14 dicembre

 

mancano 11 giorni a Natale 

santa Lucia

SANTA LUCIA ’U JORNU CCHIÙ CURTU CA CCI SIA

A Siracusa sino alla prima metà dell’800 le tre festività di dicembre, l’ottu Maria, ’u tridici Lucia, ’u vinticincu lu Missìa (L’Immacolata, Santa Lucia e Natale), erano dagli affittuari di terreni, dai mezzadri, dai piccoli proprietari e dai contadini tutti vissute in uno stato d’ansia per l’incertezza del tempo del nuovo anno. Il bisogno e la paura della malannata (anno di cattivo raccolto. Dalla divinità ANNA che proteggeva il raccolto) accrescevano la loro smania di conoscere le condizioni meteorologiche che ci sarebbero state nel corso dell’anno successivo e che avrebbero influito sul raccolto che per tutti significava pane. In quel periodo chi aveva il pane avrebbe affrontato meglio qualsiasi avversità.

Li peni ccu lu pani nun su’ peni. Li veri peni sunu senza pani si diceva. A Siracusa, come in tutta la Sicilia, si diceva: Rê carennuli (dal latino CALENDAE = primo giorno del mese nel calendario romano) si canusci l’annata. Una credenza che, come gran parte delle convinzioni popolari, è caratterizzata dall’assenza di scientificità, ma che è indice dello stato d’animo di chi, per potere lavorare, doveva fare i conti con il tempo atmosferico e con i pregiudizi. Con la voce carennuli si intendeva un calendario di 12 giorni che andavano dal 13dicembre, giorno di Santa Lucia, al 24 dicembre, vigilia di Natale. Era una specie di previsione popolare di meteorologia.

Ogni giorno rappresentava un mese dell’anno nuovo, perciò il 13 di dicembre era gennaio, il 14 febbraio, il 15 marzo e così via sino al 24 che era dicembre. Dall’osservazione delle variazioni climatiche registrate in ognuno di detti giorni si traevano previsioni meteorologiche sul tempo dei mesi dell’anno che stava per cominciare.

Ad esempio si poteva pronosticare Friddu a Jinnaru se per Santa Lucia, come di solito accade, c’era stato freddo, malutempu a frivaru se il 14 di dicembre c’era stato cattivo tempo, ventu a marzu se il 15 di dicembre era stata una giornata ventosa, jacqua ad aprili se il 16 di dicembre c’era stata pioggia e via di seguito. Inoltre per sfruttare meglio la luce del sole, e quindi per potere lavorare di più, si aspettava che la giornata crescesse. Si credeva che il giorno allungasse in questa misura: Ri la ’Mmacculata a Santa Lucia quantu ’n passu ’i cuccivia (un passo di allodola) ri Santa Lucia a Natali quantu ’n passu ’i cani, ri Natali a l’annu novu quantu ’n passu d’omu. Di quest’ultimo periodo c’era una variante: Ri Natali a la strina quantu ’n peri ’i jaddhina. (Strina sta per capodanno. Dal latino STRENA = regalo di buon augurio. A Siracusa si faceva il primo di gennaio regalando una somma di denaro ai bambini). Proprio perché dalla ricorrenza di Santa Lucia le giornate ricominciavano ad allungarsi, la Santa fu investita del ruolo di “Portatrice di luce”. L’espressione Santa Lucia ’u jornu cchiù curtu ca cci sia sembrerebbe contraddire l’altra Ri Santa Lucia a Natali (il giorno cresce) quantu ’n passu ’i cani, ma così non è in quanto ha origini antecedenti all’introduzione del calendario moderno gregoriano avvenuta nel 1582. Con la riforma gregoriana il giorno seguente al 4 ottobre si computò come 15 ottobre. Santa Lucia è stata sempre celebrata il 13 dicembre, dies natalis cioè del martirio. Prima della riforma gregoriana, quella del 13 dicembre, nel calendario giuliano, era la giornata di minor luce (Santa Lucia ’u jornu cchiù curtu ca cci sia) e quindi della notte più lunga (Santa Lucia la cchiù longa nuttata ca cci sia).

Da qualche anno nella tarda serata del 12 dicembre, subito dopo la celebrazione dei Vespri, sul sagrato della Cattedrale le volontarie della Croce Rossa distribuiscono gratuitamente a tutti i cittadini presenti le Candele della luce, una tradizione nata a Pavia nel 1989 e fatta propria dalla sezione femminile del Comitato Siracusano. La candela si accende nella notte tra il 12 e il 13 dicembre che prima del 1582 era la più lunga dell’anno.

Dal saggio di Carmelo Tuccitto (Santa Lucia ’a Sarausana nella  paremiologia dialettale siciliana)

 

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