Ricordate le regole generali: c’è da dire che, ormai, fare la spesa alimentare è
diventata una professione. Le norme che disciplinano la produzione e
l’etichettatura sono ormai così tante e intricate (spesso devono anche
essere interpretate) che il consumatore dovrebbe svolgere uno studio
approfondito prima di fare una scelta consapevole. Chi non è interessato
alla qualità potrebbe lasciarsi guidare soltanto dal prezzo e da un certo
punto di vista questa sarebbe una soluzione giusta: a un prezzo basso o a
quello più basso, che nei supermercati viene chiamato “primo prezzo”,
corrisponde normalmente una qualità bassa, ma c’è il vantaggio di
pagare un prezzo corrispondente, senza inganni. Fra l’altro, gli hard
discount vendono a prezzi bassi prodotti non raramente paragonabili a
quelli di marca. Viceversa, un prezzo alto mette in imbarazzo, perché
spesso non è affatto corrispondente alla qualità del prodotto e si paga
soltanto il nome o più semplicemente una strategia di marketing che tiene
il prezzo alto per ingannare il consumatore e fargli credere che dietro
c’è molta qualità. Comunque, si possono ricordare anche qui alcune
regole generali che possono fare da “linee guida”.
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Nella scelta di un prodotto alimentare la
prima regola è leggere l’elenco degli ingredienti riportato in
etichetta o su cartelli esposti al pubblico. In base alle norme
comunitarie e nazionali, l’elenco deve essere in ordine decrescente di
quantità degli ingredienti impiegati e ciò significa che il primo
nominato è più del secondo, il secondo più del terzo e così via. Tale
regola permette spesso di capire la qualità o la convenienza di un
prodotto rispetto ad un altro di prezzo diverso o analogo, controllando il
posto che occupano gli ingredienti più costosi o pregiati. Per esempio,
il ragù di carne in un “sugo al ragù”, le uova e il burro in un
panettone o in altri dolciumi, il pesce in un surgelato ricettato con
contorno, eccetera.
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In etichetta, però, bisogna controllare
anche il tipo di ingredienti. Una salsa sarà probabilmente più
qualitativa se è stato adoperato olio extra vergine d’oliva anziché
olio di semi e lo stesso può valere per i biscotti fatti con il burro
anziché con la margarina (che costa meno) o per una maionese che dichiara
“uova fresche” anziché semplicemente “uova” (che possono essere
in polvere o congelate).
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Contano anche le informazioni complementari
riportate in etichetta, che sono facoltative (come l’avvertenza che le
uova sono fresche), ma che devono essere veritiere, perché altrimenti
potrebbe configurarsi il reato di frode in commercio. Ogni informazione
complementare va valutata caso per caso e secondo il tipo di alimento,
purchè non sia generica o a carattere pubblicitario (come “prima
scelta”, “dalle migliori selezioni”, eccetera).
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Attenzione anche alla denominazione
commerciale del prodotto, che sembra banale ma può essere importante.
Quella che dalla raffigurazione in etichetta sembra una panna potrebbe non
avere nulla a che fare con il latte ed essere a base di grassi idrogenati,
ma in tal caso non può chiamarsi “panna” e avrà una denominazione di
fantasia.
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La denominazione commerciale è doppiamente
importante quando vi è una classificazione normativa perché, in diversi
casi, rivela immediatamente la qualità del prodotto alimentare. Così,
l’olio extra vergine d’oliva è meglio dell’olio vergine o
dell’olio d’oliva, il latte fresco pastorizzato è meglio del latte
pastorizzato, le uova extra sono più fresche delle uova di categoria A,
il succo di frutta contiene più frutta del nettare, eccetera.
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Anche le denominazioni d’origine
riconosciute dall’Unione europea, ovvero DOP (denominazione d’origine
protetta) e IGP (indicazione geografica protetta), sono una garanzia di
qualità sia perché i prodotti con tali qualifiche devono provenire da
una determinata zona, sia perché devono essere fatti rispettando un
preciso disciplinare di produzione. Quest’ultimo deve essere rispettato
anche dai prodotti STG (specialità tradizionali garantite).
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Tra le denominazioni tutelate rientrano pure
i prodotti biologici, sia agricoli sia zootecnici, che devono essere
ottenuti rispettando precise regole di produzione tradizionale e che sono
riconoscibili dalla dizione in etichetta “Agricoltura
biologica – regime di controllo CE”.
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In molti casi la data di scadenza è
importante perché più è lontana e più sta a significare una maggiore
freschezza del prodotto. In altri casi è vero invece il contrario. In uno
yogurt, per esempio, una data di scadenza più lontana significa
probabilmente una maggiore presenza di bacilli lattici benefici per
l’organismo, ma un tonno all’olio, un salame, un prosciutto o un
formaggio duro guadagnano in sapidità con il trascorrere del tempo (entro
certi limiti).
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Nei prodotti alimentari possono essere usati
soltanto gli additivi permessi (secondo una lista valida in tutta
l’Unione europea) e considerati senza rischi per la salute, dopo prove e
studi molto rigorosi. In qualche caso, gli additivi svolgono una funzione
utile per la salute, come i nitrati nei salumi, che neutralizzano il
letale botulino, o i conservanti per bloccare la proliferazione di germi
nocivi. In altri casi, la presenza di additivi è un indice di scarsa
qualità: se in un formaggio molle ci sono polifosfati, ortofosfati o
addensanti, significa che è fatto con molta acqua e il tiabendazolo sulle
arance serve solo a prolungarne artificialmente la conservazione. Come
regola generale, anche se non assoluta, fra due prodotti della stessa
tipologia è preferibile quello senza additivi e lo stesso vale per i
coloranti, che hanno una funzione puramente estetica e di nessuna utilità.
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Alcuni ingredienti possono essere indicati
in etichetta con una denominazione generica e senza una precisa
specificazione. Così il termine “oli vegetali” può significare che
sono stati impiegati oli tropicali contenenti molti acidi grassi saturi
sconsigliati dai nutrizionisti e lo stesso vale per “grassi vegetali”.
Anche per la gelatina non è obbligatoria la specificazione dell’origine
animale o vegetale ed è ugualmente facoltativo precisare da quale animale
è stato ricavato l’estratto di carne. Quindi è preferibile scegliere
prodotti con l’indicazione precisa degli ingredienti usati.