Cos'è
In Storia di Argo, Mariagrazia Ciani affronta uno dei nodi più delicati della storia italiana del Novecento: la fuga dall’Istria dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Lo fa senza intenti storicistici o romanzeschi, ma attraverso un percorso poetico e interiore, fatto di allusioni e metafore. Lo strappo dell’esilio e dell’abbandono forzato è raccontato attraverso la separazione di una bambina dal suo cane York, evocazione diretta di Argo, il cane di Ulisse: simbolo di fedeltà, attesa e riconoscimento. Un racconto dal respiro poetico, lontano dalla polemica sterile e dalla documentazione saggistica.
Da questo universo nasce Argo, spettacolo che segna un ritorno atteso di Serena Sinigaglia a Siracusa, dopo la messinscena di Lisistrata al Teatro Greco nella scorsa stagione.
«Ho capito che non avrei potuto mettere in scena un libro così intimo e tanto meno limitarmi ad adattarlo» spiega la regista. «Avevo bisogno di un’autrice che, ispirandosi al tratto lieve e rarefatto del libro, scrivesse un testo originale, rispecchiando lo sguardo di chi, come me, ha conosciuto da lontano quella storia. Volevo che il testo fosse ambientato nell’oggi e che presentasse un confronto tra tre generazioni di donne. Ed è così che è arrivato Argo.»
Il testo di Letizia Russo racconta infatti di Vera, 85 anni, Beatrice, sua figlia di 55 anni, e Carla, figlia trentenne di Beatrice, interpretate da Ariella Reggio, Maria Ariis e Lucia Limonta. Vera è affetta da Alzheimer e Beatrice decide di riportarla un’ultima volta a Pola, il luogo da cui era fuggita quand’era solo una bambina: uno “strappo” di cui non ha mai parlato, rimasto sospeso nella memoria.
Argo è un viaggio nella memoria e nelle sue eredità, un confronto tra generazioni su ciò che si trasmette, si tace, si trattiene. «Il testo – conclude Sinigaglia – in maniera delicata prova ad affrontare un tema importantissimo e quasi scabroso: il peso della memoria. Certi vissuti, certi nodi, certi ricordi possono diventare un fardello insopportabile se non si è disposti a lasciarli andare. Solo lasciandoli andare si può andare “oltre”, oltre i rancori, oltre il male, verso un nuovo futuro