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SI COMUNICA CHE IL PALAZZO BELLOMO RESTERÀ CHIUSO
PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE FINO A DATA DA DESTINARSI
Località:
SIRACUSA Via Capodieci n. 14-16
Orario:
Dalle ore 09,00 alle ore13,30,nei giorni feriali
Dalle ore 09,00 alle ore12,30 la Domenica e i giorni festivi.
Ingresso gratuito ai cittadini della C.E. di età inferiore ai 18 anni
e superiore ai 60 anni.
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Il palazzo, oggi sede della Galleria
Regionale di palazzo Bellomo, è un’importante
costruzione di origine sveva: i particolari costruttivi e decorativi
sono così simili al castello Maniace da poter supporre facilmente che
il palazzo avesse una grande rilevanza agli occhi della committenza.
L’aquila sveva posta nel concio di chiave della volta del vestibolo
ne è un chiaro indizio. I successivi riadattamenti non hanno tuttavia
cancellato le tracce della costruzione federiciana.
L'aspetto originario del palazzo doveva
richiamare quello delle case - torri, dalle anguste feritoie
strombate aperte nella compatta cortina muraria e con il portale dall'ogiva
cordonata e la lunetta cieca asimmetrico rispetto all'asse della costruzione.
All'interno, nel vestibolo, sono ancora più evidenti le analogie con
il Castello Maniace: dai quattro pilasti angolari ascendono i costoloni
serrati in alto dall'aquila imperiale scolpita nella chiave. Più sobria
è la decorazione degli altri ambienti duecenteschi. Un'ampia porta ogivale
immette nel portico: benché ampiamente rimaneggiato, possiamo intuire
l'originaria struttura a ferro di cavallo.
Nel 1365 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Bellomo venuta al seguito
di Federico II d’Aragona. L’istituzione della Camera Reginale in Siracusa
fece della città quasi uno stato dentro lo stato, posta sotto la diretta
giurisdizione della regina. La città era, in effetti, amministrata da
Governatori per lo più provenienti dalla Catalogna che con sé portavano
i gusti, le abitudini e le mode della terra natia. Risalgono a quel
periodo i rimaneggiamenti. Il prospetto viene così articolato su due
livelli: a quello inferiore, svevo, ne viene sovrapposto un altro, catalano.
Il massiccio prospetto si alleggerisce nella parte superiore. Nel
nuovo piano, delimitato dal primo da una piccola cornice, vengono
aperte delle bifore e delle trifore, scandite da esili colonnine dal
capitello quadrato riccamente traforato, ampia reminiscenza dell’architettura
catalana. Esse sono chiuse in altezza
da un’alta piattabanda monolitica con il caratteristico punto centrale.
Il piano nobile si inonda così della luce che passa indisturbata dalle
finestre: il prospetto del palazzo, grazie alla disposizione in senso
Est – Ovest, è baciato dal sole sin dal suo sorgere.
Al primitivo unico motivo decorativo del prospetto originario - la piccola
immagine sacra inserita nell’architrave - fu aggiunto lo stemma gentilizio
dei Bellomo racchiuso dalla
cornice, priva del setto inferiore.
All’interno il portico venne ampiamente modificato e ridotto alla sola
fronte meridionale; scomparse le crociere, queste furono sostituite
da volte a botte; gli archi ribassati si impostano sui pilastri ottagonali.
Nell’arioso cortile viene innestata una scala a cielo scoperto decorata
con lastre traforate.
L'arco a carena e la decorazione in stile gotico fiammeggiante (elementi
caratteristici dell'arte gotica del XV secolo) dell'edicoletta posta
al culmine della prima rampa della scala, ci lasciano immaginare la
presenza a Siracusa in quegli anni di maestranze altamente specializzate.
I Bellomo tennero il palazzo fino alla seconda decade del XVIII secolo
quando fu acquistato dalle monache dell’attiguo convento del monastero
di San Benedetto. Poco meno di un secolo dopo, con le leggi che sopprimevano
gli ordini religiosi e ne incameravano i beni (1866), la struttura subì
un uso assolutamente improprio. Passato all’amministrazione delle belle
arti, dal 1958 il palazzo ospita il museo di arte medievale e moderna.
Tra le collezioni custodite nel museo vale la pena ricordare i due sarcofagi
dei Governatori della Camera Reginale, Giovanni Çabastida e Giovanni
Cardenas. Nel primo, mentre la faccia superiore della lastra tombale
raffigura il gentiluomo disteso con indosso l’armatura, quella inferiore
è stata riutilizzata nel XVI secolo come paliotto d’altare e raffigura
la Deposizione tra i Santi Lucia e Giovanni Battista. Il secondo
è opera di Antonello Gagini, figlio di Domenico (1506). Al piano superiore,
nella ricca pinacoteca, si conservano l’Annunciazione di Antonello
da Messina del 1474 e il Seppellimento di S. Lucia di Michelangelo
Merisi da Caravaggio, dipinta a Siracusa nel 1608 mentre era fuggiasco
da Roma. Degne di nota le collezioni di argenti sacri.
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