Galleria Regionale di palazzo Bellomo

palazzobellomo

Località: SIRACUSA Via Capodieci n. 14-16

 Telefono 0931/69511   

bellomo

ORARIO 9/19 ultimo ingresso ore 18.30 dal martedì al sabato

ORARIO DOMENICHE E I GIORNI FESTIVI 09:00/13:30 con ultimo accesso alle ore 12:30

Lunedì chiusura settimanale

Biglietterie aperte fino a mezz'ora prima della chiusura al pubblico.

Ingresso gratuito ai cittadini della C.E. di età inferiore ai 18 anni

 


 Il palazzo, oggi sede della Galleria Regionale di palazzo Bellomo, è un’importante costruzione di origine sveva: i particolari costruttivi e decorativi sono così simili al castello Maniace da poter supporre facilmente che il palazzo avesse una grande rilevanza agli occhi della committenza. L’aquila sveva posta nel concio di chiave della volta del vestibolo ne è un chiaro indizio. I successivi riadattamenti non hanno tuttavia cancellato le tracce della costruzione federiciana.
L'aspetto originario del palazzo doveva richiamare quello delle case - torri, dalle anguste feritoie strombate aperte nella compatta cortina muraria e con il portale dall'ogiva cordonata e la lunetta cieca asimmetrico rispetto all'asse della costruzione.
All'interno, nel vestibolo, sono ancora più evidenti le analogie con il Castello Maniace: dai quattro pilasti angolari ascendono i costoloni serrati in alto dall'aquila imperiale scolpita nella chiave. Più sobria è la decorazione degli altri ambienti duecenteschi. Un'ampia porta ogivale immette nel portico: benché ampiamente rimaneggiato, possiamo intuire l'originaria struttura a ferro di cavallo.
Nel 1365 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Bellomo venuta al seguito di Federico II d’Aragona. L’istituzione della Camera Reginale in Siracusa fece della città quasi uno stato dentro lo stato, posta sotto la diretta giurisdizione della regina. La città era, in effetti, amministrata da Governatori per lo più provenienti dalla Catalogna che con sé portavano i gusti, le abitudini e le mode della terra natia. Risalgono a quel periodo i rimaneggiamenti. Il prospetto viene così articolato su due livelli: a quello inferiore, svevo, ne viene sovrapposto un altro, catalano.
Il massiccio prospetto si alleggerisce nella parte superiore. Nel nuovo piano, delimitato dal primo da una piccola cornice, vengono aperte delle bifore e delle trifore, scandite da esili colonnine dal capitello quadrato riccamente traforato, ampia reminiscenza dell’architettura catalana. Esse sono chiuse in altezza da un’alta piattabanda monolitica con il caratteristico punto centrale. Il piano nobile si inonda così della luce che passa indisturbata dalle finestre: il prospetto del palazzo, grazie alla disposizione in senso Est – Ovest, è baciato dal sole sin dal suo sorgere.
Al primitivo unico motivo decorativo del prospetto originario - la piccola immagine sacra inserita nell’architrave - fu aggiunto lo stemma gentilizio dei Bellomo racchiuso dalla cornice, priva del setto inferiore.
All’interno il portico venne ampiamente modificato e ridotto alla sola fronte meridionale; scomparse le crociere, queste furono sostituite da volte a botte; gli archi ribassati si impostano sui pilastri ottagonali. Nell’arioso cortile viene innestata una scala a cielo scoperto decorata con lastre traforate.
L'arco a carena e la decorazione in stile gotico fiammeggiante (elementi caratteristici dell'arte gotica del XV secolo) dell'edicoletta posta al culmine della prima rampa della scala, ci lasciano immaginare la presenza a Siracusa in quegli anni di maestranze altamente specializzate.
I Bellomo tennero il palazzo fino alla seconda decade del XVIII secolo quando fu acquistato dalle monache dell’attiguo convento del monastero di San Benedetto. Poco meno di un secolo dopo, con le leggi che sopprimevano gli ordini religiosi e ne incameravano i beni (1866), la struttura subì un uso assolutamente improprio. Passato all’amministrazione delle belle arti, dal 1958 il palazzo ospita il museo di arte medievale e moderna.
Tra le collezioni custodite nel museo vale la pena ricordare i due sarcofagi dei Governatori della Camera Reginale, Giovanni Çabastida e Giovanni Cardenas. Nel primo, mentre la faccia superiore della lastra tombale raffigura il gentiluomo disteso con indosso l’armatura, quella inferiore è stata riutilizzata nel XVI secolo come paliotto d’altare e raffigura la Deposizione tra i Santi Lucia e Giovanni Battista. Il secondo è opera di Antonello Gagini, figlio di Domenico (1506). Al piano superiore, nella ricca pinacoteca, si conservano l’Annunciazione di Antonello da Messina del 1474 e il Seppellimento di S. Lucia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipinta a Siracusa nel 1608 mentre era fuggiasco da Roma. Degne di nota le collezioni di argenti sacri.

 

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