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Il castello, che sorge sulla
punta del porto, è un magnifico esempio dell'architettura militare
di Federico II.
Ha pianta rigorosamente quadrata e torri circolari
Località
: nell'isola di Ortigia
Orario:
Da Martedì a Domenica
dalle ore 9,00 alle ore 13,00 - Chiuso
il Lunedì
Biglietto:
€ 4,00 (vendita fino a trenta minuti prima della chiusura 12.30)
Ridotto: € 2,00 (età compresa tra i 18 e i 25 anni)
Gratuito: sotto i 18 anni e oltre i 65 anni
le
riduzioni sono riservate esclusivamente ai paesi membri dell'Unione
Europea
Info:
tel. 0931 464420 (botteghino)
sito archeologico senza barriere architettoniche
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Volgendo
le spalle alla mitica fonte Aretusa, possiamo scorgere la possente mole
del Castello Maniace, sulla
punta estrema dell’isola. L’edificio
è fra i più importanti monumenti del periodo svevo e certamente quello
che ancor oggi vede formulate il maggior numero di congetture. Il castello
sorge su un luogo dove la tradizione narra di precedenti fortificazioni;
i recenti scavi, tuttavia, non hanno portato alla luce alcuna traccia del maniero che dal condottiero
bizantino Giorgio Maniace prende il nome. È probabile che le profonde
escavazioni del banco roccioso fatte in età sveva per le nuove fondazioni
abbiano completamente cancellato ogni traccia del probabile fortilizio
preesistente...
Ma cos’era veramente il Maniace? Era davvero quella macchina da guerra
che la tradizione ci tramanda? Possiamo, innanzi tutto dire, che se
c’è una scienza che ha buona memoria storica, che non abbandona un sito
per un altro, è proprio l’architettura militare. A Trapani la fortezza
è all’estremità della città, verso il territorio e non sulla punta;
a Messina è nel punto dove l’abitato incontra il territorio; ad Augusta
– che ha una conformazione geografica del tutto simile a Siracusa, con
due porti – il castello è posto a difesa del porto e della città. Federico
II, uomo intelligentissimo, che sapeva costruire i castelli nel punto
giusto, ne avrebbe mai costruito uno a Siracusa con scopi difensivi
all’imboccatura del porto in posizione eccentrica rispetto alla
città? Ben sapeva che la difesa di Siracusa era garantita da un
lato dal mare e dall’altro da un castello ancora efficiente, il
Marieth, posto sulla terraferma, all’imbocco dell’istmo per Ortigia.
Per capire l’importanza strategica del sito basti pensare che proprio
dal lato dove sorgeva il Marieth si diramava il complicatissimo sistema
difensivo voluto da Carlo V per Siracusa.
Anche i dati costruttivi accrescono i dubbi. Manca infatti baglio, cioè
la piazza d’arme: quello spazio interno che consentiva le manovre delle
macchine da guerra, le ingombranti catapulte, o trabucchi, destinate
a lanciare pietre o altro. Né l’interno viene in nostro soccorso. Abbiamo
detto che si trattava di una grande sala ipostila, cioè piena di crociere
e di colonne che ha soltanto nel modulo centrale un prezioso cortile
ma che non ha niente a che vedere con lo spazio di manovra. Le torri
stesse, ingombrate all’interno dalle scale, non potevano servire a scopi
difensivi. Inoltre l’assenza di strutture abitative, dei depositi per
le derrate alimentari e per il munizionamento, accrescono ancor di più
il fascino ed il mistero di questa imponente costruzione.
Nel bene e nel male,
nei momenti di gloria come in quelli di più bassa decadenza, la storia
del castello si è intrecciata con quella di Siracusa: fu qui che Federico
firmò il rescritto per la fondazione dell’Università di Napoli. Nel
1288 vi dimorò con la famiglia il re Pietro d’Aragona. Federico
II d’Aragona nel 1321, qui convocò il Parlamento siciliano che sancì
l’eredita del figlio Pietro II d’Aragona.
Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (1305 – 1536)
il castello ha ospitato le Regine Costanza d’Aragona nel 1362, Maria
d’Aragona nel 1399, Bianca d’Aragona nel 1416, e l’ultima che ebbe in
dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, ora vedova, di Ferdinando
il Cattolico.
Nel 1540 qui alloggiò anche l’ammiraglio Andrea Doria durate la
spedizione organizzata da Carlo V contro i Musulmani. Purtroppo nei
secoli la struttura dell’edificio è stata rimaneggiata, dovendola
adattare a residenza, a caserma, a prigione.
Per tutto il XIV sec. il castello non fu adibito a scopi militari: in
alternativa al Marieth veniva impiegato come luogo di contenzione. Soppressa
la Camera della Regina, Carlo V, collaborato attivamente dal Vicerè
di Sicilia Ferrante Gonzaga, intraprese un programma di ampio respiro
di consolidamento delle fortificazioni esistenti e di edificazioni di
nuovi baluardi. In tale articolato sistema difensivo il castello Maniace
doveva diventare il punto di forza: non più in una visione decentrata
dalla città, ma punta di diamante protesa sul mare.
Dal XVI sec. si inizia un nuovo sistema di munizionamento dell’edificio
con l’uso dell’artiglieria. Comincia così un progressivo rafforzamento
del castello con opere e strutture complementari (batteria Vignazza,
casamatta borbonica, polveriere) con il rischio non solo di vedere stravolta
l’antica struttura ma addirittura demolita.
Altri guasti vennero dai due potenti terremoti che nel 1542 e nel 1693
hanno sconvolto la città, e dello scoppio, nel 1704, della polveriera
del castello che danneggiò irrimediabilmente tutta la parte Nord
Ovest: crollò l’intero torrione e una parte della cinta muraria.
Nei pressi della torre Ovest si trova il Bagno della Regina: vi si accede
da una porticina aperta nel paramento murario e si scende per una scala
intagliata nella viva roccia. Si giunge in un ambiente sulle cui dimensioni
ed utilizzo molto si è fantasticato. Si narrava che fosse spazioso ed
adorno di marmi, con sedili e vasche. Nella realtà si tratta solo di
un minuscolo ambiente di circa 1 m. per lato ed altro non è che una
fonte di approvvigionamento idrico del castello, che sfrutta una delle
polluzioni di acqua dolce delle quali un tempo era ricca Ortigia.
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