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Località:
Ortigia
Al centro della piazza spicca la bella
fontana di Diana dello scultore piceno Giulio Moschetti del 1906 che
narra la leggenda di Aretusa. La ninfa è raffigurata nell’atto di fuggire
da Alfeo che, con le braccia protese, cerca di afferrarla. Diana, ieraticamente
al centro del gruppo, fa scudo alla giovinetta. I palazzi che vi si
affacciano riassumono tutta la storia dell'isola, dal Medioevo ai nostri
giorni. In senso orario incontriamo il palazzo del Banco di Sicilia,
sorto nel 1928 su progetto di Salvatore Caronia,
caratterizzato da un portale incorniciato da semi colonne bugnate
e da un secondo ordine scandito da paraste ioniche. A Est vi è il palazzo
Pupillo (1773 – 1800), con
il prospetto leggermente convesso, irregolare rispetto all’asse stradale
via Roma – via Dione. Il palazzo della Cassa Centrale di Risparmio V.
E. è eretto sull’area dei palazzi Corvaia - già Grimaldi -
e Zumbo. Il primo, opera di Giovanni Vermexio del 1628, venne
danneggiato, seppure non in modo irreversibile, dall’incursione aerea
alleata la notte del 15 Febbraio 1942. Il secondo, che inglobava strutture
architettoniche quattrocentesche, fu abbattuto nell’autunno 1957 per
far luogo al nuovo edificio progettato da Gaetano Rapisarda. La soluzione
porticata del cantonale riprende il modello del distrutto edificio vermexiano.
I sei pannelli decorativi in altorilievo sono opera dello scultore Salvo
Monica e raffigurano i Mestieri, mentre le sculture in bronzo sono di
Biagio Poidomani.
L’incrocio con le vie della Maestranza e Roma è caratterizzato dall’originale
cantonale di palazzo Interlandi Pizzuti, sorto sull'area del palazzo
Landolina. Segue il palazzo Gargallo di fondazione seicentesca. Deve
il suo attuale aspetto, con la ricca decorazione in stucco, ai rimaneggiamenti
degli
anni 1895
- 1899. A quel periodo risalgono i pregevoli affreschi delle volte,
opera di Ernesto Bellandi. Della primitiva forma restano all’interno
le strutture delle scuderie. In questo palazzo il 25 settembre 1760
nacque Tommaso Gargallo. Contiguo è il
palazzo Lanza – Bucceri
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in origine Platamone di cui conserva ancora gli stemmi sui capitelli
delle colonnine (D’oro, col monte di cinque cime di nero, movente dalla
punta, sormontato da tre conchiglie di rosso, allineate in fascia, ed
un giglio del medesimo posto al capo, dichiara impostazione catalana,
con una bifora che il vento e la pioggia hanno ricamato. Evidenti sono
le manomissioni del prospetto, squarciato dalle grandi aperture nella
composta cortina muraria. Nel prospetto l'aquila acefala dal volo spiegato
che sporge dal paramento murario, la finestrella strombata e gli archi
gotici murati fanno supporre la fondazione sveva del palazzo. All’interno
una scala a cielo scoperto con la cornice che segue l’alzata dei gradini,
conduce al loggiatino inglobato nelle successive fabbriche, ma ancora
sufficientemente leggibile.
Il palazzo della Banca d’Italia
(o dell’orologio) - costruzione quattrocentesca, rifatta negli
anni ’50 - chiude il quarto lato della piazza. Dall’ampio cancello in
ferro battuto possiamo scorgere la scala catalana a cielo scoperto con
leone in posizione araldica e la bifora scandita da un’esile colonnina.
L’orologio fu collocato nel prospetto
il 12 aprile 1882.
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