Casella di testo: Legge 328/2000
“Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”

D.P.R.S. del 4 novembre 2002 
“Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione Siciliana”

GURS n. 15 del 4 aprile 2003 
“Indice Ragionato per la stesura del Piano di Zona”
 

 

 

 

 


Relazione Sociale


 

1.   PREMESSA. 5

2.   IL CONTESTO TERRITORIALE. 7

2.1.     SIRACUSA.. 8

2.2.    PRIOLO, FLORIDIA E SOLARINO.. 10

2.3.    LA ZONA MONTANA (Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Palazzolo Acreide, Sortino) 11

3.  IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO. 13

3.1.     IL SISTEMA INSEDIATIVO.. 13

3.2.    LE RISORSE UMANE. 13

3.3.    IL SISTEMA PRODUTTIVO.. 14

3.4.    IL MERCATO DEL LAVORO.. 15

3.5.    IL PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO.. 17

4.  I FENOMENI SOCIALI 21

4.1.     LA CRIMINALITA’ 21

4.2.    L’ISTRUZIONE. 22

4.3.    LE DIPENDENZE. 25

4.4.    DISABILITA’ - MALATTIA  MENTALE – ALZHEIMER.. 32

4.4.1.     La Disabilità.. 32

4.4.2.    Il Disagio Mentale. 34

4.4.3.    L’Alzheimer.. 36

4.4.4.    L’Aids.. 367

4.5.    L’IMMIGRAZIONE. 38

4.6.    ANZIANI. 433

4.7.    INFANZIA E ADOLOSCENZA.. 46

4.8.    RESPONSABILITA’ FAMILIARI. 47

4.9.    LE NUOVE POVERTA’ 50

4.10.   LE PARI OPPORTUNITA’ - La Violenza di genere. 52

5.  LA SITUAZIONE DEI SERVIZI 55

5.1.     PREMESSA.. 55

5.2.    L’EVOLUZIONE DEI S.S. IN SICILIA DAL ’70 AD OGGI. 56

5.3.    I SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO.. 64

5.4.    L’Azienda Ospedaliera “Umberto I” 70

5.5.    I SERVIZI SOCIALI GESTITI DAGLI ENTI TERZI. 71

5.5.1.     La Scuola.. 71

5.5.2.    Ufficio Territoriale di Governo.. 72

5.5.3.    I soggetti del privato sociale. 73

6.  ANALISI DEI BISOGNI 75

6.1.     I BISOGNI (Rilevati, Indagati, Stimati) 75

6.2.    ANALISI DEI DATI PER AREA D’INTERVENTO.. 76

6.2.1.      Area responsabilità familiari e diritti dei minori. 76

6.2.2.      Area anziani. 79

6.2.3.      Area immigrati. 83

6.2.4.      Area disabilità.. 85

6.2.5.      Area Povertà.. 87

6.2.6.      Area Abuso.. 90

6.2.7.      Area Dipendenze. 92

6.3.    CONCLUSIONI. 94

7.  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. 96

8.  LIVELLI ASSISTENZIALI ATTUALI 102

9.  FATTORI CRITICI E STRATEGIE DI INTERVENTO. 122

10.   LE PRIORITÀ. 129

10.1.   LE PRIORITA’ DI SISTEMA.. 129

10.2.   LE PRIORITA’ DELLE AREE TEMATICHE. 130

 

 


 

1.       PREMESSA

 

La legge 328/00, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali”, recepita dalla Regione Siciliana con decreto presidenziale del 4 novembre 2002 –Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana-, ha sancito il dovere di attuare un sistema integrato dei servizi socio-sanitari, basato sui principi di uguaglianza, non discriminazione, libera partecipazione, democraticità, solidarietà e sussidiarietà. Tali principi, che pongono la persona al centro dell’azione, si esplicitano nelle finalità determinate dalla legge:

*      Promuovere interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza;

*      Prevenire, individuandone la causa o agendo su di essa, l’inadeguatezza di reddito, le difficoltà sociali, le condizioni di non autonomia, le forme di disagio sociali-culturali-economiche;

*      Aiutare la persona e le famiglie;

*      Eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, bisogno e disagio sia individuale sia familiare;

*      Promuovere la solidarietà sociale;

*      Garantire livelli essenziali di prestazioni prevedendo l’accesso prioritario ai servizi e alle prestazioni ad alcuni soggetti;

*      Attuare il sistema informativo, migliorando la qualità e l’efficienza degli interventi;

*      Approfondire i fenomeni sociali più rilevanti, prevedendo al contempo la formazione di base e il costante aggiornamento.

Il principio di democrazia e di partecipazione sociale investe i soggetti pubblici e privati, nonché il cittadino, nel dovere di coinvolgimento e, quindi, nell’onere di determinazione delle politiche sociali.

In tal ottica i soggetti coinvolti, le Organizzazioni internazionali ed europee, lo Stato, gli Enti pubblici nazionali, le Regioni, le Comunità locali, gli Enti locali, le Imprese, il Terzo settore, le Famiglie, hanno il dovere di attuare, attraverso le risorse a disposizione e la loro messa in rete, una politica sociale finalizzata alla valorizzazione della persona e della collettività, migliorandone al contempo la qualità della vita e lo stato di benessere fisico-psichico-sociale.

La legge determina i precipui scopi e finalità dei vari soggetti decisori, presenti all’interno del sistema integrato, che individuano le risorse, costituendo, di fatto, essi stessi una risorsa. Tra le finalità, primaria è la garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni, al fine di tutelare la persona e soprattutto particolari categorie o fasce di cittadini. Per tal motivo il decreto presidenziale individua le macroaree di intervento su cui basare la politica sociale regionale e locale, prevedendone il consolidamento dell’attuale, le priorità, le potenzialità e la progettualità.

In tal ottica non si può prescindere dall’analisi del contesto di riferimento, la cui lettura, in termini di bisogni, di domanda, di risorse e di opportunità, consente ai soggetti coinvolti di pervenire alla organizzazione, programmazione, coordinamento, concertazione e cooperazione, ed implementazione delle risorse e degli interventi. L’analisi socio-sanitaria-economica del territorio, base degli interventi integrati e delle priorità da attuare, vede nella partecipazione sociale e nell’attività svolta dal tavolo di concertazione, la sua più alta espressione ed esplicitazione.   

 

 


 

2.       IL CONTESTO TERRITORIALE

 

Il territorio del distretto è costituito dal Comune di Siracusa e dai Comuni di Priolo Gargallo, Floridia, Solarino, Canicattini Bagni, Sortino, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri, Cassaro, Ferla.

Morfologicamente presenta delle enormi differenze che certamente hanno influito ed influiscono sulla struttura sociale, culturale ed economica del distretto. Siracusa è adagiata sul mare e come tale presenta le caratteristiche delle città marine, la cui economia è stata basata nel passato sui prodotti ittici ed il commercio.

Floridia, Solarino e Priolo sono gli unici paesi ubicati in zona pianeggiante poiché tutti gli altri paesi, a parte Sortino posta in zona collinare, sono ubicati in un territorio che si inerpica verso la zona montuosa dei monti Iblei. Tale zona, oltre a presentare un fiorente patrimonio naturalistico e boschivo, comprendente anche le valli dell’Anapo e del Tellaro, vanta degli insediamenti archeologi nei comuni di Palazzolo Acreide (insediamento greco) e nei comuni di Cassaro (necropoli) e Ferla (complesso archeologico di Pantalica), che negli ultimi anni anche se in nuce si è tentato di valorizzare. Le effettive potenzialità del patrimonio naturalistico ed archeologico restano da valutare e da riconsiderare, per uno sviluppo del distretto in termini di turismo e di economia. Tale sviluppo potrebbe trovare radici in complessi agrituristici privati che consentano il rifiorire dell’economia dei paesi montani, supportati dalla previsione di miglioramento delle infrastrutture che ne favoriscano il raggiungimento e la rete d’informazione e pubblicizzazione.

Dalla collocazione geografica deriva la diversa cultura e civiltà che distanzia la città, posta sul mare e con un riconosciuto a livello mondiale patrimonio archeologico, dagli altri comuni ove l’economia è stata storicamente basata sull’agricoltura, sulla pastorizia e sull’artigianato. Unica diversità è rappresentata dal comune di Priolo, piccolo centro rurale sino agli anni 50, sviluppatasi a ridosso del boom dell’industria petrolchimica avvenuto tra gli anni 60-80. Per la sua collocazione geografica ha risentito l’influenza socio-economica del vicino polo industriale, nel positivo, in termini di sviluppo economico anche del terziario, e, nel negativo, in termini di inquinamento atmosferico.

Il distretto, considerate le caratteristiche peculiari e le affinità morfologiche che le accomunano, può suddividersi in 3 macroaree: la città, i tre comuni di Priolo, Floridia, Solarino, ed i comuni montani di Canicattini Bagni, Palazzolo Acreide, Buscemi, Cassaro, Ferla, Buccheri, e Sortino.

2.1.                   SIRACUSA

Lo sviluppo economico e sociale della città ha caratteristiche diverse dal resto dei comuni, avendo la stessa subito, intorno agli anni 60, un processo di trasformazione industriale, con l’inserimento del polo petrolchimico di Priolo, che l’ha costretta ad un ampliamento urbanistico irregolare ed accelerato, dovuto all’accoglienza delle numerose famiglie che dai comuni si trasferivano al centro urbano, abbandonando il poco redditizio lavoro delle campagne. Il problema correlato agli alloggi determina un alto indice di abusivismo edilizio, soprattutto nelle zone periferiche della città, che sprovviste di servizi ed infrastrutture, accolgono gruppi familiari eterogenei per tradizioni e costumi. L’inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro riduce la capacità di cura della famiglia, richiedendo servizi di supporto che hanno conosciuto un conseguente sviluppo.

La famiglia subisce la trasformazione da patriarcale a nucleare, con conseguente disagio per la fascia degli anziani il cui problema gestionale si modifica da familiare in sociale. A seguito dell’impiego di nuove tecnologie industriali che attuano un processo di riduzione delle risorse umane, negli anni ottanta una nuova trasformazione interessa la città.

Il fenomeno della cassa integrazione e l’innalzamento dell’indice di disoccupazione inducono ad una riconversione socio-lavorativa che pone le basi per l’attuale assetto socio-economico, imperniato, oltre che sul turismo e sui servizi di supporto, sul terzo settore. Il restauro di una parte considerevole del patrimonio storico-architettonico, nonché degli alloggi privati, previsto dal piano Urban, ha permesso il recupero nel centro storico cittadino, di immobili da destinare alle attività sociali e culturali. Ha permesso l’insediamento di sedi formative a livello universitario che, pur dipendenti da atenei di altre città, consentono ai giovani di studiare ed alle famiglie di non avere il surplus di spese derivanti dal mantenimento in altre città.

Pur rilevando l’esiguità delle facoltà presenti e il non insediamento in un unico complesso edilizio, la città ha iniziato un cammino per troppi anni fermo verso la cultura universitaria di cui i giovani necessitano. Lo sforzo sarebbe nullo se, nel prossimo futuro, non si effettuasse una programmazione tale da collocare la città quale sede universitaria di numerose facoltà, permettendo ciò un recupero economico di proventi che allo stato attuale sono introiettati da altre città.

Tale previsione, apportatrice di maggiore benessere per le famiglie, dovrebbe consentire anche il raccordo con il mondo dell’imprenditoria, sia in termini di tirocini, di apprendimento di esperienze pratiche, ma soprattutto in termini di orientamento al possibile inserimento lavorativo nei settori di maggiore richiesta. La città allo stato attuale è anche sede di tutti i corsi di scuola media superiore di secondo grado, assenti in molti comuni del distretto, determinando ciò un grave disagio per le fasce giovanili costretti ai viaggi giornalieri per la garanzia del diritto allo studio. Infatti, dei comuni della provincia solo il Comune di Palazzolo è fornito di un polo formativo su cui, per i corsi scolastici presenti (IPA, Alberghiero, Industriale e Liceo classico), si riversano i giovani provenienti dai Comuni di Buscemi, Buccheri, Ferla, Cassaro, ed in parte Canicattini. Floridia e Sortino registrano la presenza di un solo istituto di scuola superiore di secondo grado per ciascuno. Gli istituti d’istruzione dei comuni del distretto presentano, quindi, problemi legati ai costi di trasporto, alle carenze o assenze di mense scolastiche, al diversificato disagio giovanile, che si esplicita in forme differenti per coloro che accedono alla città e coloro che accedono agli altri comuni. Il restauro dei palazzi cittadini nel centro storico, se accoppiato ad una seria implementazione delle facoltà universitarie e delle manifestazioni culturali, musicali, artistiche, dovrebbe permettere la vivacizzazione culturale della città su più fronti. Il patrimonio archeologico, il museo cittadino (tra i più rilevanti a livello europeo per l’importanza dei suoi reperti), nonché il santuario della Madonnina delle lacrime, meta di numerosi visitatori, dovrebbero costituire una fonte di raccordo su cui organizzare lo sviluppo in termini turistici e culturale della città, che da decenni detiene la particolarità di spettacoli teatrali, basati sul dramma antico.

L’attività legata al turismo, infatti, negli ultimi anni si è notevolmente sviluppata con la nascita di numerose piccole e grandi strutture alberghiere poste sia nel centro storico di Siracusa sia nei comuni che, diversificandosi da questa, hanno puntato, dato il contesto geografico e fisico di riferimento, sul turismo rurale. Il piano Urban, inoltre, ha consentito alla città, oltre al recupero artistico ed architettonico degli immobili, di avviare due sperimentazioni: la prima riguardante le attività a sostegno dei minori, la seconda a sostegno degli anziani.    

 

2.2.                   PRIOLO, FLORIDIA E SOLARINO

La seconda macroarea, costituita da Priolo, Floridia e Solarino, presenta, con l’eccezione dello sviluppo economico di cui si è detto per Priolo, una sua caratteristica peculiare, oltre la fisica di cui si è detto, di piccoli centri che distano pochi chilometri dalla città ed hanno un territorio che si aggira dai 13,01 Kmq di Solarino ai 26,30 Kmq di Floridia. Quest’ultimo comune, tradizionalmente di origine contadina così come Solarino, negli ultimi anni ha subito un incremento edilizio dovuto, oltre che all’apertura del nuovo complesso penitenziario, al trasferimento di molti residenti della città di Siracusa che, per effetto dell’innalzamento dei prezzi di acquisto e locazione, lo hanno preferito come luogo di residenza definitiva. L’afflusso registratosi ha creato l’esigenza di infrastrutture e di servizi di matrice privatistica.

Più capacità di riconversione economica si è registrata nel comune di Solarino che, pur restando legata ai prodotti della terra (cereali, olive, carrube, mandorle, frutta ed ortaggi), sta tentando uno sviluppo economico in termini di lavorazione ed esportazione dei prodotti (dolci locali, miele, olio, conserve). Sul comune converge gran parte della produzione olivicola della zona per la molitura. Inoltre, l’industria della sgusciatura delle mandorle, è riuscita a trasformare un lavoro cosiddetto stagionale in stabile fonte di reddito, grazie all’esportazione su scala internazionale. Si registra anche la presenza di piccole imprese (infissi, vetri).

Nei tre comuni si nota una carenza nelle strutture pubbliche e private che possano garantire un’adeguata assistenza alle fasce in difficoltà. Ad eccezione di Priolo, gli altri due comuni non presentano patrimoni naturalistici, archeologici o architettonici su cui poter massicciamente investire; pertanto, l’economia e lo sviluppo dei predetti paesi deve trovare riscontro sull’incremento di altre fonti di reddito.

Per tal motivo, i comuni di Floridia e Solarino, unitisi alla comunità montana, hanno investito sullo sviluppo del territorio attraverso la programmazione concertata confluita nei Programmi Integrati Territoriali (PIT Hyblon Tukles), puntando sull’agricoltura e su un turismo eco-sostenibile.

Priolo, invece, ha aderito al PIT Tapsos in raccordo con i comuni di Augusta e Melilli, i quali hanno legato il loro sviluppo alla riconversione industriale e allo sfruttamento turistico delle risorse archeologiche presenti nel loro territorio.

 

 

2.3.                   LA ZONA MONTANA (Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Palazzolo Acreide, Sortino)

La terza macroarea, il comprensorio della Comunità montana, presenta una superficie totale di 344 Kmq. Rappresenta pertanto un territorio totale superiore alla città ed agli altri comuni nel loro insieme. Lo stesso dicasi per il verde pubblico, valutato intorno ai 101.680 mq, costituente la grande risorsa su cui investire, essendo un patrimonio naturalistico e boschivo molto ricco. La diversa ampiezza territoriale, che va dai 15,44 kmq di Cassaro ai 93,21 Kmq di Sortino, connota il primo comune quale piccolo centro, il secondo quale cittadina, in mezzo tutti gli altri comuni. La densità abitativa connota, invece, Buccheri, rispetto all’ampiezza del territorio, quale oasi di vivibilità e Canicattini Bagni quale comune a più alta densità.

Il valore naturalistico è aumentato dal patrimonio archeologico e/o architettonico presente in alcuni comuni. Ed in particolare: Palazzolo Acreide che conserva i resti dell’antica Akrai di origine greca, nonché alcuni palazzi e chiese barocche, tra cui San Sebastiano e San Paolo, beni tutelati dall’Unesco quali patrimonio dell’umanità; Buccheri che conserva una serie di capanni pastorali costruiti con tecnica megalitica; Buscemi che conserva la Cava di Santa Rosaria interamente scavata nella pietra in epoca bizantina; Cassaro che conserva una necropoli e delle chiese e palazzi barocchi; Ferla che conserva il complesso archeologico di Pantalica.

Ad eccezione di Palazzolo che, dato il patrimonio archeologico ha una parte di proventi derivanti dal turismo pur certamente insufficienti a determinare l’economia di una cittadina che presenta un alto tasso di disoccupazione, l’economia dei predetti comuni è basata sulla produzione agricola, ed in particolare sull’olivocultura, grazie alle condizioni pedoclimatiche, fonte di reddito per i comuni quale Cassaro e Solarino. Il resto dell’economia trova radici nel settore della pastorizia, dell’artigianato, nella conservazione dei prodotti della terra.

E’ in atto comunque una tendenza associazionistica per la ottimizzazione delle risorse, dei mezzi e della conseguente commercializzazione dei prodotti, rilevatasi nell’adesione degli imprenditori dei comuni montani al Consorzio Vivi Valdanapo. Nel comune di Palazzolo Acreide è, altresì, in atto un progetto finanziato dalla Provincia per lo sviluppo di case-albergo. L’agricoltura non ha supporti tecnologici tali da permettere uno sviluppo ed una esportazione su scala nazionale, per cui è alto l’indice di disoccupazione. Si registra comunque il tentativo per due comuni (Palazzolo e Buscemi) di incrementare l’economia cittadina con forme museali di conservazione delle tradizioni contadine, che permettono, oltre la memoria storica di un passato vissuto sociale – culturale - economico, lo sviluppo di forme privatistiche o cooperativistiche certamente da prendere ad esempio. L’industria è quasi inesistente, l’artigianato non sviluppato od organizzato.

Le ovvie conseguenze sono: benessere economico limitato e statico, mobilità sociale inesistente. La comunità, che precedentemente è stato il contesto identificativo, contenitivo e protettivo dei suoi membri, va perdendo queste caratteristiche, ne consegue che aumenta la richiesta di protezione sociale. Ne consegue, anche, il verificarsi del fenomeno dell’emigrazione giovanile che, se agli inizi degli anni 50 determinava un’affluenza verso altri paesi europei o continenti, oggi si manifesta verso la città o altre città d’Italia. Tale fenomeno non si registra nel comune di Palazzolo per l’investimento del settore turistico di cui si è detto.

Il settore delle attività sportive e ricreative si presenta certamente più ricco per la città con strutture sia private che pubbliche. Una menzione particolare merita Priolo dove le grandi aziende del petrolchimico nel corso degli anni hanno investito in strutture sportive all’avanguardia (Palaenichem, i campi di calcio della Erg, ecc.) che sono diventate patrimonio dell’intera comunità. Per quanto riguarda la situazione degli altri comuni del Distretto le strutture sportive sia pubbliche che private sono da incrementare e potenziare.

 


 

3.     IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

 

3.1.                   IL SISTEMA INSEDIATIVO

Il territorio del Distretto, comprendente 11 comuni, è caratterizzato dal punto di vista insediativo dalla presenza del capoluogo che presenta una popolazione pari a circa il 63% dell’intero territorio.

Nell’area attrezzata industriale Siracusa - Priolo (Augusta) è localizzato uno dei più grandi agglomerati petrolchimici d’Europa, con oltre l’80% dell’occupazione manifatturiera della provincia. Una simile forza industriale ha prodotto nel tempo spostamenti di popolazione verso i comuni della costa e pendolarismo giornaliero. Dal punto di vista produttivo, il territorio del Distretto D48 individua un comprensorio a vocazione agricola nell’entroterra dedita alla coltura di agrumi, frutta e olivi (Solarino, Floridia, Canicattini, Cassaro, Sortino e Palazzolo) con forte propensione allo sviluppo dell’agriturismo; un comprensorio montano dedito alla cerealicoltura, alla zootecnia e alla forestazione (Palazzolo, Buscemi, Buccheri, Ferla, Sortino, Cassaro), ove emergono con forza vocazioni allo sviluppo del settore artigianale legato alle economie del turismo rurale; infine un comprensorio agricolo con forte vocazione turistico - culturale e naturalistico - balneare comprendente il solo comune capoluogo.

 

3.2.                   LE RISORSE UMANE

Permane, nonostante la crescita del livello complessivo dell'istruzione, un divario tra il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo della produzione sia in termini di discipline in cui si forma il capitale umano qualificato che in termini di ampiezza e varietà della struttura dell'offerta. La quota di iscritti e di laureati si concentra in quelle discipline scarsamente professionalizzanti nei confronti delle quali, peraltro, sono maggiori le probabilità di abbandono durante il percorso degli studi. L'avvicinamento delle Università alle necessità socioeconomiche del paese rende indispensabile una serie di misure che intervengano a favore della dislocazione equilibrata delle risorse universitarie tra le diverse aree disciplinari, nel tentativo di potenziare quelle con maggiori possibilità di sbocchi occupazionali.

 

 

 

3.3.                   IL SISTEMA PRODUTTIVO

Il settore produttivo maggiormente significativo per l’economia del Distretto D48 è il petrolchimico che rappresenta l’attività industriale prevalente. A partire dagli anni ’70 tale settore è stato interessato da processi di ristrutturazione che hanno comportato un notevole ridimensionamento della base occupazionale. Ancor oggi però esso caratterizza notevolmente le dinamiche socioeconomiche siracusane. Sono, infatti, numerose le attività economiche che ruotano attorno al polo petrolchimico, che si sono sviluppate comunque solo molto tempo dopo il suo insediamento: si tratta di imprese prevalentemente metalmeccaniche operanti nel settore dell’impiantistica. Il comparto meccanico in particolare ha dimostrato una forte dinamica di crescita occupazionale.

Al di là del petrolchimico e del settore metalmeccanico, gli altri settori hanno mostrato uno sviluppo con caratteristiche prevalentemente artigianali.

Il comparto di maggior rilievo per l’agricoltura locale è l’agrumicoltura (aranci, limoni), con una resa abbastanza elevata. L’olivicoltura, pur se significativa, è caratterizzata da un basso livello tecnologico e da un’estrema frammentazione aziendale. Nel settore terziario va registrata una minore presenza di unità locali rispetto alla media regionale. Ciò vale sia per il settore commerciale (soprattutto per le strutture di commercio all’ingrosso), sia per i servizi di terziario avanzato.

Per quanto concerne il turismo va rilevata l’insufficienza dell’offerta di attrezzature e servizi che valorizzino l’indubbio potenziale delle attrattive naturali e culturali, più che abbondantemente presenti nel territorio.

I fattori che da tempo caratterizzano il mercato turistico del territorio distrettuale, in analogia col Mezzogiorno d’Italia, appaiono i seguenti:

*      a livello ambientale, esiste una buona possibilità di sviluppo turistico, tenuto conto dell’enorme ricchezza del patrimonio archeologico, storico - architettonico, ambientale e paesaggistico, etno - antropologico e afferente la cultura cosiddetta “minore” (miti, leggende, tradizioni e ritualità folcloristiche e religiose); d’altra parte, però, si riscontra un deterioramento delle risorse naturali, storiche e paesaggistiche (es.: mediocre fruizione e tutela dei beni culturali, scadente livello dei servizi generali, ecc.);

*      a livello professionale, esiste un gap di management imprenditoriale (es.: strutture ricettive con personale privo di know-how, mancato assorbimento di nuova forza lavoro qualificata, ecc.) che risulta dalla rigidità e dalla stagionalità dell’offerta, dal basso standard delle strutture di accoglienza, dall’insufficienza di fruibilità dei servizi generali (essenzialmente, infrastrutture e trasporti), e dal basso livello della qualità della vita; a confronto di ciò, il rapporto qualità/prezzo dell’offerta esistente risulta non adeguato.

 

 

3.4.                   IL MERCATO DEL LAVORO

Il distretto registra un alto indice di soggetti privi di occupazione, complessivamente si attesta intorno al 20,73% della popolazione attiva (15-64) che corrisponde a 134.119 unità. Inoltre, i soggetti in part – time sono 26.174 unità che in proporzione rappresentano il 19,92% della popolazione attiva.

I dati forniti dall’Ufficio Provinciale del Lavoro e dalla Massima Occupazione di Siracusa, nell’anno 2002, registrano quanto segue:

Disoccupati

19.326                                              

Maschi             

          9.145

Femmine

10.181

Inoccupati  

7.388

Maschi

4.007

Femmine     

3.381

Part-time

26.714  

Maschi

13.152

Femmine

13.562

In mobilità

            630

Maschi 

548

Femmine

82                                                                                 

Extracomunitari  iscritti

463

Maschi

285

Femmine

178

Extracomunitari avviati al lavoro

83

Maschi

72

Femmine

11

 

La crisi occupazionale che ha interessato il polo petrolchimico negli anni settanta si è aggravata alla fine degli anni novanta, congiuntamente al trend demografico negativo dei comuni del Distretto.

La cessazione degli ammortizzatori sociali che hanno riguardato la forza lavoro espulsa dai processi produttivi non è stata compensata dalla creazione di nuove opportunità di impiego in quantità sufficiente a bilanciarne l’effetto.

Le dinamiche fortemente sfavorevoli del mercato del lavoro locale costituiscono dunque una pesante barriera all’ingresso per tutti i gruppi sociali, a prescindere dal grado di istruzione, dal sesso, dalla qualifica professionale, dalla famiglia di appartenenza.

I dati inerenti l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro evidenziano una drastica riduzione del numero degli occupati che passa dalle 123.000 unità del 1997 alle 119.000 unità del 2002 (- 4.000 unità pari al 3,25%); al contempo si registra aumento delle persone in cerca di occupazione (dal 18,1% del 1993 al 22% del 2002).

Esaminando i settori di attività, gli occupati aumentano nel settore industriale in senso stretto (da 11.000 unità a 13.000 unità, pari al 18,18% in più), mentre rimangono stabili nell’agricoltura, nelle costruzioni e nel terziario (rispettivamente, 17.000 unità, 19.000 unità e 74.000 unità).

Ancora più gravi appaiono le prospettive occupazionali dei giovani tra i 15 e i 24 anni e delle donne. Sul territorio del distretto la disoccupazione giovanile è pari al 60% c.a., mentre, per quanto concerne il divario di genere si registra una disoccupazione femminile maggiore di un terzo rispetto a quella maschile.

Per quanto riguarda la situazione generale dell’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate nei comuni del Distretto, non esistendo dati ufficiali, si riportano alcuni dati emersi dall’esperienza di progetti svolti nel territorio negli anni scorsi. Il primo progetto riguardava la realizzazione di un servizio per l’incontro domanda/offerta di lavoro (Progetto Horizon Arcipelago), in cui da una indagine svolta tra le categorie imprenditoriali di tutti i settori si è rilevata la presenza di una fortissima resistenza rispetto all’ipotesi di un inserimento lavorativo di soggetti in condizioni di svantaggio nel circuito delle imprese profit. L’altro progetto riguardava giovani a rischio di devianza nel comune di Floridia (progetto Youthstart Pole Position) ed ha incontrato il suo maggior limite nella indisponibilità del sistema delle imprese all’inserimento lavorativo dei soggetti presi in carico, al termine del percorso di empowerment personale.

La regola generale secondo la quale la distanza del mercato del lavoro è determinata dalla sedimentazione di più fattori di disuguaglianza (sesso, età, livello di istruzione, ecc.) trova nel territorio siracusano una evidente dimostrazione. Questa distanza diventa poi incolmabile laddove ai fattori di disuguaglianza principali vengano a sommarsi forme di disagio sociale. La presenza di fattori soggettivi di svantaggio costituisce allora un ulteriore ostacolo rispetto alle possibilità di trovare un impiego, aggravato talvolta da atteggiamenti oggettivamente discriminatori fondati su presupposti di natura culturale.

I disabili, i tossicodipendenti, i detenuti, gli immigrati, ma anche i disoccupati di lunga durata, costituiscono lo "zoccolo duro" all'interno della complessa galassia accomunata dalla condizione di disoccupazione. Oltre agli ostacoli di natura oggettiva (età, sesso, ecc.), alle specificità soggettive (atteggiamenti, disagi...), alle caratteristiche fondamentali del mercato del lavoro e del tessuto imprenditoriale, occorre considerare il funzionamento inefficace del sistema dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione professionale con riferimento alle problematiche dei gruppi maggiormente svantaggiati. Non a caso il rapporto provinciale Fondi strutturali 2000-2006 segnala un generale "divario tra il sistema dell'offerta scolastica e universitaria e le esigenze del mondo della produzione".

 

 

3.5.                   IL PRIVATO SOCIALE NEL DISTRETTO

Il settore dell'economia sociale è senza dubbio uno dei più promettenti per la creazione di nuova occupazione in generale, ma anche tra i maggiormente indicati a supportare politiche di inclusione sociale e lavorativa di gruppi sociali deboli.

Le statistiche mostrano comunque una distribuzione ineguale delle cooperative sociali rispetto al territorio nazionale (44,7% al nord, 19,3% al centro, 36% al sud).

Inoltre, la ricerca "L'impresa sociale in Sicilia e l'innovazione nei servizi alla persona", svolta da un Consorzio di imprese sociali di Siracusa nel 2000 nell'ambito di un progetto di Iniziativa Comunitaria Adapt, ha evidenziato il dato della consistenza numerica delle cooperative siracusane nel contesto regionale: solo il 2,2% delle cooperative sociali sono ubicate nel territorio provinciale, le cooperative A costituiscono il 2,7% sul totale regionale, mentre le B appena l`1,5%.

La cooperazione sociale in provincia di Siracusa conta il minor numero di imprese rispetto a qualunque altro territorio provinciale.

Gli ostacoli allo sviluppo delle imprese sociali siracusane possono essere suddivisi in due grandi categorie: ostacoli di natura interna (relativi alle modalità organizzative e gestionali); ostacoli di natura esterna (attribuibili ai comportamenti delle istituzioni e della società nel suo complesso). Per quanto riguarda i primi possiamo dire che si traducono nella complessiva difficoltà a confrontarsi con il mercato. Ciò è dovuto ad una serie di problemi:

1.              Insufficiente spirito imprenditoriale (mancanza di forza lavoro in possesso dei requisiti professionali e manageriali);

2.              Eccessiva dipendenza dalla spesa pubblica (bassa qualità dei servizi erogati - scarsa diversificazione dei servizi offerti - competizione sleale proveniente dall’economia sommersa - scarsa solvibilità della domanda privata);

3.              Bassa capitalizzazione / crisi di liquidità (difficoltà di accesso al credito - eccessiva competizione basata sul prezzo - scarsa propensione degli investitori privati).

Per quanto riguarda i secondi si tratta essenzialmente di fattori problematici dipendenti dalle politiche pubbliche:

*      Ostacoli di tipo normativo (regole incerte sulle procedure di contracting out - mancanza di coordinamento tra le politiche sociali e le politiche occupazionali);

*      Mancanza di una cultura dell’economia sociale (scarsa conoscenza presso il pubblico, giovani e donne in particolare, delle opportunità di impiego collegate all’economia sociale - mancato riconoscimento della funzione sociale del terzo settore - scarsa attenzione al tema della qualità / controlli formali - difficoltà nel valorizzare i casi di successo);

*      Ostacoli di natura economica (mancato riconoscimento dei costi di impresa - ritardi nei pagamenti - convenzioni di breve periodo / frequenti interruzioni dei servizi).

A questo bisogna però aggiungere lo sforzo che alcuni settori della cooperazione sociale locale hanno da anni intrapreso per affrancarsi da questo “circolo vizioso”. Meritano di essere menzionate alcune esperienze che hanno favorito lo sviluppo della cooperazione sociale in Sicilia, in particolar modo, per la gestione dei servizi socio-assistenziali alla persona e con la creazione di un consorzio di cooperative sociali che ha favorito la nascita ed il sostegno di iniziative imprenditoriali che hanno saputo coniugare i temi della qualità sociale con quelli tipici del marketing.

Per quanto riguarda la situazione dell'associazionismo di promozione sociale e di volontariato nel distretto non esistono dati ufficiali che ci permettano di poter fare un'analisi approfondita del settore.

Alcune considerazioni possono, però, essere fatte sull'evoluzione del fenomeno attraverso alcuni parametri nazionali e regionali che rispecchiano l'identità associativa del territorio distrettuale:

1.              Si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata presente nelle diverse aree del Paese. Se è vero che il 53,3% delle unità indagate si colloca al Nord (a fronte del 47,9% della popolazione) - è soprattutto l’esistenza di un tessuto civile ricco e di politiche sociali forti, più che emergenze sociali non compiutamente affrontate dallo Stato a sollecitare la crescita del volontariato - si nota tuttavia una riduzione della forbice tra Nord e Sud per il più recente andamento incrementale di organizzazioni solidaristiche in quest’ultima area del Paese negli ultimi 5 anni (1996-2000, +22,3% nel Mezzogiorno e +17,7% al Nord).

2.             La nascita delle organizzazioni è sempre più espressione della iniziativa di gruppi di cittadini rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Si tratta di cittadini interessati ad affrontare temi o problemi sociali dando vita a organismi che nascono su base associativa. Attraverso l’organizzazione essi intendono rispondere sia alle esigenze di tutela e di partecipazione dei soci (fondatori e/o iscritti-sostenitori o beneficiari) che della popolazione-bersaglio che rappresentano per una specifica condizione oppure affrontano tematiche relative alla qualità della vita e dell’ambiente.

3.             Le associazioni si distinguono meno di un tempo per la loro identità o matrice culturale. Rispetto al passato, dove la risposta era forzatamente dicotomica nella scelta tra l’ispirazione "confessionale" e quella "aconfessionale", si è aggiunta una terza opzione ("nessuna matrice esplicita"), indicativa di una pluralità di matrici ideali all’interno delle organizzazioni. Si intende così rappresentare quelle associazioni, i cui membri si riconoscono essenzialmente nelle finalità a cui aderiscono, nel rispetto dei valori di riferimento ideale di ciascuno. Si ravvisa pertanto un lento declino della componente confessionale che aveva invece ispirato largamente il movimento alle sue origini, e che tuttora lo anima dentro le strutture ecclesiali. D’altra parte, la crescita più recente delle associazioni che sono espressione della volontà di gruppi di cittadini di partecipare e di tutelarsi, ha largamente rafforzato proprio la componente aconfessionale - e apartitica - delle compagini solidaristiche.

4.             E’ un fenomeno sempre più strutturato per operare bene e in modo organizzato. Le organizzazioni di volontariato si rivelano nel tempo realtà più visibili e affidabili, in quanto operano con continuità, sono sempre più formalizzate e registrate con atto pubblico

5.             Si conferma anche la preminente collocazione delle organizzazioni di volontariato nei settori del Welfare, quelli delle attività socio-assistenziali e sanitarie, dei settori della protezione civile, dell’educazione (soprattutto permanente) e della promozione sportiva e ricreativa.

6.             I volontari. A fronte di una crescita delle organizzazioni negli ultimi 4 anni non si registra una pari crescita quantitativa dei volontari, almeno di quelli attivi in maniera assidua, coloro che forniscono un contributo essenziale e/o costante nella gestione delle attività. Le organizzazioni di volontariato sono piccoli gruppi di persone piuttosto che grandi compagini; anzi, tendono a crescere quantitativamente ma ad assottigliarsi quanto a numero medio di persone, come avviene per le famiglie che aumentano ma si riducono nella dimensione media.

7.             I volontari assidui sono collocati prevalentemente nella classe anagrafica di mezzo e si trovano quindi nel pieno della maturità umana e professionale, mentre i giovani (al di sotto dei 30 anni) risultano prevalenti solo nel 8,3% delle unità, aspetto che segnala un problema di ricambio ma anche di convivenza intergenerazionale dentro le associazioni. Non vi è invece uno scarto percentuale rispetto al genere: le donne costituiscono il 50,8% dei volontari attivi anche se le associazioni a esclusiva o prevalente presenza femminile sono in proporzione inferiore rispetto a quelle a dominanza maschile. Ne è prova anche il fatto che le donne sono all’apice della responsabilità in 3 organizzazioni su 10 e quasi sempre in quelle a prevalente presenza femminile.

8.             Diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari: la crescita degli organismi di tipo associativo e mutualistico, da una parte, un processo di professionalizzazione in atto del volontariato organizzato con l’inserimento di operatori remunerati, dall'altra.

9.             Cresce nel tempo anche il rapporto di convenzionamento con il pubblico per la gestione di specifici interventi o servizi. Il finanziamento pubblico diventa l’entrata prevalente per una quota sempre più elevata di organizzazioni

10.          E’ in crescendo tra le associazioni la tendenza a fare rete, a stare dentro organismi di appartenenza e rappresentanza, a collegarsi sul territorio a coordinamenti e consulte.

Le informazioni raccolte presentano una realtà di distretto alquanto variegata: n. 30 sono gli enti iscritti all'albo regionale del volontariato ai sensi dell'art. 6 L. R. n. 22/94, tra questi sono prevalentemente presenti gruppi di volontariato che espletano attività nei settori di protezione civile, soccorso, donazione del sangue.

Moltissime altre realtà, pur non essendo iscritte ad alcun albo, compiono una lodevole attività caritativa ed assistenziale, occupandosi dei più deboli ed emarginati, che non sono raggiunti dai servizi socio-assistenziale e sanitari carenti nel territorio.


 

4.     I FENOMENI SOCIALI

4.1.        LA CRIMINALITA’

Il fenomeno della criminalità investe più la città, che presenta dei gruppi organizzati, ed i paesi limitrofi quali Floridia e Priolo. La concessione delle misure alternative e sostitutive alla pena dimostra che a fronte di 103 soggetti ammessi nell’anno 2002 per la città di Siracusa, di 14 soggetti per Floridia e Priolo, nel resto dei comuni (7 soggetti) il dato è irrilevante. Ciò dimostrerebbe almeno in parte un mantenimento delle regole di adattamento sociale maggiore nella comunità montana. Gli interventi massicci in termini di attività svolte per l’osservazione ed il trattamento dei detenuti (195) all’interno del complesso penitenziario di Siracusa e la numerosità delle inchieste svolte per l’ammissione alle predette misure da parte del Centro di servizio sociale adulti dimostra che il carico lavorativo del servizio è in aumento nella città e nei due comuni di Floridia e Priolo, resta quasi inalterato per i rimanenti comuni. L’alto tasso di ammessi agli arresti domiciliari, in base alla cosiddetta legge Simeone, dimostra che la città ed i comuni limitrofi scontano lo scotto di un disagio sociale che spinge sempre più a forme di disadattamento e di devianza. Il Centro di servizio sociale Adulti sottolinea che quest’ultima categoria di condannati sconta la pena senza alcun supporto da parte delle strutture addette al recupero ed al reinserimento; vivono quindi la pena con un totale stato di esclusione sociale e psicologica.

I dati dei minori denunciati e seguiti dall’Ufficio servizio sociale minorenni dimostrano che anche la predetta fascia di utenza è in incremento nella città (49 minori e n. 80 denunce) ed è presente nei comuni di Floridia (3 minori e 3 denunce), Solarino (2 minori e 3 denunce), Palazzolo (n. 1 minore e n. 1 denuncia). Per quanto concerne la città di Siracusa il maggior numero di denunce è così distribuito:

*      Circoscrizione Akradina 8 minori e 14 denunce;

*      Circoscrizione Grottasanta 13 minori e 16 denunce;

*      Circoscrizione S. Lucia 5 minori con 13 denunce;

*      Circoscrizione Ortigia 10 minori con 20 denunce.

Ciò farebbe propendere per la considerazione che ove è più alto l’indice di criminalità esiste anche un fenomeno di devianza aggregata giovanile. I minori appartengono generalmente alla fascia del disagio sociale che presenta i seguenti aspetti problematici emergenti:

*      nuclei familiari seriamente gravati da problemi di povertà e marginalità derivanti da disoccupazione dei capofamiglia o disgregazione del nucleo familiare;

*      non possesso della licenza elementare (molti sono analfabeti o semianalfabeti, si tratta della fascia della dispersione scolastica che confluisce nel Tribunale per i minori);

*      i soggetti in possesso della licenzia media, molto pochi, rilevano notevoli lacune culturali rispetto al titolo; pochi sono gli occupati, nella maggior parte dei casi si tratta di occupazioni irregolari o saltuarie;

*      l’inserimento in gruppi di criminalità organizzata, ove sono presenti per lo più giovani adulti, nella città avviene soprattutto nel quartiere S. Lucia.

Il dato relativo all’uso di sostanze stupefacenti non appare rilevante, ma non è indicativo del fenomeno, che esiste in grande misura e di cui non è facile comprendere le ragioni della non afferenza nell’iter penale.

Dai fattori psico-sociali analizzati scaturisce quanto segue: etichettamento; interiorizzazione di un’immagine di sé fallimentare; sfiducia nelle proprie competenze; barriere culturali e pregiudizi sociali; lacune culturali, mancanza di qualifica professionale, senso di incapacità e sfiducia in se stessi. Ne consegue la necessità di una politica sociale del territorio rispondente alle esigenze di recupero sociale, formazione, inserimento lavorativo e sostegno psicologico.

Ne consegue, altresì, che sia per gli adulti sia per i minori si debba investire in termini di prevenzione del disagio, in termini di supporto al reinserimento, di aggregazione sociale, di formazione lavorativa, nonché per i minori, la necessità di comunità attrezzate per il recupero di soggetti con patologie psichiatriche. Il raccordo tra le istituzioni pubbliche e private è l’elemento su cui puntare, considerato che un’incisiva politica sociale può, per la fascia degli adulti, ricondurre in un sistema anche di public utilities, come definito dal Decreto Presidenziale del 4 Novembre 2002.

 

 

4.2.         L’ISTRUZIONE

Nel distretto sono presenti 18 comprensori (scuola media, elementare e materna) e 11 Istituti di istruzione secondaria superiore.

Gli iscritti, relativi alla fascia d’età 4-16, sono complessivamente 16.223. Secondo i dati forniti dal C.S.A. sono presenti 467 portatori H, riconosciuti dall’ASL, così distribuiti: scuola materna n. 42 H; scuola elementare n. 243 H; scuola media 182 H. Si rileva che alla voce soggetto H delle griglie compilate dalle scuole, corrisponde il numero degli insegnanti di sostengo nominati dal C.S.A. e non quello effettivo degli alunni H. Questo fa sì che i dati forniti dalle scuole siano sensibilmente inferiore rispetto alla segnalazioni del servizio sociale dei Comuni del Distretto Socio – Sanitario n. 48.

Rispetto agli iscritti H, dai dati forniti dalle singole scuole risulta che il fenomeno nel distretto è così distribuito:

Aree del distretto

Scuola materna

Scuola elementare

Scuola media

Siracusa

15

149

127

Floridia - Solarino –Priolo

22 [1]

91 [2]

52[3]

Zona montana[4]                    

5[5]

3[6]

3[7]

 

La dispersione scolastica risulta percentualmente alta nel primo biennio di scuola media superiore (oggi scuola dell’obbligo). Infatti, su una popolazione scolastica di 2154 alunni, nell’anno scolastico 2001-2002, hanno abbandonato gli studi n. 749 alunni su un totale di 81 abbandoni del triennio della scuola media inferiore.

Nell’anno scolastico 2001 - 2002 si è rilevata nel Comune di Siracusa la presenza di alunni stranieri così distribuita:

   

Scuola materna

5

Scuola elementare                       

13