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Si possono dare
anche indicazioni più precise per singoli prodotti, in modo da valutare meglio
se il prezzo corrisponde alla qualità
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Formaggi.
Soltanto quelli DOP (a denominazione d’origine protetta) devono essere
fabbricati con latte fresco nazionale. |
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Burro.
Quello denominato “tradizionale” è più qualitativo, specialmente se ricavato
da crema (o panna) centrifugata. |
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Salumi.
Se in un salume suino (mortadelle, salami, wϋrstel, cotechini, ecc.) il
grasso supera il 30 per cento oppure se il tessuto connettivo (parti scadenti
come cotenne, tendini e nervetti) supera il 25 per cento, devono essere
dichiarati in etichetta. Questa semplice regola permette al consumatore di
capire che, se in un salume è dichiarata soltanto “carne suina” (cioè la
vera carne di parti magre), significa che gli ingredienti scadenti sono meno del
30 per cento per quanto riguarda il grasso e meno del 25 per cento per quanto
riguarda il tessuto connettivo. Viceversa, se sono dichiarati anche questi
ultimi (o uno solo di essi), significa che superano le suddette percentuali (ma
non si sa di quanto) e il prodotto è meno qualitativo, quindi deve costare di
meno. Ancora più scadente sarebbe un salume nel cui elenco degli ingredienti,
che deve essere in ordine decrescente di peso, la carne suina occupa il secondo
o, peggio, il terzo posto, dopo il grasso e il tessuto connettivo. Inoltre, in
alcuni salumi viene aggiunta acqua, un ingrediente a costo zero. Ora, se questa
supera il 5 per cento, deve essere dichiarata nell’elenco degli ingredienti e,
inoltre, il termine “carne suina” deve essere accompagnato dalla percentuale
di carne. Da tale percentuale, quindi, si può capire se è stata aggiunta più
o meno acqua.
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Olio
extra vergine d’oliva. Difficile dare indicazioni.
Il basso grado di acidità eventualmente dichiarato in etichetta non è un
indice da prendere in grande considerazione. Gli oli DOP sono più controllati e
sono sicuramente italiani al 100 per cento. Le marche affermate sono
generalmente più affidabili di quelle sconosciute, ma sono ugualmente più
affidabili gli oli che dichiarano la data di raccolta delle olive (un
extravergine con più di un anno e mezzo non va comprato). Gli oli che costano
oltre 20 euro al litro forse sono buoni, ma il prezzo è un inganno.
Dichiarazioni in etichetta come “spremuto a freddo” o “di prima
spremitura” sono da prendere in considerazione. Lo stesso vale per gli
extravergini che dichiarano un alto contenuto di polifenoli. Comunque dipende
anche dai gusti.
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Vino.
E’ ancora più difficile dare consigli. In ogni
caso preferire vini italiani, perché quelli esteri possono essere
“aggiustati” con pratiche enologiche vietate in Italia. Il vino migliore è
quello che piace, quindi non ha senso prendere in considerazione le valutazioni
di guide e rubriche di esperti, poiché il più delle volte provocano delusioni.
Il criterio più logico è quello di provare di volta in volta un vino diverso.
Chi vuole premiare i vini dei produttori che vinificano soltanto le proprie uve
può scegliere quelli che riportano in etichetta la dizione “imbottigliato
all’origine” o “dal viticoltore”. Il vino in scatola ha la migliore
corrispondenza tra qualità e prezzo.
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Miele.
Scartare quello che presenta delle bollicine o uno
strato più denso sul fondo: è un miele fermentato e non è raccomandabile.
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Cioccolata.
Quando presenta della macchioline bianche è vecchia
o mal conservata: è il grasso del cacao che con il tempo sale in superficie. La
dizione “cioccolato puro” indica quello tradizionale fatto senza
l’aggiunta di oli tropicali.
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Maionese.
Se le uova indicate nell’elenco degli ingredienti
sono “di categoria A”, significa che non sono state usate uova in polvere o
congelate.
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Gelato.
Chi non vuole grassi diversi da quelli del latte
(come di cocco o di palma, considerati nocivi), deve scegliere i prodotti con le
denominazioni “gelato al latte” o “gelato alla crema”. |
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Pasta.
Scartare quella che presenta dei puntini neri,
provocati da parassiti. Preferire quella che, a parità di tipo, riporta un
tempo di cottura più lungo. |
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Aceto.
Bisogna guardare la gradazione riportata in
etichetta: in quello qualitativo è più alta, ovvero 7 o maggiore. |
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Uova
confezionate. La freschezza si vede dalla “data di
deposizione”. Dalla “data di imballaggio” si può capire quella di
deposizione andando indietro di due giorni. |
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Mele.
Stesso discorso: se sono lucide e attaccaticce
significa che sono state trattate con gommalacca per conservarle a lungo.
Ma, d’altra parte, mentre si possono trovare arance fresche da ottobre a
maggio, non si possono pretendere mele fresche d’inverno o a primavera,
tranne quelle provenienti da Paesi dell’altro emisfero. |
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Agrumi.
Generalmente, quelli venduti con foglie o rametti
sono freschi. Se invece sono lucidi, attaccaticci o con puntini biancastri
significa che sono vecchi di magazzino e trattati con additivi superficiali per
conservarli a lungo. |
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Dolciumi.
I più scadenti sono quelli che nell’elenco degli
ingredienti riportano “grassi idrogenati”. Evitare anche quelli che
dichiarano semplicemente “oli (o grassi) vegetali”: si tratta quasi sempre
di oli tropicali dannosi per la salute. |
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Carne
bovina e suina. E’ meglio quella con evidenti
venature di grasso, poiché significa che l’animale non è stato
“trattato”. Ma su questo è difficile convincere il consumatore. |
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Polli
e conigli. E’ difficile dare consigli, poiché il
sapore dipende dall’alimentazione. Evitare comunque quelli di taglia piccola. |
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Prosciutto.
Quelli DOP sono ottenuti da cosce fresche nazionali e
sono stagionati a dovere. Gli altri sono generalmente ottenuti da cosce
congelate e importate, spesso con una stagionatura breve e forzata ad aria
calda. |