e dei servizi presenti nel territorio, con
i quali si collega, ha l’obbligo di aver in organico almeno un assistente
sociale ogni cinquemila abitanti.
Inoltre,
al fine di realizzare l’integrazione socio-sanitaria, già annunciata dalla
riforma sanitaria del ’78, la norma prevede che gli interventi
socio-assistenziali siano coordinati con i servizi dell’unità sanitaria locale,
prioritariamente a livello di distretto (art 17).
I servizi socio-assistenziali, così ipoteticamente
organizzati, possono essere attuati dai Comuni dell’isola sia in forma diretta
che tramite convenzione con il terzo settore o mediante delega ai Consigli di
Circoscrizione per quanto riguarda il segretariato sociale, il servizio sociale
professionale, l’assistenza economica, l’assistenza domiciliare e i centri
diurni di assistenza e di incontro per minori, inabili ed anziani (art.3).
La legge però, nonostante abbia il merito di introdurre
nell’ambito dei servizi una grande innovazione culturale e nonostante la
validità dei suoi principi ispiratori, presenta limiti soprattutto sul piano
finanziario, che sostanzialmente impediscono la sua attuazione, riassumibili
in:
mancata
unificazione degli interventi di settori disciplinati da diverse altre leggi
regionali che, nonostante il principio di integrazione dichiarato dal nuovo riordino
e mai, sostanzialmente applicato, continuano ad operare scollegate e con propri
finanziamenti[31];
assenza di
un fondo regionale unico per la gestione dei servizi e degli interventi
socio-assistenziali, che attingono invece ad un fondo costituito da assegnazioni
e finanziamenti dello Stato, da uno stanziamento la cui determinazione e
rimandata ad una successiva legge[32]
della Regione, da una quota dei fondi per i servizi e per gli investimenti, di
cui alla L.R. n.1 del 2 gennaio del 1979 e infine dagli stanziamenti settoriali
pertinenti ai servizi socio-assistenziali riguardanti le materie della
tossicodipendenza, materno-infantile, tutela della salute mentale, anziani e
portatori di handicap (art.44).
Inoltre prevede che:
le
Province, sostanzialmente, mantengono la gestione dei servizi e degli
interventi di loro competenza[33]
in favore di minori, gestanti e madri (art.49) che continuano cosi ad essere
non solo frantumati ma anche organizzati secondo il criterio obsoleto delle
categorie;
il
personale del disciolto comitato provinciale dell’Opera nazionale maternità ed
infanzia continua a svolgere presso la Provincia i compiti da questa assorbiti
(art. 62) e li realizza, senza particolari note di innovazione, con la stessa
specificità dell’impostazione predente;
l’istituzione
dei servizi previsti dalla legge da parte dei Comuni ha luogo compatibilmente
alle risorse finanziarie di cui questi enti possono disporre e nel rispetto
delle norme di legge in materia di finanza locale (art.71), aspetto deterrente
per una sostanziale ed equilibrata politica dei servizi stessi.
Dall’esame
della L.R. n.22/86, precedentemente esposto, emerge chiaramente lo squilibrio
degli elementi costitutivi della legge che risultando sbilanciata sul piano
delle risorse rispetto a valori, fini e soggetti, non è nelle condizioni di
realizzare i suoi scopi e quindi di modificare, sostanzialmente, l’assetto dei
servizi socio.assistenziali nella Regione.
La
Regione, inoltre, continua ad emanare norme parallele differenziate per singoli
settori:
1.
La L.R.87 del 12 agosto 1980, che recepisce la riforma
del Servizio Sanitario Nazionale, istituendo nel territorio regionale le unità
sanitarie locali;
2.
Il Decreto 8.7.81[34],
che prevede la realizzazione del servizio territoriale di tutela della salute
mentale, organizzato dal settore pubblico;
3.
Il Decreto Assessoriale del
5 agosto 1991, che istituisce nella Unità sanitarie locali i Dipartimenti di
salute mentale;
4.
Il Decreto Assessoriale
n.26781 del 7 ottobre 1981, che individua per l’assistenza ai tossicodipendenti
con metadone, 23 presidi ospedalieri di competenza[35]
territoriale delle UU.SS.LL..
La
Sicilia, in linea con la riforma nazionale delle autonomie locali, introduce le
innovazioni istituzionali[36]tenendo
conto da un lato dei principi della riforma nazionale e dall’altro delle
prerogative riconosciute dal suo Statuto speciale[37].
L’ordinamento
locale regionale si caratterizza anche per l’introduzione degli statuti di
Comuni e Province che costituiscono la loro legge[38]
e la normativa sugli Enti locali viene completata da nuove norme per il
controllo degli atti che questi emanano.
La
regione si adegua[39]
all’attuazione della trasparenza degli atti amministrativi della Pubblica
amministrazione ed invia circolari esplicative a tutti i rami
dell’amministrazione.
Nel
1990[40],
ad integrazione di ulteriori disposizioni per l’attuazione di interventi e
servizi a favore degli anziani, si apportano parziali modifiche alla legge di
riordino che, nonostante il suo esiguo finanziamento con la legge del 1988,
stenta a decollare.
L’unificazione
dell’intervento avviene soltanto nel 1997[41],
a distanza di undici anni dalla emanazione del riordino socio-assistenziale,
quando i tagli alla spesa sociale regionale, divenuta insostenibile,
raggiungono livelli talmente bassi da cancellare quasi dalla scena dei servizi
socio-assistenziali quelli tradizionali non riconducibili a specifiche leggi di
settore e per i quali non è possibile attivare servizi alternativi.
La
residuale applicazione della legge impedisce infatti, sostanzialmente, nella
Regione l’evoluzione dei servizi socio- assistenziali territoriali in quanto la
mancata organizzazione tecnica dei servizi preposti, prevista dalla stessa
norma, ha “ burocratizzato” fortemente il settore impedendo così ai Comuni di
realizzare i servizi integrati a cui sono chiamati per legge[42];
la
qualità dei servizi socio- assistenziali resta affidata alla volontà di
operatori che credono nei valori della professione e nel diritto di
cittadinanza.
L’azione
della Regione è stata poco incisiva anche quando forze sociali di qualche
Comune hanno rilevato la mancata istituzione e/o la pseudo-istituzione
dell’Ufficio di Servizio Sociale[43],
anche laddove è già presente personale adeguato, così che ancor oggi la metà dei Comuni siciliani non
ha provveduto ad istituire nell’ambito della propria struttura organizzativa
l’Ufficio di Servizio Sociale. In molti Comuni non riconoscono alla professione[44]
la titolarità di programmazione, organizzazione e gestione per cui al servizio
sociale professionale è riservato soltanto il compito residuale di svolgere
attività di informazione, di indagine e documentazione dei problemi sociali e
dei servizi diretti alla persona, presenti nel territorio.
Inoltre
da una recente indagine[45]
condotta dall’Assessorato regionale EE..LL. sullo stato degli uffici di
servizio sociale dei Comuni dell’isola, che hanno provveduto all’istituzione,
emerge che solo nel 33-34% dei casi la figura professionale dell’assistente
sociale è presente nella Pianta Organica dell’ente, mentre nella maggior parte
dei casi si ricorre all’utilizzo della figura professionale tramite contratti
in convenzione a tempo determinato, eventualmente rinnovabili.
Dalla
stessa indagine emerge ulteriormente che il 60% degli assistenti sociali, che,
attualmente, lavorano nella pubblica amministrazione siciliana, vengono
utilizzati per fini amministrativi.
Tra
le conseguenze che tale assetto gerarchico, fortemente burocratizzato, ha
prodotto nell’organizzazione dei servizi socio-assistenziali siciliani si
evidenziano:
forte connotazione
burocratica dei servizi;
statica
osservanza delle leggi che impedisce l’innovazione di servizi obsoleti;
risposte a
problemi contingenti e/o basati sull’emergenza e non sulla programmazione;
organizzazione
di lavoro per compiti quasi sempre non attinenti alle caratteristiche
professionali dei soggetti cui sono assegnati;
inefficace
programmazione degli interventi e delle risorse;
fallimento
e/o non esecuzione di progetti con conseguente sperpero o perdita di
finanziamenti ministeriali;
mancanza di
verifica sistematica dei risultati di qualità ed efficacia delle prestazioni;
isolamento
operativo;
inefficacia
ed inefficienza dei servizi.
L’indifferenza
istituzionale nei confronti dei servizi socio-assistenziali non ha risparmiato
neanche il servizio sociale della sanità che, oltre alle difficoltà incontrate
dal servizio sociale professionale nell’ente comunale, ha conosciuto la non
considerazione da parte delle Regione[46]
e a livello locale la continua delegittimazione della professione da parte di
un’organizzazione fortemente sanitarizzata che nonostante l’evoluzione della
professione sociale ne impedisce sostanzialmente, ancora oggi[47],
l’esercizio.
Nell’ambito
dei servizi sociali siciliani, l’isola felice può essere considerata quella dei
servizi sociali della Giustizia che, per ovvie ragioni, gode di un
riconoscimento istituzionale maggiore.
Dall’analisi dei dati emerge
che nell’ambito territoriale del distretto D48 i LEAS (Livelli Essenziali di
Assistenza) non sono presenti in maniera omogenea e comunque in alcun caso i
servizi raggiungono i livelli minimi, considerato che quasi tutti i servizi
hanno liste di attesa[48] per l’accesso
ai servizi.
In particolare emerge che negli 11 comuni:
il
segretariato sociale è presente solo su 4 comuni;
il servizio
sociale professionale è presente solo su 9 comuni;
i servizi a
sostegno della genitorialità e la famiglia sono presenti ma in maniera molto
disomogenea su tutti i comuni;
i servizi
domiciliari sono presenti in maniera disomogenea in 9 comuni;
i servizi
residenziali sono presenti in 6 comuni;
l’integrazione
socio-sanitaria è presente, per un solo servizio, in 1 comune.
Pertanto,
nell’ambito territoriale del distretto i servizi, presenti nel territorio a
“macchia di leopardo”, non raggiungono i LEAS e dove esistono non sono adeguati
alla domanda sociale espressa, nonché a quella stimata che è di gran lunga
superiore.
Si
riportano qui di seguito le tabelle riassuntive, riferite all’anno 2002, dei
servizi sociali, distinti per aree tematiche, presenti nei singoli comuni del
distretto, che evidenziano l’andamento dei servizi:








Nell’ambito
territoriale, inoltre, non si è ancora realizzata, a livello istituzionale,
l’integrazione socio-sanitaria.
Relazione sull’attività di day hospital di AIDS.
La
divisione di malattie infettive si occupa di AIDS. dal 1993 epoca in cui si
formava un organico costituito da Aiuti, Assistenti, Infermieri, Ausiliari e
Assistenti.sociali con concorso specifico per l’AIDS. Si è osservato in questi
dieci anni un incremento di attività del numero di pazienti affetti da codesta
patologia registrando ogni anno in media 10 nuovi casi,come risulta dal
prospetto sotto descritto.
Tutti
i pazienti affetti da HIV hanno libero accesso presso il D.H.,senza transitare
dal medico curante per la legge 135/90 sulla privacy; ciò ha determinato un
incremento del numero di accessi in D.H. che nell’anno 2002 ha registrato
n.1211 accessi anche perché, grazie all’intervento dei farmaci antiretrovirali,
è aumentata la quantità e migliorata la qualità di vita riducendosi nettamente
la mortalità. Si precisa altresì che in base al numero di pazienti la nostra
provincia oggi risulta la quarta a livello regionale dopo Palermo, Catania,
Messina.
|
ANNO |
N°
PAZIENTI |
DECESSI |
NUOVI
CASI |
ACCESSI IN DH |
|
1993 |
9 |
6 |
9 |
0 |
|
1994 |
51 |
17 |
42 |
200 |
|
1995 |
96 |
9 |
45 |
458 |
|
1996 |
129 |
2 |
33 |
567 |
|
1997 |
150 |
4 |
21 |
567 |
|
1998 |
167 |
2 |
17 |
880 |
|
1999 |
189 |
1 |
22 |
880 |
|
2000 |
202 |
7 |
22 |
845 |
|
2001 |
220 |
8 |
18 |
1055 |
|
2002 |
234 |
0 |
14 |
1211 |
Del
totale dei pazienti dell’anno 2002,circa 20 soggetti sono in A.I.D.S.
conclamata e, pertanto, necessitano di servizi di aiuto domiciliari.
La direttiva N. 487 del 6/8/1997 con la quale il Ministero
P.I. invita gli Istituti di ogni ordine e grado a formare adeguatamente i
docenti sui temi dell’orientamento e a fornire agli studenti e alle loro
famiglie le giuste informazioni sui percorsi formativi e sulle opportunità
professionali, se da una parte ha sicuramente regolamentato gli interventi di orientamento
scolastico e professionale, dall’altra non è riuscita ad incentivare almeno
nella provincia di Siracusa, un’adeguata cultura dell’orientamento.
Sulla
base di questa esigenza, ma soprattutto sulla base dei bisogni sempre più
emergenti dei nostri giovani, gli Istituti del Distretto n. 48 nell’anno 2002
hanno privilegiato l’attuazione di progetti finalizzati a sviluppare
nell’utente competenze di auto orientamento e di autonomia di scelta, oltre che
conoscenze appropriate dei meccanismi determinanti la realtà circostante.
Le
finalità dei progetti sono state quelle di rimotivare gli studenti con
frequenza irregolare e/o ripetenti, assistendoli, in particolar modo, nelle
scelte che fanno riferimento al passaggio dalla scuola media inferiore alla
scuola media superiore.
Tali
progetti hanno avviato una sperimentazione di nuove strategie e strumenti di
rimotivazione basati sul protagonismo e coinvolgimento degli alunni stessi. Si
riporta di seguito una breve elencazione di progetti realizzati nell’anno 2002
i cui obiettivi e finalità sono stati oggetto di sviluppo in altre
sperimentazioni:
Mis. 1.1.A L’informatica per l’Europa
Mis. 1. 2 NetWorking
Mis. 1. 2 Utilizzo delle tecnologie informatiche nell’imprenditoria
Mis. 1. 3 L’informatica per la didattica
Mis. 1. 3 Progettare e amministrare un sito web
Mis. 3. 2 Simulazione di processi produttivi
Mis. 3. 2 Ambiente: sociale, artistico, culturale, tecnologico
Mis. 3. 2 Alimentazione e doping nella pratica sportiva
Mis. 3. 2 Laboratorio di attività creative (musica, teatro,
cinematografia)
Nel
distretto n. 48 opera il Centro risorse contro la dispersione scolastica
realizzato con il contributo dell’Unione Europea.
Il
Centro è nato dall’esigenza di intervenire in maniera concreta, qualificante e
duratura su un territorio in cui l’abbandono scolastico, la disoccupazione
giovanile e l’aumento dell’attività della criminalità organizzata hanno
raggiunto, già da diversi anni, livelli di guardia.
Attualmente
il Centro offre ai giovani nuove opportunità di formazione e procura loro,
attraverso attività di orientamento, educazione alla salute, le necessarie
competenze civili e professionali per il perfetto inserimento nella società.
Il centro offre le seguenti strutture:
Area
polivalente per la simulazione dei servizi offerti dalle agenzie turistiche e
dei servizi front-office offerti dai grandi alberghi
Serra ad
attività computerizzata per la produzione di piante e fiori
Impianto
per il rilevamento e l’elaborazione dei dati ambientali
Isola di
lavoro con operazioni di presa, movimentazione, carico e scarico su pallet
Laboratorio
di arti grafiche e visive e di produzione multimediale
Laboratorio
linguistico interattivo
Biblioteca
ed emeroteca multimediale
Campo di
calcetto e di tennis
Campo di
basket completo di attrezzature
Campo da
tennis in erba sintetica comprensivo di recinzione
Geodetica
con fondamenta.
Il Centro risorse ha stilato protocolli di intesa con la
Provincia Regionale di Siracusa, il Comune di Siracusa, la ASL di Siracusa,
associazioni del terzo settore, società di ricerche e analisi sui minori.
Nell’anno
2004 sarà realizzato il progetto “Orienta Creando” Mis. 3 Az. 3.2b su
finanziamento F.S.E.
L’U.T.G., ufficio periferico del Ministero degli Interni, ha
nella sua struttura organizzativa l’area sociale, che afferendo
all’area di Gabinetto, è l’ufficio preposto a mediare su tutte le problematiche
sociali con i diversi rappresentanti istituzionali presenti sul territorio.
I servizi svolti dall’ ufficio sociale dell’U.T.G. sono le seguenti:
Conduzione
e coordinamento dell’Ufficio N.O.T. ai sensi
dell’art. 75 D.P.R. 309/90.Il N.OT. (nucleo operativo
tossicodipendenze) esplica interventi diretti alla prevenzione e recupero delle
tossicodipendenze attraverso l’ accertamento da parte delle forze dell’ordine
dell’illecito amministrativo. Gli interventi sono attivati dal servizio sociale
professionale (nello specifico 2 assistenti sociali) inserito all’interno della
ex prefettura per la prima volta in seguito al suddetto decreto presidenziale;
attività di
verifica, istruttoria e valutazione demandate alle Prefetture ai sensi della L.
216/91 “Primi interventi in favore di soggetti a rischio di attività criminose”
con convocazione e partecipazione all’attività del C.P.P.A;
Attività di
verifica, istruttoria e valutazione demandate alle Prefetture ai sensi della
legge 75/58 “Provvidenze assistenziali per gli interventi di protezione
sociale. Nello specifico il servizio eroga contributi economici per progetti
e/o attività connesse alla prevenzione della prostituzione;
Attività di
verifica, istruttoria e valutazione demandate alle prefetture ai sensi del D.P.C.M. 20 ottobre 94 N° 755 “ Riserva Fondo Lire UNRRA”.
Rilevazioni
annuali e trimestrali sull’ “Andamento Fenomeno Droga”;
Rilevazioni
sulle “ Problematiche connesse al fenomeno dell’Immigrazione extracomunitaria”.
Il servizio inoltre eroga contributi economici per interventi di prima
assistenza a profughi coordinando anche l’inserimento in progetti P.N.A;
Rilevazioni
biennali sulle “problematiche e le iniziative inerenti la popolazione anziana
in Italia”;
Rilevazioni
semestrali per quanto attiene le problematiche sociali emergenti nel territorio
della Provincia.
I soggetti
del privato sociale rappresentano, soprattutto nella città capoluogo, un
interlocutore nella gestione dei servizi alle persone e alle famiglie.
La
collaborazione e lo scambio con le cooperative sociali, le associazioni di
volontariato, le associazioni di promozione sociale e le O.N.L.U.S.
nella trattazione di specifici problemi socio-sanitari e territoriali è una
realtà che via via và definendosi, ma sulla quale,
soprattutto nei piccoli comuni occorrerebbe mirare più incisivamente.
Tali
soggetti in sintesi gestiscono:
servizi in
convenzione con le Amministrazioni Comunali ai sensi della L.R. 22/86;
progetti con finanziamenti nazionali: L.
286/96 - Immigrazione, L. 285/97 – Infanzia e adolescenza; L. 309/91 –
Tossicodipendenza; L.104/92 - Handicap;
progetti di
contrasto all’esclusione sociale con finanziamenti europei (Urban,
Occupazione e Adapt, Equal), ed altri ad erogazione diretta delle Commissioni
Europee;
progetti di
orientamento, formazione ed inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati
finanziati attraverso il P.O.R. Sicilia 2000/2006 –
Fondo Sociale Europeo prevalentemente con l’Asse 3 Risorse Umane e l’Asse 6 -
Mis. 6.08 Iniziative per la legalità e la sicurezza.
Residuali
sono invece le attività svolte dalle Cooperative Sociali di inserimento
lavorativo di soggetti svantaggiati (di tipo B ai sensi della L. 381/91) che
nel Distretto si occupano prevalentemente della gestione di servizi nel settore
del verde pubblico, dell’edilizia, della pulizia, della produzione di
artigianato tipico e recentemente anche di turismo sociale.
Premessa
La
nuova connotazione di Welfare, sempre più vicina alle esigenze reali di
porzioni di territorio più particolari e di rappresentazioni di comunità più
immediate e dirette, presuppone il superamento delle antiche logiche su cui si
è diretta l’azione delle istituzioni pubbliche. Rinvia,quindi, alla necessità
di individuare nuovi modelli gestionali capaci di rispondere meglio alla
struttura, più ampia e variegata, dei bisogni sociali.
La
realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si propone,
in tal senso, di promuovere la partecipazione attiva di tutte le persone,
incoraggiare le esperienze aggregative, assicurare i livelli essenziali di
assistenza in tutte le realtà territoriali, favorire la diversificazione e la
personalizzazione degli interventi, valorizzare le esperienze e le risorse
esistenti.
Nell’ambito
della complessa interazione tra tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati,
il Comune ha il compito del raccordo delle azioni dei differenti attori
sociali, secondo un’ottica di coordinamento, condivisione degli obiettivi e di
verifica dei risultati.
Le
politiche attinenti al sistema integrato di interventi e servizi sono politiche
universalistiche che mirano ad accompagnare gli individui e le famiglie lungo
l’intero percorso della vita, sostenendo le fragilità e rispondendo agli
eventuali bisogni, promuovendo e valorizzando le capacità individuali e di
rete. Esse tendono a comunità sociali orientate a favorire l’incontro tra la
domanda sociale e l’offerta dei servizi, promuovendo interventi e modelli che
garantiscono la libertà di scelta, la cittadinanza attiva e le iniziative di
auto e mutuo-aiuto.
Per
l’attivazione e l’attuazione del sistema integrato di interventi e servizi è
necessario la raccolta delle informazioni relative alle risorse esistenti, ai
fabbisogni dei servizi socio-sanitari ed assistenziali del territorio,
l’individuazione dei bisogni che restano senza risposta, tenendo da conto che
la domanda sociale è condizionata da una serie di specificità improntate sia
alla dimensione locale sia ai bisogni dei soggetti a rischio di esclusione.
Per
tal motivo occorre andare oltre e verificare anche la domanda latente.
Nell’ottica di costruzione di un modello sociale rispondente alle effettive
necessità, anche prospettiche, dei cittadini e non, la rilevazione dei servizi
presenti, della domanda, della richiesta evasa e non, nonché la rilevazione dei
servizi da potenziare o da attivare per garantire i LEAS, costituisce lo
strumento necessario per un’effettiva analisi dei bisogni, rispondente
soprattutto, oltre che alla domanda espressa, alla domanda latente, che
rappresenta le opportunità da offrire alla persona nel quadro avanzato della prevenzione,
promozione sociale e crescita individuale.
Il
metodo prescelto per l’analisi dei bisogni è basato primariamente sulla
valutazione quantitativa della domanda espressa, della domanda evasa e non. Si
è, quindi, privilegiata una lettura quantitativa della risposta al bisogno
soddisfatto per pervenire successivamente, alla luce del contributo rilevato
nei laboratori tematici ad una rilevazione sociale dei bisogni emergenti o
latenti.
L’individuazione
dei bisogni relativi all’area d’intervento e dei servizi sulle responsabilità
familiari e diritti dei minori presuppone una riflessione sulle trasformazioni
socio-economiche, di cui si è detto nell’analisi del contesto, e sulle
demografiche.
Le
trasformazioni economiche che la città di Siracusa ha subito dagli anni 60 in
poi, la conseguente emigrazione dai comuni alla città, hanno modificato il
contesto socio-familiare del distretto.
La
famiglia ha subito un primo passaggio da patriarcale a nucleare ed una secondo
da nucleare a monoparentale.
L’inserimento
nel mondo del lavoro della donna, determinato sia dalla necessità di evolversi
e di contribuire all’economia familiare sia dal soddisfacimento dei crescenti bisogni
dell’intero nucleo, ha creato una modifica del tradizionale modello gestionale
familiare.
Ne
è derivata una trasformazione dell’economia e dell’organizzazione familiare
che, nel rendere più debole la coppia, determinando altresì un aumento nel distretto
dei casi di divorzio e la presenza di famiglie disgregate, ha creato di fatto
problemi nella cura dei figli.
L’incremento
delle famiglie multiproblematiche per fattori diversi, quali la presenza di
soggetti con disagio fisico o psichico, persone anziane, povertà economiche,
culturali, occupazionali sono la testimonianza di una caduta del tradizionale
modello familiare basato sulla solidarietà dei membri e sulla gestione
femminile dei bisogni familiari.
I
minori sono divenuti i soggetti deboli che, pur avendo stimoli visivi e
tecnologici, talvolta anche in eccesso, risentono di un indebolimento educativo
sia familiare sia scolastico, presentando anche questo settore problematiche di
tipo didattiche, strumentali, organizzative ed economiche.
La
scarsa motivazione allo studio, la ricerca di gruppi trasgressivi, il bullismo,
l’intolleranza alle regole, il turpiloquio, il tabagismo o l’uso di sostanze
dipendenti, la ricerca ossessiva di forme di divertimento o l’abulia sono tutti
fenomeni che si riscontrano nell’età adolescenziale, sintomatici di una
difficoltà a confrontarsi con il processo di crescita e con modelli di
riferimento certi.
L’alto
tasso nel distretto di minori ricoverati in istituto (143), Comunità alloggio
(46), Comunità di tipo familiare (14), in Affido familiare (62) di illegittimi,
presenti nelle famiglie sostenute per assistenza economica (106), è
dimostrativo di uno stato di difficoltà della famiglia.
L’alto
indice presente nella città di Siracusa, rispetto ai comuni, dimostra, che il
centro urbano risente maggiormente delle difficoltà dei genitori
nell’educazione ed assistenza dei figli.
E’
indicativo anche che il fenomeno si verifichi maggiormente nell’area limitrofa
alla città, nella macroarea costituita dai comuni di Priolo - Floridia -
Solarino.
Inoltre,
il basso livello degli affidi familiari a fronte delle numerose
istituzionalizzazioni dimostra che molto si deve ancora operare per la tutela
dei diritti dei minori, promuovendo campagne di sensibilizzazione e promozione
culturale per l’ampliamento della disponibilità ad ospitare i minori.
L’alto
tasso di domande inevase (397) per l’accesso agli asili nido, dato per altro
relativo a 4 comuni[49],
dimostra che a fronte di una richiesta familiare di supporto nella gestione di
minori della primissima fascia d’età i servizi non riescono a soddisfare la
richiesta ed a supportare le famiglie in un momento di maggiore bisogno.
La
presenza in tre soli comuni[50]
di centri aggregazionali per minori, ove confluiscono 218 minori, rappresenta
un dato significativo per l’individuazione di strutture di riferimento che, nel
supportare la famiglia, effettuino prevenzione al disagio.
L’assoluta
assenza di case d’accoglienza[51]
dimostra che le famiglie in difficoltà, ed in particolare le donne, sono
scarsamente supportate.
La
stessa evasione della richiesta è subordinata alla logica dei fondi in bilancio
che, essendo quantitativamente diversi per ogni comune, determinano una diversa
erogazione e prestazione.
Si
evidenzia nel distretto un incremento della povertà materiale e di quelle forme
che possiamo definire “povertà di relazioni umane”.
Il
sistema familiare ed informale spesso non è in grado di reggere il sovraccarico
ed il disagio, l’insufficienza dei fondi di cui le strutture pubbliche
dispongono non permette di attuare interventi radicali a favore delle nuove
povertà.
In
sintesi, i bisogni che le famiglie del Distretto esprimono sono:
attivazione
di reti sociali per il sostegno delle forme di povertà culturali ed economiche
sostegno
alla genitorialità responsabile
equipe multidisciplinare per interventi domiciliari di sostegno
alla famiglia
mediazione
familiare e sociale per il superamento dei momenti di crisi o delle situazioni
conflittuali
gruppi ed
associazioni di auto o mutuo aiuto
sostegno e
supporto alle famiglie per la gestione degli anziani, soggetti non
autosufficienti, disabili fisici e psichici, soggetti dipendenti, minori a
rischio.
Relativamente
ai minori i loro bisogni sono:
tutela al
diritto di crescita ed allo sviluppo armonico del sé bio-psichico-sociale
figure
genitoriali capaci, competenti ed adeguate
asili nido
con funzioni socio-educative
sviluppo
della cultura, sensibilizzazione e censimento nel distretto delle famiglie
disponibili all’affido familiare
punti di
riferimento extrafamiliari credibili, adeguati, ed organizzati con cui
interrelazionarsi, costituendo essi un supporto ed un “alter” alla famiglia
centri
aggregazionali, comunità del tempo libero, centri per attività sportive,
ludiche, musicali
spazi verdi
centri di
ascolto e di orientamento, dove gli adulti, piuttosto che esprimere la loro
protettiva autorevolezza, possano recuperare la funzione educativa, che
garantisca la trasmissione di valori e di esperienze tra generazioni; dove la
comunità territoriale riconosca che il suo ruolo pedagogico e il diritto del
minore ad essere tutelato ed accompagnato nel processo di crescita.
Infine,
un problema da affrontare riguarda il fatto che i servizi erogati sinora in
favore dell’infanzia e dell’adolescenza non sono stati in grado di coinvolgere
una fascia giovanile (15-18 anni) che vive fenomeni di forte disagio le cui
manifestazioni più eclatanti riguardano la diffusione delle “droghe
ricreazionali” e l’abuso di bevande alcoliche, quest’ultima, particolarmente
presente nella zona montana del distretto; ciò impone che gli interventi devono
muovere nella direzione della prevenzione primaria con la creazione di luoghi
che i giovani riconoscano come propri ambienti di riferimento e dove si
identifichino con i servizi offerti in alternativa a quelli già esistenti, come
i centri di aggregazione giovanile, i centri sociali o gli Informagiovani
La
popolazione anziana del distretto, ossia coloro che sono nella fascia d’età di
oltre i 65 anni, è costituita da 32.362 soggetti, di cui 14.444 oltre i 75
anni.
Essa
è pari al 16,68% (1/6) dell’intera popolazione residente del distretto
(197.559), che rapportato alla popolazione infra 14 anni presenta un indice di
vecchiaia pari all’ 1,07%.
L’invecchiamento
generale della popolazione è un fenomeno analogamente riscontrabile tanto su
scala regionale quanto su scala nazionale, sebbene nell’ambito dei contesti
territoriali di riferimento l’indice raggiunge in Sicilia, livelli più bassi[52].
Il
progressivo e costante invecchiamento demografico genera crescenti bisogni in
termini di prestazioni assistenziali e spinge verso un’adeguata innovazione e
diversificazione dell’offerta dei servizi e degli interventi sociali, anche in
considerazione del “logoramento” delle tradizionali reti di solidarietà
familiare, basata sulla disponibilità e l’opportunità della famiglia a
sostenere gli anziani al suo interno e fuori dalle mura domestiche.
E’
pur vero che al fine di un’attenta programmazione delle politiche sociali
l’indice di vecchiaia e l’indice di dipendenza vanno anche confrontati con i
valori relativi all’incidenza della popolazione inferiore fino a 4 anni, fino
ai 14 anni e fino ai 18 sul totale degli abitanti del distretto.

La rilevazione dei dati permette di avere elementi
di valutazione utile alla predisposizione di strategie funzionali, di
consolidare le risposte mirate ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza e,
al contempo, di rimodulare, in una logica di rafforzamento dei diritti dei
minori, interventi ed iniziative diretti verso una fascia di età
particolarmente esposta ai rapidi mutamenti della struttura familiare (aumento
del tasso di occupazione femminile, crescita dei casi di crisi nei rapporti
coniugali, riduzione del numero medio di componenti per famiglia, ecc.).
Nel
distretto si è rilevato, infatti, che il progressivo e costante invecchiamento
demografico[53], nonché la pressante
domanda, ha sino ad oggi generato e spinto le politiche sociali verso un
maggiore interesse per gli anziani con una incidente sul bilancio offerta di
servizi.
Il
fenomeno consequenziale è stato che troppi giovani, soprattutto nei comuni del
distretto che presentano problematiche legati a spazi e risorse per le nuove
generazioni, manifestano insofferenze e disagio cercando di evadere verso
luoghi più attrezzati ed adeguati alle loro esigenze.
L’analisi
numerica dei servizi erogati (v. scheda) dimostra che la percentuale degli
interventi è alta su tutti i comuni del distretto.
Ciò
in netta differenziazione con le prestazioni erogate in tutte le altre aree
d’intervento, in cui solo la città ed i comuni di Priolo e Floridia
presentavano un’incidenza più alta.
Il
predetto quadro è sintomatico di quanto precedentemente detto, ossia, la
maggiore incidenza di servizi, prestazioni e risorse dedicata agli anziani ed
alla domanda presentata.
La
percentuale numerica nei vari settori d’intervento, assistenza domiciliare,
strutture residenziali, trasporto sociale e centri diurni, di soggetti
assistiti si presenta alta in tutti i comuni del distretto.
Una
differenziazione nelle politiche d’intervento si evidenzia alle voci attività
lavorativa, gite, assistenza economica, trasporto urbano e telesoccorso.
L’inserimento
lavorativo è attuato solo nella città e nei comuni di Floridia e Priolo. La
possibilità d’inserimento in gite è offerta solo dai comuni di Canicattini
Bagni, Buccheri e Solarino, che ha anche organizzato un servizio di
telesoccorso, fornendo agli anziani degli apparecchi idonei al collegamento con
il servizio telefonico di aiuto.
Il
trasporto urbano è fornito solo dal comune di Priolo, la cui relativa distanza
dalla città giustifica la prestazione.
Gli
interventi effettuati per gli anziani confermano, non solo la diversa
distribuzione economica delle risorse a disposizione nei bilanci dei vari
comuni, ma anche la diversa politica sociale attuata, orientata, in alcuni di
essi, alla risposta al bisogno di inclusione sociale, mediante attività
lavorativa, collegamento con la città e gite. Nel caso del servizio di
telesoccorso la risposta al bisogno è invece orientata al mantenimento del
soggetto all’interno del suo ambiente di vita.
Si
è rilevato, inoltre, che nel distretto la percentuale di risorse economiche
(149 richieste di cui 144 evase) per il ricovero degli anziani non
autosufficienti in strutture residenziali, in compartecipazione economica con
l’A.S.L. n.8, ha tempi di recupero del credito molto alti.
Ciò
comporta l’esigenza di un’interrelazione ed integrazione dei servizi avvertita
quale primaria. La domanda di servizi verso gli anziani è alta anche in
funzione, oltre alle esigenze di assistenza socio-sanitaria di cui sono
portatori, della complessiva trasformazione sociale della famiglia. Infatti,
vivendo sempre più l’anziano da solo, venendo meno la disponibilità del nucleo
all’assistenza per diversificati motivi, in carenza o assenza di valide reti di
solidarietà sociale, la domanda è costantemente rivolta alle strutture
pubbliche.
In tal
senso i bisogni emersi sono:
Assistenza
domiciliare
Ricovero in
strutture residenziali
Centri
diurni
Contributi
per il servizio di trasporto
Centri
d’incontro per attività di aggregazione, tempo libero
Inserimento
in attività lavorativa
I
bisogni latenti sono:
Richiesta
di qualificazione dell’anziano quale portatore di plusvalore sociale
Privilegio
del criterio di domiciliarietà per il mantenimento nel proprio ambiente di vita
Sostegno
alla vita relazionale
Valorizzazione
delle potenzialità residue, mediante inserimento lavorativo, sviluppo e
mantenimento di relazioni, socializzazione, attività di svago, intrattenimento,
gite sociali, attività che contribuiscono al superamento della solitudine e
dell’esclusione sociale
Miglioramento
della qualità della vita, diritto a sentirsi vitali ed utili
Supporto
nelle spese economiche ed organizzazione della vita quotidiana.
Abbiamo già avuto modo nell’analisi di contesto di accennare
al fenomeno migratorio e ad alcuni dei suoi riflessi sociali.
La crescita di questo fenomeno ha portato a spostare
l’attenzione dagli interventi di prima accoglienza a misure più radicali quali
quelle relative all’aumento del livello culturale e di istruzione di queste
persone.
Quasi tutti gli operatori, che si occupano di questo delicato
settore, hanno ravvisato l’utilità della figura del mediatore culturale al fine
di favorire un migliore rapporto tra immigrati, operatori ed istituzioni
pubbliche.
Inoltre, la questione degli extracomunitari tende ad assumere
una connotazione in parte trasversale rispetto alle altre aree di intervento.
Si pensi al fenomeno del disagio psichico che è in aumento fra i cittadini
immigrati. Oppure a quello dei detenuti extracomunitari che sono sempre di più,
e sono anche quelli maggiormente esclusi dalla possibilità di accedere a misure
alternative alla detenzione perché spesso mancano di fissa dimora, non hanno
famiglie a cui fare riferimento. Tutte condizioni, che non permettono al magistrato
di sorveglianza di proporre misure alternative alla detenzione.
Un altro aspetto dell’immigrazione spesso sottovalutato
attiene alla qualità della salute degli extracomunitari.
Sotto il punto di vista sanitario, i problemi maggiori che
investono gli immigrati sono l’abitazione, la nutrizione, le condizioni di vita
delle loro famiglie. Questo ultimo aspetto
è forse quello più innovativo, poiché gli immigrati dell’ultima
“generazione” vengono sempre meno da soli ma con le loro famiglie il che
amplifica i bisogni e i tipi di interventi richiesti.
In particolare, le condizioni igienico-sanitarie in cui oggi
vivono gli immigrati sono scarse. Le stesse malattie che in questi gruppi si
riscontrano sono associate alle condizioni di povertà in cui vivono.
Pertanto,
i principali obiettivi da perseguire sono la tutela della "integrità della
persona" e la costituzione di una "integrazione a basso conflitto"
tra immigrati e cittadini.
Le
politiche di integrazione devono essere dirette ad assicurare agli immigrati un
più agevole accesso ai beni e servizi e, più in generale, condizioni di vita
decorose.
Si
rende necessario:
dare
priorità all'obiettivo di eliminare o quanto meno ridurre le barriere
linguistiche e o culturali che ostacolano la fruibilità dei servizi da parte
degli immigrati;
diffondere
corsi di lingue e cultura italiana a tutti i livelli;
promuovere
la diffusione delle informazioni sui diritti di cittadinanza e sui doveri;
rimuovere
con opportune campagne di sensibilizzazione anche a livello locale ogni forma
di intolleranza e discriminazione sostenendo le rappresentanze delle comunità
degli stranieri al fine di favorire la partecipazione alla realtà locale;
creare
alloggi sociali per offrire ospitalità ai lavoratori immigrati con
partecipazione alle spese;
promuovere
la creazione di agenzie di intermediazione e di garanzia per favorire l'accesso
degli immigrati al mercato delle abitazioni e o agli alloggi di edilizia
residenziale pubblica;
tutelare le
donne ed i minori attraverso la presenza di mediatori interculturali
all'interno dei consultori familiari.
Assistenza
sanitaria, con particolare attenzione per le donne e bambini
Infine,
la complessità del fenomeno, i numerosi bisogni espressi e latenti, la
soluzione delle relative problematiche presuppongono la realizzazione, con la
partecipazione di tutti gli enti pubblici e privati che a diverso titolo sono
coinvolti nella gestione degli immigrati, di un Osservatorio Permanente di
rilevazione e studio del fenomeno, nonché valorizzare le sinergie fra i fondi e
le politiche destinate agli immigrati attraverso una programmazione concertata
di interventi con le istituzioni pubbliche e con gli altri enti del privato
sociale.
I dati del
distretto, relativi sia agli alunni portatori di H sia all’assistenza domiciliare (193),
assistenza scolastica (119), trasporto (95), trasporto sociale (1098),
strutture residenziali (140), assistenza economica (10), Centri di aggregazione
(35), integrati dalle considerazioni già espresse nell’analisi del contesto,
dimostrano che occorre prospettare interventi e soluzioni integrate a favore di
questa tipologia d’utenza, portatrice di problematiche complesse dovute alla
diversa tipologia di H e di gravità dello stesso.
Occorre,
inoltre, prevedere risposte diversificate rispetto alle diverse fasce d’età. La
prima ovvia considerazione a cui si è pervenuti è che, a fronte di una domanda
di servizi che nelle sue voci sembra quasi del tutto soddisfatta[54],
vi è una insufficiente integrazione dei servizi che condiziona il sistema di
assistenza al disabile ed il sistema di supporto delle famiglie.
La
carenza dell’integrazione in rete dei servizi, dai comuni all’A.U.S.L.. a tutti gli altri enti pubblici e privati, trova
origine nella molteplicità dei bisogni (sanitari, riabilitativi, sociali,
culturali, lavorativi) che i soggetti esprimono. Inoltre, il disagio non
coinvolge il soggetto ma anche il suo nucleo di appartenenza.
La
domanda espressa, in termini di scolarizzazione adeguata per i minori,
assistenza domiciliare, strutture residenziali ed assistenza economica, trova
nella mancata integrazione dei servizi sanitari e riabilitativi, interazione
con il privato sociale e gli altri Enti una risposta parziale o settoriale al
bisogno.
La
carenza di seri studi sulla domanda latente trova origini più profonde: lo
stato di malessere, oltre che fisico, sociale del disabile, i cui bisogni,
espressi e latenti, rappresentano la sommatoria sia del suo bisogno sia del
nucleo di appartenenza.
Si
assiste infatti ad una nuova consapevolezza, la famiglia richiede interventi,
oltre che rispondenti alle reali esigenze del familiare disabile, tendenti alla
garanzia dei diritti di socializzazione e migliore qualità di vita dell’intero
nucleo familiare, chiedendo l’attivazione dei servizi primari da parte delle
strutture preposte.
Dall’analisi
dei bisogni si è rilevato che molti comuni hanno usufruito dell’apporto dei
servizi erogati dal Terzo settore, che talvolta ha assunto il ruolo di
supplente delle carenze degli altri Enti.
Complessivamente
le politiche attivate in favore dei disabili, in ragione dell’incertezza e
della frammentarietà che le ha contraddistinte, non hanno garantito i livelli
essenziali di assistenza in termini di misure assistenziali educative,
riabilitative, lavorative, di integrazione sociale, così come non hanno
valorizzato la partecipazione dei singoli, delle famiglie e dei soggetti
sociali alla progettazione ed attuazione degli interventi realizzati.
La
formazione e l’inserimento lavorativo rappresentano la “sfida” che la comunità
dovrebbe accettare, considerando il lavoro (percorsi on the job), un mezzo per
l’autonomia personale, economica e sociale, del disabile, nonché per
l’attivazione di piani individualizzati di trattamento.
Bisogni
espressi:
Assistenza
sanitaria e tecnico-riabilitativa
Assistenza
domiciliare
Trasporto:servizi
di accompagnamento non solo per i centri terapeutici ma anche per altre attività
di socializzazione
Centri
residenziali per i soggetti più gravi (.R.S.A., C.T.A., Case Protette, Dopo di noi, ecc.)
Sostegno
economico
Centri di
aggregazione sociale
Servizi di
supporto alla famiglia in modo da consentire ai membri la normale vita di relazione
Centri di
ascolto
Centri
culturali, ricreativi, musicali.
Bisogni
latenti:
Diritto
alla qualità della vita relazionale del soggetto
Diritto
all’integrazione sociale e culturale
Diritto
alla formazione ed all’integrazione lavorativa
Diritto
alla sessualità
Diritto
all’espressione e realizzazione del sé
Diritto dei
familiari ai propri spazi di vita sociale e relazionali
L’analisi
dei bisogni dell’area d’interventi delle povertà va affrontata disgiunta da
quella che può essere la domanda espressa ed evasa, costituendo solo un
indicatore della rilevazione del bisogno, anche se è evidente che la domanda
espressa ed evasa, in riferimento ai tre settori d’intervento delle
agevolazione per l’affitto, degli interventi abitativi di emergenza e dell’assistenza
economica, pone per la numerosità delle richieste i Comuni di Siracusa, Priolo
e Floridia in netta differenziazione dai rimanenti del distretto.
Tale
diversità in termini di analisi del bisogno pone l’attenzione sul fatto che la
città ed i comuni limitrofi risentono maggiormente del fenomeno sociale ed
economico di presenza di ampie fasce di povertà che si registra in tutto il
resto del paese.
Questi
comuni vivono e scontano la presenza di una maggiore crisi economica ed
occupazionale, manifestando fenomeni di emarginazione[55]
ed esclusione sociale.
Da
dire che il soddisfacimento del bisogno è inoltre legato alla diversa gestione
di politica economica che ciascun comune attua.
Infatti,
a fronte della quantità di richiesta evasa, esiste una diversificata
potenzialità di risposta vincolata alla cospicuità dei fondi in bilancio.
Indicatore,
quindi, delle nuove povertà, dello stato di emarginazione e di esclusione
sociale diventa il mercato del lavoro, essendo la richiesta di assistenza
economica nei vari settori d’intervento nella stragrande maggioranza dei casi
motivata dalla perdita o mancanza di lavoro.
Spesso
inoltre tale bisogno, soprattutto nelle fasce deboli (famiglie
multiproblematiche, giovani a rischio, tossicodipendenti, disabili, condannati
in esecuzione pena) è accompagnato da una carenza o assenza di formazione
professionale e/o di titoli professionali spendibili per l’inserimento nel
mercato del lavoro, divenuto al contempo più competitivo, specialistico,
specializzato.
Tale
mercato, che nel distretto risente di tutte le tradizionali forme di
disoccupazione (per età, cronica, frizionale, volontaria, tecnologica),
determina un fenomeno di disagio economico e sociale che colpisce
trasversalmente tutte le categorie sociali, ponendole a rischio.
Certamente
le fasce deboli presentano la cronicizzazione del rischio ed aumentano la
domanda assistenziale, ma in un prossimo futuro non si può non soffermare
l’attenzione sul fatto che occorre studiare e gestire in modo adeguato la
potenzialità d’inserimento lavorativo che il distretto può offrire per far sì
che non si allarghino con fenomeni di grave disoccupazione le fasce a rischio
di esclusione.
I
dati, infatti, forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima
Occupazione, registrano il dato allarmante di 54.521 soggetti con problematiche
lavorative[56]. Inoltre, comuni quali
Floridia denunciano l’allarmante tasso di disoccupazione del 34,8%. Nel 2001,
secondo i dati dell’Ufficio Regionale Istat per la Sicilia, il tasso di
disoccupazione (rapporto tra le persone in cerca di occupazione, che hanno
svolto azioni di ricerca nei 30 giorni antecedenti alla rilevazione, e le forze
lavoro) nella provincia di Siracusa risultava pari al 14,7%.
Si
tratta di un valore decisamente negativo, che raggiunge livelli ancora più
preoccupanti disaggregando i dati per genere e classi d’età ed osservando gli
alti tassi di disoccupazione femminile e giovanile.
Ciò
in assoluta discrasia con quanto evidenziato dall’analisi del contesto da cui
si evince nel Terzo settore una minore presenza di unità rispetto alla media
nazionale e nel settore turistico una potenzialità occupazionale allo stato
inficiata dall’insufficienza di attrezzature e servizi.
Politiche
sociali di studio della richiesta del mercato del lavoro, formazione
professionale, accompagnamento nell’inserimento lavorativo diventano non più
procrastinabili.
Altro
indicatore per una puntuale analisi del bisogno è costituito dai dati forniti
dalla Caritas, che ha attivato numerosi servizi, dai Centri sociali, dalle
associazioni di volontariato che denunciano l’incremento delle persone e dei
nuclei familiari che richiedono generi di prima necessità (cibo, vestiti),
sostegno economico, centri di accoglienza.
Si
registra una percentuale considerevole di famiglie multiproblematiche che
presentano precise caratteristiche: la durata del bisogno, la molteplicità dei
disagi e delle loro cause, l’elevato numero dei componenti che formulano la
richiesta d’aiuto.
Si
ha la netta percezione e consapevolezza che nelle famiglie a rischio avvenga la
trasmissione del disagio, del degrado sociale, dell’incapacità di attivare
consoni comportamenti e risorse, dell’incapacità di provvedere all’educazione
dei figli ed allo svolgimento di un corretto ruolo genitoriale.
La
famiglia, i giovani e le fasce deboli rappresentano l’anello fragile di un
diffuso disagio, caratterizzato da carenza di stimoli culturali, opportunità di
socializzazione, di supporti scolastici e d’inserimento lavorativo, di sostegno
alle difficoltà.
Premesso
che sussiste uno stretto legame, come facilmente desumibile, tra mancanza di
lavoro della persona di riferimento e povertà della famiglia, appare, opportuno
ricordare che vi sono nuclei familiari poveri anche laddove la persona di
riferimento è lavoratore dipendente o autonomo (casi di scarso reddito rispetto
alle esigenze familiari, presenza di problematiche di tipo sanitario, di
dipendenza da sostanze, dipendenza dal gioco, dall’usura, etc.).
Alla
luce di quanto detto, nella constatazione che sino adesso non si è avviata una
efficace politica di contenimento e di contrasto delle situazioni di povertà
emergenti, che devono essere sicuramente attenzionate, i bisogni rilevati
sono:
Necessità
di sinergia e raccordo con il mercato del lavoro, gli Enti di formazione, con
agenzie dell’impiego, punti formativi esistenti
servizio di
segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo ed alle famiglie
servizio di
pronto intervento per le situazioni di emergenza personale e familiare
centri di
accoglienza e di aggregazione sociale
centri di
sostegno
strutture
residenziali per soggetti con fragilità sociali,organizzati nella forma di
strutture comunitarie di tipo familiare
assistenza
economica, scolastica, sanitaria
informazione
e formazione al lavoro
osservatorio
permanente per la classificazione e quantificazione delle diverse forme di
disagio.
L’assenza
di fondi di bilancio ad hoc e di interventi specifici operati verso coloro che
subiscono violenze e maltrattamenti è indicativa del fatto che i Comuni del
distretto non hanno sinora attuato mirate politiche economiche e sociali di
prevenzione e protezione di tale tipologia di soggetti.
Solo
nel Comune Capofila si registra il tentativo di avviare una ricerca sul
fenomeno.
Si
ha, quindi, coscienza che, nell’assenza di una precisa rilevazione in termini
quantitativi e qualitativi del fenomeno, si è proceduto al trattamento dei
singoli casi conclamati, limitando gli interventi alla normale prassi
amministrativa di raccordo tra Enti[57],
ed operativa per la soluzione della domanda espressa o degli interventi
disposti dall’autorità giudiziaria.
Pertanto,
gli interventi economici, di ricovero e di sostegno effettuati sono rientrati
nelle politiche gestionali a favore dei minori e delle famiglie.
L’assoluta
mancanza di dati inerenti il distretto fa sì che, oltre a non aversi esatta
contezza quantitativa del fenomeno, si sconosce la classificazione della
tipologia di abusi presente e la reale percentuale di suddivisione tra quelli
operati nei confronti delle donne e dei minori.
Gli
unici dati in possesso, inerenti l’abuso sulle donne, dimostrano che l’abuso è
perpetrato su una fascia d’età ampia e che una percentuale ampia di persone
chiedono aiuto ritenendo di aver subito un danno fisico e psicologico.
La
percentuale più alta di domanda espressa per violenza psicologica può essere
indicativa per due ordini di fattori:
la presenza
in qualsivoglia tipo di violenza del danno psicologico
la
tipologia di abuso della violenza psicologica è più diffusa in quanto più
subdola, poiché, se scevra dalla fisica, potrebbe essere più subita nel tempo.
Il
ceto sociale e la scolarità medio-bassa dimostra che ancora molto si deve
operare sui ceti culturali e sociali meno abbienti per far sì che le donne,
soprattutto con prole[58],
si fortifichino nel loro ruolo e nella loro identità, e siano sostenute nelle
pari opportunità di inserimento sociale e lavorativo.
L’identikit
del maltrattatore è importante per capire come orientare gli interventi di
sostegno, considerando che nel 90% dei casi le donne subiscono violenza per
rapporti di coppia e/o relazionali umilianti e patologici.
La
carenza di rilevazione del fenomeno dell’abuso sui minori subenti è indicativa
del fatto che il distretto, pur avendo effettuato un’attenta programmazione
sulle altre aree d’intervento, non ha attivato specifiche ed incisive politiche
di tutela dei diritti dei minori, la cui denuncia di abuso e maltrattamenti è
rimessa, data l’età e la condizione psicologica che determina, all’attenzione,
percezione e formazione nello specifico di tutte le agenzie pubbliche e
private.
Il
controllo sociale a tutela dei minori, attuato in tutti i suoi ambienti di vita
dovrebbe divenire la costante per l’individuazione, oltre che dell’armonico
processo di crescita, sviluppo e corretta socializzazione dei minori, dei casi
di violenza e di pedofilia.
Nel
distretto è emersa la difficoltà di rilevazione del problema, dovute alle
incertezze di percezione degli operatori per carenza formativa nel settore
specifico, alla individuazione e conoscenza dei giusti canali giuridici ed
istituzionali da attivare, alla messa in rete delle esperienze ed interventi,
alla carenza di raccordo tra gli enti territoriali.
Inoltre,
la problematica relativa ai sex offenders merita una riflessione sia sulla
prevenzione primaria da attivare, sia sulla possibilità di recidiva e sul
raccordo tra gli enti per il trattamento di tale tipologia d’utenza.
Un’attenta
e mirata programmazione e pianificazione delle politiche sociali dovrebbe
innanzitutto passare attraverso un osservatorio del fenomeno, al fine di mirare
gli interventi coinvolgenti oltretutto fasce d’età diverse: adulti e minori.
Dai
dati rilevati e dai laboratori tematici sono emersi i seguenti bisogni:
Implementazione
delle politiche di pari opportunità, facilitanti l’inserimento sociale
culturale e lavorativo delle donne
Prevenzione
primaria e secondaria
Consulenza
legale e sostegno psicologico
Campagna
informativa e di sensibilizzazione per la conoscenza e consapevolezza del
problema
Formazione
integrata degli operatori dipendenti dai vari Enti
Centri di
valutazione psico-diagnostica dei casi sui minori e Consultori familiari per le
relazioni di coppia
Centri di
accoglienza per donne e minori
Mediazione
penale ed agenzia di riabilitazione delle vittime
Centri di
ascolto ed ascolto telefonico per le segnalazioni anonime dei cittadini e per
le richieste di aiuto
Messa in
rete di tutte le strutture territoriali per l’attivazione di un sistema di
rilevazione dei dati
Trattamento
socio-psicologico e riabilitativo dei sexoffenders.
La
rilevazione sui soggetti dipendenti, effettuata dal Ser.T. di Siracusa, è
relativa agli assistiti dal predetto ente nell’anno 2001.
Ciò
è posto in evidenza in quanto si ritiene che il fenomeno delle dipendenze sia
molto più esteso e, quindi, non riconducibile ai soli soggetti posti in
trattamento.
Dal
tavolo di concertazione è emerso che la dipendenza interessa in percentuale
maggiore a quelle riportate sia la città che tutti i comuni ed è palese la
presenza di casi sempre più diffusi relativi alle dipendenze, oltre che da
sostanze, da situazioni o condizioni.
La
carenza di integrazione dei servizi pone in difficoltà il sistema d’intervento,
che spesso si riduce al trattamento sanitario e riabilitativo, senza una
programmazione e pianificazione del processo di reinserimento attuato mediante
piano individualizzato di trattamento predisposto dall’equipe integrata.
L’analisi
dei dati trasmessi dal Ser.T. evidenzia che gran parte degli assistiti sono residenti
nella città e nei comuni di Priolo G., Floridia e Sortino; che il 51% di essi è
in possesso di un titolo di studio basso, che il 50% dei soggetti si trova
nella fascia d’età dai 25 ai 34 anni.
Inoltre,
dalla relazione si evidenzia che è aumentato il tasso di incidenza del
fenomeno, il tasso di casi con doppia diagnosi, nonché la necessità di
interventi economici, considerato che i soggetti seguiti presentano ridotte
possibilità produttive e lavorative.
Dal
contributo del C.S.S.A. di Siracusa, che segue i casi
di soggetti dipendenti ammessi alle misure alternative e sostitutive, si è
rilevato che gli stessi presentano i sottoelencati bisogni:
|
Bisogni rilevati |
Bisogni indagati |
Domanda espressa |
Domanda Latente |
|
Comunità terapeutiche |
Opportunità percorsi di
inserimento alternativi (associativi, del tempo
libero, culturali…) |
Qualità dei servizi vista
in termini di: accoglienza; presa in carico rispetto ai bisogni; sostegno e
potenziamento delle risorse personali |
Comunità diversificate in
termini quantitativi e qualitativi |
|
Lavoro |
Inserimento
in attività lavorativa |
Lavoro |
Capacità
di autonomia economica |
|
Accettazione
ed integrazione sociale |
Opportunità
di inserimento alternativi (associativi,
del tempo libero, culturali…) |
Qualità
dei servizi vista in termini di: accoglienza; presa in carico rispetto ai
bisogni; sostegno e potenziamento delle risorse personali |
Comunità
e gruppi di aiuto |
|
Problematiche
sanitarie |
Necessità
di controlli ed accertamenti clinici |
Assistenza
sanitaria anche per i familiari |
Integrazione
sociale |
Inoltre,
dalle relazioni sociali trasmesse dai comuni si evince che, oltre ad essere
stati avviati alcuni progetti di recupero per questa categoria di utenza, le
domande sociali espresse vanno dall’informazione alla necessità di consulenza
psico-sociale al soggetto ed alla famiglia, dalla necessità di prevenzione
all’esigenza di raccordo tra gli enti.
I bisogni
espressi sono:
Lavoro
Centri di
ascolto e consulenza psico-sociale
Centri di
informazione
Prevenzione
primaria e secondaria
Piano
integrato degli interventi
Recupero
scolastico e formazione per l’inserimento lavorativo
Centri di
accoglienza
Piani
sanitari-riabilitativi
Osservatorio
per la rilevazione quantitativa e qualitativa del vecchio e nuovo fenomeno
Il monitoraggio dei bisogni sociali e dei servizi
socio-sanitari del territorio, ponendosi l’obiettivo primario di contribuire
alla costruzione e allo sviluppo del Sistema Integrato per la Cooperazione
Sociale, da una parte, ha inteso tracciare un quadro di riferimento certo sulla
popolazione e le categorie del disagio, nonché sulle risorse e i fabbisogni, e,
dall’altra parte, individuare le principali linee direttrici per l’innovazione.
Avendo già evidenziato nel corso dei precedenti paragrafi le
potenzialità e i fattori di rischio presenti nel territorio in ambito di
politiche sociali, in questa sede appare più opportuno soffermare l’attenzione
sulle indicazioni che provengono dalla lettura dei dati, nella prospettiva di
delineare possibili criteri progettuali, di organizzazione e di funzionamento
della rete degli interventi e dei servizi.
La complessità dei fenomeni legati ai mutamenti sociali
richiede, infatti, una forte innovazione nella definizione delle politiche
sociali che, oltre a garantire i livelli essenziali di servizi e prestazioni
per il ben-essere sociale e il sostegno alla piena realizzazione della persona,
tenga conto dei principi ispiratori e delle direttive contenute dalla Legge
328/00.
Le principali linee direttrici per l’innovazione che le
politiche sociali locali devono consolidare, o verso le quali devono
indirizzarsi, per la definizione degli obiettivi strategici, degli strumenti
realizzativi e delle risorse da attivare, possono essere così sintetizzate:
promozione
e sostegno alla partecipazione attiva delle persone nella definizione delle
politiche che le riguardano;
integrazione
degli interventi nell’insieme delle politiche sociali, mobilitando a tal fine
tutti gli attori interessati e prevedendo una strategia unitaria per
l’integrazione sociosanitaria;
promozione
del dialogo sociale, della concertazione e della collaborazione tra tutti gli
attori pubblici e privati, in particolare coinvolgendo i soggetti non
lucrativi, le parti sociali, incoraggiando l’azione di tutti i cittadini e
favorendo la responsabilità sociale delle imprese;
sviluppo
delle azioni e degli interventi per la diversificazione e la personalizzazione
dei servizi e delle prestazioni sociali;
potenziamento
delle azioni che consentano ai cittadini di avere informazioni complete in merito
ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi sociali e
che, in definitiva, possano risultare utili per affrontare esigenze personali e
familiari nelle diverse fasi della vita;
maggiori
opportunità di formazione e aggiornamento professionale per gli operatori del
sociale, coerentemente alla condivisione del principio di “apprendimento lungo
tutto l’arco della vita”;
adozione di
modelli organizzativi e di gestione orientati ai risultati, così da rendere
possibile la gestione per processi, con le relative fasi di controllo e di
valutazione;
introduzione
di strumenti per la diffusione e lo scambio delle “buone pratiche”,
utilizzabili nella logica “dell’apprendimento continuo” e dei modelli
premianti.
Lo strumento fondamentale attraverso il quale i Comuni, nel
contesto dell’ambito distrettuale e con il concorso di tutti i soggetti attivi
della progettazione, possono disegnare il sistema integrato di interventi e
servizi sociali, tenendo anche conto delle linee direttrici appena menzionate,
è costituito dal Piano di Zona.
Il processo di pianificazione del Piano di Zona assume quindi
un significato strategico ai fini della precisazione delle condizioni da
garantire su tutto il territorio e, pertanto, non deve essere visto in termini
meramente amministrativi (e di adempimento formale), ma deve prevedere
l’attivazione di azioni responsabilizzanti, concertative e comunicative.
Vale la pena ricordare che l’attenzione va concentrata,
innanzitutto, sui bisogni e le opportunità da garantire e, solo in secondo
luogo perché parametrati ai primi, sul sistema di
interventi e servizi da porre in essere.
Allo steso modo, devono essere necessariamente valorizzate le
risorse e i fattori specifici della comunità locale; ciò al fine non solo di
aumentare l’efficacia e l’efficienza degli interventi, ma anche di favorire la
crescita quali-quantitativa delle medesime risorse.
Si
tratta, in sostanza, di costruire, parallelamente al Sistema Integrato per la
Cooperazione Sociale, un “Sistema qualità sociale”, inteso come insieme di
regole, procedure, incentivi e controlli atti a garantire che gli interventi e
i servizi siano orientati alla qualità, in termini di adeguatezza ai bisogni,
efficacia dei metodi e delle iniziative, uso ottimale delle risorse impiegate,
sinergie con servizi e risorse del territorio, valutazione dei risultati,
apprendimento e miglioramento continuo.
|
Livelli
essenziali |
Azioni
da compiere |
Presenza nel distretto |
Azioni
che compie |
Cosa
manca |
|
Segretariato sociale |
Informazione Lettura del bisogno Raccolta dati e inform. Promozione reti solid.li Attraverso:
Banche del tempo |
È presente a: -
Siracusa -
Palazzolo -
Sortino Non è presente in tutti gli altri comuni |
Informazione I°Lettura del bisogno Attraverso:
|
20 unità
|
|
Servizio Sociale Professionale |
Sostegno e accompagnamento al singolo e
alla famiglia; Sostegno
alle responsabilità genitoriali; Mediazione
familiare e sociale; Consulenza
e sostegno ai Procedimenti di affido/adozione; Rapporti con A.G.; Sostegno
socio-educativo per disagio sociale e popolazione a rischio; Rapporti
con le associazioni formative e occupazionali; Promozioni
reti solid.li; Definizioni
piani socio-Riabilitativi. Attraverso:
|
È presente in tutti i comuni
dell’ambito tranne nei comuni di
Buscemi e Cassaro mentre nei comuni di Buccheri e Ferla la presenza è di appena
un operatore in convenzione per 10 ore
settimanali. |
Sostegno al singolo e alla famiglia; Sostegno
alle responsabilità familiari; Consulenza
e sostegno affido/adozione; Rapporti con A.G.; Sostegno
socio-educ. per disagio sociale e popolazione a rischio; Definizione
piani socio-riabilitativi; Attraverso:
|
32 unità
|
|
Servizio di pronto intervento sociale
per emergenze personali e familiari |
Accoglienza
e cura della persona( collegamenti con prestazioni sanitarie); Prestazioni
economiche; Ripristino
delle possibili relazioni familiari e
sociali; Sistemi di
teleassistenza. Attraverso:
|
È presente in tutti comuni in forma parziale con
esclusione di Buscemi |
Prestazioni economiche; Ripristino
delle possibili relazioni familiari e sociali nei comuni
di Attraverso: 1. Pronto intervento economico; 2. Assegno di servizio Civico; 3. Assistenza malati oncologici terminali; 4. Interventi informazione accompagnamento
al lavoro detenuti; 5. Contributi per la vita indipendente; N.B.
punto 1° tutti i comuni dell’ambito tranne Buscemi punto
2°Siracusa Solarino Palazzolo A. Sortino, punto
3° Solo Siracusa punto
4°/5° solo Floridia |
Potenziamento di tutti i servizi già
presenti ed inoltre:
|
|
Assistenza domiciliare |
Assistenza
e cura della persona; Governo
della casa e miglioramento condizioni abitative; Aiuto per
il soddisfacimento di esigenze individuali e per favorire l’autosufficienza
nelle attività quotidiane; Promozione
e mantenimento dei legami sociali e familiari; Sostengo e
consulenza al care giver Attraverso:
|
È presente |
Assistenza
e cura della persona; Governo
della casa e miglioramento condizioni abitative; Aiuto per
il soddisfacimento di esigenze individuali e per favorire l’autosufficienza
nelle attività quotidiane; Sostegno
socio-educatvco a minori e disabili: Attraverso:
|
Potenziamento
di tutti i servizi presenti ed inoltre:
|
|
Strutture
residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali |
Accoglienza,
assistenza e cura alla persona; Attività
di ristorazione; Attività
di socializzazione; Attività
di stimolo dei rapporti interpersonali; Attività
di integrazione con il contesto sociale; Attività
di stimolo per lo sviluppo e mantenimento dei livelli cognitivi; Sostegno e
consulenza ai familiari; Sostegno
socio-educativo collegato al disagio sociale e alle fasce di popolazione a
rischio; Sostegno
psicologico a minori e alle donne minacciate o vittime di violenza. Attraverso:
Strutture
per anziani ( ad esclusione di quelle finanziate col fondo sanitario: |
Presenti |
Accoglienza,
assistenza e cura alla persona; Attività
di socializzazione; Attività
di stimolo dei rapporti interpersonali; Attività
di integrazione col contesto sociale; Sostegno
socio-educativo collegato al disagio sociale e alle fasce di popolazione a
rischio. Attraverso:
|
Potenziamento
dei servizi esistenti ed inoltre:
|
|
Centri
di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario |
Accoglienza
assistenza e cura alla persona; Attività
di ristorazione; Attività
di socializzazione; Attività
di stimolo dei rapporti interpersonali; Sostegno
psicosociale collegato al disagio personale e sociale; Mediazione
interculturale per le popolazioni immigrate; Attività
formative e socio-educative. Attraverso:
|
È presente |
Accoglienza,
assistenza e cura della persona; Attività
di ristorazione; Attività
di socializzazione; Attività
di stimolo dei rapporti
interpersonali; Attività
di integrazione col contesto sociale; Sostegno
psicosociale collegato al disagio personale e sociale Attraverso:
|
Potenziamento
dei servizi esistenti ed inoltre:
|
L'individuazione dei fattori critici e delle
strategie è stata effettuata prendendo in esame i dati emersi da ogni area di
intervento e i dati relativi alla misurazione
dei livelli essenziali di assistenza del distretto.
Dall’analisi delle aree tematiche sono stati
individuati le criticità trasversali ad ogni area e successivamente, per
facilitare la lettura sono state esaminati la comunità, i sistemi
organizzativi e gli utenti quali nodi di potenziali fattori di criticità.
Sono da ritenersi fattori
critici trasversali alle aree di intervento imputabili alla comunità:
Carenza di una cultura
dell’auto-organizzazione dei cittadini
Tendenza alla non assunzione
di responsabilità per l’esercizio del controllo sociale
Scarsa consapevolezza che la
comunità è soggetto attivo di politiche sociali e di cittadinanza attiva
Carenza di una cultura
dell'inclusione sociale e difficoltà a riconoscere il diritto di cittadinanza
al disagio
In riferimento alle organizzazioni e alle risorse umane deputate ad
assolvere compiti istituzionali per il raggiungimento del benessere sociale
garanti dell'esigibilità del diritto, i fattori trasversali sono i seguenti:
Mancanza di sinergia e di
coordinamento dei servizi
Rapporto operatore/utente
inadeguato per difetto
Mancanza di figure
professionali specialistiche
Formazione inadeguata degli
operatori nell’ottica della formazione permanente
La precarietà dei rapporti
contrattuali fra pubblico e privato sociale
Forme di aggiudicazione
delle gare d'appalto dei servizi sociali che non garantiscono la qualità
sociale delle imprese (democraticità e trasparenza, correttezza gestionale,
parametri misurabili della qualità, ecc.)
Resistenza culturale al
lavoro di rete
Tendenza a lavorare per
emergenze e non per programmazione e pianificazione
Carenza di azioni di
monitoraggio e valutazione del servizio in base alla soddisfazione dei
requisiti del cliente/utente
Difficoltà a realizzare
integrazione fra i diversi settori (sociale, formazione professionale,
istruzione, sviluppo territoriale, ecc.)
Difficoltà a realizzare
l’integrazione fra le istituzioni pubbliche e private e fra i soggetti stessi
del privato sociale
Per quanto riguarda, invece,
i fattori critici trasversali relativi agli utenti dei servizi
socio-assistenziali, essi sono i seguenti:
Tendenza a delegare le
istituzioni per soddisfare i bisogni
Tendenza a percepire i
servizi come “favori” e non come “diritti”
Distorta percezione dei
diritti di cittadinanza
Si riportano di seguito le
criticità e le strategie per ogni livello essenziale e per ogni livello
assistenziale .
LIVELLI ESSENZIALE
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LIVELLI ASSISTENZIALI
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CRITICITA’
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STRATEGIE
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Segretariato sociale |
Segretariato sociale Osservatori sociali Banca del tempo
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Verificare
durante questo primo triennio la disponibilità della cittadinanza
all’attivazione di banche del tempo |
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Servizio Sociale Professionale |
Servizio
Sociale Professionale Affido
e adozioni
Interventi
di sostegno economico
Assistenza minori
illegittimi |
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Servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza
personale e familiare |
Reinserimento lavorativo
ex detenuti Interventi di
informazione, accompagnamento al lavoro e formazione detenuti Interventi di informazione,
accompagnamento al lavoro e formazione immigrati Inserimento lavorativo Servizi di formazione e
lavoro |
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Assistenza domiciliare |
Assistenza domiciliare
minori Assistenza domiciliare
anziani e disabile |
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Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità
sociali |
Centri di accoglienza per
donne immigrate sole e/o con bambini Centri di accoglienza per
donne vittime di tratta Strutture e centri di
pronto intervento per minori Centri di accoglienza per
immigrati Strutture
per disabili Strutture e centri di
pronto intervento per H Strutture per soggetti
dipendenti Centri diurni integrati Centri socio-educativi Interventi di
riabilitazione psico ergoterapia Strutture per anziani ad
esclusione di quelle finanziate dal Fondo sanitario |
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Centri di accoglienza residenziali o diurni di tipo comunitario |
Asili nido Servizi integrativi per la
prima infanzia Centri di aggregazione
giovanile Centri ricreativi diurni Centri diurni per anziani Soggiorni di vacanza per anziani, disabili,
minori Attività di promozione per
i giovani |
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Area
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Priorità
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Comunità |
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Organizzazioni e
risorse umane |
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Utenti |
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Segretariato sociale |
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Servizio Sociale
Professionale |
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Aree tematiche
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Priorità
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Anziani |
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Disabilità
e salute mentale |
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Politiche per
l’infanzia e l’adolescenza |
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Responsabilità
familiari |
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Immigrazione |
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Povertà |
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Dipendenze |
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Interventi
contro l’abuso |
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[1] Il dato è allarmante perché i fenomeno è concentrato nel solo comune di Priolo
[2] Il dato è così distribuito: n.3 a Floridia e n.86 a Priolo che presenta anche qui una fortissima incidenza alunni H
[3] Il dato è così distribuito: n. 4 a Floridia e n.48 a Priolo che continua a mantenere altissima l’incidenza del fenomeno
[4] la Zona montana comprende Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide,Ferla, Cassaro, Buccheri, Buscami e Sortino
[5] Il dato è così distribuito: n.4 a Sortino e 1 a Canicattini
[6] Il dato è concentrato nel solo comune di Sortino
[7] Anche questo dato ricade nel solo comune di Sortino
[8] I dati e la relazione che seguono sono stati forniti dal Ser.T di Siracusa
[9] Solarino (27 soggetti utenti, di cui 10 con la
L.104/92,);Buscemi (8 utenti di cui 7 con la L.104/92); Ferla ( 4 soggetti
utenti di cui 3 con la L.104/92); Buccheri (7 soggetti utenti di cui 4 con la L.104/92); Cassaro (
13 utenti con L.104/92): Palazzolo ( 15
utenti di cui 10 con la L.104/92).
[10] Comuni di Canicattini, Palazzolo, Ferla, Cassaro, Buccheri, Buscemi, Sortino.
[11] Vedi griglia relativa ai dati sui servizi.
[12] La Sicilia, nei limiti delle leggi costituzionali, ha la legislazione esclusiva su “beneficenza pubblica ed opere pie… ordinamento e controllo degli Enti Locali”, ha il potere di emanare leggi anche relative all’organizzazione dei servizi su: assistenza sanitaria e legislazione sociale (rapporti di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, osservando i minimi stabiliti dalle leggi dello Stato. Centro Studi Storico-Sociali Siciliani, Statuto della Regione Siciliana, R.D. N. 455 DEL 15.5.46 convertito nella legge costituzionale n. 2 del 26.2.48.
[13] L.R. n. 1 del 2. gennaio 1979 che in previsione della riforma dell’organizzazione amministrativa regionale e del riordinamento degli Enti locali attribuisce ai Comuni siciliani, che sono tenuti ad adempirle, le funzioni amministrative di interesse locale di competenza regionale. (art.1)
[14] L’art.19 penultimo comma afferma il principio della programmazione comunale per l’utilizzo del Fondo, istituito con lo stesso articolo, secondo un programma deliberato dal Consiglio Comunale.
[15] G. Crescimanno, Il ruolo degli Enti locali nel nuovo assetto dei servizi, con riferimento alla legislazione regionale, in Esperienze Sociali n.2, Scuola di Servizio Sociale “S.Silvia”, Palermo, 1986 pp.49-63
[16] I Consigli di Circoscrizione sono stati istituiti in Sicilia con la legge n. 84 dell’11 dicembre 1976, che recepisce la legge nazionale n.278 dell’8 aprile 1976.
[17] Il ruolo dei Consigli di Circoscrizione è principalmente consultivo perché i poteri delegati, che la norma prevede per la gestione dei servizi socio-assistenziali, sono stati attribuiti solo in ridottissima parte e in alcune realtà mai realmente delegati. Vedi M. Asciutto, Legislazione sanitaria e socio-assistenziale- Evoluzione storica e normativa nazionale e siciliana a confronto, Flaccovio, Palermo, 1994 pp 53-54
[18] La Regione emana la L.R.n.125 del 1980, “Provvedimenti per l’inserimento delle giovani Leve del lavoro nella Pubblica Amministrazione e nelle attività produttive e sociali”, che attraverso modalità concorsuali sana definitivamente il precariato giovanile della L.285/77 e della L.R. 37/78.
[19] D.P.R. n.636 del 30 agosto 1975, entrato in vigore l’1.1.76
[20] L.R. n.87 del6 maggio 1981 “interventi e servizi a favore degli anziani”
[21] L.R. n. 68 del 18 aprile 1981 che, unificando tutta la legislazione regionale in materia di “Istituzione e gestione di servizi per i soggetti portatori di handicap”, anticipa ampiamente l’intervento statale (L. 104 del 1992)
[22] L.R. n. 64 del 21 agosto 1984 - “Piano contro l’uso non terapeutico delle sostanze stupefacenti o psicotrope”, che, unificando tutte le precedenti norme frammentarie e settoriali, rappresenta uno dei momenti più significativi dell’impegno della Regione nella lotta alla tossicodipendenza che è di interesse sociale oltre che sanitario.
[23] L.R. n.214 del 14.Settembre 1979, che disciplina gli asili nido in Sicilia
[24] L.R. n.21 del 24.luglio 1978 che, recependo la L. n.405/75, istituisce i consultori familiari.
[25] L.R. n.215 del 14 settembre 1979, che recepisce i principi (della L. n .180 del 13 maggio 1878) fissati dalla L.833/78 in tema di salute mentale.
[26] L.R. n. 87 del 12.8.80 che, recependo la L. n.833/78, istituisce le Unità Sanitarie Locali.
[27] L. R. n. 22 del 9 maggio 1986 che riconduce al Comune la titolarità delle funzioni assistenziali e della programmazione locale.
[28] Ai privati non è interdetta la libertà di iniziativa, ma sono obbligati ad iscriversi ad un albo comunale (art.27), mentre alle istituzioni, che intendono stipulare convenzioni con il Comune, è fatto obbligo di iscriversi ad apposito albo regionale (art.26).
[29] La legge all’art.3 prevede: segretariato sociale; servizio sociale professionale;assistenza economica; assistenza domiciliare; centri diurni di assistenza e di incontro per minori,inabili ed anziani; comunità alloggio, case albergo, case protette per minori, anziani, inabili ed altri soggetti privi di assistenza familiare;centri di accoglienza per ospitalità diurna o residenziale temporanea; soggiorni di vacanza; assistenza abitativa; affidamento familiare e sostegno economico agli affidatari; interventi a favore di minori nei rapporti con l’autorità giudiziaria; interventi di ricovero per persone non autosufficienti; assegni personali in caso di preaffidamento in conseguenza di dimissioni di minori, anziani ed inabili già ricoverati; assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei detenuti e delle vittime del delitto; assistenza post-penitenziaria; iniziative volte alla prevenzione del disadattamento e della criminalità minorile.
[30] L’ ufficio, che in relazione alla grandezza del Comune può essere una struttura unitaria o articolata e decentrata, deve avvalersi del servizio sociale professionale con compiti anche di coordinamento dell’ufficio, di operatori qualificati per il segretariato sociale, di personale amministrativo, di ulteriori competenze statistico informative, urbanistiche, pedagogico-educative.
[31] Ci si riferisce alle leggi di settore richiamati dall’art 17 della L.R.22/86.
[32] Lo stanziamento della lettera b dell’art. 44 avviene con la legge n.33 dell’8 novembre 1988. che non contribuisce certo ad unificare gli interventi socio-assistenziali previsti dalla L.R.n.22/86.
[33] Le competenze della Provincia sono quelle previste dal regio decreto n.798 dell’8 maggio 1927, convertito nella legge n. 2838 del 6 dicembre 1928 e successive modifiche ed integrazioni e dalla L. n.698 del 22 dicembre 1975.
[34] Il Piano Regionale detta norme riguardanti la tipologia di servizi da realizzare a livello di U.S.L.:
1) Centro extraospedaliero,sede del coordinamento operativo che costituisce il nucleo del servizio territoriale dove viene organizzato il lavoro delle equipes multidisciplinare;
2) Servizio ospedaliero di diagnosi e cura, attivabile al bisogno,nell’ambito dell’Ospedale generale per ricoveri volontari o Trattamento Sanitario Obbligatorio, ai sensi dell’art.34 della L.833/78; 3)Ambulatori integrati da servizi quali: case famiglia, centri residenziali, centri di attività protetta, circoli o club, case albergo, comunità terapeutiche assistite
[35] Riconfermata con il Decreto del 26 giugno 1992
[36] L.R. n. 48 dell’11 dicembre 1991- Provvedimenti in tema di autonomie locali-
[37] Prerogative che la Regione esplica dalla Costituzione in poi e che recentemente hanno determinato, con la L.R.n.9 del 6 marzo 86, l’istituzione della Provincia regionale che completa l’assetto istituzionale locale.
[38] Vedi circolare regionale n.2 dell’11 aprile 1992.
[39] La regione recepisce la L. 241 del 90 con la L.R. n.10 del 30 aprile 1992
[40] La legge 22/86 è integrata dalla L.R.n.27 del 7 agosto 1990
[41] Ci si riferisce alla L.R.n.6 del 7 marzo 1997-Programmazione delle risorse e degli impieghi. Contenimento e razionalizzazione della spesa e altri disposizioni aventi riflessi finanziari sul bilancio della regione.
[42] Ci si riferisce alla nuova procedura penale per i minorenni n. 448 del 22.settembre 1998, che chiama espressamente i servizi dell’Ente locale a dare un contributo sostanziale all’opera di recupero dei minori. L’inesistenza o la mancata organizzazione dei servizi rasenta, una giustizia impari se non il fallimento della stessa riforma giudiziaria e se ciò non avviene è solo merito degli operatori che da un lato con grande spirito di responsabilità interagiscono a livello informale con i servizi della giustizia e dall’altro con creatività si inventano spesso le risposte che una mancata e /o inadeguata programmazione non riesce a dare.
[43] La legge assegna all’Ufficio di servizio sociale comunale compiti di programmazione, organizzazione e controllo che sono irrinunciabili per realizzare servizi ed interventi rispondenti alle esigenze dei contesti ove questi si situano.
[44] Circolare n.2 della Regione Sicilia, emanata l’8 aprile 1999.
[45] Ci si riferisce all’indagine del Febbraio 2000 i cui dati qui riportati sono stati diffusi dal Dott. Panebianco, consulente del Dipartimento regionale EE.LL., nell’ambito del Seminario di studi, promosso dall’Istituto di Sociologia Luigi Sturzo, sul tema:”La riforma dell’assistenza, il nuovo Welfare in Sicilia”, Caltagirone, 8 ottobre 2001
[46] La Regione, nell’ambito della prima stesura della legge che recepisce la L.502 del 30 dicembre 1992, ha dimenticato di menzionare tra i servizi del distretto Sanitario quello sociale, che è stato, successivamente, inserito nella stesura definitiva, solo dopo le accese proteste dei professionisti del settore e l’intervento dell’ordine professionale della regione Sicilia, la cui recente azione ha dovuto anche aggiustare il tiro dell’ultimo piano sanitario regionale che ha inizialmente collocato il servizio sociale ospedaliero alle dipendenze del servizio infermieristico..
[47] Il decreto Assessoriale del 14 luglio del 1998 approva le linee guida per l’istituzione del servizio sociale delle Aziende sanitarie.
[48] Le liste d’attesa risultano,tra l’altro, falsate da due fattori: la non attivazione di servizi o l’esiguità delle somme, previste nei bilanci comunali, per quelli attivati che inducono il cittadino a on esprimere la domanda
[49] Siracusa, Canicattini Bagni, Floridia e Sortino.
[50] Ferla, Palazzolo Acreide e Sortino.
[51] Solo 9 casi di assistenza a Siracusa ed 1 a Solarino.
[52] Indice di vecchiaia del distretto 1,01, indice di vecchiaia in Sicilia, indice di vecchiaia in Italia.
[53] Si è rilevata comunque una netta controtendenza a tale fenomeno in due comuni del distretto: Floridia e Solarino. Infatti a Floridia nel 2002 i minori residenti rappresentavano il 24,11% della popolazione, dato che dimostra un’incidenza sulla popolazione complessiva di quasi 3 punti percentuali in più rispetto al valore regionale (21,6%) e quasi 7 rispetto al valore nazionale (17,4%). A Solarino nel 2002 i minori residenti rappresentavano il 22,47% della popolazione, dato che dimostra un’incidenza sulla popolazione complessiva di 1 punto percentuale in più rispetto al valore regionale e 5 rispetto al valore nazionale.
[54] Si discostano solo i dati forniti dal comune di Siracusa e Solarino la cui evasione della domanda è totale solo per il trasporto sociale e l’assistenza economica.
[55] Si è già, nella trattazione della criminalità, segnalata una maggiore incidenza di soggetti devianti sottoposti a misure alternative nei predetti comuni.
[56] Il dato rappresenta la somma delle fasce di: disoccupati, inoccupati, part-time, in mobilità, extracomunitari iscritti.
[57] Comuni, Consultori, UDSSM, Tribunale per i minorenni, Procure.
[58] Dalla rilevazione si evince che l’80% delle subenti ha figli minori.